Archivi categoria: saggistica

I calcionauti di Lutz Seiler

Antonio Devicienti

Tra le pagine più riuscite del già notevole libro di Lutz Seiler im felderlatein (nel latino dei campi, Berlino, Suhrkamp, 2010) ci sono le tre del poemetto die fussinauten (i calcionauti). Se è vero che la DDR ha annoverato durante i suoi quarant’anni d’esistenza una nient’affatto piccola schiera di poeti d’altissimo valore, è anche vero che la riunificazione tedesca (data ufficiale: 3 ottobre 1990) ha portato con sé la necessità di ripensare certi temi, certi paesaggi, certi stilemi. E Lutz Seiler è protagonista di primissimo piano: nato nel 1963, ha conosciuto dall’interno il sistema politico, educativo, militare, letterario della Repubblica Democratica Tedesca, la sua infanzia, giovinezza e prima maturità (sino al novembre 1989, anno della caduta del Muro di Berlino) si sono svolte entro l’orizzonte tedesco-orientale e della guerra fredda, l’inizio della seconda maturità ha avuto, invece, come sfondo storico-sociale la Wende (la “svolta” come in Germania è chiamata la riunificazione) e il faticoso, ancora oggi problematico e non concluso processo di quella stessa riunificazione. […]

(Leggi l’intero articolo su Zibaldoni e altre meraviglie)

In memoria di Giuseppe Panella

Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa di Giuseppe Panella. Per ricordare lo studioso e l’amico ripubblico questo articolo su Dino Campana. Rimando al blog Retroguardia, dove è possibile consultare parte dell’ingente mole di studi critico-saggistici che Giuseppe ci ha lasciato.

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Ritratti incrociati. Leiris e Bacon

Giuseppe Zuccarino

Tra gli scrittori novecenteschi, Michel Leiris è senz’altro uno di quelli che hanno stabilito un più stretto rapporto con le arti visive. Ciò è accaduto tramite la frequentazione diretta di pittori e scultori (trasformatasi spesso in amicizia), ma anche mediante la stesura di pregevoli testi sugli artisti. Inoltre Leiris, essendo collezionista e imparentato con una famiglia di galleristi, ha potuto acquisire un gran numero di opere significative. Basti pensare che quando, nel 1983, egli decide di donarle quasi tutte ai musei nazionali, tale donazione, che comprende «90 quadri, 30 sculture, 85 disegni e collages (Bacon, Braque, Derain, Giacometti, Gris, Klee, Miró, Picasso, Vlaminck, ecc.) […], è la più importante collezione venuta ad arricchire il patrimonio moderno dei musei francesi». A ciò si può aggiungere che Leiris ha avuto il raro privilegio di essere ritratto da quattro fra i maggiori pittori del suo secolo: Picasso, Masson, Giacometti e Bacon. Continua a leggere Ritratti incrociati. Leiris e Bacon

Prestare parola al desiderio

Antonio Devicienti

Prestare parola al desiderio.
Su Tutto è sempre ora di Antonio Prete

Tutto è sempre ora (Torino, Einaudi, 2019) è una precisa visione della poesia, una postura della parola, un ritmo della scrittura. Questo libro è luminosa regione di un continente composito e affascinante, ricco e complesso, costituito da saggi scientifici, traduzioni, racconti, scritture al confine tra il journal intime e il carnet de voyage, memoria e descrizione.
Antonio Prete ha affermato più di una volta di aver scritto in poesia fin dall’adolescenza, ma di fatto ha pubblicato la sua poesia in età matura, come se avesse avuto pudore di farlo troppo precocemente o timore nel mentre si confrontava da lettore innamorato e da valente studioso con giganti che rispondono al nome di Leopardi, Baudelaire, Char, Hölderlin, Jabès…
Credo infatti che esista, in alcuni autori, un’umiltà, un pudore, che li spinge a un limae labor indefesso e a mantenere a lungo nell’ombra (parola, concetto e immagine fondamentale nell’opera di Prete) la propria produzione artistica, e quest’atteggiamento è accentuato se per scelta esistenziale e per mestiere si smontano e si rimontano, si studiano, si amano nelle loro intime pieghe le opere dei grandi. […]

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L’articolo sarà pubblicato integralmente
in “Quaderni delle Officine“, XCVII

Una condizione concava

Marco Ercolani

Una condizione concava

La parola, bloccata dal senso comune nel recinto di una sola prospettiva, smette di vorticare, diventa un pezzo di plastica, un oggetto inerte che smette di sedurre: solo quando riprende a girare, inafferrabile trottola, riacquista il suo primo, indefinibile senso, quella natura di danza, di suono pieno di discorso. Ma questa danza, come si esprime? Nel ricevere e mescolare suono e parola con originali alchimie. Il poeta è un essere concavo, che trasforma le complessità in visioni linguistiche; non un essere convesso, chiuso in una veduta senza risonanze. Continua a leggere Una condizione concava

Canti degli Urali

Yves Bergeret

Canti degli Urali
(ovvero: la parola-spazio)

Chants Ouraliens, ou: la parole-espace

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

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Il corpo del pensiero. Derrida e Adami

Giuseppe Zuccarino

È stato lo stesso Derrida a spiegare le circostanze che lo hanno condotto a incontrare Valerio Adami e ad avviare con lui un buon rapporto: «Un giorno, il mio amico Jacques Dupin, che lavorava per Maeght, mi propose di collaborare con un pittore a un’opera in comune, una serigrafia che mescolasse il tratto, la pittura e la scrittura. […] Qualche mese più tardi, Jacques ha avuto l’idea di associarmi a Valerio Adami. […] Nel 1975, Dupin mi ha portato dei cataloghi e io sono rimasto subito colpito dalla forza, dall’energia del tratto, ma anche da un richiamo nel disegno – e anche nella pittura – ad altri tipi di scritture: letteraria, politica, “storica”. Assai presto ho notato l’esistenza, nella sua opera, di un certo rapporto sincopato con l’evento letterario o politico, con gli scritti di Joyce o Benjamin, con le rivoluzioni europee di questo secolo, la rivoluzione russa, quella di Berlino, ecc. Il tutto colto in modo ellittico, sincopato, in un tratto dalla forma molto singolare».

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La parola eterna di Ilaria Seclì. La potenza evocativa dell’ “Impero che si tace”

Mi fa grandissimo piacere poter ospitare sulla Dimora del Tempo sospeso quest’intervento critico di Annalucia Cudazzo; il lettore curioso e interessato ad approfondire può trovare notizie relative alla studiosa salentina alla fine di questo suo studio articolato e appassionato; ringrazio Ilaria Seclì per aver fatto da tramite tra Annalucia e me e saluto un’altra persona “complice” di quest’incontro, vale a dire Simone Giorgino.

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Su “Frattura composta di un nome” di Andrea Accardi

Con un’interessante scelta anche editoriale Andrea Accardi pubblica, alcuni mesi dopo Frattura composta di un luogo (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, settembre 2019), Frattura composta di un nome (ivi, febbraio 2020), una sorta di “riavvolgimento del nastro” del libro di poco precedente, mi scrive l’autore – lo stesso è detto nella quarta di copertina: l’autore riavvolge il nastro e ripercorre la stessa struttura (Il luogo – I nomi – Le voci) e lo stesso lasso di tempo (…). Stavolta però viene dato finalmente spazio alla ragazza scomparsa (e al suo nome) prima della sparizione.

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Io sono la letteratura

Stefanie Golisch

Io sono la letteratura

Non amo la letteratura, sono la letteratura, aveva risposto Kafka alla sua fidanzata Felice Bauer, donna pratica che aveva cercato invano di comprendere la natura misteriosa di questo uomo che lei amava, ma non poteva conoscere.
Parliamo di una situazione kafkiana quando ci troviamo in circostanze paradossali, quando ci sfugge il senso di un incontro, un avvenimento, quando non siamo più in grado di orientarci secondo le solide regole che strutturano la nostra vita quotidiana. Entrare nel mondo di Kafka significa lasciare alle spalle tutto quello che crediamo di essere e che il mondo sia. Il messaggio di Kafka è il dubbio: E se tutto quello che vediamo, viviamo, crediamo fosse solo una illusione? Continua a leggere Io sono la letteratura

Le cose del mondo e il loro oblio

un saggio di Paolo Ottaviani
su Le cose del mondo
di Paolo Ruffilli
(Milano, Lo Specchio Mondadori, 2020)

(Mi fa enormemente piacere ospitare quest’intervento di Paolo Ottaviani, poeta di grande qualità e sensibile studioso di poesia, con uno spiccato interesse per quello che si va pubblicando in questi anni, sia in Italia che altrove. Il saggio che segue dimostra bene quanto ho appena affermato e comprova quanto necessario sia, per ogni poeta, leggere gli altri poeti, studiarli, imparare da loro – in un ambiente spesso avvelenato dal sospetto e dall’invidia l’ammirazione per il lavoro serio di altri poeti e scrittori è salutare esercizio e luminoso ampliamento di orizzonti.  A. D.)

Un’incantevole, ad un tempo chiara ed enigmatica, illustrazione di copertina, ideata dalla ricercatrice d’immagine della Mondadori Noemi Sorze, tutta giocata su un perfetto, sinuoso equilibro tra due soli colori – il bianco e il rosso – il primo come a simboleggiare una fiduciosa, incontaminata spiritualità che attraverso un sentiero attraversa e divide il rosso delle energie vitali, poi idealmente le ricompone e infine riprende il suo cammino verso l’infinito, oltre il margine fisico del libro, quest’immagine riposante per l’occhio ed inquietante per la mente è davvero un gran bel viatico alla lettura di questa nuova raccolta – Le cose del mondo (Mondadori, gennaio 2020) – di Paolo Ruffilli. Continua a leggere Le cose del mondo e il loro oblio

Quaderni delle Officine (XCIV)

Quaderni delle Officine
XCIV. Febbraio 2020

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Il lievitare dello smarrimento.
Su Mestizia dopo gli ultimi Racconti
e La genitiva Terra di Nanni Cagnone

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Il lievitare dello smarrimento

Antonio Devicienti
Nanni Cagnone

Cielo, pensato culmine,
concavità a cui s’imposero
leggende, mi volgo indietro
per vederti alto nel tempo
santificar colline,
fermo sui tumulti
con tua volubile eternità.

Altorivolgersi, credersi
accolti, poi ruzzolare,
all’orlo ultimo scoprire
che i libri servono soltanto
a ricordare le parole.

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Indagini su un poliedro

Giuseppe Zuccarino

Indagini su un poliedro

È una strana scelta, da parte del filosofo e critico d’arte Georges Didi-Huberman, quella di dedicare un intero volume all’analisi di una specifica opera di Giacometti, a sua volta piuttosto insolita, Le Cube[1]. Si tratta di una scultura a prima vista astratta: non un cubo, a dispetto del titolo, bensì un poliedro a dodici facce (tredici, se si conta anche quella che poggia sul basamento). L’artista svizzero l’ha dapprima realizzata in gesso, nel 1934, e solo assai più tardi l’ha fatta fondere in bronzo. Le facce sono diseguali per forma e dimensioni, e presentano qualche irregolarità sulla superficie. È in causa dunque un prodotto sfuggente, «troppo poco rigoroso per essere “costruttivista”, troppo poco analitico per essere “cubista”, e troppo geometrico per raccontare una qualsiasi storia»[2]. Giocando sulla particolare struttura di quest’opera giacomettiana, Didi-Huberman suddivide il proprio libro in dodici capitoli (preceduti e seguiti da un prologo e un epilogo, entrambi intitolati Face enterrée); ogni capitolo, pertanto, corrisponde idealmente a una delle facce del Cube.

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Ritmi dello svanire

Antonio Devicienti

La coppia dei paraventi che costituiscono l’opera Shōrin-zu byōbu di Hasegawa Tōhaku non è una rappresentazione o, peggio, una raffigurazione di un bosco di pini avvolto dalla nebbia e dalla pioggia, ma una scrittura ritmata di pieni e di vuoti, di visibile e di non visibile, di presenze e di assenze consegnata a un uso apparentemente prosaico (decorare un paravento): il bosco di pini ritma, invece, gli spazi della casa e chiama l’occhio (presenza della mente aperta sul mondo) a soffermarsi sull’apparire e sullo scomparire, sull’illusorio e sul transeunte. Chiama la mente a pensarsi illusoria e transeunte. […]

(Continua a leggere su Antinomie)

Foucault e il grammatico fantastico

Giuseppe Zuccarino

Una fotografia raffigura Jean-Pierre Brisset mentre, il 13 aprile 1913, stando di fronte al basamento della celebre statua di Rodin Le penseur (allora situata di fronte al Panthéon, a Parigi), si rivolge alla folla. L’occasione è data del fatto che, pochi giorni prima, un gruppo di scrittori burloni (tra cui Jules Romains, Georges Duhamel e Max Jacob) ha avuto l’idea di conferirgli il titolo di Principe dei Pensatori, organizzando festeggiamenti in suo onore. Brisset, però, non ha colto l’intento scherzoso dei promotori dell’iniziativa. Nella foto, ci appare come un piccolo uomo anziano, dalla barba bianca, che indossa un paltò e ha un cappello a cilindro sul capo. Gli astanti lo osservano incuriositi e, a giudicare dall’espressione di alcuni di essi, con divertito stupore. Ne hanno motivo, visto il carattere alquanto bizzarro delle idee esposte da questo singolare linguista autodidatta. […]

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