Archivi categoria: musica

Maestri silenziosi (V)

De Chirico, Ritratto di Apollinaire, 1914

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Quaderni delle Officine (XLVIII)

Quaderni delle Officine
XLVIII. Giugno 2014

quaderno part_ b_n

Gianmarco Pinciroli

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Maestri silenziosi (IV)
(2004, 2014)

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Amore e furto

Bob Dylan

Giovanni A. Cerutti

Amore e furto

A Cheveu-de-Vénus,
venuta dal mare

Nel capitolo conclusivo della biografia di Bob Dylan1 pubblicata nel 1986 dopo una attesa di quasi vent’anni, Robert Shelton si chiedeva quale ne sarebbe stato il futuro artistico immaginando due possibili scenari, ricalcati sulla parabola di due grandi poeti: Arthur Rimbaud, che smise di scrivere a diciannove anni dopo aver lasciato un segno indelebile nella storia della letteratura, e William Butler Yeats, che alla soglia dei settant’anni aveva attraversato nuovamente una stagione di grande creatività. Dylan allora di anni ne aveva quarantacinque, ma aveva già lasciato un segno indelebile nella storia della musica popolare, ridefinendo il senso stesso della scrittura delle canzoni, esplorandone le capacità espressive e affrancandole definitivamente dall’industria dell’intrattenimento. Anche se da quel momento in poi non avesse scritto più nulla di significativo, la sua opera era già diventata un punto di riferimento decisivo.

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Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Chorus of hebrew slaves

Antonio Scavone

Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco
(Va’ pensiero sull’ali dorate)

     È il coro più famoso, più popolare e più eseguito dell’opera lirica: è il celeberrimo Va’ pensiero sull’ali dorate dal “Nabucco” che Giuseppe Verdi compose sul libretto di Temistocle Solera e che fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano nel 1842.
     La storia del “Nabucco” è quella dell’assedio del re assiro Nabucco (Nabucodonosor) alla città di Gerusalemme, infliggendo morte, distruzione e schiavitù agli assediati, gli ebrei Leviti. Ma è anche la storia delle due figlie di Nabucco: l’una, Fenena, erede naturale al trono e fedele; l’altra, Abigaille, figlia presunta e ambiziosa. Continua a leggere Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Chanson pour l’Auvergnat

A Massimiliano Damaggio

Chanson pour l’Auvergnat

Testo e musica di Georges Brassens
(1955)

Elle est à toi cette chanson
Toi l’Auvergnat qui sans façon
M’as donné quatre bouts de bois
Quand dans ma vie il faisait froid
Toi qui m’as donné du feu quand
Les croquantes et les croquants
Tous les gens bien intentionnés
M’avaient fermé la porte au nez Continua a leggere Chanson pour l’Auvergnat

Note di ascolto (II) – Thelonious Monk

Thelonious Monk

Antonio Scavone

Note di ascolto (II) – Thelonious Monk
(Misterioso)

     Eccentrico, anticonformista, singolare, guru di se stesso, innovatore enigmatico, esecutore inimitabile, pianista eclettico: tutto questo era Thelonious Monk (1917-82).
     Nella galassia jazz tra il 1940 e il 1970, Monk è stato inavvicinabile, eremitico, imprevedibile e soprattutto laconico: la tecnica pianistica è stata eccellente e spesso indecifrabile, dal virtuosismo esemplare alle divagazioni disarmoniche, dall’avanguardia inafferrabile al narcisismo monologante. Non lo aiutavano il suo atteggiamento (distaccato e solitario), il suo repertorio di volta in volta rigenerato, addirittura il suo abbigliamento da sciamano o da “diplomatico” in livrea. Irreprensibile sempre, inavvicinabile, insondabile ma il suo jazz, come ha sempre dichiarato, è sempre stato all’insegna della libertà. Continua a leggere Note di ascolto (II) – Thelonious Monk

Note di ascolto (I) – Maurice Ravel, Bolero

Maurice Ravel au piano, 1912

Antonio Scavone

       Una breve premessa trascurabile

     Il linguaggio della musica non ha bisogno di essere tradotto, viene inteso (ascoltato e compreso) da tutti ma anche la musica è una lingua uguale a quelle parlate, con una grammatica, una sintassi, figure retoriche e capacità lessicali e combinatorie.
     La musica si percepisce come un suono che influenza e interagisce con le emozioni, il piacere, l’immaginazione. E come per una lingua parlata, la sua struttura e le sue regole vengono introiettate empiricamente con i sensi (l’istinto) per essere poi decodificate e nuovamente codificate a livello cerebrale e culturale.  Continua a leggere Note di ascolto (I) – Maurice Ravel, Bolero

Venezia anonima

Maiastra 1911 by Constantin Brancusi 1876-1957

Luigi Sasso

Venezia anonima

La Maiastra di Brancusi (1912), conservata alla Collezione Guggenheim di Venezia, è un esempio straordinario di come la scultura possa diventare un’arte in grado di sintetizzare e porre in relazione tra loro differenti elementi. Innanzitutto la forma, ovviamente, che l’artista semplifica fino a ridurla all’essenziale, eliminando ogni particolare superfluo. In secondo luogo la capacità di richiamare, anche grazie alla complicità del titolo, tutta una tradizione culturale, in questo caso folklorica. Nelle fiabe popolari rumene la Maiastra è un uccello magico: il suo canto è rigenerante, dal suo becco escono parole. Essa aiuta e assiste gli eroi, li difende dagli incantesimi. E soprattutto può assumere diverse, infinite forme. Quella scelta da Brancusi dà all’animale un’intensità ieratica, enigmatica, profonda. Ma una componente essenziale dell’opera, forse quella decisiva, riguarda la scelta del materiale, il bronzo lucidato. In questo modo si crea una superficie riflettente, nella quale la luce acquista un valore inusuale, capace di trasfigurare e di modificare, proprio come avveniva nella narrazione popolare, la forma dell’animale. Continua a leggere Venezia anonima

Associazioni e poetiche: Charles Simić, Joseph Cornell e Andrew Wyeth

Andrew Wyeth, Around the corner, 1994
Andrew Wyeth, Around the corner, 1994

Parlare della poesia di Charles Simić associandola alle fascinazioni delle scatole, delle pellicole assemblate e dei collage di Joseph Cornell, è scontato almeno quanto associare la poetica di Mark Strand ai lavori di Hopper.
Eppure credo che superando la fascinazione e il dichiarato amore di Simić per l’accattonaggio magico di Cornell – cui ha reso omaggio dedicandogli un intero libro che si apre con la citazione di Gérard de Nerval:

«Io? Inseguo un’immagine, nient’altro»

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The Crazy Horse is back

Neil Young rimette in pista il vecchio “Cavallo pazzo” e gli affida una manciata di canzoni tratte dal grande libro della tradizione folk americana: non la solita “operazione nostalgia” per coprire un eventuale vuoto di ispirazione o, peggio, in ossequio ai dettami del mercato discografico, ma un’opera pulsante e viva, un tuffo nel passato alla ricerca delle radici sonore del futuro.

Leggi la recensione di Teo Lorini su Il Primo amore.

Si minore

Marco Ercolani

Si minore

Dai taccuini di Alban Berg, autore del Woyzeck (1929)

Come mi chiamavano una volta? Musicista di semitoni, amico discreto della morte, concertista struggente… Eppure la musica che amavo di più erano i furenti Lieder di Wolf: adoravo le complessità del suo pianoforte, perché aveva radici profonde, armonie brahmsiane. Ma Wolf avrebbe dovuto abbassare la voce. Solo bisbigliando si può avere l’illusione di intraprendere un viaggio. Continua a leggere Si minore