Archivi categoria: resistenza

Un ricordo di Franco Loi

“Erano tutti abitanti del rione, tra Teodosio e Loreto. Uno con le mani protese davanti alla faccia, come a proteggersi e a gridare – una faccia paonazza, gli occhi come buchi viola, i capelli impiastricciati, incollati alla fronte bassa; un altro con gli occhi stravolti, bianchi, le labbra tumide, dure; e altri ancora con le dita lunghe come rami, e certi colli gialli tra camicie gualcite, magliette spiegazzate […]
I parenti non potevano onorare i loro morti. Nessun grido, nessun pianto. I fascisti erano lì, giovani e spavaldi. In quel fotogramma della loro vita e della loro storia, sprezzanti, quasi a non dover o non poter tradire la parte che una terribile legge gli aveva assegnato.”

(Leggi l’intero articolo di Giuseppe Natale su Poliscritture)

La strage delle fonderie

Giovanni Giovannetti
Malastoria
L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini
Milano, Effigie Edizioni, 2020

Modena, 9 gennaio 1950

[…] a Modena calano 1.500 tra poliziotti e carabinieri armati rispettivamente di mitra Mab e di moschetto, a presidiare quella piazza e quella fabbrica fianco a fianco a tredici autoblindo da combattimento T17 Staghound della compagnia autocarrata dei Carabinieri di Bologna. Dal terrazzo della fabbrica i Carabinieri cominciano a sparare sui lavoratori e chi li sostiene. Mirano ad altezza d’uomo anche dai blindati e il bilancio si fa pesante: sei morti, centinaia di feriti e trentaquattro arrestati. Muore l’ex partigiano Angelo Appiani, 30 anni, colpito al petto da un colpo di pistola sparato a bruciapelo da un carabiniere. Muoiono colpiti da raffiche di mitra lo spazzino disoccupato Arturo Chiappelli, 43 anni, e Arturo Malagoli, 21 anni; sono entrambi ex partigiani. Muore l’ex partigiano Roberto Rovatti, 36 anni, che ha il torto di portare al collo una sciarpa rossa e per questo motivo viene brutalizzato con il calcio dei fucili e poi gettato cadavere in un fossato. Muore il carrettiere Ennio Garagnani, 21 anni, colpito dal fuoco delle autoblindo. E muore l’operaio metallurgico Renzo Bersani, 21 anni, preso a fucilate nei pressi della fabbrica.

(Leggi l’intero articolo qui)

Contro i “like” compulsivi e automatici

Dal sito della Casa Editrice Laterza riporto la scheda dedicata al libro di Alberto Maria Banti La democrazia dei followers:

Dilagano le disuguaglianze, la nostra vita è sempre più precaria, l’ascensore sociale si è rotto. Eppure, invece di indignarci e lottare, passiamo il tempo a mettere like su Facebook e a seguire l’influencer più in voga. Come mai? Alberto Mario Banti, uno degli storici italiani più innovativi e originali, propone una provocatoria interpretazione del nostro tempo, capace di tenere insieme economia, cultura di massa, politica e psicologia sociale.

Le politiche neoliberiste degli ultimi decenni hanno arricchito una minoranza, approfondendo le disuguaglianze e riducendo la mobilità sociale. Eppure a questo stato di cose non corrisponde una reazione di massa, come se le persone fossero impoverite non solo materialmente e fossero incapaci di immaginare un altro scenario. E in effetti, sul piano politico nessuno mette veramente in discussione la logica del ‘libero mercato’, che viene considerata una legge di natura. La destra sovranista – con Salvini e Meloni – ha aggiornato la retorica nazionalista ottocentesca indicando negli immigrati e nell’Europa i nuovi capri espiatori. La sinistra ha passivamente seguito, illudendosi di poter dare una versione ‘progressista’ del patriottismo. Entrambe le parti politiche, in Italia come in tutto l’Occidente, si trovano perfettamente unite nell’accettare il ‘culto neoliberista’ della performance e della vita come competizione per il successo individuale. Questa narrazione ha trovato una potente linfa a suo sostegno in una cultura di massa – sapientemente alimentata dalle grandi corporation dell’intrattenimento – che ha eliminato ogni aspetto tragico della realtà, portando il pubblico a credere a una dimensione inverosimile e infantile in cui il bene trionfa sempre e il male viene punito. Una continua produzione di favole che incantano e alla fine inducono ad accettare passivamente ogni iniquità e ogni sfruttamento.

Risorgenza, resistenza, vigilanza

Imbastendo una salda correlazione tra un termine-concetto derivato da Aby Warburg – résurgence -, un termine-concetto derivato dalla storia e dalla Guerra di Liberazione – résistance – e un termine-concetto di derivazione filosofica – vigilance – Yves Bergeret racconta qui della vita intellettuale e politica di uno dei luoghi da lui più amati – Die e la Valle della Drôme – e della scoperta, durante i suoi frequenti vagabondaggi, di stampe, di libri, di edizioni rare che si celano nelle biblioteche private o presso bouquinistes e antiquari della regione e che il poeta si porta a casa, studia, espone al proprio sguardo nella luce bellissima della sua maison affinché poi quello sguardo divenga lo sguardo dei lettori.
E sempre, sempre c’è un legame fortissimo con l’impegno in favore del dialogo tra persone provenienti da terre e culture differenti e di un necessario engagement che fa della parola e della scrittura uno strumento chiamato a non sottrarsi al suo dovere di presenza non solo in sede estetica, ma anche storica e politica.
L’engagement di Bergeret possiede una profondità storica (si vedano in questo caso la sua attenzione per i disegni di Tiziano o Michelangelo o per le partiture beethoveniane) che porta opere apparentemente lontane a dialogare sia fisicamente che idealmente tra di loro, una valenza politica che ne fa un atto incessante di vigilanza antifascista e di testimonianza memoriale, di attività antirazzista e, in sede estetica, di opposizione a qualunque forma di narcisismo e di vago, piagnucoloso o sentimentalistico spiritualismo.
Lo stesso atto fisico di Yves, quell’instancabile suo muoversi da borgo a borgo del Diois, quel suo cercare le persone per parlare con loro, quel suo vedere ciò che molti non vedrebbero (nel caso presente un libro, un catalogo, un disegno), quel suo parlarne e scriverne, lo stesso atto di prendere un’immagine e appenderla a un muro della casa (ma la casa di Yves è anche la concretizzazione visibile della sua mente, del suo pensiero, del suo sentire) sono sempre poesia in atto, una forma di entusiasmo e di slancio che sono la poesia mentre vive.

25 aprile: la poesia sta nella strada

Maria Helena Vieira da Silva: 25 aprile.

 

Esta é a madrugada que eu esperava
O dia inicial inteiro e limpo
Onde emergimos da noite e do silêncio
E livres habitamos a substância do tempo

Sophia de Mello Breyner Andresen

 

QUANDO

Quando dalla vergogna e dall’orgoglio
:::::Avremo lavate queste nostre parole.

Quando ci fiorirà nella luce del sole
:::::Quel passo che in sonno si sogna

Franco Fortini

 

Che non si tolga, che non si neghi al 25 aprile il suo significato, suggellato dalla storia e dalla memoria, atto politico sempre rinnovato in chi si riconosce in esso: la liberazione dal fascismo. E in Europa sono due i popoli che celebrano, anno dopo anno, un 25 aprile sempre di lotta, sempre di rinnovata, testarda speranza (la D. del T. s.)

Memoria dell’oggi: Mercedes Sosa

mercedessosaMercedes Sosa (San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935 – Buenos Aires, 4 ottobre 2009)

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido y el abecedario
Con él las palabras que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

 

Tragiche marionette

Mentre l’orrido e il bibitaro, tragiche marionette ducesche da avanspettacolo, dichiarano guerra alla Francia per una manciata di voti alle prossime elezioni europee, noi dichiariamo guerra a loro: le nostre parole di uomini liberi contro la putrida marea fascista nella quale sguazzano e della quale si nutrono.

“Francia è una lingua cosmopolita, una speranza, una strada lungo la quale incamminarsi
quando questa barbarie fascista e razzista monta.
Francia è rimanere in Italia e avere un’idea dell’Italia
da realizzare, per la quale scrivere – e combattere.”

(da qui)