Archivi categoria: poetiche

La Biblioteca di RebStein (LXXX)

La Biblioteca di RebStein
LXXX. Settembre 2020

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AA. VV.
(a cura di Marco Ercolani)

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Omaggio a Rubina Giorgi
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Un pensiero sorgivo

etretatlibraryyq7Marco Ercolani

Un pensiero sorgivo*

……«Ora è forse morta? No o sì, cosa importa, se da sempre si è già nella magia di morte, nel difetto di vita bramoso di una più che vita – che non consegue alcuna più che vita come risarcimento o ricompensa ma come una regale incomprensibile latenza… Come un frutto – uno di quelli che non si danno a conoscere per tali». Questa frase, contenuta in Una vita imperfetta, ci orienta verso la poetica filosofica di Rubina Giorgi. I libri di Rubina sono contenuti dentro questa «regale incomprensibile latenza», dove a contare non è più la realta definibile della vita o della morte, ma i ritmi di una parola sprofondata in modo sonnambolico nell’ascolto del pensiero. Continua a leggere Un pensiero sorgivo

La cripta e la fiamma

Marco Ercolani

La cripta e la fiamma

……1
……Proust afferma in Contre Sainte-Beuve: «I bei libri sono scritti come in una lingua straniera»1. Questa frase riassume bene l’idea di un viaggio interiore che si emancipa dalla ragione dominante. Il comune senso delle cose esige che esista una lingua originale e una lingua tradotta, ma la sensazione proustiana di una “lingua straniera”, aliena, conquista noi lettori, come se non appartenessimo mai totalmente a noi stessi ma sempre abitassimo al di qua o al di là dei nostri limiti, dentro una lama di luce obliqua che fa apparire il testo letto come uno strano meteorite, precipitato casualmente nella pagina, e che solo l’intuizione ci permette di gustare. L’intuizione, nel momento in cui è nostra, è anche lo strumento che ci guida fuori di noi. Continua a leggere La cripta e la fiamma

Filosofia del nome in Agamben

Luigi Sasso

Filosofia del nome in Agamben

……L’indagine sul linguaggio, sugli elementi che lo compongono, accompagna la storia del pensiero occidentale. Agamben ci ricorda, in Che cos’è la filosofia?, che il mondo antico non poteva riferirsi alla realtà delle cose in un modo che si pretendesse indipendente da come il mondo stesso «si rivelava nella lingua»1. E non a caso molti passaggi dell’opera di Platone, per ricondurci all’esempio più autorevole ‒ dal Cratilo al Sofista, dalla Settima lettera a un brano delle Leggi ‒ si soffermano sull’origine del linguaggio e in particolare dei nomi, sulla loro qualità (da alcuni ritenuta naturale, da altri convenzionale), sul rapporto tra nome e definizione, sulle possibilità che il linguaggio è in grado di offrire alla conoscenza. Continua a leggere Filosofia del nome in Agamben

Warburg e Agamben

Viana Conti

Il canto di Mnemosyne
per una Ninfa danzante.
Warburg e Agamben

……Ninfa. È il piede nudo, sollevato nel lieve incedere della fanciulla di un bassorilievo marmoreo trovato a Roma, quello che eccita il delirio erotico di Norbert Hanold, il giovane archeologo che ne chiede un calco al museo. Non cessando di contemplarlo, mentre la giovane avanza da tempi remoti, trattenendo, con grazia, le pieghe dell’ampio peplo bianco, Norbert le attribuisce il nome di Gradiva, «colei che risplende nel camminare». La figura di quell’archeologo nymphóleptos, posseduto dalla Ninfa, colto in un delirio feticistico, è protagonista del racconto di Wilhelm Jensen del 1903 intitolato Gradiva. Continua a leggere Warburg e Agamben

Anni di poesia

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Elio Grasso
Anni di poesia
Recensioni e interventi 1985-2019

Puntoacapo, 2020

…… Alcuni libri, più di altri, non si sottomettono a nessuna classificazione. Anni di poesia, di Elio Grasso, è uno di questi. Grasso espone, con seria, competente, divertita, spesso feroce nonchalance, il repertorio dei volumi di versi (non solo italiani), di cui ha scritto, fra il 1985 e il 2019, nonché alcuni interventi di critica poetica. La particolarità di questo libro, il suo quid specifico, è quella di essere del tutto immune da qualsiasi ideologia critica. L’autore raccoglie liberamente, in ordine cronologico, le sue note e i suoi interventi, e basta. Certo, tutto non è così semplice: “semplificare non è mai un buon segno”. Se c’è un autore posseduto dal demone della poesia, questo autore è Elio Grasso. Continua a leggere Anni di poesia

Ritratti incrociati. Leiris e Bacon

Giuseppe Zuccarino

Tra gli scrittori novecenteschi, Michel Leiris è senz’altro uno di quelli che hanno stabilito un più stretto rapporto con le arti visive. Ciò è accaduto tramite la frequentazione diretta di pittori e scultori (trasformatasi spesso in amicizia), ma anche mediante la stesura di pregevoli testi sugli artisti. Inoltre Leiris, essendo collezionista e imparentato con una famiglia di galleristi, ha potuto acquisire un gran numero di opere significative. Basti pensare che quando, nel 1983, egli decide di donarle quasi tutte ai musei nazionali, tale donazione, che comprende «90 quadri, 30 sculture, 85 disegni e collages (Bacon, Braque, Derain, Giacometti, Gris, Klee, Miró, Picasso, Vlaminck, ecc.) […], è la più importante collezione venuta ad arricchire il patrimonio moderno dei musei francesi». A ciò si può aggiungere che Leiris ha avuto il raro privilegio di essere ritratto da quattro fra i maggiori pittori del suo secolo: Picasso, Masson, Giacometti e Bacon. Continua a leggere Ritratti incrociati. Leiris e Bacon

Antonio Devicienti su “Hairesis”

Sul blog-rivista Il Primo Amore, Antonio Devicienti propone una lettura di Hairesis: un vero attraversamento del libro, del quale porta a galla echi e risonanze profonde grazie alla sua finezza di critico e a un’innata, naturale disposizione-vocazione all’ascolto dei testi.

Ringrazio sentitamente l’autore e la redazione tutta, a partire da Jonny Costantino che ha pubblicato l’articolo. Lo si legge qui.