Archivi categoria: pittura

Foucault e Manet

Giuseppe Zuccarino

[…] Già in un saggio su Flaubert datato 1964, Foucault ha introdotto un parallelismo fra il narratore e il pittore ottocenteschi: «Flaubert è, rispetto alla biblioteca, ciò che Manet è rispetto al museo. Essi scrivono e dipingono in un rapporto fondamentale con quel che è stato dipinto e scritto – o piuttosto con ciò che della pittura e della scrittura rimane indefinitamente aperto. La loro arte si edifica là dove si forma l’archivio. Non in quanto segnalino il carattere tristemente storico – gioventù diminuita, assenza di freschezza, inverno delle invenzioni – con cui ci piace stigmatizzare la nostra epoca alessandrina; ma essi fanno emergere un fatto essenziale per la nostra cultura: ogni quadro appartiene ormai alla grande superficie quadrettata della pittura; ogni opera letteraria appartiene al mormorio indefinito di ciò che è scritto. Flaubert e Manet hanno fatto esistere, nell’arte stessa, i libri e le tele». In effetti, lo scrittore – specie in opere come La tentation de saint Antoine o Bouvard et Pécuchet – aveva costruito dei volumi che erano il frutto di innumerevoli letture, così come Manet presupponeva nello spettatore delle proprie tele la capacità di riconoscere analogie e differenze rispetto ai capolavori pittorici dei secoli precedenti, a cui non di rado si ispirava. [Continua a leggere qui]

John, 1910

Gwen John, “L’artista nella sua stanza a Parigi”, ca. 1910, olio su tela, Collezione privata

di  Marco Furia

Attorno al 1910, Gwen John dipinse “L’artista nella sua stanza a Parigi”.
Vediamo una donna – Gwen medesima – seduta, con aria malinconica, accanto al letto e, dietro le sue spalle, un’ampia finestra sotto la quale si scorge un piccolo tavolo.
La pittrice, che indossa sobrie vesti e tiene le mani unite in grembo, mostra un’espressione non allegra ma nemmeno drammatica: discreta con se stessa, ritrae le sue sembianze limitandosi a suggerire.
Quell’atteggiamento è momentaneo o abituale?
Quell’umore è occasionale o costante?

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(Pittorici idiomi) “Panorama da Lejre” di Vilhelm Hammershøi

Vilhelm Hammershøi, “Panorama da Lejre”, 1905, olio su tela, Nationalmuseum, Stoccolma

di  Marco  Furia

Vilhelm Hammershøi, 1905

Nel 1905, Vilhelm Hammershøi dipinse “Panorama da Lejre”.
Si tratta di una tela occupata per circa due terzi della sua superficie da un cielo in cui sono presenti candide nuvolette e, per la restante parte, da un manto erboso coronato da tre gruppi di alberi.
La sequenza delle nubi sembra quasi costituire un alto pentagramma sul quale è tracciata una non udibile musica celeste. Continua a leggere (Pittorici idiomi) “Panorama da Lejre” di Vilhelm Hammershøi

Memoria dell’oggi: Pierre Tal Coat / André du Bouchet

Pierre Tal Coat: Du côté de la Drôme, 1979 huile sur panneau 25.5 x 30 cm.

 

J’écris toujours pour me rendre digne du poème qui n’est pas encore écrit. / Sans espoir

André du BouchetUne lampe dans la lumière aride / Carnets 1949-1955, Editions Le bruit du temps, 2011, pag. 194

Su “Galassie parallele” di Marco Ercolani

Raffaella Terribile

Nota di lettura a:
Marco Ercolani
Galassie parallele. Storie di artisti fuori norma
Genova, Il Canneto Editore, 2019

“L’artista vive la sua identità mentre la perde. E, perdendola, la configura in forme tanto cristalline e pertinenti quanto sfuggente e inafferrabile è il sentimento di sé. Al contrario, il folle rifiuta qualsiasi forma di lutto, chiuso nella fragile fortezza di un delirio che nega, con un atto di onnipotenza infantile, la mortalità delle cose e dell’uomo”. Così l’autore, psichiatra di professione, riassume in maniera tanto icastica quanto efficace una questione fondamentale che attraversa i secoli della storia dell’arte: il rapporto tra genio e follia. Prescindendo da esempi fin troppo celebri, come F. Bacon e L. Freud, la scrittura di Marco Ercolani accompagna il lettore nelle vite e nelle opere di artisti, soprattutto italiani, “fuori norma”, dal Novecento a oggi, quasi a disegnare su una mappa ideale i contorni e l’orografia di quei regni dell’Irreale dai confini incerti. Continua a leggere Su “Galassie parallele” di Marco Ercolani

Voci dal silenzio

Giuseppe Zuccarino

Voci dal silenzio

Marco Ercolani si è sempre interessato al tema della follia, sia nelle vesti di psicoterapeuta che in quelle di scrittore. Lo ha fatto raccontando episodi, direttamente vissuti, di incontri e dialoghi con i suoi pazienti, in libri come Anime strane, Sento le voci (entrambi scritti in collaborazione con Lucetta Frisa) e Turno di guardia1. Ma lo ha fatto anche riflettendo, a livello teorico, sul rapporto fra arte e disagio psichico, dapprima in L’opera non perfetta, poi in Galassie parallele, che del volume precedente si può considerare una parziale riscrittura e, più ancora, un ideale prolungamento2. Il nuovo libro, corredato da un succinto ma efficace apparato iconografico, fa dunque il punto sulle riflessioni dell’autore riguardo a un tema spinoso; nel corso dei secoli, infatti, si è spesso oscillato fra due posizioni estreme: quella che individuava tra arte e follia solo un rapporto oppositivo, e quella che invece le associava strettamente fra loro. Continua a leggere Voci dal silenzio

L’iniziazione

Yves Bergeret

L’iniziazione

Le principali iniziazioni maschili, anu tanguda, e femminili, iamu tanguda, sono presentate in un primo momento come delle grandi prove di sofferenza fisica da dominare: la circoncisione e il primo parto (l’etnia afferma di non praticare l’escissione). Ma la parola tanguda designa più il superamento di uno stadio, una iniziazione essa stessa, che il controllo o la resistenza a una prova. E’ affine a keke, che indica l’oscillazione “dell’altra parte” di uno spazio nell’altra fase di uno spazio. L’iniziazione contempla sicuramente il dispiegarsi di un destino umano: riguarda la temporalità. Ma si ricordi che, cercando un’espressione per dire l’equivalente della parola francese “spazio” in toro tegu, i pittori e Alabouri avevano cominciato col dire che lo spazio appartiene al tempo e che la parola che si avvicina di più al termine francese è l’avverbio keke.

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