Archivi categoria: ora e sempre resistenza

Ostia, Italia

Il fascismo in diretta


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Le architetture dell’orrore

auschwitz-letti Natàlia Castaldi

E’ il 27 gennaio e, ormai da undici anni, ogni ventisette di gennaio si torna a parlare e polemizzare sull’utilità di celebrare la memoria dell’Olocausto e la liberazione del Campo di concentramento e sterminio di Auschvitz, avvenuto nel corso de La Grande Offensiva dell’Armata Rossa, il 27 gennaio del 1945. La settimana del 27 gennaio anno dopo anno va perdendo di vista il suo obiettivo principale, saturando l’informazione con discussioni sterili, o peggio pavoneggianti, sulla retorica della memoria, sull’inutilità dell’istituzione di una data in cui celebrare una memoria tanto scomoda da meritare l’etichetta dell’ipocrisia, del fastidio, della noia, del trito e ritrito talmente ripetuto e celebrato da causare irritata indifferenza, un distacco emotivo assuefatto e malato che non si ferma al passato, ma si protrae ed estende al presente, al punto di “banalizzare il male” come qualcosa che comunque non ci appartiene se non come spettatori inermi, indispettiti, disturbati.

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I carnefici italiani

S. L. Sullam, I carnefici italiani

Perché raramente si ricorda che almeno metà degli arresti di ebrei fu condotta da italiani, senza ordini o diretta partecipazione dei tedeschi? Perché ancora oggi si sostiene che l’Italia e il fascismo siano rimasti “al di fuori del cono d’ombra dell’Olocausto”? Sono alcune delle (pesanti) questioni che pone Simon Levis Sullam, professore di Storia Contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel suo libro “I carnefici italiani”, edito da Feltrinelli. Oggi, passati 70 anni da quando nella primavera del 1945 furono abbattuti i cancelli dei campi di concentramento tedeschi, questo lavoro riporta l’attenzione su una questione cruciale: non furono solo i feroci nazisti gli autori del genocidio. Anche gli italiani, sotto la propaganda del fascismo, agirono in prima persona nell’attività persecutoria, prima, e di persecuzione, poi. Furono oltre 8 mila gli ebrei italiani che persero la vita così, per lo più finendo i loro giorni nel campo di sterminio di Auschwitz. Ecco che cosa non dobbiamo dimenticare.

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Santiago del Cile, 11 settembre 1973

“La historia no se detiene
ni con la represión ni con el crimen.”

Salvador Allende

9:10 A.M. RADIO MAGALLANES

Habla el Presidente de la República desde el Palacio de La Moneda.

[…] Seguramente, ésta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las antenas de Radio Magallanes. Mis palabras no tienen amargura sino decepción. Que sean ellas un castigo moral para quienes han traicionado su juramento: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el almirante Merino, que se ha autodesignado comandante de la Armada, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado Director General de carabineros. Continua a leggere Santiago del Cile, 11 settembre 1973

Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

Todesfuge
Viva la Scuola, la rubrica settimanale curata da Nives Camisa, Giorgio Morale e Roberto Plevano sul blog La poesia e lo Spirito, è uno dei pochissimi appuntamenti irrinunciabili della blogosfera italiana, un autentico servizio pubblico, democratico e pluralista, che restituisce la “rete” tutta alla sua funzione preminente di informazione e di partecipazione, ossia alla sua ragion d’essere e alla sua dignità – sempre più offesa e vilipesa dal proliferare inarrestabile di spazi virtuali votati allo spaccio di inutile paccottiglia autoreferenziale, funzionale al mantenimento dello status quo, al disimpegno e all’idiozia imperanti.

Il numero odierno è dedicato alla Shoah e al rapporto tra “memoria e istituzione scolastica”, a quel dovere della memoria che ci riguarda tutti, consapevoli comunque, come dovremmo sempre essere, che “La Shoah non può essere imposta dall’alto, per circolare ministeriale… Non sono cose che si possano imporre per decreto. Attento a chi vuole imporre dall’alto il Dovere di ricordare. Quando s’impongono cose dall’alto, il ribellarsi è giusto… Adesso bisogna trovare il coraggio di dire che il fascismo non è solo Salò e l’Italiano, ebreo e non, è stato Fascista.”

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Le braccia, lo stomaco, lo sfintere

Sergio Baratto

Le braccia, lo stomaco, lo sfintere
Ovvero un nuovo apologo di Menenio Agrippa.

Le braccia

Una cosa che il governo Monti ha messo in luce è la sostanza di ciò che in Italia si concepisce come “destra”.
Mi spiego meglio: per la prima volta da tempo abbiamo in Italia un governo – quello guidato da Monti, per l’appunto – che tenta di applicare una politica di centrodestra, liberale e liberista, così come la si intenderebbe in un qualsiasi paese democratico dell’Europa civilizzata.
Ebbene, in Italia succede che la parte di opinione pubblica che si autodefinisce (è) di destra reagisca rabbiosamente proprio a questa politica di destra. Perché evidentemente in Italia la “destra” si identifica non con il liberalismo conservatore, ma con la sempiterna poltiglia ideologica populista, demagogica, pataccara, violenta che in altra epoca ha prodotto il fascismo storico e nell’ultimo ventennio ha originato fenomeni politici e sociali come il berlusconismo e movimenti neofascisti come la Lega.

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Nomi e cognomi

SAMB MODOU e DIOP MOR:
trucidati dall’odio razziale
in un paese dove la xenofobia negli ultimi anni
si è fatta sistema e istituzione.
Venivano da una terra nella cui lingua non esiste la parola STRANIERO.

L’ANTIRAZZISMO SIA IL SEME DI UNA NUOVA RESISTENZA.

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Razzismo e responsabilità della destra.
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Mantra del sollevarsi (15 Ottobre e dintorni)

Franco Berardi Bifo

“Il mio dovere non è isolare i violenti, il mio dovere di intellettuale, di attivista e di proletario della conoscenza è quello di trovare una via d’uscita. Ma per cercare la via d’uscita occorre essere laddove la sofferenza è massima, laddove massima è la violenza subita, tanto da manifestarsi come rifiuto di ascoltare, come psicopatia e come autolesionismo. Occorre accompagnare la follia nei suoi corridoi suicidari mantenendo lo spirito limpido e la visione chiara del fatto che qui non c’è nessun colpevole se non il sistema della rapina sistematica”.

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La crisi o la speranza

Il programma completo delle manifestazioni del decennale.

Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.
Le persone che manifestavano a Genova erano parte di un grande movimento “per un mondo diverso possibile” diffuso in tutto il pianeta. Era nato a Seattle nel 1999 con una grande alleanza fra sindacati e movimenti sociali, e ancor prima nelle selve del Chiapas messicano. Nel gennaio 2001 si era incontrato nel grande Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre in Brasile che aveva riunito la società civile, i movimenti, le organizzazioni democratiche di tutto il mondo.

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Una nuova strada è possibile

Fausto Tinelli – Lorenzo Iannucci
(18 marzo 1978 – 18 marzo 2011)

“Il giusto morì
abbandonato
Il ladro e l’assassino
si spartirono
il governo”

(Giulio Stocchi)

La memoria di Fausto e Iaio è memoria antifascista. Ma la memoria di ieri impone di parlare del presente in una città che vede le destre di governo proteggere e sostenere i gruppi neofascisti, erogando loro finanziamenti pubblici per aprire nuove sedi in cui si omaggiano criminali nazisti, che militarizza i territori e vorrebbe chiudere i pochi spazi di socialità ancora esistenti.

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