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La letteratura e il diritto alla morte

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Maurice Blanchot

Si può certamente scrivere senza domandarsi perché lo si faccia. Uno scrittore che guardi la propria penna tracciare segni, ha il diritto di alzarla dal foglio e dirle: fermati! Cosa sai di te? Verso cosa ti muovi? Non ti accorgi che il tuo inchiostro non lascia tracce, che vai avanti liberamente, ma nel vuoto, che, se non incontri alcun ostacolo, è perché non hai mai lasciato il tuo punto di partenza? E tuttavia scrivi, scrivi senza tregua, mi manifesti ciò che ti detto, mi riveli ciò che so; gli altri, leggendo, ti arricchiranno di ciò che da te prenderanno, ti renderanno ciò che avrai loro insegnato. Quello che non hai fatto, l’hai compiuto; quello che non hai scritto, è scritto: sei condannata all’incancellabile. Continua a leggere La letteratura e il diritto alla morte

Effrazioni e simulacri – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

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Fra gli scritti narrativi di Maurice Blanchot, L’arrêt de mort è forse quello che esercita una maggiore attrattiva sul lettore (su un certo tipo di lettore), unita però a un notevole effetto intimidatorio. I due aspetti sono già stati segnalati da tempo dalla critica: l’opera appare magistrale sotto il profilo letterario, ma molto complessa, tanto che, dopo tutti i tentativi di decifrazione che ne sono stati compiuti, conserva ancora un carattere misterioso. Certo, esistono narrazioni blanchotiane ancor più enigmatiche di questa, ma non si può dire che la superino per intensità emotiva. È forse lecito ravvisare in ciò una conferma dell’impressione suscitata dal racconto in Bataille: quella che l’autore sia stato costretto a scriverlo. Una lettura di esso, specie se contenuta in un ristretto numero di pagine, dovrà subito confessare i propri limiti, sia rinunciando a seguirlo punto per punto, sia tenendo conto solo in minima parte di ciò che è stato detto dagli studiosi precedenti. Continua a leggere Effrazioni e simulacri – di Giuseppe Zuccarino