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Album Feriale di M.P. Quintavalla – di Luigi Metropoli

m.p.quintavalla

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Un libro tormentato, dolente, prima di tutto. Il tormento non è un’esperienza astratta, ma nasce dal vissuto personale di un essere umano, è qualcosa che afferisce ad una vicenda privata, ad un viluppo di memorie e ad un percorso di vita.
Del resto, partendo dal titolo, si chiarisce immediatamente su quale clivaggio sta lavorando Maria Pia, con questo libro, o almeno sappiamo qual è il punto di partenza.
La parola “album”, nell’immaginario comune, si accosta ad una raccolta di fotografie e il confronto con le nostre foto e le foto dei nostri cari, dei luoghi della memoria, dell’infanzia, fa erigere puntualmente un singolare schermo di pudore, come a proteggere quanto di più intimo si ha e, nello stesso tempo, dispone a proteggersi dall’altro-da-sé che intuiamo come un “se stesso diverso”. È il confronto con il nostro mondo privato che ci attrae e che in parte, non riconoscendolo come veramente nostro, respingiamo. Questo, se vogliamo, è il primo azzardo di Maria Pia in questo libro: attrazione-repulsione della sfera privata in una lotta serrata con ciò che ha prodotto la storia della sua vicenda personale.

[Continua a leggere qui la prima e qui la seconda delle tre parti di questa nota critica.]