Archivi categoria: memoria

Racconto napoletano

Jean-Noël Schifano
Il gallo di Renato Caccioppoli
Racconto napoletano

Traduzione di Gabriele Anaclerio
Versione in napoletano di Roberto D’Ajello
Opera pittorica di Alfredo Troise
Postfazione di Antonio Devicienti
Napoli, Colonnese Editore, 2020

Milli Graffi (1940-2020)

Milli Graffi

(da Embargoed Voice, 2002)

……………resta un segno
…………………..che la movente pluviale vita
………………..tiene ben raccolto e fermo

……………………………………..era….. cosa
l’urlo del tronco aggrappato al braccio
nel balzo alla certezza dell’
essere inseguite

……………………………………..era….. cosa
il sasso rifugio nello schianto del sole
o il sasso pioggia come aperto mantello
o il sasso ombra mugugno di canzone

…….e le grandi foglie figure perdute insegna
…………… globale di tutta la ramificazione

…….cosa? chiama
……………….a raccogliersi
……………………..questa sparuta minoranza

25 aprile: la poesia sta nella strada

Maria Helena Vieira da Silva: 25 aprile.

 

Esta é a madrugada que eu esperava
O dia inicial inteiro e limpo
Onde emergimos da noite e do silêncio
E livres habitamos a substância do tempo

Sophia de Mello Breyner Andresen

 

QUANDO

Quando dalla vergogna e dall’orgoglio
:::::Avremo lavate queste nostre parole.

Quando ci fiorirà nella luce del sole
:::::Quel passo che in sonno si sogna

Franco Fortini

 

Che non si tolga, che non si neghi al 25 aprile il suo significato, suggellato dalla storia e dalla memoria, atto politico sempre rinnovato in chi si riconosce in esso: la liberazione dal fascismo. E in Europa sono due i popoli che celebrano, anno dopo anno, un 25 aprile sempre di lotta, sempre di rinnovata, testarda speranza (la D. del T. s.)

Canti degli Urali

Yves Bergeret

Canti degli Urali
(ovvero: la parola-spazio)

Chants Ouraliens, ou: la parole-espace

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

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Bitches brew


(Cliccando sull’immagine si può ascoltare “Sanctuary”)

Mezzo secolo fa Miles Davis pubblicava Bitches brew, un’opera collettiva, senza tempo, che spazzava via per sempre i confini e le barriere tra i generi musicali. Il messaggio era chiaro allora e lo è ancora di più oggi, non solo per quello che riguarda la musica e l’arte in generale: le radici del futuro, dell’unico futuro ancora possibile, sono in Africa.

Mario Benedetti (1955-2020)


Mario Benedetti

Mandami le ossa, mandami il cranio senza gli occhi,
la mascella aperta, spalancata, fissa nei denti,
e i calzini sotto la tuta, eri rigido, eri rigido, eri una cosa
come un’altra, senza la forma che hanno i tavoli,
morso dallo stento del vivere, una cosa inservibile,
indecisa, un terriccio che non si nota, un pezzo di asfalto
di una strada anonima, eri tu, quella cosa, eri tu,
quella cosa, eri uno che è morto. Così fragile il tuo sorriso,
lo sguardo blu e gli zigomi, il metro e settantacinque
portato come un uomo che piace, che vive per sempre,
per sempre dentro una vita che per potere essere
vissuta deve sembrare una vita per sempre, mentre eri
della carne, quello che io sono uno per sempre ancora.

(da Tersa morte, 2013)

(Immagine: Mario Benedetti,
foto di Dino Ignani)

Materiali resistenti (1)

Mario Pezzella

Sarà un 8 settembre?

Il nostro primo ministro, citando Churchill, dice che stiamo attraversando l’“ora più buia”; speriamo invece che non sia un nuovo 8 settembre. Voglio alludere al fatto che da una sensazione di invulnerabilità dei corpi, di odio contro lo “straniero” e di identificazione col potere, si sta passando – in brevissimo tempo e non si sa per quanto – a una condizione di radicale insicurezza ontologica e politica, in cui tutti i parametri precedenti di comprensione e di riferimento sono sospesi e oscillanti.

Vedo che i filosofi discutono a proposito del contagio: è vero, è falso, è virtuale, è biopolitico, serve a introdurre uno stato d’emergenza, no l’emergenza c’è già, bisogna confidare nella scienza, no la scienza è una macchinazione, etc. È probabile che il paradigma biopolitico non spieghi interamente il presente stato di cose. Il “governo dei corpi” sta lasciando il posto a un disordine reattivo della natura, che pone in primo piano l’emergenza ecologica: la situazione attuale deriva dall’incapacità crescente a governare in modo non autodistruttivo la vita biologica.

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Showdown / Stardust

Fabrizio Bianchi

Showdown

vecchie poetesse ..[brutte o sciancate]
o ancor più vecchie traduttrici.
Terribili rosse con la faccia ../legnosa da cavalla
/irlandese
bianca e infiammata

come sconvolte e eccitate .. [quasi ubriache] di poesia
[io un sobrio, astemio mormone, al confronto: ..un triste shaker
che vive tra le sue /povere cose ..dalla monacale esiguità]
/minime

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Ciao, Fabrizio

Con profondo dolore apprendo della scomparsa del carissimo Fabrizio Bianchi. Chi l’ha conosciuto e frequentato, ricorderà sempre, al di là del suo pregevole lavoro di critico, di poeta e di editore, la sua presenza viva e generosa, la sua persona umile e grande, la sua ricerca inesauribile di valori autentici in un mondo letterario ormai completamente alla deriva nel vuoto di senso di tanti pallidi burattini e impresentabili figure di cartapesta. Ci mancherai, indimenticabile amico.

“Il castello di Apice” di Giancarla Frare

Il “mio” primo labirinto è stato il Castello dell’Ettore, ad Apice, nel Sannio, dove ho vissuto gli anni della mia infanzia, a seguito della mia famiglia. Un microcosmo, un hortus conclusus da cui raramente mi allontanavo perché tutto vi era compreso: l’asilo, la scuola elementare, le carceri, il ricovero dei cavalli, l’abitazione del nobile proprietario. Alcune botteghe artigiane e le due case di chi vi abitava. Una era la mia. Il castello, in parte distrutto dal terremoto del Sannio e recentemente restaurato, è stato oggetto di mie ripetute riprese fotografiche e filmiche, che, come il racconto, hanno individuato i nodi fondamentali di memoria del luogo, creando una rete di relazioni che, come rami di un albero, sovrappone i piani di lettura di un vissuto. Come Dedalo ho costruito il mio labirinto, fatto di molte variabili. Tentando poi di trovarne una, di uscita, come Teseo. E di liberarmene.

(Giancarla Frare, qui Il catalogo della mostra;
qui notizie sulla mostra.)