Archivi categoria: poetiche

Pratica della poesia (I)

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Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo


Gianluca D’Andrea continua a dispiegare, accanto a una molto significativa attività poetica, una ricerca teorica, un’attività di studio, una riflessione di carattere critico, sociologico, politico e storico davvero degne di nota e meritevoli di essere seguite; a Postille (tempi, modi e luoghi del contatto), volume edito presso L’Arcolaio nel 2017, segue ora Forme del Tempo (Letture 2016-2018) pubblicato da Arcipelago Itaca; è un libro complesso, abitato da molteplici voci delle arti, della filosofia, della storia, un volume che fa piazza pulita (se ce ne fosse ancora bisogno) del puerile pregiudizio di una poesia “ispirata” ed “espressione dei sentimenti più autentici e sinceri  dell’autore”…  Continua a leggere Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo

Poeti di Sicilia

Emilio Isgrò, Sicilia, 1970.

“Mi fa molto piacere raccontare com’è nata quest’opera comune che La Dimora del Tempo sospeso propone adesso ai suoi lettori: nell’estate del 2018 Leonardo Barbera e Antonio Lanza mi hanno chiesto di curare una raccolta di testi poetici di autori accomunati dalla loro origine siciliana; ho preso tempo, ho cercato notizie e testi, poi ho “rilanciato” chiedendo ad Antonio e a Leonardo di contattare i poeti che si aveva desiderio di coinvolgere per chiedere a coloro che avessero voluto partecipare d’inviarmi ciascuno dieci suoi testi (tendenzialmente inediti, ma non esclusivamente). Così ha cominciato a prendere corpo questa pubblicazione, ma avverto che quanto ho finora raccontato è una piccolissima parte della storia (…)” – dalla nota in limine di Antonio Devicienti a Se i poeti s’incontrano (poeti d’origine siciliana di questi anni) d’imminente pubblicazione sulla Dimora del Tempo sospeso (La Biblioteca di RebStein LXXVI).

I Poeti sono: Andrea Accardi, Giovanni Asmundo, Leonardo Barbera, Luigi Carotenuto, Diego Conticello, Gianluca D’Andrea, Daniela D’Angelo, Noemi De Lisi, Gianluca Fùrnari, Vincenzo Galvagno, Maria Grazia Insinga, Antonio Lanza, Giuseppe Nibali, Marilena Renda, Pietro Russo.

Dispute ternarie e monodiche

Lucio Saffaro

Prima disputa ternaria

1,
Prima che il simulacro vivente si raccorci tra le vele del tempo, tentiamo di salire sugli spalti del caso, dove le mute perifrasi dell’essere si confondono con le ombre fastose dell’io.

2.
Il pegno richiesto dal caso ha intaccato tutte le ricchezze dell’anima, quasi fosse una frode esclamativa che non termina mani.

3.
E’ caduto l’alloro, appena pervenuto al centro degli indugi del pensiero, e la coscienza, in attesa, si perde tra le stasi sempreverdi del passato.

Tratto da:
Lucio Saffaro, Dispute ternarie e monodiche
A cura di Gisella Vismara
Prefazione e nota di Giuseppe O. Longo
Bologna, Luca Sossella Editore, 2019

Fondazione Lucio Saffaro

Memoria dell’oggi: Édouard Glissant (Poetica della Relazione)

Édouard Glissant (Sainte Marie, Martinica, 21 settembre 1928 – Parigi, 3 febbraio 2011).

“Poetica della Relazione rappresenta la summa teorica del pensiero di Édouard Glissant, poeta e saggista originario della Martinica, teorico della «antillanità», e senz’altro uno dei più attivi e prolifici intellettuali di lingua francese della seconda metà del secolo scorso. Continua a leggere Memoria dell’oggi: Édouard Glissant (Poetica della Relazione)

Quaderni delle Officine (LXXXVI)

Quaderni delle Officine
LXXXVI. Giugno 2019

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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“Nient’altro che l’esperienza d’un lettore”
Un attraversamento di Parmenides remastered
di Nanni Cagnone

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Parmenides remastered

Antonio Devicienti

“Nient’altro che l’esperienza
d’un lettore”

Un attraversamento di
Parmenides remastered
di Nanni Cagnone

Perché cercare di classificare un libro, volerlo etichettare? Forse per disinnescarne l’eventuale carica eversiva, per tentare di ricondurlo alla “normalità” di limiti riconosciuti e tranquillizzanti.
Ma per fortuna si danno a leggere libri come questo di Nanni Cagnone, Parmenides remastered (La Finestra Editrice, Lavis, MMXIX) e ci si abbandona, liberati e felici, a un attraversamento del testo, a una Wanderung traverso differenti paesaggi, a un’esplorazione sorprendente a ogni svolta di pagina, a ogni salto di paragrafo.
Qui c’è poesia, filologia, filosofia, scienza etimologica, saggistica, tensione intellettuale, qui c’è eleganza di scrittura, sapienza di vita, splendore di conoscenza, coraggio conoscitivo, piacere del pensare e dello scrivere. Continua a leggere Parmenides remastered

Domino e giochi a carte

Yves Bergeret

“Tremble la terre
tremble la strate blanche
tremble la strate noire
seul compte le tremblement
tandis qu’à reculons le volcan
retourne ricaner
même pas dans une radicelle
du cacaoyer togolais.”

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Niímptem. Un diario

Massimo Sannelli

“La metrica è il vestito dei pensieri. Mentre voi interpretate il contenuto – perché le idee vi ossessionano, e a scuola vi hanno insegnato a cercare e parafrasare il contenuto – io cerco di interpretare il contenuto della forma. Esempio: nell’Orestiade di Eschilo c’è un epiteto, quindici volte, e Pasolini non lo traduce mai – e nessuno se ne accorge. Io penso che questa assenza formale abbia un contenuto. E che lo abbia di per sé, contemporaneamente al contenuto mitico e religioso dell’Orestiade e della sua traduzione. Ma questa assenza formale non è il contenuto parafrasabile, amato dalla scuola. Si tratta di un contenuto diverso.
Se la metrica è il vestito dei pensieri, non basterà descrivere gli accenti. La descrizione non è analisi, ma una tautologia. Per forza.
Se la metrica è il vestito dei pensieri, il vero contenuto non è quello che appare, ma i pensieri. E i pensieri sono segreti: quasi sempre inconfessabili. Si può scoprire che in un segreto – l’evidente assente – c’è un mondo ostile a the best minds of my generation. Solo cinquantotto anni per notare l’evidente assente: che cosa volete che siano? Abbiamo perso troppo tempo a fare gli scolastici, di contenuto in contenuto. E invece si dovrebbero riaprire le ostilità. Occuparsi dei contenuti è come fare diplomazia. Va bene. Ma sull’evidente assente si gioca una questione molto piú seria: nel caso dell’Ambiguo, il mitografo, si tratta di cose da mitologi.”

(Tratto da qui)

Est elladico

Adelia Noferi

L’opera di Lucio Saffaro (triestino, vivente a Bologna, laureato in fisica pura) si svolge parallelamente, e con stretti rapporti di interrelazione, nell’area delle arti figurative (ricordiamo le metafìsiche geometrie delle tavole del Tractatus Logicus Prospecticus, quelle per il Polifilo del Colonna, le recenti mostre, del 77, a Bologna e a Milano), ed in quella delle arti del linguaggio, collocandosi in una singolare posizione nel panorama culturale contemporaneo: una posizione, cioè, insieme eccentrica e centrale, dal momento che il suo lavoro, mentre appare isolato e distaccato rispetto alle sperimentazioni ed alle prove delle più recenti avanguardie, risulta tuttavia motivato e strutturato dalle tensioni intellettuali che più profondamente percorrono e sommuovono, specie sul versante scientifico, la cultura novecentesca.
La singolarità della scrittura di Saffaro è anzitutto riconoscibile nel suo porsi all’intersezione del modello-progetto scientifico con il modello-progetto letterario: luogo critico per eccellenza, dal momento che lì si scontrano e si confrontano due sistemi di funzioni diverse (opposte?) all’interno delle strutture concettuali e operative del linguaggio, del simbolo e della forma.

(Continua a leggere qui)

Il sito della Fondazione Lucio Saffaro

Il colpo di coda

Enzo Campi

Per un (auto)ritratto di
Amelia Rosselli

La speculazione o, se preferite, la specularità produce l’erranza, cioè il movimento. Qualsiasi tipo di movimento è una presentazione. Se ciò che si presenta si riferisce direttamente al (non è altro che il) sé che genera la presentazione, allora si può parlare di un movimento insieme riflettente e riflessivo, che riflette cioè verso l’esterno un’interiorità pensante. Si tratta di un’erranza essenzialmente ellittica, perché supposta, cioè ideata, un po’ come se si volesse far coesistere sullo stesso piano l’ipotesi e l’ipostasi. L’ipotesi, necessariamente congetturale, di chi qui scrive e l’ipostasi dell’autrice trattata. Quest’ultimo termine deve essere inteso da un lato come la personificazione retorica, e dall’altro lato come la sostanza, posta al di sotto, che genera la manifestazione esteriore delle cose. Continua a leggere Il colpo di coda

Appunti prima del romanzo

Sebastiano Aglieco

storia del cammello che piange

un cammello madre rifiuta il suo piccolo. un violinista appende il violino alla gobba dell’animale. il vento fa vibrare le corde del violino. una madre canta una nenia. il violinista suona. il cucciolo viene condotto al ventre della madre, il cammello piange.
una riflessione sulla lingua delle madri. qui è una madre che parla a una madre nel linguaggio primordiale delle bestie: un suono, una vibrazione del vento nel deserto.
è una comunicazione ancestrale che ci dice qual è la vera funzione di ogni lingua: essere chiamati, per la prima volta, al seno di una madre che nutre e accoglie. il primo rito del venire al mondo, rotto il quale ogni psicanalisi è possibile.
se una madre non accoglie, si muore. se un padre non è capace di presentarci al mondo, si muore una seconda volta.
che cosa si suggeriscono queste madri che parlano attraverso un canto? forse nulla; forse, semplicemente, si mettono in relazione, si accordano sulla stessa nota prima della diaspora di babele, prima della lingua come lotta e inganno, come retorica.

Tratto da:
Appunti prima del romanzo
“La foce e la sorgente”, Quaderni, II

Quaderni delle Officine (LXXXII)

Quaderni delle Officine
LXXXII. Luglio 2018

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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I luoghi e le scritture (2016)
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Diari del transito

Alfonso Guida

L’innobile innocenza mattutina. Debolezza genitale. Parola che non sorge esatta. Il filtro è un tentato ponte. Lì devi convogliarti. Lì deve inoltrarsi la parola. Il viaggio della parola è duro, colmo di asce, di tossicità. Superati questi muri, la parola giungerà a riva, sulla bocca, nel pensiero o sul foglio, sbozzata, monca, relitto scheggiato di un fenomeno imprendibile, un cerchio che è intero solo nel suo darsi a priori, prima di ogni divisione. Il suicidio dei poeti non si realizzerebbe se la parola avesse lunga durata, toccasse il polo finale, ammainasse profonde bandiere bastanti a dire. Il poeta è un linguaggio. Porta sulle spalle ricche gerle e, a cavallo, sovrabbondanze. Permane l’essenza del limite. La parola non può essere detta fino in fondo perché il fenomeno/scaturigine è indicibile e denso per natura. Potremmo mai pretendere che la parola sia fedele al punto di sorgente? Insaziato meccanismo tragico del poeta: cercare il ciottolo che porti in sé il maggior peso del fiume. Ricerca di una fedeltà e riposo dentro la più fedele parola, la più prossima alla Mater Coelestis o alle baccanti dell’Asia Minore. Nel nostro corpo si lascia avvertire la sommossa, il sommovimento, il volo, l’incrinatura di faglie geologiche, la ferita che mostrerà il monologo, ciò che di un lungo papiro egiziano possiamo dire, fin dove si arena la parola. Servirebbero torme di parole, ma la parola giunge fin dove può e lì si sdogana il destino.

Tratto da:
Diari del transito
“La foce e la sorgente”, Quaderni, I

Quaderni di Traduzioni (XXXIX)

Quaderni di Traduzioni
XXXIX. Marzo 2018

Yves Bergeret

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Bégayer/Balbettare (2018)
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