Archivi categoria: saggistica

Il geografo e il viaggiatore

“Fin da quando ero bambino e passeggiavo sul lungomare tenendo per mano mia nonna, ormai cieca, ho sempre avuto la sensazione di aver ereditato un segreto di cui ancor oggi non riesco a decifrare il codice. Chi è stato a suggerirmelo? Perché qualcuno mi ha consegnato un segreto senza offrirmene la chiave? Quale adulto avrebbe compiuto un atto così perverso nei confronti di un bambino? Forse può essere andata diversamente, forse il segreto mi è stato rivelato, ma troppo precocemente, per cui ne ho dimenticato il contenuto e il codice, conservando nella memoria solo la certezza della sua trasmissione. Forse il segreto è racchiuso in quelle passeggiate di un bambino curioso che porta a spasso una cieca e le indica tutto quello che vede.
Forse il segreto è nella cecità di mia nonna, un’anziana signora un po’ eccentrica, che aveva visto le stesse cose prima di me e che nonostante ciò desiderava vederle ancora attraverso i miei occhi. Perché? Non saprei. Ma da allora mi sento una strana specie di erede. Direi che sono un apprendista erede: qualcuno che non finisce mai di imparare che l’originalità, o il segreto di ogni individuo, non si rivela che nel dialogo e nell’imitazione degli altri, di coloro che l’hanno preceduto nel passato e di coloro che, ciechi, camminano con lui nelle brume del presente.”

Massimo Rizzante, Il geografo e il viaggiatore
Milano, Effigie Edizioni, 2017

Annunci

René Char in Cina

[L’anno prossimo sarà pubblicato in Cina Fureur et Mystère di René Char tradotto da Zhang Bo in collaborazione con Yves Bergeret. Ecco la Prefazione che Yves Bergeret ha scritto per questa importante edizione.]

Continua a leggere René Char in Cina

Né qui né altrove

Luigi Sasso

Né qui né altrove

Su Il mese dopo l’ultimo
di Marco Ercolani

Ogni autentico scrittore interroga il linguaggio, ne esplora le potenzialità e i confini, lo trasforma, ce ne offre un’immagine nuova, che insieme ci sorprende e ci inquieta.
Si ha la sensazione, leggendo Il mese dopo l’ultimo, che per Ercolani le parole non possano esaurire tutta la realtà, tutta la sua stratificata e proteiforme configurazione. Resta sempre qualcosa di non detto, una cornice di silenzio percorre le frasi ogni volta che le parole si dispongono sulla pagina. C’è un’insufficienza che non deriva da una scarsa abilità del narratore, ma dalla natura del mezzo impiegato. Probabilmente uno dei modi di definire la letteratura è proprio quello di un linguaggio che non nasconde, ma al contrario rivela i suoi limiti «La lotta fra silenzio e parola fa emergere l’opera come lampo sulle rovine – come luce nera su macerie bianche. E così moltiplica il segreto». Continua a leggere Né qui né altrove

Dal frammento al Libro

Luigi Sasso

Dal frammento al Libro
(Su Insistenze
di Giuseppe Zuccarino)

Scrivere, fallire

Scrivere, sosteneva Samuel Beckett, è un modo di fallire. L’attività dello scrittore – ma la cosa è facilmente verificabile anche in altri campi della ricerca artistica, nella pittura, per esempio, o nella scultura – è, perlomeno in epoca moderna, inesorabilmente votata allo scacco. L’artista è definibile come colui che non solo non può prefiggersi il successo, non solo non può sperare di raggiungerlo, ma assolutamente non deve. Egli ha l’obbligo di restare fedele al suo destino. Il compito che si è assunto, quello di restituire – pensiamo a Cézanne o a Giacometti – la cosa com’è e nel contempo come egli la vede, è troppo arduo, è impossibile. Evitare il fallimento non sarebbe una vittoria, ma, appunto, semplicemente l’abbandono del campo, la rinuncia a giocare la partita fino in fondo, un modo di tradire se stessi e soprattutto l’opera intrapresa e interminabile. Continua a leggere Dal frammento al Libro

Il poema ininterrotto

Nino Iacovella
Francesco Tomada

“Una allucinata somiglianza, una serie progressiva di variazioni, lega le poesie del suo unico libro, che sembrano vivere una dentro l’altra, intrecciarsi e districarsi come un “registro di fragili danze”, come voci «nella traccia di vento / del nostro svanire all’approdo». Sembra che le poesie si rincorrano e si ricombinino in “fuochi di caduta”, in una “incurabile misura del guardare”, all’interno di un dolore che non trova sollievo: «alle tue spalle immagina / con quale lingua il deserto / racconta la piaga dove premeva / la lama della luce il varco / dove precipita il respiro». Ma una speranza resta: «basta un’eco una reliquia di voce / affiorata all’insaputa delle labbra / e il confine è la tua mano». La speranza è sempre, con violenza, «la pupilla / esplosa di un fiore». Lo sguardo origina dalla cecità.”

(Continua a leggere su Perìgeion)

Maldoror

(Clicca sull’immagine)

“L’uomo cerca la verità. La verità agisce nella sua opera. Ogni uomo è un criterio di verità. Date queste premesse, l’oggettività non esiste, e l’idea che si mette a fuoco è sempre una tappa, mai un traguardo.
Chi difende per partito preso le proprie idee, senza verificarne la rispondenza al vero sui piani variamente intersecati della realtà materiale e dell’azione umana, s’irrigidisce stupidamente in un uso strumentale e nevrotico della conoscenza.
L’uomo si mette in opera, trasforma il mondo, nega l’esistente e lo ricrea. Eppure, lo scopo sostanziale della sua ricerca non è l’opera in sé, ma la verità del suo mettersi in opera, ossia la verità pratica della sua opera, dove per “verità” non si deve certo intendere l’affermazione di un contenuto ideale e statico, bensì il movimento (la pratica) che trova una rispondenza fedele e sensibile nell’esistenza degli individui, e che concretizza nel suo sviluppo – in sprazzi di vita davvero vissuta (tautologia meschina, ma quanto necessaria!) – l’azione autonoma e consapevole della volontà; giacché la verità, se non è giudizio morale, né tanto meno valore assoluto, deve farsi piena adesione al movimento di una materia umana che si vuole come relazione e libertà.”

(Continua a leggere qui)

Per il decennale di RebStein, 14

Antonio Devicienti

L’ora contro: frammenti per un omaggio alla scrittura di Domenico Brancale

Percepisco la scrittura di Domenico Brancale quale presenza così potente per me e suggestionante e assoluta che non vorrò scrivere qui una nota di lettura, né un saggio critico, né porrò i testi del poeta lucano su di un tavolo operatorio per minuziosamente notomizzarli – ne scriverò, invece, in un andirivieni frammentato e frammentario (e, spero, commosso), perché ho qui accanto questi quattro libri (L’ossario del sole, Controre, incerti umani, Per diverse ragioni[1]) ed essi s’aprono alla mente che li cerca come sassi dentro cui si celano universi. Per chi proviene dal Sud d’Italia e da terre petrose il sasso, la pietra, la roccia effusiva o calcarea, la gravina e il calanco sono parti d’un paesaggio interiore ineludibile – e anche il linguaggio, forse, liberatosi dall’enfasi barocca cui lo indurrebbe un altro elemento (l’architettura di chiese e di palazzi delle città e dei paesi del Sud), anche il linguaggio si dispone in laconiche e densissime frasi, in violazioni del dire comune, si pone in cammino verso il senso e l’origine e attraversa per intero il rischio del fallimento o del non-approdo.

Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 14

Per il decennale di RebStein, 4

Giuseppe Zuccarino

Tre note su Jabès

 

Per Francesco Marotta, alias Reb Stein

     L’arte di domandare

     Nel 1963, Edmond Jabès pubblica Le Livre des Questions, destinato a dare avvio al ciclo di sette volumi che reca lo stesso titolo, e che costituisce la sua opera principale[1]. Può sembrare strano il fatto di porre un lavoro così insolito per la forma di scrittura adottata (che mescola poesia, prosa, aforisma e dialogo) all’insegna delle questions, ossia delle domande. Ma esistono, per una tale scelta, diverse spiegazioni. La prima è di ordine generale, legata proprio al fatto che si tratta di un’opera letteraria. Contrariamente al luogo comune secondo cui gli scrittori forniscono risposte agli interrogativi di fondo che animano o inquietano l’esistenza umana, vale piuttosto l’inverso, ossia che essi tendono a formulare ipotesi e a porre domande. Diceva giustamente Roland Barthes che «si può accordare alla letteratura un valore essenzialmente interrogativo; la letteratura diviene allora il segno (e forse l’unico possibile segno) di quell’opacità storica in cui viviamo soggettivamente; […] la verità della letteratura è al tempo stesso l’impotenza a rispondere alle domande che il mondo si pone sulle sue disgrazie, e il potere di porre interrogativi reali, domande totali, la cui risposta non sia già presupposta, in un modo o nell’altro, nella forma stessa della domanda»[2]. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 4

Quaderni delle Officine (LXXVI)

Quaderni delle Officine
LXXVI. Maggio 2017

quaderno part_ b_n

Elisabetta Perissinotto

______________________________
L’enciclopedia greca del “Tiresia” di Giuliano Mesa (2016)
______________________________

***

L’immagine sul muro

Ici se lève l’aube de l’écriture
qui est mouvement de la pensée vers le silence.

Qui spunta l’alba della scrittura,
che è movimento del pensiero verso il silenzio.

Continua a leggere L’immagine sul muro