Archivi categoria: saggistica

Aminadab

Giuseppe Zuccarino

Sui dipinti immaginari
in Aminadab di Blanchot

     Un uomo di nome Thomas è giunto in un villaggio e cammina per strada. Passando davanti a un negozio, in vetrina nota uno strano quadro: «Era un ritratto, di scarso valore artistico, eseguito su una tela nella quale si vedevano ancora i resti di un altro dipinto. Il viso, rappresentato in modo maldestro, spariva dietro i monumenti di una città semidistrutta. Un albero esile, posato su un prato verde, costituiva la parte migliore del quadro, ma disgraziatamente rendeva ancor più confuso il volto, che doveva essere quello di un uomo imberbe, dai lineamenti comuni e con un sorriso gradevole, almeno per quanto lo si poteva immaginare prolungando linee che si interrompevano di continuo. Thomas esaminò pazientemente la tela. Distingueva case assai alte, provviste di un gran numero di finestrelle disposte senz’arte né simmetria, alcune delle quali erano illuminate. Continua a leggere Aminadab

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Leggere, oggi

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Sul culto della personalità: Stalin e Charms

In un tempo in cui sorgono spontanei interrogativi su quali risorse abbia il linguaggio per smascherare la menzogna del potere – se esista una logica, una parola capace di scardinare l’assurdità della manipolazione dei fatti – diventa necessario più che mai ascoltare la voce di chi ha saputo decostruire il linguaggio del tiranno per tentare di demolirlo, al costo della propria vita.
Riporto in traduzione dal russo il recente articolo dello scrittore Vladimir J. Aleksandrov sul linguaggio di Daniil Charms. Il testo è tratto dal sito https://artifex.ru e si colloca all’interno di un’ampia serie di riflessioni dedicate alla patafisica(1).
Pur estrapolato dal contesto originario e privato dei rimandi ai testi che lo precedono, l’articolo mi è parso attuale anche per il lettore italiano. (Elena Corsino)

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Bataille e la notte del non-sapere

Giuseppe Zuccarino

Bataille e la notte del non-sapere

Sono molte e significative le vicende, personali e culturali, attraversate da Georges Bataille nel corso degli anni Trenta. La più singolare è forse quella legata a una rivista da lui fondata, «Acéphale», e alla società segreta che recava lo stesso nome. L’intento del duplice progetto era, in un certo senso, di tipo religioso, ma di una religiosità che prendeva atto fin da subito della morte di Dio annunciata da Nietzsche. La setta, che riuniva attorno a Bataille un ristretto numero di adepti, svolgeva un’attività di riflessione sulle opere del filosofo tedesco, ma praticava anche dei rituali di tipo cerimoniale. L’esperienza è stata importante per lo scrittore, anche se è durata solo pochi anni e se alla fine egli è sembrato giudicarla, per molti aspetti, mancata. Ha ricordato infatti, in una nota autobiografica, quanto segue: «Avevo passato gli anni precedenti [al 1940] con una preoccupazione insostenibile: ero deciso, se non a fondare una religione, almeno a dirigermi in tal senso. […] Per quanto una simile ubbia possa sembrare stupefacente, io la presi sul serio. È l’epoca in cui feci apparire con degli amici la rivista “Acéphale”. […] Voglio solo precisare che l’inizio della guerra rese decisamente avvertibile l’insignificanza di questo tentativo».

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Quaderni delle Officine (LXXXII)

Quaderni delle Officine
LXXXII. Luglio 2018

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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I luoghi e le scritture (2016)
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Chiaro di terra

Antonio Pibiri

La parola non sostituisce l’assassinio.
Il simbolico lo argina.
Dice Caino – non so scrivere
parlo poco
e incontrerò mio fratello
in fondo al campo e le pietre
per tradirlo.
Giungi in tempo parola!
che richiami i figli per nome…
o del come fosse
finzione il temporale e gioco la ferita.
– Un trucco di rosse bacche
mi inciderà la fronte.

[…] Nelle prime pagine di Chiaro di terra ci troviamo in una condizione di nuovo cominciamento, per cui non sorprende l’apparizione di Caino, colui che, assassinando il fratello, attua anche lo strappo definitivo dai genitori, l’ulteriore allontanamento dall’origine (la “fonte” di cui dice Hölderlin nel suo poema famoso, Andenken/ricordo); Antonio Pibiri costruisce un testo nel quale Caino, che incarna la violenza cieca e ignorante, si prepara all’assassinio proprio perché manca la parola che dirima la questione – “giungi in tempo parola!” – scrive il poeta perché nominare (chiamare i figli, ma anche le cose e i luoghi per nome) significa sottrarsi e sottrarre gli esseri umani alla violenza cieca, nata dall’incapacità di articolare il pensiero, quindi di capire e di dialogare. (Antonio Devicienti)

[Il saggio di Antonio Devicienti su “Chiaro di terra” di Antonio Pibiri
sarà leggibile in “Quaderni delle Officine“, LXXXII, luglio 2018]

L’opera irraggiungibile

Giuseppe Zuccarino

L’opera irraggiungibile

L’espace littéraire di Maurice Blanchot, apparso nel 1955, solo in apparenza si limita a riunire in volume saggi di critica letteraria già apparsi su riviste, e relativi ad autori come Hölderlin, Mallarmé, Rilke e Kafka[1]. In realtà si tratta di qualcosa di più, ossia di un’opera saggistica che dispone e rifonde le sue singole componenti in modo da evidenziarne il carattere intrinsecamente unitario. Ciò viene del resto indicato con chiarezza nella nota che compare sulla quarta di copertina dell’edizione originale; in essa si precisa che «L’espace littéraire non è un libro dogmatico, ma è esso stesso un’esperienza, lungamente perseguita, nella quale la forma, il movimento e l’unità sono altrettanto importanti delle affermazioni che vi vengono sviluppate». Ma di che natura è l’esperienza che Blanchot ha compiuto nell’ideare e scrivere la propria opera? È sempre la quarta di copertina a rispondere, in una maniera che ad alcuni lettori potrà apparire inquietante. Ad essere in causa, infatti, è una sorta di catabasi, «discesa verso la profondità, avvicinamento all’oscurità, esperienza della solitudine e della morte».

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Sul Baphomet di Pierre Klossowski

Giuseppe Zuccarino

Le Baphomet di Pierre Klossowski, pubblicato nel 1965, si potrebbe definire uno dei romanzi più insoliti del secolo scorso. Ricordiamo che l’autore non era soltanto un raffinato romanziere, ma anche un saggista e filosofo, un traduttore (dal latino e dal tedesco) e persino un pittore-disegnatore. Le Baphomet ha costituito, al momento della sua comparsa, un prodotto letterario imprevedibile persino da chi conoscesse già i testi narrativi pubblicati da Klossowski in precedenza. Essi, infatti, erano ambientati in epoca contemporanea, mentre il romanzo in questione ci riporta, almeno in prima istanza, al Medioevo. Ma Le Baphomet presenta anche implicazioni di natura filosofica, come si intuisce già dal fatto che reca una dedica a Michel Foucault, pensatore che stimava molto gli scritti klossowskiani.

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Vocazioni – Il libro

Da dove viene il desiderio di scrivere, di creare immagini, di raccontare storie, di comporre, con le parole o con le note musicali, una sequenza di frasi? A quale necessità obbedisce un artista, un narratore, un critico, quale forza lo spinge, esponendolo al rischio di un esito fallimentare, a misurarsi con i propri limiti, a ricominciare ogni volta da zero tentando di afferrare le parole rimaste sulla punta della lingua? Gli undici saggi raccolti in questo volume – composti in un arco molto ampio di anni, dal 1999 al 2016 – partono tutti, in maniera diretta o indiretta, da questi interrogativi, cercando soprattutto nelle pagine di scrittori come Guy de Maupassant o André Pieyre de Mandiargues, Robert Walser o Thomas Bernhard, Vladimir Nabokov o W. G. Sebald (per fare solo qualche esempio), ma in qualche caso anche di artisti (Jean Dubuffet, Jackson Pollock), le tracce di una possibile risposta. Si delinea in tal modo, a poco a poco, un percorso, procedendo lungo il quale il lettore sarà indotto a ripensare la propria idea di opera, di identità, di scrittura, fino a rendersi sempre più chiaramente conto di come tracciare segni su un foglio – si tratti di una breve annotazione critica o di colature di colore – non rappresenti né un inutile passatempo né il ripetitivo esercizio di un mestiere, ma qualcosa di più, di diverso: un destino, una vocazione.

Luigi Sasso, Vocazioni
Novi Ligure (AL), Edizioni Joker
“I Libri dell’Arca”, 2017