Archivi categoria: memoria

In memoria di Giuseppe Panella

E’ venuto a mancare nella giornata di ieri il Professor Giuseppe Panella.
La Dimora del Tempo Sospeso ricorda con grande commozione lo studioso e l’amico.

Su Retroguardia, il sito che gestiva insieme a Francesco Sasso, potete trovare parte della notevole mole di studi e di contributi critici che la sua intensa attività ha prodotto nel corso degli anni.
Su questo blog i saggi che ci ha generosamente concesso di pubblicare.

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La natura del reale

Per gli abitanti di Koyo, il loro spazio è un organismo complesso sempre in funzione. In effetti il reale appartiene interamente alla parola. I pittori lo hanno spessissimo rappresentato con i loro segni. La pietra è della parola fossilizzata, mineralizzata e le rocce dalle forme più armoniose sono delle parole efficientissime. L’acqua è la parola in movimento e la forza fecondatrice che permette al reale di moltiplicarsi. Il cielo è l’embrione della parola, la nuvola è la promessa della parola e la pioggia il suo generoso rilascio, come un neonato che esce dal ventre di sua madre. La terra coltivabile (iso) rarissima sulla montagna di arenaria, prodotta dall’erosione o dalla frantumazione a mani nude, è della parola in attesa, il seme è una parola in progressiva fecondazione. La parola umana è l’atto di nominazione più fecondo del reale, la mano del contadino segue la parola.
Una nozione fondamentale di questo pensiero del reale come parola in atto è quella di bira: il lavoro, che va inteso nel significato di gestazione responsabile della parola. Quando il bira è efficace, nasce il sorriso, il raccolto arriva e il reale mostra il suo kenda nisi, il suo “cuore buono”, che è la coscienza armoniosa del compimento. La massima realizzazione della parola, il suo dispiegamento più nutritivo, il più degno, il più equilibrato, nella montagna e nella comunità, si chiama wurou, impropriamente tradotto con la parola “oro”. La parola è, in questo modo, sempre responsabile e fondatrice; non può né adulare né mentire. […]

(Yves Bergeret
Il tratto che nomina
di prossima pubblicazione presso
Algra Editore, Catania)

L’espiazione

Oggi il nord del Mali è letteralmente devastato dal banditismo dei nomadi Tuareg e dalla ferocia disumana dell’integralismo islamista. Ogni giorno si susseguono stragi di civili inermi, rapimenti, esecuzioni, sgozzamenti, esplosioni di mine tra i convogli che attraversano le poche piste asfaltate nel deserto, in particolare nei pressi dell’oasi di Boni, dove una volta alla settimana si tiene un importante mercato che richiama uomini e donne da tutti i villaggi della regione.
Gli articoli di Yves Bergeret, che in quelle terre e tra le genti dogon ha vissuto per parecchi anni, servono anche e soprattutto a tenere desta l’attenzione sull’ennesimo genocidio annunciato. Sotto gli occhi accecati di xenofobia e razzismo di un Occidente che è la causa prima di quegli orrori.
(fm)

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Jean-Noël Schifano: Le coq de Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano pubblica con Gallimard nel 2018 un “récit” (racconto) di fulminante e struggente bellezza, di fine e complessa scrittura, di convinto impegno etico e politico: si tratta di un volume di 102 pagine al cui centro (anche in senso quasi letterale, fisico, da pagina 56 a pagina 71) c’è il famoso episodio dalla vita del matematico napoletano in cui Renato Caccioppoli si fece vedere nel centro di Napoli con un gallo al guinzaglio quale forma di protesta e di dileggio nei confronti della legge fascista che vietava agli uomini di mostrarsi con un animale di piccola taglia al guinzaglio, cosa che, secondo i dettami del partito, ne comprometteva la virilità.

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