Archivio per la categoria ‘roland barthes’

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

novembre 15, 2011

Luigi Sasso

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama
R.B.

I due volti del nome

Il nome è la nostra etichetta sociale. E’ la parola che ci definisce e ci accompagna in ogni incontro quotidiano, il suono, la forma grafica della nostra presenza e della nostra assenza. E’ il dato intorno al quale confluiscono e si annodano i nostri altri segni personali, e particolari. (more…)

Tre lettere a Picasso

luglio 28, 2010

Antonin Artaud

Roland Barthes

 

[N. d. T.] Le lettere di Artaud, conservate negli archivi del Musée Picasso di Parigi, sono apparse in «Europe», n. 873-874, 2002, pp. 39-43; le ultime due sono state poi riprese in A. Artaud, Œuvres, Paris, Gallimard, 2004, pp. 1143-1145. Le singolarità grafiche (ad esempio gli «a capo» nel corso della frase o la punteggiatura lacunosa) sono ovviamente presenti nel testo originale. La traduzione qui proposta è apparsa in «Arca», n. 10, 2004, pp. 117-120. Il saggio di Barthes, Artaud: écriture/figure, datato 21 giugno 1971, doveva servire da prefazione ad un libro su Artaud di Bernard Lamarche-Vadel, che poi quest’ultimo ha rinunciato a pubblicare; il testo è apparso in «Luna Park», n. 7, 1981 e ora si legge in R. Barthes, Œuvres complètes, III, Paris, Éditions du Seuil, 2002, pp. 877-879. [Giuseppe Zuccarino]

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Lezioni di scrittura

aprile 11, 2010

Giuseppe Zuccarino

Lezioni di scrittura

1. Per quanto abbia assunto, attraverso gli anni, forme assai diverse, l’interesse per il tema della scrittura può dirsi una costante del lavoro di Roland Barthes. È appena il caso di ricordare che già il suo primo libro, Le degré zéro de l’écriture (edito nel 1953 ma iniziato nel 1947), verteva proprio sulla proposta di un nuovo e originale concetto di scrittura.
Nel volume, Barthes distingueva, all’interno del linguaggio letterario, tre diversi piani: la lingua, intesa come «un corpus di prescrizioni e di abitudini comuni a tutti gli scrittori di un’epoca»; lo stile, per cui «delle immagini, un eloquio, un lessico nascono dal corpo e dal passato dello scrittore e diventano a poco a poco gli automatismi stessi della sua arte»; ed infine la scrittura, che «è il rapporto tra la creazione poetica e la società, è il linguaggio letterario trasformato dalla sua destinazione sociale, è la forma colta nella sua intenzione umana»(1). Lingua e stile non sono scelti dallo scrittore, ma gli vengono imposti dalla sua collocazione storica e dal suo modo di essere: dunque il momento della scelta e dell’assunzione di responsabilità (anche in senso morale e politico) è costituito proprio dalla scrittura. (more…)

Alla ricerca del romanzo – di Giuseppe Zuccarino

settembre 12, 2009

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Roland Barthes. Alla ricerca del romanzo.

Incontro con Italo CalvinoNel 1979, Roland Barthes pubblica su «Tel Quel» un testo dal titolo Délibération. In esso, esordisce dichiarando il proprio imbarazzo nei riguardi della pratica di tenere un diario. Spiega di avere iniziato a più riprese a redigerne uno, ma di essersi ogni volta bloccato abbastanza presto, a causa dei dubbi sul valore delle proprie annotazioni. Quella diaristica, a suo giudizio, è una forma di scrittura insidiosa, che risulta gradevole per la facilità, ma stenta a resistere alla rilettura: «L’impressione è cattiva: non regge, come un alimento fragile che va a male, si corrompe, diventa inappetibile da un giorno all’altro; percepisco con scoraggiamento l’artificio della “sincerità”, la mediocrità artistica dello “spontaneo”»(1). (more…)


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