Archivi categoria: memoria

Rom, sinti, camminanti

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L’espiazione

Oggi il nord del Mali è letteralmente devastato dal banditismo dei nomadi Tuareg e dalla ferocia disumana dell’integralismo islamista. Ogni giorno si susseguono stragi di civili inermi, rapimenti, esecuzioni, sgozzamenti, esplosioni di mine tra i convogli che attraversano le poche piste asfaltate nel deserto, in particolare nei pressi dell’oasi di Boni, dove una volta alla settimana si tiene un importante mercato che richiama uomini e donne da tutti i villaggi della regione.
Gli articoli di Yves Bergeret, che in quelle terre e tra le genti dogon ha vissuto per parecchi anni, servono anche e soprattutto a tenere desta l’attenzione sull’ennesimo genocidio annunciato. Sotto gli occhi accecati di xenofobia e razzismo di un Occidente che è la causa prima di quegli orrori.
(fm)

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Jean-Noël Schifano: Le coq de Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano pubblica con Gallimard nel 2018 un “récit” (racconto) di fulminante e struggente bellezza, di fine e complessa scrittura, di convinto impegno etico e politico: si tratta di un volume di 102 pagine al cui centro (anche in senso quasi letterale, fisico, da pagina 56 a pagina 71) c’è il famoso episodio dalla vita del matematico napoletano in cui Renato Caccioppoli si fece vedere nel centro di Napoli con un gallo al guinzaglio quale forma di protesta e di dileggio nei confronti della legge fascista che vietava agli uomini di mostrarsi con un animale di piccola taglia al guinzaglio, cosa che, secondo i dettami del partito, ne comprometteva la virilità.

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Buon anno (come no!)

Buon anno a tutti, come no!
Sì, perché sarà un buon anno, questo è più che sicuro. Basterà continuare a tenere gli occhi ben chiusi e a far finta di niente di fronte alle colate di merda razzista e fascista che l’orrido e il bibitaro stanno riversando sul paese, sommergendolo e abolendo nei fatti la Costituzione. In fondo, è quello che gli chiede la gggente, sono stati votati proprio per questo.
Se ne deve essere convinto anche il massimo garante della Carta, visto che non batte ciglio e firma leggi che vìolano palesemente i valori basilari della democrazia, del diritto, dell’uguaglianza, della dignità e della pacifica convivenza su cui si fonda(va) questo paese ormai alla deriva.

E adesso via, mi raccomando: tutti al lavoro, a scrivere nuove poesie e nuove pagine memorabili. Senza dimenticare mai, va da sé, di mettere sempre la frasetta onesta, politicamente corretta, al posto giusto e nel momento giusto. Sì, avete capito: proprio quella che attesta, e come dubitarne!, la vostra indefettibile passione civile, democratica e progressista.

Raccolgono la neve

Luigi Di Ruscio

(Non possiamo abituarci a morire,
Schwarz Editore, 1953)

Raccolgono la neve
con le mani coperte di sangue guasto
la mettono sulla bocca
per tutti i gelati
che quest’estate non hanno avuto
montano su pezzi di legno
e scivolano per tutti i sogni che non hanno fatto
e sarà giorno di festa anche per loro
fuori dalle case
con le vesti bucate
le scarpe sfondate
mentre la neve fascia di gelo le case
in questa vostra terra
dove dio ci ha fatti bastardi

Memoria dell’oggi: Ermanno Rea, Renato Caccioppoli

(La sede de “l’Unità” era al quarto piano del maggior palazzo dell’Angiporto Galleria), covo di innocui trasgressivi (…), centro di attrazione dove la sera convergevano, a ondate, scontenti, curiosi, naufraghi bisognosi di una zattera cui aggrapparsi, giovani e meno giovani “promesse”, qualche bella donna, qualche campione del catalogo degli “intelligenti”.
La cui stella più brillante si chiamava senz’ombra di dubbio Renato Caccioppoli, l’estroso professore di analisi matematica, anticonformista fino allo struggimento. Anzi fino allo scandalo.
Le serate finivano per lo più all’osteria. Talvolta finivano a casa di Caccioppoli dove lui e Francesca si mettevano a suonare a quattro mani: pezzi per lo più dannatamente romantici, pezzi che non finivano mai, oppure finivano per congiungersi quasi senza soluzione di continuità ad altri pezzi, obbligando incalliti chiacchieroni ad un silenzio forzato, talvolta insopportabile, tanto che il gruppo si sfoltiva progressivamente, per successive defezioni in punta di piedi (pag. 15 dell’edizione ET Einaudi, 2002).

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