Archivi categoria: saggistica

Massimo Rizzante: il geografo e il viaggiatore

In occasione dell’uscita di un nuovo libro di Massimo Rizzante mi fa piacere riproporre qui un mio intervento già apparso il 21 novembre 2017 su Zibaldoni e altre meraviglie in forma solo leggermente diversa.

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La Biblioteca di RebStein (LXXX)

La Biblioteca di RebStein
LXXX. Settembre 2020

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AA. VV.
(a cura di Marco Ercolani)

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Omaggio a Rubina Giorgi
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Un pensiero sorgivo

etretatlibraryyq7Marco Ercolani

Un pensiero sorgivo*

……«Ora è forse morta? No o sì, cosa importa, se da sempre si è già nella magia di morte, nel difetto di vita bramoso di una più che vita – che non consegue alcuna più che vita come risarcimento o ricompensa ma come una regale incomprensibile latenza… Come un frutto – uno di quelli che non si danno a conoscere per tali». Questa frase, contenuta in Una vita imperfetta, ci orienta verso la poetica filosofica di Rubina Giorgi. I libri di Rubina sono contenuti dentro questa «regale incomprensibile latenza», dove a contare non è più la realta definibile della vita o della morte, ma i ritmi di una parola sprofondata in modo sonnambolico nell’ascolto del pensiero. Continua a leggere Un pensiero sorgivo

L’arte, frammento

Jean-Luc Nancy

Il saggio L’art, fragment è apparso dapprima, in traduzione italiana e inglese, nel catalogo della mostra Frammenti Interfacce Intervalli. Paradigmi della frammentazione nell’arte svizzera, a cura di Viana Conti, Genova, Costa & Nolan, 1992, poi in francese, e con varie modifiche, nel volume di Jean-Luc Nancy Le Sens du monde, Paris, Galilée, 1993 (tr. it. Il senso del mondo, Milano, Lanfranchi, 1997). La versione italiana del 1992, che qui si ripropone, era stata condotta a partire dal dattiloscritto, con correzioni autografe, del filosofo. [N. d. T.]

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La cripta e la fiamma

Marco Ercolani

La cripta e la fiamma

……1
……Proust afferma in Contre Sainte-Beuve: «I bei libri sono scritti come in una lingua straniera»1. Questa frase riassume bene l’idea di un viaggio interiore che si emancipa dalla ragione dominante. Il comune senso delle cose esige che esista una lingua originale e una lingua tradotta, ma la sensazione proustiana di una “lingua straniera”, aliena, conquista noi lettori, come se non appartenessimo mai totalmente a noi stessi ma sempre abitassimo al di qua o al di là dei nostri limiti, dentro una lama di luce obliqua che fa apparire il testo letto come uno strano meteorite, precipitato casualmente nella pagina, e che solo l’intuizione ci permette di gustare. L’intuizione, nel momento in cui è nostra, è anche lo strumento che ci guida fuori di noi. Continua a leggere La cripta e la fiamma

Filosofia del nome in Agamben

Luigi Sasso

Filosofia del nome in Agamben

……L’indagine sul linguaggio, sugli elementi che lo compongono, accompagna la storia del pensiero occidentale. Agamben ci ricorda, in Che cos’è la filosofia?, che il mondo antico non poteva riferirsi alla realtà delle cose in un modo che si pretendesse indipendente da come il mondo stesso «si rivelava nella lingua»1. E non a caso molti passaggi dell’opera di Platone, per ricondurci all’esempio più autorevole ‒ dal Cratilo al Sofista, dalla Settima lettera a un brano delle Leggi ‒ si soffermano sull’origine del linguaggio e in particolare dei nomi, sulla loro qualità (da alcuni ritenuta naturale, da altri convenzionale), sul rapporto tra nome e definizione, sulle possibilità che il linguaggio è in grado di offrire alla conoscenza. Continua a leggere Filosofia del nome in Agamben

Warburg e Agamben

Viana Conti

Il canto di Mnemosyne
per una Ninfa danzante.
Warburg e Agamben

……Ninfa. È il piede nudo, sollevato nel lieve incedere della fanciulla di un bassorilievo marmoreo trovato a Roma, quello che eccita il delirio erotico di Norbert Hanold, il giovane archeologo che ne chiede un calco al museo. Non cessando di contemplarlo, mentre la giovane avanza da tempi remoti, trattenendo, con grazia, le pieghe dell’ampio peplo bianco, Norbert le attribuisce il nome di Gradiva, «colei che risplende nel camminare». La figura di quell’archeologo nymphóleptos, posseduto dalla Ninfa, colto in un delirio feticistico, è protagonista del racconto di Wilhelm Jensen del 1903 intitolato Gradiva. Continua a leggere Warburg e Agamben

Quaderni delle Officine (XCIX)

Quaderni delle Officine
XCIX. Settembre 2020

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AA. VV.
(A cura di Giuseppe Zuccarino)

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Spazi di pensiero.
Un seminario su Giorgio Agamben

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Agamben e la Musa della filosofia

Tra il mese di settembre 2019 e il mese di febbraio 2020 si è tenuto a Genova, presso il Centro Former, un seminario sull’opera di Giorgio Agamben. Ai vari incontri hanno partecipato: Viana Conti, Dario De Bello, Gianfranco Di Pasquale, Marco Ercolani, Giuliano Galletta, Tommaso Gazzolo, Rossella Landrini, Luigi Sasso, Enrico Sciaccaluga, Giuseppe Zuccarino.
I materiali realizzati in quell’ambito saranno pubblicati in “Quaderni delle Officine”, Vol. XCIX, Settembre 2020.
Come anticipazione presentiamo il saggio “Agamben e la Musa della Filosofia” di Giuseppe Zuccarino.

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Anni di poesia

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Elio Grasso
Anni di poesia
Recensioni e interventi 1985-2019

Puntoacapo, 2020

…… Alcuni libri, più di altri, non si sottomettono a nessuna classificazione. Anni di poesia, di Elio Grasso, è uno di questi. Grasso espone, con seria, competente, divertita, spesso feroce nonchalance, il repertorio dei volumi di versi (non solo italiani), di cui ha scritto, fra il 1985 e il 2019, nonché alcuni interventi di critica poetica. La particolarità di questo libro, il suo quid specifico, è quella di essere del tutto immune da qualsiasi ideologia critica. L’autore raccoglie liberamente, in ordine cronologico, le sue note e i suoi interventi, e basta. Certo, tutto non è così semplice: “semplificare non è mai un buon segno”. Se c’è un autore posseduto dal demone della poesia, questo autore è Elio Grasso. Continua a leggere Anni di poesia

Fratelli migranti

Patrick Chamoiseau

«I poeti dichiarano che il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, l’indifferenza nei confronti dell’Altro che viene che passa che soffre e che chiama, sono indecenze che nella storia degli uomini non hanno fatto che aprire la strada agli stermini, e che dunque non accogliere, anche se per valide ragioni, colui che viene che passa che soffre e che chiama è un atto criminale.»

Patrick Chamoiseau
Fratelli migranti – Contro la barbarie
Traduzione di Maurizia Balmelli e Silvia Mercurio
Torino, add Editore, 2018

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I calcionauti di Lutz Seiler

Antonio Devicienti

Tra le pagine più riuscite del già notevole libro di Lutz Seiler im felderlatein (nel latino dei campi, Berlino, Suhrkamp, 2010) ci sono le tre del poemetto die fussinauten (i calcionauti). Se è vero che la DDR ha annoverato durante i suoi quarant’anni d’esistenza una nient’affatto piccola schiera di poeti d’altissimo valore, è anche vero che la riunificazione tedesca (data ufficiale: 3 ottobre 1990) ha portato con sé la necessità di ripensare certi temi, certi paesaggi, certi stilemi. E Lutz Seiler è protagonista di primissimo piano: nato nel 1963, ha conosciuto dall’interno il sistema politico, educativo, militare, letterario della Repubblica Democratica Tedesca, la sua infanzia, giovinezza e prima maturità (sino al novembre 1989, anno della caduta del Muro di Berlino) si sono svolte entro l’orizzonte tedesco-orientale e della guerra fredda, l’inizio della seconda maturità ha avuto, invece, come sfondo storico-sociale la Wende (la “svolta” come in Germania è chiamata la riunificazione) e il faticoso, ancora oggi problematico e non concluso processo di quella stessa riunificazione. […]

(Leggi l’intero articolo su Zibaldoni e altre meraviglie)

In memoria di Giuseppe Panella

Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa di Giuseppe Panella. Per ricordare lo studioso e l’amico ripubblico questo articolo su Dino Campana. Rimando al blog Retroguardia, dove è possibile consultare parte dell’ingente mole di studi critico-saggistici che Giuseppe ci ha lasciato.

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Ritratti incrociati. Leiris e Bacon

Giuseppe Zuccarino

Tra gli scrittori novecenteschi, Michel Leiris è senz’altro uno di quelli che hanno stabilito un più stretto rapporto con le arti visive. Ciò è accaduto tramite la frequentazione diretta di pittori e scultori (trasformatasi spesso in amicizia), ma anche mediante la stesura di pregevoli testi sugli artisti. Inoltre Leiris, essendo collezionista e imparentato con una famiglia di galleristi, ha potuto acquisire un gran numero di opere significative. Basti pensare che quando, nel 1983, egli decide di donarle quasi tutte ai musei nazionali, tale donazione, che comprende «90 quadri, 30 sculture, 85 disegni e collages (Bacon, Braque, Derain, Giacometti, Gris, Klee, Miró, Picasso, Vlaminck, ecc.) […], è la più importante collezione venuta ad arricchire il patrimonio moderno dei musei francesi». A ciò si può aggiungere che Leiris ha avuto il raro privilegio di essere ritratto da quattro fra i maggiori pittori del suo secolo: Picasso, Masson, Giacometti e Bacon. Continua a leggere Ritratti incrociati. Leiris e Bacon

Prestare parola al desiderio

Antonio Devicienti

Prestare parola al desiderio.
Su Tutto è sempre ora di Antonio Prete

Tutto è sempre ora (Torino, Einaudi, 2019) è una precisa visione della poesia, una postura della parola, un ritmo della scrittura. Questo libro è luminosa regione di un continente composito e affascinante, ricco e complesso, costituito da saggi scientifici, traduzioni, racconti, scritture al confine tra il journal intime e il carnet de voyage, memoria e descrizione.
Antonio Prete ha affermato più di una volta di aver scritto in poesia fin dall’adolescenza, ma di fatto ha pubblicato la sua poesia in età matura, come se avesse avuto pudore di farlo troppo precocemente o timore nel mentre si confrontava da lettore innamorato e da valente studioso con giganti che rispondono al nome di Leopardi, Baudelaire, Char, Hölderlin, Jabès…
Credo infatti che esista, in alcuni autori, un’umiltà, un pudore, che li spinge a un limae labor indefesso e a mantenere a lungo nell’ombra (parola, concetto e immagine fondamentale nell’opera di Prete) la propria produzione artistica, e quest’atteggiamento è accentuato se per scelta esistenziale e per mestiere si smontano e si rimontano, si studiano, si amano nelle loro intime pieghe le opere dei grandi. […]

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L’articolo sarà pubblicato integralmente
in “Quaderni delle Officine“, XCVII