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Se so che la nostra storia è finita

Elio Grasso

Se so che la nostra storia è finita

Dal 1957, anno di uscita in volume delle Ceneri di Gramsci, al 2018, passando per la terribile notte del 1° novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, cosa è accaduto in Italia, e nel resto del mondo? Quali cambiamenti nella poesia, e nella vera critica a essa? Tutto è mutato, tutto – fino al niente attuale, il niente che pochi oggi osano avvicinare con un grimaldello. Il realismo, l’attualità politica e sociale di quei decenni (ai più sconosciuta), sono stati abbondantemente accuditi dallo scrittore Walter Siti, altresì curatore di tutta l’opera di Pasolini. PPP aveva esperienze sue, cercava e ricercava, si consumava dentro l’angoscia di un mondo che nessuno come lui conosceva. Di notte, per le strade con la sua automobile probabilmente riusciva a vedere il futuro, nelle gambe di chi “passeggiava” e negli occhi di coloro che desiderava. Dal Friuli al Tiburtino, vie lunghissime e tortuose, la crudeltà stava a ogni curva, fino ad arrivare alla ferocia comprata e venduta nella città “eterna” sempre più orribile ai suoi occhi. Continua a leggere Se so che la nostra storia è finita

Su “Petrolio” di Pasolini

benedetti-giovannetti Carla Benedetti

Quando fu ucciso, Pier Paolo Pasolini stava ultimando un romanzo assai singolare, sia per la forma che per i contenuti. Lo aveva intitolato Petrolio, folgorato da questa parola mentre leggeva un articolo di giornale. Da poco c’era stata la prima “crisi petrolifera” e l’oro nero, il Vello d’oro di oggi, per il quale si fanno guerre e viaggi in Oriente, come quello che fece Giasone con gli Argonauti (l’associazione tra l’oggi e il mito è in Petrolio), arroventava gli affari e la politica.

Enrico Mattei presidente dell’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) era stato fatto morire in un finto incidente aereo. Gli era succeduto Eugenio Cefis che di lì a poco si lanciò anche nel settore petrolchimico, scalando la Montedison con fondi pubblici, e diventandone presidente. Molte altre morti misteriose funestavano il paese, tra cui quella di Mauro de Mauro, giornalista de “L’Ora” di Palermo che aveva fatto indagini sull’omicidio di Mattei. Nel frattempo scoppiavano bombe e divampava la “strategia della tensione”. Nasce allora anche la famigerata loggia P2, con il suo programma spregiudicato e criminale di controllo del potere attraverso i media e le stragi. Cefis ne era stato il fondatore.

(Continua a leggere qui.
Qui un altro articolo sull’argomento.)

Il corpo tragico della storia

Pier Paolo Pasolini

Carla Benedetti

Come nelle antiche tragedie, le immagini di repertorio che Pasolini ha montato nel film La rabbia (1962), tratte dai cinegiornali del tempo, portano in scena i conflitti, le vittorie gioiose e i lutti della storia recente dell’umanità, colte in una prospettiva ampia, planetaria e universale. La voce fuori campo che le commenta, ora in prosa ora in versi, ha il ruolo di un coro tragico. Pasolini ha messo in scena alcune tragedie antiche (Medea, Appunti per un’Orestiade africana). Ma in questo film fa qualcosa di più: secondo l’ipotesi di lettura che qui propongo, “La rabbia” ricrea la forma della tragedia con i mezzi specifici del cinema, in particolar modo il montaggio.

(Leggi il saggio di Carla Benedetti su Il Primo Amore:
qui la prima parte e qui la seconda parte.)

Ultime glosse sull’Ambiguo

Massimo Sannelli

Io non so chi ha ucciso Pasolini. Alcuni nomi sono stati nominati e pubblicati: segno che questi nomi non sono più essenziali. Pino Pelosi (Io so… chi ha ucciso Pasolini, Vertigo 2011) scrive di sapere chi ha ucciso Pasolini, non sa perché sia stato ucciso, e il punto è questo. Mazzoni, Riccio e Ruffini pubblicano Nessuna pietà per Pasolini (Editori Riuniti, 2011), in cui appare una pista catanese, contemporaneamente marchettara e neofascista (e il libro ha il merito di riesumare una buona testimonianza sul “ragazzo biondo”, ultimo compagno, che non è Pelosi).

Fino ad oggi, Pasolini è morto per rabbia sadomaso, per il petrolio di Petrolio e per l’ENI, per eliminare il Tiresia corsaro, per una rapina finita male; e poi: per caso, senza moventi e senza scopo, come sostiene Pasquale Misuraca; per programmazione mitica, come sostiene Giuseppe Zigaina; per gelosia intellettuale, come in Ho ucciso un poeta di Giovanni Heidemberg (Pequod, 2005).

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Monologo sull’ambiguo

Massimo Sannelli

[Scuola di poesia]

[Tratto da: Massimo Sannelli, Scuola di poesia, Porto Sant’Elpidio (AP), Wizarts Editore, “Licenze poetiche”, 2010]

MONOLOGO SULL’AMBIGUO

L’ambiguità nasce quando «due elementi contrari costanti […] si scontrano dentro un’opera» (Tre riflessioni sul cinema, 1974) e dentro una vita. Gli elementi «costanti» fanno in modo che l’ambiguità sia un fenomeno duraturo o permanente, «dentro un’opera» o dentro una vita: tutto l’insieme, e per tutto il tempo, ne è investito.

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