Archivio per la categoria ‘poesia dialettale’

Il lievito Madre/Padre, o Doping, nella poesia di Angela Bonanno

aprile 9, 2014

Angela Bonanno

Manuel Cohen
Angela Bonanno

 

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 3 (XXX)

 

“A rose ca gallegge ndó becchiere
me guarde cu duje uocchje annammarute]
pe ddìreme ca pe edde só fenute
i tiembe de spascézze ndó giuardine”

“La rosa che galleggia nel bicchiere
mi guarda con due occhi amareggiati
per dirmi che per essa son finiti
i tempi di goduria nel giardino”.

(Assunta Finiguerra,
Tatemije, Mursia 2010)

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Il refrain libero e civile di Vincenzo Mastropirro

aprile 1, 2014

Vincenzo Mastropirro

Manuel Cohen
Vincenzo Mastropirro

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.2 (XXIX)

 

sempre e ovunque

Quanne u fiote s’accarne
ogne vibrazione devènde museche
da dà, camèine, scappe e po’ abbuaisce
patrune-e-suotte, du timbe e du sune.

[Quando il fiato s'accarna, / ogni vibrazione diventa musica / da lì, cammino, corro e poi volo / padrone e schiavo, del tempo e del suono.]

I quattro versi di Sempre e ovunque, testo ancillare con cui si apre la nuova raccolta di Vincenzo Mastropirro, Poésìa sparse e sparpagghiote. Poesia sparsa e sparpagliata, (prefazione di Nicola Pice, postfazione di Anna Maria Curci, CFR, Piateda -SO- 2013), valgono quale spia polisemica, e sono versi-emblema di un procedere erratico alle cui origini risiede un moto di libertà al contempo, stilistica, ritmico-prosodica, e di visione. E sono versi in cui da subito si manifesta quella particolare, connaturata predisposizione del dialetto a rendere con fresca musica la visione, ad appercepire dati immateriali e intuitivi nella fisicità perfetta e concreta delle cose: ‘il fiato che s’accarna’. Sono dunque versi-emblema di una possibilità di dire (panica e sensoriale, percepibile e ponderabile) liberamente, mettendo da parte, ma non per questo necessariamente ignorando, sovrastrutture di pensiero e strutturazioni retoriche.

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Addio Federico

novembre 11, 2013

Federico Tavan
(1949-2013)

tavanew 012

Al destìn de un om

Al podeva capitâte anç a ti
nasce t’un pegnatòn
tra zovàtz e zùfignes
de stries cencia prozes
e al dolour grant de ‘na mare.

Me soi cjatât a passâ
de chê bandes.

[Il destino di un uomo
Poteva capitare anche a te / di nascere in un pentolone / tra rospi e intrugli / di streghe senza processo / e il dolore grande di una madre. // Io mi sono trovato a passare / da quelle parti.]

Federico Tavan
Un articolo di Luigi Nacci
Un articolo di Doriana Goracci

Le crepe

settembre 23, 2013

laura turci meldola

Laura Turci

Il percorso di Laura Turci, se da un lato si inserisce all’interno dell’ampia tradizione dialettale romagnola, dall’altro si caratterizza per alcune particolarità che ne rendono la poesia decisamente personale e riconoscibile. Prima di tutto va rilevato come lo strumento espressivo sia il dialetto meldolese (Meldola è un piccolo comune nella provincia di Forlì-Cesena), che, come sottolinea Andrea Brigliadori, è di per sé quasi privo di una vera e propria tradizione poetica; altra caratteristica è poi il numero estremamente limitato di poesie che l’autrice ha pubblicato nel corso degli anni, per cui la sua scrittura assume quasi le sembianze di un’opera lenta di distillazione. (more…)

Poésìa sparse e sparpagghiote

settembre 11, 2013

Vincenzo Mastropirro

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Per il presente, s’intende

agosto 5, 2013

corsinojpg

Giulia Corsino

Se in Italia si è giovani poeti fino a ben oltre i quarant’anni, quando si incontra una voce nuova e originale ben al di sotto di quella soglia è bene cercare di tenerla a mente e di darle rilevanza. E’ il caso di Giulia Corsino, autrice poco più che ventenne, siciliana di origine anche se oggi vive in Lombardia. Il suo esordio è estremamente precoce (il primo romanzo fu pubblicato quando la scrittrice aveva solo quindici anni), così come sostanziosa è la sua produzione in poesia, che si configura già ora come una raccolta pressoché compiuta. Da questo lavoro proponiamo i testi che seguono, dove si evidenziano le peculiarità della scrittura di Giulia Corsino: un utilizzo asciutto e consapevole della parola, una spiccata sensibilità verso il mondo degli affetti, la capacità di astrarre concetti profondi ma senza ricorrere alla sicurezza di una eccessiva razionalizzazione. (more…)

Fabio Franzin, Fabrica e altre poesie

marzo 23, 2013

Fabio Franzin, Fabrica

Massimiliano Damaggio
Fabio Franzin

Fabio Franzin, Fabrica

Massimiliano Damaggio
Su Fabrica e altre poesie di Fabio Franzin.

Posso, senza armi, rivoltarmi?”(1) Lo scrive Drummond de Andrade. Io credo nella parola, poetica oppure non, credo fortemente che abbia ragione Ferreira Gullar quando dice:

Ora, io so molto bene che la poesia
non cambia (subito) il mondo
(2)

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Repertorio delle voci (XXIV, 2)

giugno 20, 2012

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Repertorio delle voci (XXIV)

giugno 20, 2012

Manuel Cohen

Appunti per nuove mappature della generazione entrante:
Cescon, Corsi, Ostan, Teodorani.

     Gli inediti che seguono appartengono a Roberto Cescon (Pordenone,1978), Marco Corsi (Terranuova Bracciolini -AR-, 1985), Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), Annalisa Teodorani (Rimini, 1978), tre dei quali hanno varcato la soglia dei trent’anni, ma per il fatto di essere nati alla fine di un decennio e prima del successivo, o a cavallo di due decenni, non sono stati inclusi nelle crestomazie generazionali, mentre il solo Marco Corsi può considerarsi ancora ventenne. (more…)

Il domatore di canzoni

giugno 15, 2012

Vincenzo Mastropirro

La lingua di Vincenzo Mastropirro

So viste accide le murte, questa ridondanza semantica rende bene il valore della poesia dialettale di Vincenzo Mastropirro. Sènza facce sìenze/ sènza sanghe/ sènza recurde/ sènza vausce/ sènza nudde// Nudde meninne mèi (senza faccia senza/ senza sangue/ senza ricordi/ senza voce/ senza niente// Niente bambino mio). Libera tanto dalla “globalizzazione dei linguaggi poetici”, quanto dalla “specializzazione” delle lingue nazionali, il linguaggio poetico si dispiega nel vuoto pneumatico della libertà. (more…)

Repertorio delle voci (XXIII)

giugno 9, 2012

Manuel Cohen
Dina Basso

Dina Basso tra le primizie del deserto.

 

“Nun serva a nenti cummighiarisi,
tantu quannu scrivemu
semu sempri’ a nura”

(“Non serve a niente coprirsi,
tanto quando scriviamo
siamo sempre nudi”)

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Repertorio delle voci (XXII)

giugno 1, 2012

Manuel Cohen
Salvatore Pagliuca

La terra e la lingua.
Tra orti e pietre la parola
di Salvatore Pagliuca.

“…ciascuno risale per strade
di pensieri più chiari e inquieti
come una nazionale tra oliveti
da sicignano a vietri”

     Con Lengh’ r’ terr’ (Lingua di terra), Salvatore Pagliuca, archeologo, infaticabile operatore culturale, studioso di arte contemporanea e di storia locale, basti qui ricordare la prova narrativa in cui storia e fiction danno luogo a un esito inatteso: Il 1799 a Muro ovvero su di un manoscritto perduto, ritrovato e nuovamente perduto (1999), consegna al lettore una ampia scelta del suo lavoro in versi edito in volume, o presente in antologie, si pensi ai componimenti apparsi nei volumi curati da Tito Spinelli (2000; 2011) e da Luciano Zannier (1998; 2005), o in edizioni d’arte: è il caso, ad esempio, dei versi che corredano il catalogo So quanti passi. Muro lucano dal 1981 al 1997 nelle fotografie di Antonio Pagnotta (1998); nonché una nuova sezione di Inedite. Le raccolte edite nell’ultimo ventennio sono: Cocktél (1993), Orto botanico (1997), Cor’ šcantàt’ (Stupido cuore spaventato, 2008) e Pret’ ianch’ (Pietre bianche, 2010). Quattro solchi d’aratro, o quattro scavi nell’archeologia della lingua e del paesaggio, che marcano la scrittura e la vita. (more…)

Repertorio delle voci (XXI)

maggio 5, 2012

Manuel Cohen
Giuseppe Rosato

Sabato 5 maggio alle ore 18, nel Teatro Fenaroli della sua città, Lanciano, verranno festeggiati gli ottant’anni di Giuseppe Rosato, il più importante poeta abruzzese vivente. L’autore è nato a Lanciano in provincia di Chieti nel 1932.
Ha pubblicato le raccolte di poesie: La cajola d’ore, Lanciano, Cooperativa Editoriale Tipografica (CET), 1956; Ecche lu fredde, Pescara, Riccitelli, 1986; Ugn’addó, Monterotondo, Grafica Campioli, 1991; L’ùtema lune, Faenza, Mobydick, 2002, pref. Franco Loi; E mó stém’accuscì, Torino, I libri del Quartino, 2003; La vergogna del mondo, San Cesario di Lecce, Pietro Manni Editore, 2003; La ‘ddòre de la neve, Novara, Interlinea Edizioni, 2006, pref. Giovanni Tesio; La distanza, Book editore, Bologna, 2010; La nève, Carabba, Lanciano, 2010; Vedere la neve, Carabba, Lanciano, 2011.
Ha diretto i periodici “Dimensioni” (con Ottaviano Giannangeli e Giammario Sgattoni) e “Questarte”.

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Il poeta errante dell’Irpinia

maggio 3, 2012

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Repertorio delle voci (XX)

marzo 24, 2012

Manuel Cohen

 

[Si ripropone un intervento, qui riveduto e corretto, precedentemente apparso, con il titolo Una monografia su Tonino Guerra: Luigi D’Amato, ‘Il paese che è dentro di me. La poesia di T. G.', Maggioli, Rimini, 2005, su «Il parlar franco», anno V, n. 5, novembre 2005, pp. 70-74.]

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