Archivi categoria: resistenza

Apartheid di Rosarno: Dov’è la collera di Dio?

Domenico Ciardulli

D’ora in avanti anche la Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi dovrà valutare bene l’opportunità di inviare vescovi, prelati o diaconi di colore nelle parrocchie dei paesi della piana di Gioia Tauro. Attenzione, dunque, all’abbronzatura nel caso si dovesse fare sosta o soggiornare nella rinnovata e ripulita cittadina di Rosarno. Probabilmente è solo una minoranza di rosarnesi che si è dedicata alla caccia armata contro i braccianti africani, ma già si riesce ad immaginare quale sarà il programma elettorale di qualche candidato a sindaco di Rosarno. Magari viaggi di studio verso Città del Capo per importare nuovi modelli culturali. Come dire, per una volta il Sudafrica diviene punto di riferimento culturale dell’Italia che è la settima potenza mondiale. Ma quale è stato a Rosarno il ruolo delle autorità civili e religiose locali in questi vent’anni in cui i migranti africani hanno pagato il pizzo ad autisti di furgoni e ai caporali per poter raccogliere mandarini, olive e pomodori per pochi euro al giorno? Quanti parrocchiani che la domenica frequentano la messa hanno dato in affitto a 50 o 100 euro un materassino nei fabbricati rustici e inabitabili dei loro terreni agricoli? E quale percentuale incassano i grandi e piccoli proprietari calabresi per far alloggiare i numerosi ambulanti del Senegal che quotidianamente percorrono con le loro mercanzie artigianali decine di chilometri a piedi sulle spiagge delle coste ioniche e tirreniche?

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Verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni

COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA
PER FRANCESCO MASTROGIOVANNI

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Sul sito del Comitato tutte le notizie e gli aggiornamenti del caso Mastrogiovanni, con numerosi links alla legislazione in materia di salute e libertà personali e ai principi fondamentali della Costituzione, palesemente violati e calpestati, in questa come in tante altre vicende analoghe.

Qui, nel colonnino dei commenti, prosegue la raccolta di materiali e testimonianze su questo e altri crimini di stato, non ultimo, purtroppo, l’omicidio di Stefano Cucchi.

Tenere desta l’attenzione sulla violenta e repressiva
espropriazione quotidiana di diritti e libertà è un dovere.

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Francesco Mastrogiovanni, anarchico…

SE NON C’E’ LA FINESTRA DI UNA QUESTURA A DISPOSIZIONE, PER UCCIDERE UN UOMO LIBERO VA BENE ANCHE IL LETTO DI CONTENZIONE DI UN OSPEDALE PSICHIATRICO…

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Si chiamava Francesco Mastrogiovanni, anarchico, è stato assassinato il 4 agosto 2009 in una delle sezioni più violente e criminali delle istituzioni totali di controllo: in un ospedale psichiatrico.

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Leggi liberticide, controllo, censura

Non la ritengo, sinceramente, una forma di protesta particolarmente incisiva. Penso, invece, che vadano escogitate altre modalità di lotta e di resistenza contro il dilagare di leggi liberticide che, in ogni campo, tendono a restringere gli spazi di movimento e di libertà in funzione di logiche di controllo e di asservimento. Staccata da una più generale strategia di rifiuto e di contrapposizione alle politiche di regime imperanti, anche la migliore iniziativa finisce per lasciare il tempo che trova. C’è bisogno di ben altro. Comunque, auguri… (fm)

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Il pezzullo di db (XVII) – DE GOAL

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DE GOAL

                                                           Torino, 1 Gennaio 2000

All’alba del terzo millennio l’Italia, una nazione la cui identità culturale e civile risale all’inizio del primo millennio cristiano – come testimonia la decisione di Augusto di rinominare il Praefectus Urbis in Praefectus Italiae – dopo aver riconquistato da poco più di un secolo l’unità e l’indipendenza, corre oggi il rischio gravissimo di perdere la coscienza di questa sua identità. Continua a leggere Il pezzullo di db (XVII) – DE GOAL

Attilio Vecchiatto su Zibaldoni e altre meraviglie

[ZIBALDONI]

Da domani 3 giugno prende il via su “Zibaldoni e altre meraviglie” la pubblicazione di un progetto in memoria dell’attore Attilio Vecchiatto.

Insieme a una testimonianza diretta di Enrico De Vivo e a scritti inediti di Gianni Celati, saranno riproposti, in varie puntate, i “Sonetti del Badalucco”, nella versione a cui l’autore ha lavorato fino alla sua morte.

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Giulio Cavalli, il giullare con la scorta – di Gianni Biondillo

foto-do-ut-desC’è un giullare dalle parti di Lodi che si chiama Giulio Cavalli. Fa una cosa che non dovrebbe fare: teatro civile. Parla di Resistenza, di G8, parla del disastro aereo di Linate e da un po’ di tempo, soprattutto, parla di mafia e di mafie. Fa nomi e cognomi. A Teatro. Li fa a Milano, li fa a Gela.
Errore! I nomi non si fanno, non è elegante. Qualcuno poi si arrabbia e te la vuole far pagare. Così è: Giulio Cavalli ha subito minaccie mafiose e vive sotto un programma di protezione dallo scorso anno. Solo che lui è cocciuto e continua a fare i nomi e i cognomi. Ci dice cose che non vogliamo sentire: tipo che la ‘Ndragheta non è mica roba di montanari calabresi. È roba di gente che fa affari a Milano. Insieme ai casalesi e a tutta la solita cricca.
È che i politici milanesi non amano sentir parlare di mafia a Milano quando hai un Expo da organizzare. Ma Giulio insiste, giullare cocciuto.

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Il sito di Giulio Cavalli (Contiene anche il link al suo blog).
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Il pezzullo di db (XIV) – PRETI

Se a fine ’56 in Ungheria si mossero i carri sovietici, a fine ’57 in Italia li imitarono i carristi ideologici; solo che lì il bersaglio era lato e vago, qui puntiforme e rispondente al nome di Giulio Preti. Ovviamente era un nemico interno, e perciò benissimo localizzato: iscritto al Pci verso la fine della guerra, ne era uscito infatti nel ’46 per due bocconi che non riuscì a ingoiare: l’amnistia ai fascisti e il concordato ai preti (nomen ≠ omen)…

Finché, undici anni dopo, esce per Einaudi Praxis ed empirismo, una miscela di giovane Marx e nuova logica viennese che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, esplodere sul campo imprescindibile della democrazia. Continua a leggere Il pezzullo di db (XIV) – PRETI

Siamo tutti in pericolo – di Giuseppe Catozzella

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Un uomo giace sdraiato a terra accanto allo spigolo del marciapiede. Ha la testa coperta da un telo bianco chiazzato al centro di rosso rappreso. Sparato in faccia, come i codardi camorristi usano fare, colpendo da due passi chi neppure può difendersi. È una grande fotografia, quella che sta sul ledwall semovibile e luminoso, nello studio TV3 di corso Sempione stracolmo di ragazzi. Roberto Saviano sta un po’ scostato sulla destra e indica quell’istantanea, mentre Fabio Fazio gli passa addosso un fugace sguardo di terrore. Poi indica i bambini, i tanti bambini che nell’immagine assistono al lavoro della polizia mortuaria e grida, quasi sorprendendo anche se stesso: “Che tipo di Paese è quello che permette tutto questo?”.
Che tipo di Paese è, il nostro?

Seduto sullo strapuntino poco imbottito sotto i caldissimi riflettori dello studio televisivo mi vengono in mente chissà perché i discorsi che faceva Pier Paolo Pasolini prima di essere ritrovato ammazzato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia.

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