Archivi categoria: rené char

Char e Heidegger

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Giuseppe Zuccarino
Una strana amicizia. Char e Heidegger

     Dal 27 agosto al 4 settembre 1955 si tiene a Cerisy-la-Salle un convegno, organizzato da Jean Beaufret, dal titolo Qu’est-ce que la philosophie? Autour de Martin Heidegger, con la presenza del filosofo tedesco. Ricordiamo che Beaufret è all’epoca il principale diffusore del pensiero heideggeriano in Francia, nonché il destinatario della Lettera sull’«umanismo». Preparandosi al viaggio, Heidegger esprime un desiderio: «Sarei molto lieto di fare conoscenza con Georges Braque e René Char». C’è da chiedersi come egli sia entrato in contatto con l’opera del poeta francese. A fare da tramite è stato probabilmente Roger Munier, amico e traduttore del filosofo. Infatti due anni prima egli aveva indirizzato a Char una lettera in cui chiedeva: «Accetterebbe che io scriva di lei a Heidegger? Mi sembra che, se la conoscesse, riconoscerebbe in lei uno di quei “pensatori essenziali” le cui intuizioni raggiungono le proprie. Heidegger allea sempre “die Denkenden und die Dichtenden”, i “pensatori e i poeti”, in una medesima stima. Penso che sarebbe felice e onorato di ricevere i suoi libri».

(Leggi l’intero saggio su Philosophy Kitchen)

Before the flood, 3

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

René Char

[per n.c.]

      Lottatori

      Oscuro mi sembrò, e raffermo,
      nel cielo degli uomini
      il pane degli astri.
      Eppure nella stretta delle loro mani
      sentivo la forza di quelle stelle
      che ne esortano altre
      mentre migrano di là dal ponte
      ancora trasognate.
      Ne ho raccolto il sudore splendente
      e nel mio gesto la terra
      ha smesso di morire.

(Tra[s]duzione di Francesco Marotta)

(continua a leggere qui)

Septentrion

Marie-Sophie André, Septentrion

René Char

SEPTENTRION

– Je me suis promenée au bord de la Folie. –

Aux questions de mon coeur,
s’il ne les posait point,
ma compagne cédait,
tant est inventive l’absence.
Et ses yeux en décrue comme le Nil violet
semblaient compter sans fin leurs gages s’allongeant
dessous les pierres fraîches.

La Folie se coiffait de longs roseaux coupants.
Quelque part ce ruisseau vivait sa double vie.
L’or cruel de son nom soudain envahisseur
venait livrer bataille à la fortune adverse.

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Uno splendore breve o lungo. Char e Staël

Le soleil, 1952

Giuseppe Zuccarino

Uno splendore breve o lungo. Char e Staël

     L’amicizia fra un poeta come René Char e un pittore come Nicolas de Staël costituisce un fatto significativo per la cultura del secolo scorso, anzi rappresenta, come ha affermato André Chastel, «un culmine, un grande segnale, di cui ci sono pochi equivalenti nella storia vicina e lontana, e che riguarda qualcosa di essenziale per l’arte moderna»(1). Continua a leggere Uno splendore breve o lungo. Char e Staël

René Char, lettore di Arthur Rimbaud

Adriano Marchetti

Des différents écrits que René Char a consacrés à Rimbaud, nous avons retenu le texte connu sous le titre de Réponses interrogatives à une question de Martin Heidegger. Il est probable que l’attention et l’intérêt manifestés par Heidegger pour Rimbaud ont été suscités par la correspondance et les conversations entretenues avec René Char, qu’il avait rencontré pour la première fois à Paris, chez Jean Beaufret, durant l’été 1955. Cette rencontre fut le début d’une longue amitié, d’un dialogue profond entre un poète et un penseur. Il est certain que le philosophe allemand connaissait très bien l’introduction à Rimbaud écrite par Char en 1956, comme le montre un de ses textes, très bref mais très dense, datant de 1972 et intitulé Rimbaud vivant. […] Continua a leggere René Char, lettore di Arthur Rimbaud

La bestia di Lascaux

René Char
Maurice Blanchot

Ainsi m’apparaît
dans la frise
de Lascaux,
mère
fantastiquement
déguisée,
La Sagesse aux yeux
pleins de larmes.

“Le langage en qui parle l’origine, est essentiellement prophétique. Cela ne signifie pas qu’il dicte les événements futurs, cela veut dire qu’il ne prend pas appui sur quelque chose qui soit déjà, ni sur une vérité en cours, ni sur le seul langage déjà dit ou vérifié. Il annonce, parce qu’il commence. Il indique l’avenir, parce qu’il ne parle pas encore, langage du futur, en cela qu’il est lui-même comme un langage futur, qui toujours se devance, n’ayant son sens et sa légitimité qu’en avant de soi.”

Maurice Blanchot, La Bête de Lascaux

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Eterna insonnia

René Char

Marco Ercolani

I testi Su una notte senza ornamenti, Per un Prometeo sassifrago, Noi abbiamo, Nel cammino, Contravvenire, I merletti di Montmirail, sono tratti dalle sezioni La bibliothèque est en feu, Au-dessus du vent e Quitter di La parole en archipel (Paris, Gallimard, 1962), ora in René Char, Oeuvres Complètes, Bibl. de la Plèiade (ivi, 1983). A questi, da me tradotti e pubblicati in «Arca», 2, 1998 e che qui ripropongo con lievi modifiche, ho aggiunto una breve scelta di testi da Aromates chasseurs (Paris, Gallimard, 1975, ora in René Char, Oeuvres complètes, op.cit.) a cui ho attribuito un titolo mio, Casa mentale. (M.E.)

“Arrêtons-nous près des êtres
qui peuvent se couper de leurs resources,
bien qu’il n’existe pour eux que peu ou pas de repli.
L’attente leur creuse une insomnie vertigineuse.
La beauté leur pose un chapeau de fleurs.”

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Chirografie chariane

Giuseppe Zuccarino


Il poeta René Char attribuiva una particolare importanza all’impiego della scrittura a mano, specie quando si trattava di preparare copie dei propri testi da adibire al ruolo di oggetto-dono. L’esempio più noto è costituito dai ventotto «manoscritti miniati» da lui realizzati in collaborazione con artisti di prestigio (Picasso, Léger, Miró, Ernst, Brauner, Lam, Giacometti, per citarne solo alcuni). Continua a leggere Chirografie chariane

Luce della parola insorta – René CHAR

Piegati soltanto per amore.
Se muori, continuerai ad amare.

Nota critica di Giorgio Caproni (1962)

“Perché ho tradotto, o cercato di tradurre nonostante i rischi, René Char? Quale simpatia irresistibile mi ha spinto al tentativo – il più delle volte disperato, almeno per i miei mezzi – d’un’imitazione italiana? Dico imitazione perché mi rendo conto che una restituzione perfetta rimane sempre, quando si tratta di poesia traslata, una chimera, non fosse che per l’inevitabile usura che le parole, come le monete, subiscono attraverso il cambio.

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