Archivi categoria: matteo veronesi

Écrire des silences

Elisabetta Brizio

……Écrire des silences

Luogo del poetico è spesso il suo stesso giustificarsi e porsi come problema: qual è il suo senso quando la poesia non si appaga nel tradurre l’emozione di un’ora? Non sappiamo quanto ultimativa possa essere la conclusione cui perviene Matteo Veronesi in Tempus tacendi (alla chiara fonte, Lugano 2017), nel cui esordio disegna una situazione quasi di scoramento che accomuna i poeti, per poi polarizzare l’attenzione su di sé. L’uso anaforico, lievemente ridondante, nel Prologo, di un «noi» più amicale e consociativo che  maiestatico concorre a rendere l’effettiva impasse della stirpe dei «poeti perduti». Continua a leggere Écrire des silences

Due nuovi esercizi su Mallarmé

Manet, Portrait of Stéphane Mallarmé

Matteo Veronesi

Riprendo e per ora concludo, qui, il discorso interpretativo già avviato con i Cinque esercizi inclusi nella miscellanea Hexapla (Nuova Provincia, Imola 2014), il cui testo è disponibile anche in rete.
Discorso, peraltro, virtualmente inesauribile: come inesauribile, e virtuale, ossia eminentemente immateriale, volatile, fluente, è la parola stessa della poesia moderna più consapevole di sé, quella appunto che, per larga parte, in Mallarmé vede il proprio maestro e il proprio autore.

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Sei sestine su nulla

Matteo Veronesi

“Che cosa cerca di venire a fine
alla cortina estrema del silenzio
ch’è come velo su sembianze morte:
forse l’enigma del sudario vuoto
il segno che non dice altro che nulla
e involto tace, di là d’ogni tempo?”

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Prolegomeni ad un’antologia impossibile

Matteo Veronesi

Questo testo è stato concepito come prefazione ad un’antologia poi abortita, data appunto la sua impossibilità: l’impossibilità, cioè, di conciliare e far coesistere, in concreto, all’interno di un solo paradigma e di un unico canone, autori ed orientamenti tanto disparati. L’aspirazione all’unità, alla complexio oppositorum, alla com-prensione della totalità, al supremo Unomnia, come lo chiamavano i Neoplatonici del Rinascimento, è, peraltro, insita nel pensiero e nella natura dell’uomo, anche se la sua verosimile irrealizzabilità conduce a distinzioni e contrapposizioni nevrotiche e preconcette.

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Carlucci fra il Ciclo di Giuda e La Comunità Assoluta – di Matteo Veronesi

Vai a dire al pazzo
che è sotto il sicomoro:
– tu non avrai mai frutti

se tu non lasci i denti
al posto delle note, i pochi,
su questo liuto intatto

esultano le dita nel tremore
e poi le labbra
nell’immobilità

collo di donna lungo

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