Archivi categoria: saggistica

La Musa Fedele

Le muse di Sanguineti sono personaggi innumerevoli, vari ed eventuali. La Musa del Chierico Rosso è la realtà stessa, che è sempre sorretta dall’ideologia comunista. E il comunismo ha la sua allegoria vivente nella memoria di Sanguineti: «si chiamava Fedele».

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Volti negati, volti evocati

……..Giuseppe Zuccarino

…..Michaux: volti negati,
………..volti evocati

Nel suo romanzo I quaderni di Malte Laurids Brigge, Rilke attribuisce al protagonista, un giovane danese che soggiorna a Parigi, una percezione della realtà circostante che, a seconda dei punti di vista, può definirsi allucinata o capace di andare oltre le apparenze. Ciò vale anche per quanto riguarda il volto umano. In un passo sorprendente, Malte lo descrive non come una parte essenziale del corpo, ma come una sorta di maschera sostituibile: «Non mi sono mai reso conto, per esempio, di quanti visi ci sono. Di uomini ce n’è una quantità, ma di visi molti più, perché ogni uomo ne ha parecchi. Continua a leggere Volti negati, volti evocati

Quaderni delle Officine (CIV)

Quaderni delle Officine
CIV. Marzo 2021

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Leggendo Stefan Hyner
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Je donne, je me donne, donc je suis

……..Elisabetta Brizio

Situarsi nell’instabilità senza affondare, fluttuando. «Flotter» preclude il delinearsi di ogni conclusione definita. Ciascuna acquisizione è tesa a differenziarsi, adombra l’idoneità del diseguale, e sta proprio in questa correlazionalità delle forme il dinamismo che caratterizza L’uomo flottante di Jean Flaminien (trad. it. e cura di Antonio Rossi, testo francese manoscritto a fronte, Book Editore 2016). Direi anzitutto ciò che «flotter» non è: non è un ondivagare insensato, non è un galleggiamento sull’increspatura delle cose, ma una «assunzione della rimessa in circolo» per stringere l’origine e l’infinità del tempo, cioè noi, come suo grado di esplicazione. Continua a leggere Je donne, je me donne, donc je suis

La ciotola di Jaccottet

[Per ricordare Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, 24 febbraio 2021) ripropongo lo splendido saggio di Antonio Devicienti (Una ciotola per attraversare il presente. Jaccottet e Morandi) già pubblicato su “RebStein” il 5 luglio 2019.]

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Scrivere il viaggio

………..Elisabetta Brizio

…..SCRIVERE IL VIAGGIO
………Su Le cose del mondo
…………di Paolo Ruffilli

Leggendo Le cose del mondo di Paolo Ruffilli si sarebbe portati a credere che egli pensi, con Whitman in Song of Myself: «Very well then I contradict myself, / (I am large, I contain multitudes)». «Multànime», avrebbe detto D’Annunzio. Il poeta non può aggiogare la propria interiorità proteiforme agli schemi della logica ordinaria. E infatti «perlustrare il concreto mondo in cui si è venuta muovendo la mia esperienza, in un gioco di continui rimandi e rispondenze tra io e realtà esterna attraverso la pratica del linguaggio» (come Ruffilli scrive nel breve prologo) richiede un certo magistero poetico, un dispiegamento di strumenti espressivi complessi che rendano il senso dell’unità delle voci contrarie, che convoglino le sollecitazioni di una pressante configurazione musicale – «una ossessione mentale di tipo musicale mi trascina materializzando le parole come note in una partitura», dichiarava in una intervista. E se ci rimettiamo all’explicit della traduzione italiana del Contre Sainte-Beuve (astraendo dalle idee proustiane sul talento) le cose sembrano ulteriormente complicarsi: «nessuno conoscerà mai, nemmeno chi la sente, l’aria che ci perseguitava col suo ritmo inafferrabile e incantevole».

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Sacrifici e simulacri (una breve nota)

Giuseppe Zuccarino ha appena pubblicato presso Mimesis Edizioni il libro Sacrifici e simulacri. Bataille, Klossowski (Milano-Udine, gennaio 2021) che segue Il farsi della scrittura (2012), Prospezioni. Foucault e Derrida (2016), Immagini sfuggenti. Saggi su Blanchot (2018), Interscambi. Filosofia, letteratura, pittura (2019) per ricordare soltanto i titoli usciti sempre con Mimesis, ché le pubblicazioni dello studioso ligure sono molteplici come ben sanno i lettori più attenti della Dimora che ha avuto molto spesso il privilegio di pubblicarne gli studi prima che questi venissero raccolti di volta in volta in volume.
Così è di quattro degli otto saggi che compongono Sacrifici e simulacri: Aprire gli occhi, Sovranità e sacrificio, L’esperienza di “Acéphale”, Klossowski fra Nietzsche e Bataille. Continua a leggere Sacrifici e simulacri (una breve nota)

Écrire des silences

Elisabetta Brizio

……Écrire des silences

Luogo del poetico è spesso il suo stesso giustificarsi e porsi come problema: qual è il suo senso quando la poesia non si appaga nel tradurre l’emozione di un’ora? Non sappiamo quanto ultimativa possa essere la conclusione cui perviene Matteo Veronesi in Tempus tacendi (alla chiara fonte, Lugano 2017), nel cui esordio disegna una situazione quasi di scoramento che accomuna i poeti, per poi polarizzare l’attenzione su di sé. L’uso anaforico, lievemente ridondante, nel Prologo, di un «noi» più amicale e consociativo che  maiestatico concorre a rendere l’effettiva impasse della stirpe dei «poeti perduti». Continua a leggere Écrire des silences

La città bifronte

Antonio Devicienti

Credo che pochi Italiani sappiano che per secoli popolazioni di lingua e cultura tedesca hanno abitato accanto alle genti lituane, estoni, russe, polacche quella vasta e interessantissima regione d’Europa affacciata sulle sponde meridionali del Mar Baltico; molti Italiani hanno dimenticato la storia dolorosa degli IMI (Italienische Militär-Internierte – Internati militari italiani), di quelle migliaia di soldati italiani, cioè, catturati dall’esercito tedesco e deportati nei vari campi di lavoro del Reich e che non aderirono alla Repubblica di Salò, ma decisero di restare in prigionia anche se in condizioni terrificanti, ai quali non fu riconosciuto da Berlino lo status di prigionieri di guerra e che, liberati dagli Angloamericani o dall’Armata Rossa a seconda della dislocazione geografica dello Stalag (il campo di lavoro e di internamento) in cui si trovavano, affrontarono spesso un lungo e doloroso ritorno a casa, angosciato molto spesso dalla mancanza di notizie della propria famiglia. […]

……………………………………………..(Leggi l’intero articolo qui)

Le lacrime del faraone

Giuseppe Zuccarino

Tutto comincia con una strana vicenda narrata da Erodoto, e relativa al faraone egiziano Psammetico. Si tratta in realtà di Psammetico III, incoronato nel 526 a. C. e rimasto in carica solo pochi mesi, perché sconfitto dai persiani di Cambise II. Ciò è avvenuto dapprima nella battaglia di Pelusio, poi definitivamente con la resa della città di Menfi. Secondo il racconto erodoteo, lo sfortunato faraone si era trovato a dover fronteggiare l’esercito persiano in una guerra iniziata già quando a capo dell’Egitto c’era suo padre Amasi. In ogni caso, dopo il lungo assedio di Menfi, Psammetico cade nelle mani dei nemici assieme alla sua famiglia.

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Fossili di luce

Francesca Woodman: Untitled, Rome, 1977-1978.

Marianne Breslauer: Défense d’afficher, Paris, ca. 1936.

Lightfossil. Sentimento del tempo in fotografia e letteratura di Beatrice Seligardi (Postmedia books, Milano 2020) è un libro bellissimo: per la sua strutturazione concettuale e il percorso sia conoscitivo che espositivo che segue, per il non lieve impegno di pensiero, per lo stile elegante e raffinato, per la bruciante passione che pur ben si riverbera attraverso il rigore e la precisione scientifica sia dello studio che delle fonti documentali di riferimento, per il tema scelto, per gli artisti di cui si discute.
Sono due citazioni a fare da viatico all’opera; la prima è di uno dei migliori intellettuali e studiosi europei viventi, Georges Didi-Huberman, che nell’Immagine insepolta scrive: «[…] l’abito, lo slancio, la passione e la forza sono in movimento. Ma tutto ciò rimane “latente”, come bloccato in una “semi-immobilità”, fissato nella pietra degli antichi bassorilievi»; il secondo esergo è di Deborah Levy (da The Cast of Living): «”We don’t need to tell the past through flashbacks”, I said, but when asked to explain how it might reveal the past in another way, I found myself stuck for words». Continua a leggere Fossili di luce

Il sogno di Giuseppe

Antonio Devicienti

Il sogno di Giuseppe di Stefano Raimondi,
ovvero di cisterne, di transiti, di profondità

Questo scritto prende avvio da un assunto semplicissimo: il personaggio biblico di Giuseppe che ispira il poema di Stefano Raimondi può essere direttamente ricondotto al mito di fondazione del popolo ebraico; escluderò subito gli aspetti strettamente religiosi e teologici che risulterebbero, invece, fuorvianti e non coerenti con una lettura che cercherà di cogliere i nessi del poema con il mito e con le sue metamorfosi o reviviscenze e risorgenze nel contemporaneo. Inoltre cercherò di dimostrare come il Giuseppe dell’opera raimondiana possegga tutte le caratteristiche della Pathosformel warburghiana in quanto figura archetipica che transita dall’essere quella di uno dei Patriarchi d’Israele e incarnazione della predilezione divina a figura capace di esprimere la condizione dell’uomo contemporaneo in quanto espatriato, migrante, escluso, in cerca di approdo; se da un lato il riferimento da parte di Raimondi al Giuseppe biblico è esplicito e pienamente consapevole, d’altro canto il ‘suo’ Giuseppe risulta essere anche una stratificazione plurimillenaria che il poeta milanese fa riemergere nel nostro presente, oltre che un’immagine dinamica in quanto inscindibile sia dalla storia della sua doppia prigionia sia dalla sua capacità d’interpretare i sogni, elementi questi che identificano in maniera univoca e del tutto priva di equivoci il Giuseppe veterotestamentario divenuto il centro del poema di Raimondi. […]

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Leggi il saggio di Antonio Devicienti su
L’Ulisse, n. 23, nov. 2020 (pg. 611-634).

Esercizi per accorgersi del mondo

Livio Borriello

vacillamenti della città avellino

Nel mondo rappresentato in cui viviamo, i parametri della positività sono diventati la visibilità e il potenziale di eccitazione psichica. Una catastrofe, una tragedia, può diventare dunque un evento positivo, e tale fu per Avellino il terremoto dell’80. Da oscurissima città di provincia, Avellino divenne per un decennio una città decisiva sul piano politico e sociale, accrebbe enormemente il reddito pro-capite, venne alla ribalta della vita pubblica, insomma da allora cominciò ad essere modernamente, mediaticamente. Preceduto da Sullo, arrivò De Mita, che dominò una lunga stagione, poi Nicola Mancino, i ministri e plenipotenziari vari Maccanico, De Vito, Gargani, Zecchino, Bianco che fu presidente della DC, fino ai rampolli Rotondi e Pionati… lo stesso Mastella fu una geminazione di De Mita. La tv era in mano a Biagio Agnes, che insediò i Marzullo e i Pionati, alla protezione civile c’era Elveno Pastorelli, avellinese di fatto, i servizi segreti erano zeppi di irpini, ai vertici del Vaticano l’altro Agnes, Mario. Continua a leggere Esercizi per accorgersi del mondo