Archivi categoria: poetiche

Quaderni delle Officine (CIV)

Quaderni delle Officine
CIV. Marzo 2021

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Antonio Devicienti

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Leggendo Stefan Hyner
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Leggendo Stefan Hyner

“È indubbio merito di Anna Ruchat e di Domenico Brancale la forte determinazione con la quale i due poeti e traduttori cercano di far conoscere anche in Italia l’opera e la figura di Stefan Hyner (nato a Mannheim nel 1954) di cui erano apparsi in italiano Sfrenata quiete (Porto dei Santi 2001) e Il ballo della scimmia (Scheiwiller 2004) – la passione e la cura di Ruchat e di Brancale permettono ora di leggere Hyner in due edizioni per diverse ragioni pregevolissime: Cuore vince. Poesie 2006-2015 / Herz ist Trumpf. Gedichte 2006-2015 (FT-Finis Terrae di Ibis Edizioni, Pavia-Como 2020) e I diari perduti di Romy Schneider / Das verlorene Tagebuch der Romy Schneider (Prova d’Artista / Galerie Bordas, Venezia 2021).” […]

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La ciotola di Jaccottet

[Per ricordare Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, 24 febbraio 2021) ripropongo lo splendido saggio di Antonio Devicienti (Una ciotola per attraversare il presente. Jaccottet e Morandi) già pubblicato su “RebStein” il 5 luglio 2019.]

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Contro le finzioni della realtà

Maturato nel clima della Neoavanguardia senza, tuttavia, esserne soverchiato, Giannino di Lieto (1930-2006) è un poeta che, dopo gli esordi contraddistinti dall’interrogazione epigrammatica o lapidaria (cfr. Poesie, 1969; Indecifrabile perché, 1970), a partire da Punto di inquieto arancione (1972) espone il suo pervicace intento di non conformarsi alla norma per fondare una comunicabilità “altra”: dove ogni cosa risulti destrutturata dal discorso usuale decadendo dalla propria convenzionalità e diventando parola pura, immagine intensiva o emblema energetico. Continua a leggere Contro le finzioni della realtà

La testa di Paul Verlaine

Jean-Michel Maulpoix

      La testa di Paul Verlaine

    Il primo gennaio alle tredici un piccione si è posato sulla testa calva di Paul Verlaine.
    Anche quest’anno non nevicherà. Arthur continua a camminare rasente i muri. Ha con sé uno zaino di cuoio.
    Marie ha due buchi rossi sul fianco destro. Dorme. Il mento contro il petto. Un bel sonno da immagine dipinta.
    Il sole entra dalla finestra. Le mie giornate sono caratterizzate dalla prosa. Il mondo mi porta notizie.
    Leggo nei giornali frasi senza testa né coda, storie di omicidi e di bombardamenti.
    Passo in rassegna le disgrazie degli altri come un erbario di piante morte e di lacrime essiccate. Continua a leggere La testa di Paul Verlaine

    La Biblioteca di RebStein (LXXX)

    La Biblioteca di RebStein
    LXXX. Settembre 2020

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    AA. VV.
    (a cura di Marco Ercolani)

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    Omaggio a Rubina Giorgi
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    Un pensiero sorgivo

    etretatlibraryyq7Marco Ercolani

    Un pensiero sorgivo*

    ……«Ora è forse morta? No o sì, cosa importa, se da sempre si è già nella magia di morte, nel difetto di vita bramoso di una più che vita – che non consegue alcuna più che vita come risarcimento o ricompensa ma come una regale incomprensibile latenza… Come un frutto – uno di quelli che non si danno a conoscere per tali». Questa frase, contenuta in Una vita imperfetta, ci orienta verso la poetica filosofica di Rubina Giorgi. I libri di Rubina sono contenuti dentro questa «regale incomprensibile latenza», dove a contare non è più la realta definibile della vita o della morte, ma i ritmi di una parola sprofondata in modo sonnambolico nell’ascolto del pensiero. Continua a leggere Un pensiero sorgivo

    La cripta e la fiamma

    Marco Ercolani

    La cripta e la fiamma

    ……1
    ……Proust afferma in Contre Sainte-Beuve: «I bei libri sono scritti come in una lingua straniera»1. Questa frase riassume bene l’idea di un viaggio interiore che si emancipa dalla ragione dominante. Il comune senso delle cose esige che esista una lingua originale e una lingua tradotta, ma la sensazione proustiana di una “lingua straniera”, aliena, conquista noi lettori, come se non appartenessimo mai totalmente a noi stessi ma sempre abitassimo al di qua o al di là dei nostri limiti, dentro una lama di luce obliqua che fa apparire il testo letto come uno strano meteorite, precipitato casualmente nella pagina, e che solo l’intuizione ci permette di gustare. L’intuizione, nel momento in cui è nostra, è anche lo strumento che ci guida fuori di noi. Continua a leggere La cripta e la fiamma

    Filosofia del nome in Agamben

    Luigi Sasso

    Filosofia del nome in Agamben

    ……L’indagine sul linguaggio, sugli elementi che lo compongono, accompagna la storia del pensiero occidentale. Agamben ci ricorda, in Che cos’è la filosofia?, che il mondo antico non poteva riferirsi alla realtà delle cose in un modo che si pretendesse indipendente da come il mondo stesso «si rivelava nella lingua»1. E non a caso molti passaggi dell’opera di Platone, per ricondurci all’esempio più autorevole ‒ dal Cratilo al Sofista, dalla Settima lettera a un brano delle Leggi ‒ si soffermano sull’origine del linguaggio e in particolare dei nomi, sulla loro qualità (da alcuni ritenuta naturale, da altri convenzionale), sul rapporto tra nome e definizione, sulle possibilità che il linguaggio è in grado di offrire alla conoscenza. Continua a leggere Filosofia del nome in Agamben

    Warburg e Agamben

    Viana Conti

    Il canto di Mnemosyne
    per una Ninfa danzante.
    Warburg e Agamben

    ……Ninfa. È il piede nudo, sollevato nel lieve incedere della fanciulla di un bassorilievo marmoreo trovato a Roma, quello che eccita il delirio erotico di Norbert Hanold, il giovane archeologo che ne chiede un calco al museo. Non cessando di contemplarlo, mentre la giovane avanza da tempi remoti, trattenendo, con grazia, le pieghe dell’ampio peplo bianco, Norbert le attribuisce il nome di Gradiva, «colei che risplende nel camminare». La figura di quell’archeologo nymphóleptos, posseduto dalla Ninfa, colto in un delirio feticistico, è protagonista del racconto di Wilhelm Jensen del 1903 intitolato Gradiva. Continua a leggere Warburg e Agamben