Archivi categoria: musica e poesia

Quaderni di Traduzioni (XXXIX)

Quaderni di Traduzioni
XXXIX. Marzo 2018

Yves Bergeret

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Bégayer/Balbettare (2018)
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Balbettare

Yves Bergeret

[E’ possibile ascoltare questo testo, con tutti i suoi inserti musicali e etnomusicologici, dalla voce dell’autore sul sito e la webradio del Festival 2018 Primavera delle Arti di Montecarlo, nella trasmissione intitolata Notte del balbettamento e prodotta da David Christoffel. A questo indirizzo: Nuit du bégaiement.]

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Supplique pour être enterré à la plage de Sète

George Brassens

Supplique pour être enterré à la plage de Sète

La camarde, qui ne m’a jamais pardonné
D’avoir semé des fleurs dans les trous de son nez
Me poursuit d’un zèle imbécile.
Alors, cerné de près par les enterrements,
J’ai cru bon de remettre à jour mon testament,
De me payer un codicile.

Trempe, dans l’encre bleue du golfe du Lion,
Trempe, trempe ta plume, ô mon vieux tabellion,
Et, de ta plus belle écriture,
Note ce qu’il faudrait qu’il advînt de mon corps,
Lorsque mon âme et lui ne seront plus d’accord
Que sur un seul point: la rupture.

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Amore e furto

Bob Dylan

Giovanni A. Cerutti

Amore e furto

A Cheveu-de-Vénus,
venuta dal mare

Nel capitolo conclusivo della biografia di Bob Dylan1 pubblicata nel 1986 dopo una attesa di quasi vent’anni, Robert Shelton si chiedeva quale ne sarebbe stato il futuro artistico immaginando due possibili scenari, ricalcati sulla parabola di due grandi poeti: Arthur Rimbaud, che smise di scrivere a diciannove anni dopo aver lasciato un segno indelebile nella storia della letteratura, e William Butler Yeats, che alla soglia dei settant’anni aveva attraversato nuovamente una stagione di grande creatività. Dylan allora di anni ne aveva quarantacinque, ma aveva già lasciato un segno indelebile nella storia della musica popolare, ridefinendo il senso stesso della scrittura delle canzoni, esplorandone le capacità espressive e affrancandole definitivamente dall’industria dell’intrattenimento. Anche se da quel momento in poi non avesse scritto più nulla di significativo, la sua opera era già diventata un punto di riferimento decisivo.

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Chanson pour l’Auvergnat

A Massimiliano Damaggio

Chanson pour l’Auvergnat

Testo e musica di Georges Brassens
(1955)

Elle est à toi cette chanson
Toi l’Auvergnat qui sans façon
M’as donné quatre bouts de bois
Quand dans ma vie il faisait froid
Toi qui m’as donné du feu quand
Les croquantes et les croquants
Tous les gens bien intentionnés
M’avaient fermé la porte au nez Continua a leggere Chanson pour l’Auvergnat

John Berryman: tutti i volti del suicidio

John Berryman, Canti Onirici e Altre Poesie, 1978
John Berryman, Canti Onirici e Altre Poesie, 1978

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Associazioni e poetiche: Charles Simić, Joseph Cornell e Andrew Wyeth

Andrew Wyeth, Around the corner, 1994
Andrew Wyeth, Around the corner, 1994

Parlare della poesia di Charles Simić associandola alle fascinazioni delle scatole, delle pellicole assemblate e dei collage di Joseph Cornell, è scontato almeno quanto associare la poetica di Mark Strand ai lavori di Hopper.
Eppure credo che superando la fascinazione e il dichiarato amore di Simić per l’accattonaggio magico di Cornell – cui ha reso omaggio dedicandogli un intero libro che si apre con la citazione di Gérard de Nerval:

«Io? Inseguo un’immagine, nient’altro»

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Il cacciatore di immagini

Joseph Cornell

Charles Simić

E’ dunque possibile che, malgrado le sue mura di mattoni e i suoi volti ben rasati, questo mondo nel quale viviamo sia orlato di meraviglie e che io stesso e l’umanità intera, sotto gli stereotipi con i quali ci ammantiamo, celiamo enigmi che nemmeno le stelle, forse nemmeno i serafini più sublimi, sono in grado di risolvere?” scrive Melville in Pierre.

Domenica di giugno, prima mattina. Ha piovuto dopo mezzanotte e l’aria e il cielo sono meravigliosamente tersi. Le strade sono vuote e i negozi chiusi. Un’occhiata alle cose prima che altri le vedano. Un vecchio edificio commerciale si staglia vuoto all’angolo. Lo stanno restaurando. I muri sono stati ridipinti, e le sue sedici finestre, lavate di recente, ora sfavillavano. All’interno si vedono specchi e altre finestre che danno sul retro, ma niente mobili. E’ tutto molto in ordine, a parte qualche crepa ancora visibile sulla facciata e schizzi di colore sul marciapiede.

La chiarezza della visione è un’opera d’arte.

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I giorni perfetti

salotto liberty

Natàlia Castaldi

“Dove vanno a finire i personaggi di un film ancora da girare?
Qualunque pellicola immagini, l’umano è sempre in agguato con le sue gabbie da raccontare.”

    

Davide sapeva che non poteva tornare, la scena era ormai cambiata, il regista gli stava riscrivendo ruolo e partitura. La sua canzone tra memoria e compiacenza avrebbe dovuto occultare la scena precedente in una pozza di sangue, ma il sangue di Elvira aveva una dolcezza particolare, che s’intonava all’incarnato bianco, facendo risaltare la passione in un balbettio di reminiscenze. Continua a leggere I giorni perfetti

Altamante Logli e gli zingari felici

Larry Massino

Ennio è tenace, mi marca stretto e mi costringe a pensare alla poesia, dalla quale io mi tengo da tempo a distanza di sicurezza. Sicché mi verrebbe da dirgli di tanti poeti che ho a lungo frequentato. Scremando scremando mi verrebbe da dirgli sopra di tutto di Dino Campana, di Arthur Rimbaud, di Robert Frost, di Gottfried Benn, di Velimir Chlebnikov, di Isidore Lucien Ducasse Comte de Lautréamont (dei cui canti modestamente facetti una ignota messa in scena teatrale, a puntate, per altro protagonista il poeta attore forse più grande dello scorso secolo). Ma poi penso che Ennio pensi che faccio lo smargiasso. E mi taccio. Però stamattina, per giri mii, ho incontrato Altamante Logli – mi sembra stia bene: iddio o qualunque sottoposto continuino a trattarlo come merita – l’uomo che paridemerito con Carlo più mi ha fatto amare la poesia e la lingua, ché “la lingua gli ha da s’onare, Larry, ri’ordatelo! Ché te tu se’ più sognatore che s’onatore…Continua a leggere Altamante Logli e gli zingari felici

La Biblioteca di RebStein (XXV)

La Biblioteca di RebStein
XXV. Novembre 2011

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Roberto CorsiLiliana Ugolini

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Gli occhi di Prometeo (2009)
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Gli occhi di Prometeo

Roberto R. Corsi
Liliana Ugolini

(Dalla Prefazione di Roberto R. Corsi)

Questo progetto nasce intorno al dicembre 2008. Annotando e presentando al pubblico un libro antologico di Liliana (Tuttoteatro, 2007) mi è venuto spontaneo confrontare uno dei suoi procedimenti caratteristici – l’avvicinare personaggi mitologici a tonalità di colore – con l’esperimento tentato in musica da Aleksandr Nikolaevič Skrjabin (spesso “continentalizzato” in Scriabin o Scriabine) nel suo Prométhée ou le poème du feu, op.60 Continua a leggere Gli occhi di Prometeo

Life on the tracks – Prologo

“Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black bodies swinging in the southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.”

Life on the tracks

A M., guardando
una vecchia foto
ritrovata per caso.

Ho cominciato a comprare qualche disco verso la fine del 1969, ma il primo che ho avuto risale all’anno precedente, un regalo graditissimo da parte della madre di una mia compagna di classe. Si trattava di una raccolta di successi di Billie Holiday, fino ad allora, per me, nient’altro che una voce senza nome e senza volto, un fantasma sonoro che inseguivo, senza sapere bene cosa stessi veramente cercando, già da parecchi mesi.

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La bambina cieca e la rosa sonora

Anna Maria Farabbi
Vincenzo Mastropirro

Anna Maria Farabbi / Vincenzo Mastropirro
La bambina cieca e la rosa sonora
Prefazione di Vittorino Curci, postfazione di Carlotta Zanobini
Faloppio (CO), LietoColle Libri, Collana “Il Graal”, 2010
Il volume, con nove tavole a colori, è abbinato a CD AUDIO e DVD

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This machine kills fascists

(Okemah, 14 luglio 1912 – New York, 3 ottobre 1967)

Woody Guthrie

“I hate a song that makes you think that you are not any good. I hate a song that makes you think that you are just born to lose. Bound to lose. No good to nobody. No good for nothing. Because you are too old or too young or too fat or too slim too ugly or too this or too that. Songs that run you down or poke fun at you on account of your bad luck or hard traveling. I am out to fight those songs to my very last breath of air and my last drop of blood. I am out to sing songs that will prove to you that this is your world and that if it has hit you pretty hard and knocked you for a dozen loops, no matter what color, what size you are, how you are built. I am out to sing the songs that make you take pride in yourself and in your work.”

But I’ll remember these two good men
That died to show me how to live.