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Le fontane di Za’atari

Za’atari, in territorio giordano a pochi chilometri dal confine siriano, è attualmente una città di circa 80000 abitanti (la quarta della Giordania) – in realtà Za’atari è costituita da costruzioni provvisorie perché essa è uno dei più estesi campi-profughi del mondo sorto a partire dal 28 luglio 2012 per ospitare le persone in fuga dalla guerra civile siriana. Ma Za’atari s’impone come esempio di un modo possibile di ripensare la città stessa oltre che i campi per i rifugiati; secondo le stime dell’UNHCR un campo profughi ha una durata media di 17 anni, il che significa che la sua iniziale provvisorietà si trasforma in una sorta di stabilità nel tempo e a Za’atari ci sono infrastrutture all’avanguardia, dal fotovoltaico all’impianto di depurazione delle acque grigie, alla rete idrica in conformità con gli standard nazionali giordani, vi si sperimentano nuovi modelli di distribuzione degli aiuti che hanno permesso la crescita di un’economia interna molto vivace, animata da più di tremila attività commerciali. Le persone hanno trasformato le tende del periodo iniziale in costruzioni provvisorie sì, ma concepite secondo la tradizione del Vicino Oriente, per cui le stanze costruite con pannelli di legno o di metallo e i caravan sono stati disposti a formare moltissimi cortili al cui centro sono state costruite delle fontane: si tratta dei cortili privati in cui le persone si raccolgono per incontrarsi e stare insieme. Continua a leggere Le fontane di Za’atari

Il diritto di tradurre

Nei Paesi Bassi la Casa editrice Meulenhoff affida alla poetessa e scrittrice Marieke Lucas Rijneveld (che accetta entusiasta) la traduzione di The Hill We Climb di Amanda Gorman; alcune voci di dissenso, tra cui, particolarmente marcata, quella dell’attivista Janice Deul, contestano la scelta perché “il lavoro e la vita di Gorman sono profondamente segnati dalla sua esperienza e dalla sua identità di donna di colore”; affidare la traduzione dei suoi versi a Marieke Lucas Rijneveld (di pelle bianca) sarebbe “un’occasione sprecata” e, quindi, quella traduzione dovrebbe essere eseguita da una persona di colore. In conseguenza delle accese polemiche Rijneveld rinuncia alla traduzione.
In Francia il traduttore e poeta André Markowicz, in un intervento dell’11 marzo su Le Monde, sostiene che le argomentazioni addotte contro l’eventualità di una traduzione da parte di Rijneveld è «l’assoluto contrario della traduzione, che è, innanzitutto, condivisione ed empatia, accoglienza dell’altro, di quello che è diverso da sé: quello che chiamo “riconoscimento”. Continua a leggere Il diritto di tradurre

Contro i “like” compulsivi e automatici

Dal sito della Casa Editrice Laterza riporto la scheda dedicata al libro di Alberto Maria Banti La democrazia dei followers:

Dilagano le disuguaglianze, la nostra vita è sempre più precaria, l’ascensore sociale si è rotto. Eppure, invece di indignarci e lottare, passiamo il tempo a mettere like su Facebook e a seguire l’influencer più in voga. Come mai? Alberto Mario Banti, uno degli storici italiani più innovativi e originali, propone una provocatoria interpretazione del nostro tempo, capace di tenere insieme economia, cultura di massa, politica e psicologia sociale.

Le politiche neoliberiste degli ultimi decenni hanno arricchito una minoranza, approfondendo le disuguaglianze e riducendo la mobilità sociale. Eppure a questo stato di cose non corrisponde una reazione di massa, come se le persone fossero impoverite non solo materialmente e fossero incapaci di immaginare un altro scenario. E in effetti, sul piano politico nessuno mette veramente in discussione la logica del ‘libero mercato’, che viene considerata una legge di natura. La destra sovranista – con Salvini e Meloni – ha aggiornato la retorica nazionalista ottocentesca indicando negli immigrati e nell’Europa i nuovi capri espiatori. La sinistra ha passivamente seguito, illudendosi di poter dare una versione ‘progressista’ del patriottismo. Entrambe le parti politiche, in Italia come in tutto l’Occidente, si trovano perfettamente unite nell’accettare il ‘culto neoliberista’ della performance e della vita come competizione per il successo individuale. Questa narrazione ha trovato una potente linfa a suo sostegno in una cultura di massa – sapientemente alimentata dalle grandi corporation dell’intrattenimento – che ha eliminato ogni aspetto tragico della realtà, portando il pubblico a credere a una dimensione inverosimile e infantile in cui il bene trionfa sempre e il male viene punito. Una continua produzione di favole che incantano e alla fine inducono ad accettare passivamente ogni iniquità e ogni sfruttamento.

Per chi dice che la poesia…

… per chi dice che la poesia è scollata dal reale, un’illusione di anime belle (leggasi ingenue, se non stupide), per chi è sempre pronto a insegnarti come si vive, per chi nega che la poesia sia anche atto politico, per chi neanche immagina che la poesia possa essere portata sui muri dei nostri edifici e delle nostre vite:

parcours lustral aux nouveaux Thermes di Yves Bergeret

Pietre focaie / messe sulle soglie (su “Il sogno di Giuseppe” di Stefano Raimondi)

Con quest’opera, poemetto articolato in una prima e in una seconda parte e costituito da 39 brevi testi in versi, Stefano Raimondi si confronta in maniera diretta e coraggiosa con la parola poetica, il suo farsi e il suo darsi all’ascolto e alla lettura.
Parlo di coraggio perché occorre essere coraggiosi per assumersi il rischio di tematizzare la poesia stessa e il linguaggio della poesia, bisogna possedere un profondissimo senso etico per volere domandarsi come la poesia nasca e quale ruolo essa abbia per chi la compone e per chi la legge o ascolta.
Non appaia però a senso unico questo mio attraversamento del libro Il sogno di Giuseppe (Amos Edizioni, 2019) il quale, in verità, si sviluppa anche secondo altre linee tematiche che cercherò di mettere in evidenza.

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Per Maria Luisa Galli (in memoriam)

Maria Luisa Galli (suor Maria Simona Petra) si è spenta il 19 dicembre nel monastero di Orta San Giulio. I pochi giornali che hanno dato la notizia tracciando poi un profilo biografico lo hanno fatto, a mio avviso, indulgendo al sensazionalismo e fermandosi alla superficie. Me n’è rimasta una sgradevole sensazione di articoli rabberciati e privi di rispetto per la persona e per la sua storia.
“La suora di Pannella” è l’espressione ricorrente e, francamente, stupida, ottusamente rilanciata. Nell’osceno chiacchiericcio contemporaneo la storia di Maria Luisa Galli può apparire singolare e per il popolo di facebook, twitter e simili si confezionano (ovviamente!) articoletti di squallida approssimazione. Ecco: lo squallore sembra impadronirsi della storia delle persone che, invece, andrebbero raccontate e ascoltate e molto preoccupante è l’ovvia semplificazione in base alla quale occorrerebbe confezionare la notizia – “altrimenti nessuno legge”.

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Memoria dell’oggi: Jacques Derrida a Siracusa

 

Penso ad una democrazia a venire che faccia segno al di là del concetto classico di cittadinanza e dunque di Stato-nazione, e dunque di luogo. Forse anche al di là di ogni concetto tradizionale di cittadinanza, se almeno la cittadinanza restasse ancora legata ad uno Stato-nazione determinato, esso stesso radicato nella stabilità di un territorio e di un idioma. È un’esperienza inedita, inaudita dell’ospitalità, del diritto d’asilo e delle frontiere che si prepara così attraverso un’esperienza e un pensiero della tecnica” (Jacques Derrida, Tentazione di Siracusa, a cura di Caterina Resta, postfazioni di Elio Cappuccio e Roberto Fai, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, 2019, pag. 28)

 

Antonio Lanza: 5 testi da “Suite Etnapolis”

Antonio Lanza
Suite Etnapolis
Interlinea, 2019

 

Dalla seconda sezione “Lunedì

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Samuele:
Sabato sarà il mio ultimo giorno.
Potrei ripeterlo all’infinito
e non provare niente.

Cinzia:
Vuoi che non mi dia un piccolo
aumento? Da più di un anno qui,
per cinquecento euro al mese.

Alfredo:
Neanche sei nato e riesci già
a farmi sentire in colpa: che male c’è
se metto la testa fuori dall’acqua?

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I ragazzi grecanici di Calabria e del Salento per Mimmo Lucano

Tengo molto a condividere un video di sostegno al Sindaco di Riace Mimmo Lucano – protagonisti giovani consapevoli e determinati che hanno saputo coinvolgere diverse persone, il video dimostra che una polis condivisa e democratica è possibile, una polis governata da idee e dal dialogo.

Qui il link al video.