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Repertorio delle voci (XXII)

Manuel Cohen
Salvatore Pagliuca

La terra e la lingua.
Tra orti e pietre la parola
di Salvatore Pagliuca.

“…ciascuno risale per strade
di pensieri più chiari e inquieti
come una nazionale tra oliveti
da sicignano a vietri”

     Con Lengh’ r’ terr’ (Lingua di terra), Salvatore Pagliuca, archeologo, infaticabile operatore culturale, studioso di arte contemporanea e di storia locale, basti qui ricordare la prova narrativa in cui storia e fiction danno luogo a un esito inatteso: Il 1799 a Muro ovvero su di un manoscritto perduto, ritrovato e nuovamente perduto (1999), consegna al lettore una ampia scelta del suo lavoro in versi edito in volume, o presente in antologie, si pensi ai componimenti apparsi nei volumi curati da Tito Spinelli (2000; 2011) e da Luciano Zannier (1998; 2005), o in edizioni d’arte: è il caso, ad esempio, dei versi che corredano il catalogo So quanti passi. Muro lucano dal 1981 al 1997 nelle fotografie di Antonio Pagnotta (1998); nonché una nuova sezione di Inedite. Le raccolte edite nell’ultimo ventennio sono: Cocktél (1993), Orto botanico (1997), Cor’ šcantàt’ (Stupido cuore spaventato, 2008) e Pret’ ianch’ (Pietre bianche, 2010). Quattro solchi d’aratro, o quattro scavi nell’archeologia della lingua e del paesaggio, che marcano la scrittura e la vita. Continua a leggere Repertorio delle voci (XXII)

Pret’ ianch’ (Pietre bianche)

Salvatore Pagliuca

Un diario di guerra del padre ritrovato – dopo molti anni – dal figlio Nicola. Pagine che descrivono la cattura in Grecia dei soldati italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre da parte dell’esercito tedesco, il viaggio di deportazione nel lager polacco di Auschwitz e l’esperienza di un contadino meridionale nel luogo del dolore assoluto. Dialogando con suo padre da un’enorme distanza temporale, Nicola ripercorre la storia del dopoguerra e di un rapporto padre-figlio che è lo specchio di un’Italia normale, fatta di sacrifici e di speranze, di gioie e dolori, di morte e vita e di quello che sta in mezzo.

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