Archivi categoria: poesia dialettale

Cesare Ruffato. Cuorema di memoria

Cesare Ruffato Maria Lenti

Cesare Ruffato, Scribendi licentia

[AA.VV., Cesare Ruffato: la poesia in dialetto e in lingua, Atti del Seminario di Studi – Padova, 11 marzo 1999 -, a c. di B. Bartolomeo e S. Chemotti, Intr. di C. De Michelis, Biblioteca di «Studi Novecenteschi», n. 3, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2001]

Cesare Ruffato. Cuorema di memoria

     Pressoché assente nelle raccolte in lingua il tempo passato si innerva invece nel dialetto di Cesare Ruffato e lo connota, ma non trascina mai il ricordo né lo incurva nell’adorazione dello spazio perduto della totalità solare, vissuta, o sentita tale per rimozione, o solo supposta per pigrizia intellettuale e conformismo culturale(1), lì fermandolo come il massimo di inappartenenza al presente.
Appare – questo tempo passato – presenza certa nella consapevolezza, tuttavia, del suo essere perduto e nella domanda, nemmeno sotterranea, se e dove abbia depositato il valore dei legami, la valenza delle esperienze e delle loro epifanie, dei lasciti che marcano appunto l’essere vivi e l’agire, o il senso etico della modalità di essere e agire.

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Dario Pasero: Il qui e l’altrove della lingua

Dario Pasero

Manuel Cohen
Dario Pasero

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 7 (XXXIV)

Dario Pasero:
Il qui e l’altrove della lingua.
La scrittura della residenza
e dell’erranza.

Certificato da buone uscite in riviste specializzate e in antologie di settore, fondatore a sua volta di periodici: «La Slòira», «L’Escalina», con in attivo studi di letteratura piemontese e prose dialettali, Dario Pasero, che ha licenziato pochissimi titoli di poesia, è tra gli autori di versi più interessanti della scena contemporanea. Riportiamo le argomentazioni con cui Giovanni Tesio, studioso tra i massimi esperti di scritture neo-dialettali in circolazione, congedava la prefazione a An sla crësta dl’ombra (Ivrea 2002), di Pasero: «È poesia mentale che dà voce a profonde passioni interiori. Per chiudere questi piccoli appunti che nemmeno sfiorano la ricchezza di un linguaggio a sua volta forte e prezioso, esatto e spigoloso, arcaicizzante e vibrante, vorrei dire che An sla crësta dl’ombra mi ha fatto venire in mente – insieme con la lezione magistrale di Pacòt – molto dell’Olivero più munito e qualcosa del Burat più fatato. Ma qua e là anche alcuni irresistibili echi lessicali di Antonio Bodrero e forse qualche erratica invenzione di Bianca Dorato. Dico questo solo per sottolineare che una poesia di tanta densità avrebbe bisogno di ben altra attenzione intertestuale. Se è vero che l’universo dei poeti è un tessuto di reminiscenze, l’universo di un poeta come Pasero non fa che confermare un fatto: la tradizione classica e la tradizione piemontese stanno sulla cresta di un’ombra (di un’onda) che continua a provocar sorprese».

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La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Corde de tempo

Manuel Cohen
Anna Elisa De Gregorio

 

REPERTORIO DELLE VOCI
SECONDA SERIE,
N. 6 (XXXIII)

 

La lumaca che striscia sulle corde del tempo.
L’esordio in dialetto
di Anna Elisa De Gregorio

 

Un distico, sapienziale e sillogistico, tratto da La Rosa di Franco Scataglini, omaggia il poeta, uno tra i massimi lirici e neo-dialettali del Novecento, di cui ricorre quest’anno il ventennale dalla morte, ed è posto in exergo al terzo libro di versi, ed il primo in dialetto, di Anna Elisa De Gregorio: «Niente al tempo resiste: / invero, niente esiste.» Dopo due ottime raccolte in lingua, Le rondini di Manet (Polistampa 2010) e Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012), Corde de tempo, decimo volume di una interessante collana di poesia, Donne Arte Ricerca e Sperimentazione, curata da Marina Giovannelli, e dedicata alle vincitrici del Premio Biennale Elsa Buiese (assegnato, tra le altre, a Maria Grazia Lenisa nel 2001, a Loredana Magazzeni nel 2005, a Rossana Roberti nel 2007, ad Antonella Pizzo nel 2009, e a Nelvia Di Monte nel 2011) registra il particolare approdo al dialetto. Nata a Siena da genitori campani, nel 1959 l’autrice si trasferisce nella couche di Scataglini, Ancona, città in cui vive e opera. Continue reading La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Marco Scalabrino e la coralità del Novecento siciliano

Marco Scalabrino

Manuel Cohen
Marco Scalabrino

 

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.5 (XXXII)

 

Marco Scalabrino e la coralità
del Novecento siciliano

Esistono, per la gioia dei lettori comuni e per la felicità degli addetti ai lavori, alcune, invero rare, dotte figure di studiosi-minatori che indagano nello specifico di aree periferiche – rispetto alle grandi vie dell’editoria globalizzata – ma non per questo marginali. Si tratta di appassionati che intercettano scale di valori autoriali sotto la polvere del tempo o ben oltre quella cortina di silenzio, snobismo e carrierismo, dell’indifferenza o borsa-valori dell’establishment, e ci consegnano preziosissime rendicontazioni, rassegne, mappature capillari e millimetriche: vere e proprie opere-miniere. Sulla scia di grandi personalità di critici, basti pensare ai lavori di Dionisotti, di Spagnoletti, di Pasolini e Lucio Zinna, mosso da un entusiastico e motivato interesse storiografico, Marco Scalabrino, poeta in proprio (entrato in questi giorni nell’antologia neo-dialettale L’Italia a pezzi) e studioso di fatti siciliani, raccoglie in due volumi una parte di suoi interventi, saggi, monografie, precedentemente editati, corredando il tutto con riproduzioni anastatiche di copertine di libri e di riviste, nonché di repertori fotografici d’antan. Continue reading Marco Scalabrino e la coralità del Novecento siciliano

Il lievito Madre/Padre, o Doping, nella poesia di Angela Bonanno

Angela Bonanno

Manuel Cohen
Angela Bonanno

 

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 3 (XXX)

 

“A rose ca gallegge ndó becchiere
me guarde cu duje uocchje annammarute]
pe ddìreme ca pe edde só fenute
i tiembe de spascézze ndó giuardine”

“La rosa che galleggia nel bicchiere
mi guarda con due occhi amareggiati
per dirmi che per essa son finiti
i tempi di goduria nel giardino”.

(Assunta Finiguerra,
Tatemije, Mursia 2010)

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Il refrain libero e civile di Vincenzo Mastropirro

Vincenzo Mastropirro

Manuel Cohen
Vincenzo Mastropirro

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.2 (XXIX)

 

sempre e ovunque

Quanne u fiote s’accarne
ogne vibrazione devènde museche
da dà, camèine, scappe e po’ abbuaisce
patrune-e-suotte, du timbe e du sune.

[Quando il fiato s’accarna, / ogni vibrazione diventa musica / da lì, cammino, corro e poi volo / padrone e schiavo, del tempo e del suono.]

I quattro versi di Sempre e ovunque, testo ancillare con cui si apre la nuova raccolta di Vincenzo Mastropirro, Poésìa sparse e sparpagghiote. Poesia sparsa e sparpagliata, (prefazione di Nicola Pice, postfazione di Anna Maria Curci, CFR, Piateda -SO- 2013), valgono quale spia polisemica, e sono versi-emblema di un procedere erratico alle cui origini risiede un moto di libertà al contempo, stilistica, ritmico-prosodica, e di visione. E sono versi in cui da subito si manifesta quella particolare, connaturata predisposizione del dialetto a rendere con fresca musica la visione, ad appercepire dati immateriali e intuitivi nella fisicità perfetta e concreta delle cose: ‘il fiato che s’accarna’. Sono dunque versi-emblema di una possibilità di dire (panica e sensoriale, percepibile e ponderabile) liberamente, mettendo da parte, ma non per questo necessariamente ignorando, sovrastrutture di pensiero e strutturazioni retoriche.

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Addio Federico

Federico Tavan
(1949-2013)

tavanew 012

Al destìn de un om

Al podeva capitâte anç a ti
nasce t’un pegnatòn
tra zovàtz e zùfignes
de stries cencia prozes
e al dolour grant de ‘na mare.

Me soi cjatât a passâ
de chê bandes.

[Il destino di un uomo
Poteva capitare anche a te / di nascere in un pentolone / tra rospi e intrugli / di streghe senza processo / e il dolore grande di una madre. // Io mi sono trovato a passare / da quelle parti.]

Federico Tavan
Un articolo di Luigi Nacci
Un articolo di Doriana Goracci

Le crepe

laura turci meldola

Laura Turci

Il percorso di Laura Turci, se da un lato si inserisce all’interno dell’ampia tradizione dialettale romagnola, dall’altro si caratterizza per alcune particolarità che ne rendono la poesia decisamente personale e riconoscibile. Prima di tutto va rilevato come lo strumento espressivo sia il dialetto meldolese (Meldola è un piccolo comune nella provincia di Forlì-Cesena), che, come sottolinea Andrea Brigliadori, è di per sé quasi privo di una vera e propria tradizione poetica; altra caratteristica è poi il numero estremamente limitato di poesie che l’autrice ha pubblicato nel corso degli anni, per cui la sua scrittura assume quasi le sembianze di un’opera lenta di distillazione. Continue reading Le crepe

Per il presente, s’intende

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Giulia Corsino

Se in Italia si è giovani poeti fino a ben oltre i quarant’anni, quando si incontra una voce nuova e originale ben al di sotto di quella soglia è bene cercare di tenerla a mente e di darle rilevanza. E’ il caso di Giulia Corsino, autrice poco più che ventenne, siciliana di origine anche se oggi vive in Lombardia. Il suo esordio è estremamente precoce (il primo romanzo fu pubblicato quando la scrittrice aveva solo quindici anni), così come sostanziosa è la sua produzione in poesia, che si configura già ora come una raccolta pressoché compiuta. Da questo lavoro proponiamo i testi che seguono, dove si evidenziano le peculiarità della scrittura di Giulia Corsino: un utilizzo asciutto e consapevole della parola, una spiccata sensibilità verso il mondo degli affetti, la capacità di astrarre concetti profondi ma senza ricorrere alla sicurezza di una eccessiva razionalizzazione. Continue reading Per il presente, s’intende

Fabio Franzin, Fabrica e altre poesie

Fabio Franzin, Fabrica

Massimiliano Damaggio
Fabio Franzin

Fabio Franzin, Fabrica

Massimiliano Damaggio
Su Fabrica e altre poesie di Fabio Franzin.

Posso, senza armi, rivoltarmi?”(1) Lo scrive Drummond de Andrade. Io credo nella parola, poetica oppure non, credo fortemente che abbia ragione Ferreira Gullar quando dice:

Ora, io so molto bene che la poesia
non cambia (subito) il mondo
(2)

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Repertorio delle voci (XXIV)

Manuel Cohen

Appunti per nuove mappature della generazione entrante:
Cescon, Corsi, Ostan, Teodorani.

     Gli inediti che seguono appartengono a Roberto Cescon (Pordenone,1978), Marco Corsi (Terranuova Bracciolini -AR-, 1985), Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), Annalisa Teodorani (Rimini, 1978), tre dei quali hanno varcato la soglia dei trent’anni, ma per il fatto di essere nati alla fine di un decennio e prima del successivo, o a cavallo di due decenni, non sono stati inclusi nelle crestomazie generazionali, mentre il solo Marco Corsi può considerarsi ancora ventenne. Continue reading Repertorio delle voci (XXIV)

Il domatore di canzoni

Vincenzo Mastropirro

La lingua di Vincenzo Mastropirro

So viste accide le murte, questa ridondanza semantica rende bene il valore della poesia dialettale di Vincenzo Mastropirro. Sènza facce sìenze/ sènza sanghe/ sènza recurde/ sènza vausce/ sènza nudde// Nudde meninne mèi (senza faccia senza/ senza sangue/ senza ricordi/ senza voce/ senza niente// Niente bambino mio). Libera tanto dalla “globalizzazione dei linguaggi poetici”, quanto dalla “specializzazione” delle lingue nazionali, il linguaggio poetico si dispiega nel vuoto pneumatico della libertà. Continue reading Il domatore di canzoni

Repertorio delle voci (XXIII)

Manuel Cohen
Dina Basso

Dina Basso tra le primizie del deserto.

“Nun serva a nenti cummighiarisi,
tantu quannu scrivemu
semu sempri’ a nura”

(“Non serve a niente coprirsi,
tanto quando scriviamo
siamo sempre nudi”)

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Repertorio delle voci (XXII)

Manuel Cohen
Salvatore Pagliuca

La terra e la lingua.
Tra orti e pietre la parola
di Salvatore Pagliuca.

“…ciascuno risale per strade
di pensieri più chiari e inquieti
come una nazionale tra oliveti
da sicignano a vietri”

     Con Lengh’ r’ terr’ (Lingua di terra), Salvatore Pagliuca, archeologo, infaticabile operatore culturale, studioso di arte contemporanea e di storia locale, basti qui ricordare la prova narrativa in cui storia e fiction danno luogo a un esito inatteso: Il 1799 a Muro ovvero su di un manoscritto perduto, ritrovato e nuovamente perduto (1999), consegna al lettore una ampia scelta del suo lavoro in versi edito in volume, o presente in antologie, si pensi ai componimenti apparsi nei volumi curati da Tito Spinelli (2000; 2011) e da Luciano Zannier (1998; 2005), o in edizioni d’arte: è il caso, ad esempio, dei versi che corredano il catalogo So quanti passi. Muro lucano dal 1981 al 1997 nelle fotografie di Antonio Pagnotta (1998); nonché una nuova sezione di Inedite. Le raccolte edite nell’ultimo ventennio sono: Cocktél (1993), Orto botanico (1997), Cor’ šcantàt’ (Stupido cuore spaventato, 2008) e Pret’ ianch’ (Pietre bianche, 2010). Quattro solchi d’aratro, o quattro scavi nell’archeologia della lingua e del paesaggio, che marcano la scrittura e la vita. Continue reading Repertorio delle voci (XXII)

Repertorio delle voci (XXI)

Manuel Cohen
Giuseppe Rosato

Sabato 5 maggio alle ore 18, nel Teatro Fenaroli della sua città, Lanciano, verranno festeggiati gli ottant’anni di Giuseppe Rosato, il più importante poeta abruzzese vivente. L’autore è nato a Lanciano in provincia di Chieti nel 1932.
Ha pubblicato le raccolte di poesie: La cajola d’ore, Lanciano, Cooperativa Editoriale Tipografica (CET), 1956; Ecche lu fredde, Pescara, Riccitelli, 1986; Ugn’addó, Monterotondo, Grafica Campioli, 1991; L’ùtema lune, Faenza, Mobydick, 2002, pref. Franco Loi; E mó stém’accuscì, Torino, I libri del Quartino, 2003; La vergogna del mondo, San Cesario di Lecce, Pietro Manni Editore, 2003; La ‘ddòre de la neve, Novara, Interlinea Edizioni, 2006, pref. Giovanni Tesio; La distanza, Book editore, Bologna, 2010; La nève, Carabba, Lanciano, 2010; Vedere la neve, Carabba, Lanciano, 2011.
Ha diretto i periodici “Dimensioni” (con Ottaviano Giannangeli e Giammario Sgattoni) e “Questarte”.

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Repertorio delle voci (XX)

Manuel Cohen

 

[Si ripropone un intervento, qui riveduto e corretto, precedentemente apparso, con il titolo Una monografia su Tonino Guerra: Luigi D’Amato, ‘Il paese che è dentro di me. La poesia di T. G.’, Maggioli, Rimini, 2005, su «Il parlar franco», anno V, n. 5, novembre 2005, pp. 70-74.]

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