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La grotta silenziosa

Yves Bergeret

Il dialogo creativo tra me e Maya Mémin ha avuto inizio trent’anni fa, e non si è mai interrotto. Insieme abbiamo spesso esposto in Bretagna e a Parigi e realizzato nella sua stamperia a Rennes parecchie edizioni di libri per bibliofili. Ho sempre sentito e compreso il lavoro di Maya Mémin, grazie alla maestria del colore a stampa, come la traccia di luce che ci offrono lo spazio, il mondo e la vita con le loro grandezze e i loro inciampi, le loro libertà e le loro profondità, che Maya Mémin depone sulla carta facendo girare la grande ruota della sua macchina stampatrice.
Philippe Miénnée, che ci ha riuniti per la sua rivista, ci dà la possibilità di far capire che un’opera non è certamente il frutto della rilucente sensibilità di qualche essere tutto compreso nella sua interiorità, che se ne sta in disparte, lontano dal mondo; ma che, al contrario, essa è una domanda senza compromessi sull’impressione che il mondo, in faticoso travaglio, lascia sul nostro corpo e sul nostro spirito; una domanda sullo slancio che ci piacerebbe imprimere al movimento della parola e della vita in cammino nel mondo, una domanda sull’impressione semplicemente umana che vorremmo suggerire alle nostre sorelle e ai nostri fratelli compagni di strada, tenaci e liberi costruttori come il tipografo e come noi stessi.

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