Archivi categoria: poesia dialettale

Repertorio delle voci (XI, 2)

Gianni Fucci

Gianni Fucci
di Manuel Cohen

Competente linguista e studioso della poesia romagnola, autore di un Dizionario dei poeti dialettali romagnoli del Novecento (2006), Gianni Fucci, decano della poesia neodialettale, nato in Francia nel 1928 da padre toscano e madre romagnola, vive dall’infanzia a Santarcangelo. Varcata la soglia dei cinquant’anni, come spesso è accaduto nel Novecento, a Scataglini, Loi, Baldassari, Pedretti e Baldini, Fucci arriva all’opera prima relativamente tardi con La mórta e e’ cazadour, La morte e il cacciatore (1981), sebbene tracce di suoi testi risalgano ai primi anni ‘settanta, gli anni della nuova grande messe dialettale. Continua a leggere Repertorio delle voci (XI, 2)

Repertorio delle voci (XI, 1)

Manuel Cohen

parchè la poeséa la pò arivé
– za préima dla paróla, – me pensìr
cumè lózzla ch’la vén a inluminé
l’energéa dla lèngua, – se santìr
dvè ch’u s rivela e’ mònd, – e’ su mudé
in ór, ór féin, e’ strimuléi lizìr
dl’amna che la vistéss la tu paróla
me fugh sòtta la zèndra dla tu róla…

perché la poesia può arrivare
– già prima della parola, – al pensiero
come favilla che viene a illuminare
l’energia della lingua, – sul sentiero
dove si rivela il mondo, – il suo mutare
in oro fino il fremito leggero
dell’anima che veste la parola
al nascosto fuoco della tua aròla…

Continua a leggere Repertorio delle voci (XI, 1)

Repertorio delle voci (IX)

Manuel Cohen
Annalisa Teodorani

“Le radici popolari e rurali, ràdghi, parola chiave dell’autrice, danno motivo della natura di questa poesia: sobria e raccolta, dove la discrezione più che l’allusività, ha la tonalità di una lancinante mitezza, quando ad esempio affronta l’amore, e dove la grazia è dolente, e il dolore è composto, affidato a immagini concrete, efficaci nella loro ispida nudità: un fas ad spóin (un fascio di spine), o dove anche la contentezza è a metà, cuntantèza a mità.”

Continua a leggere Repertorio delle voci (IX)

Repertorio delle voci (VIII)

Manuel Cohen
Tolmino Baldassari

Martedì 27 aprile è scomparso Tolmino Baldassari, grande vecchio della poesia italiana, straordinario e puro lirico neodialettale romagnolo, presenza discreta e luminosa, amico e uomo indimenticabile di affabile ospitalità. Lo ricordiamo, con affetto e con dolore, con questo intervento apparso su “Il parlar franco”, anno VI, n. 6, 2006, che lui considerava un ‘fiore all’occhiello’ – sue testuali parole – di una critica che era riuscita a penetrare nella quintessenza della sua poesia. (M.C.)

Continua a leggere Repertorio delle voci (VIII)

La casa viola

Marco Scalabrino

Una prima osservazione riguarda la concezione di una silloge in cui le poesie, pur creature a sé stanti, valide perciò singolarmente, compongono altresì un canovaccio, una storia con un fil rouge che è l’uomo, la vita, il bene e il male, i complessi rapporti che ne seguono, oserei dire, l’heideggeriano “ascolto dell’Essere”. Una seconda non può prescindere dall’impatto col linguaggio, che nulla regala e mai ha regalato al minuetto, privilegiando un ritmo secco, intenso, talvolta pausato fino alla stanchezza, tal’altra quasi tambureggiante, ma sempre mirato a penetrare nel cuore di ogni tema trattato. A questo proposito una osservazione speciale merita l’estrema pulizia della cifra poetica, il nitore del dettato; la “grazia del primo verso”, che davvero giunge quando vuole, poco o nulla sarebbe senza un’indispensabile e meticolosa techne. Continua a leggere La casa viola

Mòbii/Mobilità

Le voci della luna n. 44

Fabio Franzin

“Abbandonati”, così scrive Fabio Franzin in questi testi in cui racconta in versi, in un linguaggio che sembra andare oltre lo sconforto, un evento tragico come la perdita del lavoro senza forse la possibilità di trovarne un altro. Tutto è cambiato e per chi viene espulso dalle fabbriche, per chi fa l’operaio, le possibilità di ricominciare sono ancora meno in questi anni di precarietà e flessibilità. L’isolamento sociale e la paura del futuro ammorbidiscono gli animi degli operai e sembrano fare sì che si accantonino i vecchi rancori in una parvenza di solidarietà, che non è più solidarietà, è aggrapparsi gli uni agli altri perché più nulla rimane da fare. Impietosa la voce di Franzin nella sua amarezza, nel suo chiedere: “guardateci”. Come se un tempo durissimo finisse, ma solo per scavare più profondamente le ferite: come se non ci fosse più redenzione. – (Nadia Agustoni)

Continua a leggere Mòbii/Mobilità

Vocài dal caìvo – di Fabio Franzin

vite senza casco, senza paracadute / intànt che se casca drento ‘sto burón / scuro, fra boéte che sóea come fòjie / de un ‘utùno da luto: ‘e man come / forche butàdhe de nòt drento ‘l pozh.
vite senza casco, senza paracadute / mentre precipitiamo in questo burrone / buio, fra bollette che svolazzano come foglie / di un autunno da lutto: le mani come / forche gettate di notte dentro il pozzo.

Continua a leggere Vocài dal caìvo – di Fabio Franzin

Chi leggerà i silenzi? – di Ivan Crico

[IVAN CRICO]

Chi leggerà i silenzi?
Di lingue locali, contemporaneità e moralità.
Una lettera a Flavio Santi.

Continua a leggere Chi leggerà i silenzi? – di Ivan Crico

Repertorio delle voci (II) – di Manuel Cohen

[MANUEL COHEN]

baldassari_canutir_1

Ci sono poeti che nella maturità piena e consapevole hanno in dono la possibilità di dire tutto, e con acquisita naturalezza o semplicità dicono l’incanto e lo stupore (e, a proposito, in tempi ormai lontani fu Remo Pagnanelli a preconizzarne parlando di poetica della sospensione e della stupefazione) dicono di una non ingenua felicità che è nelle cose, che travalica le trafitture, una serenità del vivere che va oltre le ferite, che penetra persino il lettore disincantato ben più avvezzo a scritture senza riparo.

Continua a leggere Repertorio delle voci (II) – di Manuel Cohen

Erba e Aria – Testi inediti di Fabio Franzin

bardana‘A ‘é stadha quea ‘a vera scuòea: / là, fra bròsa, fossi e zhièse; levàr / su al scurét de bonóra, prima che //
i ‘o fesse cheàltri, che i ne ciavésse / ‘e zhoche bone; svejiàr mé fradhèi / pì pìcoi, vistìrse al fredho, dabàss, //
dó spòrte de nàilo ingrumàdhe tel / scasseón del kapauèi, e via. Soratùt /capìr che ièra da sfurigàr tii posti //
pì sconti, pì scomodi, se sé voéa / catàr ‘a baràdha che fa deventàr / ‘na zornàdha storia, e memoria //

 

Continua a leggere Erba e Aria – Testi inediti di Fabio Franzin

În angul, geumetrii, citâ di matt.. – di Franco LOI

loi15n06

Se scriv. Per chi? perchè? Se scriv per l’aria,/ che là nel vent se sperden i paroll,/ paroll di òmm in nott sensa speransa,/ vus mort che sensa dìss pàren scultàss,/ gràm gent che van nel mund sensa creansa,/ marüm che se desperd cun la pietâ.

Si scrive. per chi? perché? si scrive per l’aria,/ che là nel vento si sperdono le parole,/ parole d’uomini in notti senza speranza,/ voci morte che senza dirsi sembrano ascoltarsi,/ genti che vanno nel mondo senza creanza,/ marame che si disperde con la pietà.
Continua a leggere În angul, geumetrii, citâ di matt.. – di Franco LOI

De arzènt zù (D’argento scomparso) – di Ivan CRICO

de_arzent_zu_l

De arzènt zù lis fòiis dei aulìu
del fond de la not in tèlis ciàmbris
dola leuàrse e sauerse aimò uìa.

D’argento scomparso le foglie degli olivi / dal fondo della notte nelle camere / dove svegliarsi e sapersi già via.

 

 

Continua a leggere De arzènt zù (D’argento scomparso) – di Ivan CRICO

Tretìppe e martìdde – di Vincenzo Mastropirro

Vincenzo Mastropirro
Petàje sgravò ‘nu bèlle vetidde
ce fòsse stòte fìemene.

U petàje crìesce
cu ‘nu picche de latte scadìute
e au momènde giùste
u avèsse sacrefecòte
pe dàu a mangiò a tutte u munne
e fatte veve lu stèsse sanghe
a tutte l’umene de bona volondò.

Ma so ùomene
e nan’ pozz’ fò propre ‘nu cazze de nudde.

[tretìppe e martìdde]

Continua a leggere Tretìppe e martìdde – di Vincenzo Mastropirro

Palori aschi e maravigghi – Marco SCALABRINO

Marco Scalabrino
Antologia poetica

Papuzzana

Satarii
murritii
ti fissii
strulluchii a leta cera cu mia.
Bedda
ogni jornu chiù
leggia e sapurita
farfalla.

Chiù tardu …
quannu poi pigghi volu
e ti ni vai
ricordati di sta staciuni persa
di stu sularu di li maravigghi
di stu carduni allaccarutu e sulu
e torna
siddu poi
di tantu in tantu.

Continua a leggere Palori aschi e maravigghi – Marco SCALABRINO

Tra el lusch e’l brusch di Francesco PISCITELLO nella lettura di Adele DESIDERI

daemmerung-2001.jpg
(Alice Czech, Dämmerung, 2001)

Francesco Piscitello, Tra el lusch e’l brusch, Edizioni Nuove Scritture, Abbiategrasso (MI), 2007.

“Io son solo poeta di silenzi.//” (“mì son domà poètta de silenzi.//”, pag. 15), scrive Francesco Piscitello in questa sua nuova raccolta di poesie. E da poeta sa accostarsi al non detto con il giusto tatto. Nell’incavo della coscienza crepuscolare, tra il lusco e il brusco, mentre il giorno muore ed il suo sguardo visionario abbandona la razionalità per immergersi nel dormiveglia, egli transita nel crocevia creativo, magico, della rêverie. Allude, musica il senso, fa tacere la volgarità della parola quotidiana e permette alla metafora di volare alto.
Continua a leggere Tra el lusch e’l brusch di Francesco PISCITELLO nella lettura di Adele DESIDERI

Albino PIERRO tradotto da Madeleine SANTSCHI

Da: ‘A Terra d’u Ricorde
(La Terre du Souvenir)

*

S’i campène di Pask
su’ paróue di Crist
ch’è fatt nghiure ‘a morte,
mo sta parlèta frisca di paise
ièttete u banne e dìcite:

«Vinése a què,
v’agghie grapute i porte».

Continua a leggere Albino PIERRO tradotto da Madeleine SANTSCHI