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Leggere, oggi

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Il labirinto e il Minotauro

Roberta Borsani Roberta Borsani

Il labirinto è un simbolo potente, la cui origine si perde nella notte dei tempi. L’età antica mise la nascita della civiltà, una nascita drammatica e oscura, nel cuore di un labirinto. Posti al centro di un inestricabile groviglio, si trovarono faccia a faccia l’uomo e il mostro. Il primo trafisse con la spada il mostro e celebrò sotto gli occhi del cielo la vittoria dell’umanità sull’istinto, dell’ordine sul caos, della tecnica sulla forza, dell’intelligenza sul sangue.
La vicenda ha origine sulle coste del Libano, dove la bella Europa, fanciulla dagli occhi grandi e lucenti, viene amata e rapita da Zeus, il quale l’avvicina assumendo l’aspetto di un giovane toro. Europa lo incontra mentre gioca sulla spiaggia con le compagne. L’aspetto mansueto e giocoso dell’animale vince la sua naturale ritrosia, tanto che gli si spinge accanto per ornargli festosamente le corna di una corona di fiori freschi. Ecco che il toro dà uno scatto, la prende rapidamente sul dorso e incurante delle sue grida si getta nelle acque del mare, nuotando fino alle coste dell’isola di Creta. Qui, riassunte le divine sembianze, Zeus sfoga la sua passione e si unisce alla vergine.

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Beato San Gennaro…

Antonio Scavone

Lettera impossibile al santo patrono di Napoli

     Beato San Gennaro                      († 305)

     mi rendo conto che scriverVi questa lettera potrebbe essere inteso come un gesto inopportuno o sacrilego: non si scrive a un santo patrono come si farebbe al vescovo della diocesi o al vicario di Cristo a Roma. Pur nelle loro funzioni sacrali, un cardinale o un pontefice sembrano più vicini e “umani” perché contemporanei, ieratici finché si vuole ma terreni. Continua a leggere Beato San Gennaro…

[L’isola]

Pier Franco Uliana

[…]

Isola è idea fissa piantata là
nell’ossessione del mare agitato
da turpitudini subliminali,
offre infinite vie o labirinti
di fughe per indicibili abissi
ma l’accesso non è che uno. E’ sporgenza
dalla parete equorea che risale
all’orizzonte, l’appiglio al pensiero
per non fare naufragio, derelitto
tesoro che resiste allo scialacquo.
Isola è seno da cui svezzarsi
divo capezzolo a lungo agognato
pietra che galleggia verso occidente
la stessa che è a oriente, segna il nord,
pure il sud. Non ha nulla della bruna
montagna dove si purga chissà
quale peccato d’immortalità
né della vergine rupe che un mare
di soli bracci s’ostina in amplessi,
è una barena sulle cui rive
i bambini si fanno il bagno nudi.

[…]

[Da: Telegonia, Stasimo.
Leggi l’intera opera in Quaderni di RebStein, XXXVI, 2011.]

La vendetta della maga

Giuseppe Zuccarino
Pascal Quignard

Al ripensamento dei miti greci è dedicato anche un altro volumetto [dopo Boutès e Lycophron e Zétès], sempre incentrato su un singolo personaggio, in questo caso Medea(1). A prima vista, si tratta di un piccolo lavoro d’occasione, destinato a uno spettacolo rappresentato per la prima volta nel 2010. Gli interpreti erano lo stesso Quignard, nelle vesti di lettore del proprio testo, e la danzatrice Carlotta Ikeda, che nella sua lunga carriera di coreografa ha mostrato di saper unire il butoh giapponese alle tecniche di danza contemporanea occidentali. In realtà l’argomento scelto, vale a dire il personaggio di Medea, è ben radicato nell’immaginario di Quignard, specialmente grazie alla sua conoscenza delle letterature classiche. Continua a leggere La vendetta della maga

Cassandra e la letteratura

Giuseppe Zuccarino
Pascal Quignard

Cassandra e la letteratura

Può stupire l’inclusione del libro di un narratore, Pascal Quignard, in una collana di poesia. E in effetti Lycophron et Zétès (Paris, Gallimard, 2010) rappresenta un prodotto anomalo per molti aspetti. Comprende due testi assai diversi fra loro: il primo è la traduzione dal greco di un poema di Licofrone, il secondo uno scritto nuovo, costituito da una serie di divagazioni in prosa. Procediamo con ordine, ricordando innanzitutto che a un Licofrone vissuto nell’epoca ellenistica (gli studiosi sono però discordi sull’identità e la collocazione cronologica di quest’autore) si attribuisce un poema, Alessandra, famoso per la sua oscurità. Si tratta di un lungo e intricato monologo della protagonista, Cassandra (Alessandra è una variante del nome), la più bella tra le figlie di Priamo, profetessa infallibile ma anche giovane sventurata. Infatti, per volere di Apollo, nessuno crede alle cose vere da lei preannunciate e, dopo la conquista di Troia da parte degli Achei, il destino la condanna a una fine crudele. Continua a leggere Cassandra e la letteratura

La tomba di Antigone – di María ZAMBRANO

Eteokles

[Da: Maria Zambrano, La tomba di Antigone / Diotima di Mantinea, traduzione e introduzione di Carlo Ferrucci, con un saggio di Rosella Prezzo, Milano, La Tartaruga Edizioni, 1995, pag. 69-74 (La tumba de Antìgona e Diotima de Mantinea, 1983)]

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