Archivi categoria: memoria

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25 novembre ogni giorno

Il trentacinque per cento delle donne nel mondo ha subìto
e subisce violenze di ogni genere.
Sette milioni di donne in Italia, una su tre, hanno subìto abusi
nel corso della loro vita.
Il settanta per cento dei responsabili sono partner, ex partner
o familiari in genere.
L’unica forma di cultura che abbia veramente senso
è la liberazione delle donne da questo orrore.
Solo dopo si potrà ancora parlare di poesia, di arte, di pensiero…

Memoria dell’oggi: Alexander Langer

 

 

“E’ una società di persone sole, di consumatori bulimici, di spettatori assuefatti, dagli orizzonti corti e frammentati”.

“In una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del «gratuito», di ciò che si può usare ma non comperare”. (da Non per il potere, Chiarelettere Editore, Milano, 2016)

E così Fabrizia Ramondino ricorda Alexander Langer nel libro L’isola riflessa (Einaudi, Torino, 1998):

“All’alba, nell’isola deserta, mi aggiro a lungo alla ricerca dell’albero al quale si è impiccato Alexander Langer. Anche le mie amiche, che condividono in questi giorni la mia casa, hanno provato dolore, e la nostra è stata una cena di lutto. Tutte e tre abbiamo perso compagni di vita e di lotta a noi più vicini di Alexander; per una sorta di pudore abbiamo taciuto, ché il nostro comune compianto per Alexander ci ha avvicinate al destino dei nostri amici nel regno dei morti.
Mentre loro all’alba sono assopite, più saggiamente di me, io cerco quell’albero.
L’isola è deserta – io stessa lo sono.
Un deserto diverso da quello in cui varie ore prima gli isolani, i turisti, hanno letto fra le varie notizie di cronaca sul giornale quel fatto. Perché per loro Alexander Langer non è stato nessuno, un tale di cui si legge. Per loro ha predicato invano nel deserto. Non così per noi.
Cerco un melo, un arancio, un melograno – alberi ai cui frutti l’umanità, felice o dolente, è sempre ricorsa per simboleggiare il proprio destino. Per fortuna sull’isola non ci sono nemmeno alberi di Giuda né alberi, fruttuosi o infruttuosi, di fico.
Ho misurato anche in diversi alberi altezza e consistenza dei rami.
Finché, seduta di fronte al mare, nemmeno solcato in quest’alba da alberi di nave, penso un pensiero banale: si è impiccato all’albero della vita e della morte. E ricordo le mie ultime letture, Il principio speranza di Ernst Bloch: che quando si muore, muore in noi soltanto quanto non è stato utopia.
Agli altri che verranno Alexander ha affidato il suo piccolo bagaglio di utopia: racchiuso forse soltanto in un piccolo zaino, nella tasca di una giacca a vento, in una scatoletta di severi e sobri appunti, come è sempre stato nel suo stile di abbigliamento e di vita. Tutto depositato ai piedi del suo albero”.

 

Qui il “link” al sito della Fondazione Alexander Langer.

 

 

Giacomo Bergamini

Giacomo Bergamini

Dopo la drammatica morte, su cui resta un alone di mistero, una cappa di silenzio è scesa sul geniale e “irregolare” poeta vicentino Giacomo Bergamini (1945-2004), autore discontinuo, talora volutamente oscuro, emotivamente coinvolto nella ricerca di nuove frontiere per la poesia e l’arte, fra riviste alternative, piccoli editori a volte umorali e frequentazioni alcoliche. Questo documento, impregnato sulla riproduzione integrale della sua raccolta di versi Il martello di Faust, pubblicata nel 1983 come supplemento al numero 33 di “Tam Tam” con la prefazione di Adriano Spatola, si propone di rompere, almeno in parte, quel silenzio, contribuendo ad approfondire la conoscenza di uno scrittore immeritatamente dimenticato: un prezioso contributo mi è stato fornito in questa direzione dall’amico genovese di antica data di Bergamini, il poeta e scrittore Elio Grasso, che ben conosco e che ringrazio, cui sono giunto attraverso la dedica di questo libro a lui destinata in esergo dall’autore. […] Maurizio Spatola

Dossier Giacomo Bergamini

Archivio Maurizio Spatola/Il sito
Archivio Maurizio Spatola/Il blog

Poeti per Genova

“parlate bambini
additate i colpevoli le carte gli oracoli
riversate nel grigiore di questa pioggia
il vostro spudorato livore senza canto”

Sebastiano Aglieco

Genova nel mare

Pensiamo di conoscere tutto del mondo, e invece ne sappiamo sempre meno. Pensavamo che il Ponte Morandi si elevasse sul livello del mare fino ai 90 metri dei piloni e ai 50 dell’asfalto, pensavamo di conoscere bene quell’altezza, di attraversarla quasi incuranti. Invece nella nostra conoscenza sempre più approssimativa, e diminuita insieme a una quantità di altre cose, quel ponte è piombato improvvisamente a zero metri sul livello del mare. Il 14 agosto del 2018, alle ore 11.36 l’altezza si è abbattuta, azzerata, e tutta Genova è precipitata nel mare. L’anima di 43 persone è stata tolta di botto dai loro corpi, mentre l’intero corpo genovese si è preso in pieno petto il contraccolpo. In mezzo a tuoni, fulmini e pioggia battente, c’è stato un altro schianto. E un attimo dopo tutto è cambiato. Improvvisamente abbiamo saputo ben poco della realtà che ci circonda. Enorme cumulo di macerie. Tonnellate. Continua a leggere Poeti per Genova

Poema a due voci

Antonio Devicienti
Yves Bergeret

Del caffè di Châtillon-en-Diois
e di altri luoghi

Il barista ex-clown ex-trapezista
saprebbe raccontare centinaia di storie
se l’avventore, entrato per un caffè,
glielo chiedesse.

Chi guarda i muri foderati di sbiadito legno,
i tavoli degli Anni Cinquanta,
le fotografie in cornice da un circo
ormai dismesso
potrebbe intuire che quell’uomo sta, in realtà,
sulla soglia del poema.

S’intravede alle sue spalle,
tra la teca delle brioches e l’orologio a muro,
il tempo pendolare della scrittura.

C’è un torrente che irrompe
impetuoso da una gola rocciosa
come fa talvolta la scrittura
dopo lunghi tempi di secca e d’attesa
e il tempo si riapre in tempi
e i tempi fitti s’intrecciano,
vannerie della parola.

[…]

(Continua a leggere qui)