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Poetica del basso continuo

Ida Travi, Poetica del basso continuo Ida Travi

Il vincolo

Come un bambino la parola nasce e non è sola. Nasce da un essere umano, ma non nasce una volta sola. Nasce continuamente, muore continuamente, per questo il mondo non le apparterrà mai. Per questo il mondo non avrà mai una parola definitiva.

La parola esce dalle labbra in stato d’emergenza. E’ un movimento d’uscita, sì – va verso il fuori, venendo da dentro. Coincide col movimento del ritorno e dell’addio. E più la parola è poetica – cioè più autenticamente politica -, più stretta è la porta da cui riesce a passare. Stretto è il passaggio da cui esce la parola, stretta è la parola finché qualcuno non la spalanca in chiacchiera.

La parola non nasce libera, viene al mondo in un vincolo, e sì, la vita della parola è il movimento di liberazione da quel vincolo. Come il primo respiro, come quando la testa esce dall’acqua e incontra un volto, la terra: fuori!… qui si nasce! Qui si afferma un distacco: movimento di liberazione dal chiuso, dalle cose come stanno, dalla insopportabile oscurità del più luminoso pensiero. (pag. 47)

Ida Travi
Poetica del basso continuo
La scrittura, la voce, le immagini

Bergamo, Moretti & Vitali Editori
“Le forme dell’immaginario”, 2015

Canti della tradizione anarchica italiana

Montelupo
Il canzoniere anarchico
(Canti della tradizione anarchica italiana)

Goodfellas, 2014

Recensione di Camilla Galbiati
tratta da Rivista Anarchica, 235 (febbraio 2015)

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Note di ascolto (V) – ¡España!

habanera

Antonio Scavone

Note di ascolto (V) – ¡España!
(de Falla – Rimskij-Korsakov – Bizet)

     Il linguaggio della musica ha sempre travalicato i confini geografici della terra d’origine dei compositori. Pur ispirandosi a storie o leggende del milieu territoriale cui apparteneva, la musica ha anticipato una “globalizzazione” (rilettura o innovazione di atmosfere e stili) tra le attribuzioni precipue di un popolo (contesto e tipologia culturale) e la condivisione di un patrimonio tendenzialmente compatibile. Molto più della parola letta o udita, la musica ha sempre affermato e imposto un’intelligibilità “naturale” (cosa c’è di più universale di un “suono”?), anche quando quella parola si esprimeva nell’armonia del canto (opera lirica, in primis). Ci sono stati musicisti per così dire “nazionali” (il cèco Smetana, il finlandese Sibelius) e altri di un respiro sovranazionale, che hanno ricreato un’atmosfera d’ambiente con una fedeltà idealmente sostenibile. Continua a leggere Note di ascolto (V) – ¡España!

Maestri silenziosi (IX)

Max Ernst, L'occhio del silenzio, 1943-44 Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI 13 fogli di calendario (Settembre 2004)

 

 

Fossi polline tu che gonfia un seme,
nel tuo segreto la crescita fosse
dell’umore che palpita nel frutto,
[…]
Invece nel rigagnolo che fugge
del tuo ritratto l’attimo balena  
e lo vedi nel brivido sparire
d’una zolla rabbiosa che lo beve

Libero de Libero

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Note di ascolto (IV) – Vibrazioni esotiche

Crosby, Stills, Nash and_Young, 1970

Antonio Scavone

Note di ascolto IV – Vibrazioni esotiche (Brian Wilson e i “Beach Boys” – Crosby, Stills, Nash & Young)

     Negli anni ’60 li chiamavamo “complessi” ed erano formazioni strumentali che ricalcavano l’assetto dei “Fab Four”: batteria, basso elettrico, due chitarre elettriche, di cui una era lead, guida o solista. Si formarono innumerevoli complessi ma molti dei loro componenti trasmigravano da un gruppo all’altro, fondandone di nuovi, sconfessando gli originali. La denominazione “complesso” andò in disuso – troppo semplicistica e in fondo anonima – ma da noi era difficile accettare quella di “band”, che configurava un assetto dalla vocazione pluri-strumentale e con un repertorio molto più articolato e identitario. Continua a leggere Note di ascolto (IV) – Vibrazioni esotiche

Maestri silenziosi (VIII)

 

P. Delvaux, Crucifixion, 1951-52 Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Agosto 2004)

 
 
 

Infermità che sorge ancora, dopo aver ripreso forza,
lungo il cammino, per non raggiunger la sua fine!
[…]
– Si sa che le persone vive, amate, che sono lontane,
sono lontane; che sono morte quelle che sono morte; –

Juan Ramón Jiménez

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Maestri silenziosi (VII)

Alechinsky la jeune fille et la mort Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Luglio 2004)

 
 

Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?

Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo

Attilio Bertolucci

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Maestri silenziosi (VI)

Salvador Dalì, Don Chisciotte Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI
13 fogli di calendario
(Giugno 2004)

 
 
 
 

Lente giornate. Tutto superato.
E non chiedi se è fine o se principio,
così forse le ore porteranno
te ancora fino a giugno con le rose.

Gottfried Benn

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