Archivi categoria: stefanie golisch

Non ho avuto il tempo di finire – Selma Meerbaum-Eisinger

selma11

57 poesie sono il lascito della poetessa Selma Meerbaum-Eisinger, una lontana cugina di Paul Celan. 57 poesie che parlano della sua voglia di vivere e della paura di morire. Con passo accelerato la giovane Selma attraversa le varie tappe della vita umana per testimoniare non solo la sua esistenza individuale, ma quella di un mondo scomparso: la Bucovina, quella zona agli estremi confini dell’ex-impero asburgico, luogo di nascita di un impressionante numero di autori e poeti di lingua tedesca. Continua a leggere Non ho avuto il tempo di finire – Selma Meerbaum-Eisinger

Incisi per un dialogo augurale (III)

communitas.jpg

Esattamente un anno fa, il 10 agosto 2007, alle ore 10.28, La Dimora del Tempo Sospeso apriva le sue porte con Vom Haus der ausgesetzten Zeit, la traduzione tedesca, curata da Stefanie Golisch, della prima parte dell’omonimo testo tratto da Hairesis.

Continua a leggere Incisi per un dialogo augurale (III)

Ricordo di un poeta: Manfred STREUBEL – di Stefanie GOLISCH

Ricordo di un poeta: Manfred Streubel – di Stefanie Golisch

Percorrendola a ritroso dal momento della scelta suicida, la vita del poeta Manfred Streubel (1932-1992) appare un fallimento: un uomo si spezza al centro. Si arrende.
In molte poesie Streubel evoca il preciso istante in cui la capacità dell’uomo di resistere si esaurisce. Divenire scambiabile/ uno dei tanti, una prova malriuscita: questa è una possibilità. L’altra è di andarsene come scelse lui, quando non vide più nessuna possibilità, né per sé né per la sua poesia.
Continua a leggere Ricordo di un poeta: Manfred STREUBEL – di Stefanie GOLISCH

Vom Haus der ausgesetzten Zeit

Oasi

 

Vom Haus der ausgesetzten Zeit
(Dalla dimora del tempo sospeso)

 

I.

am Äußersten der Pupillen
wo das Zimmer in flachen Nebelschwaden verschwimmt
beobachtet ein Kind nachdenklich den Schattenschleier
der mein Gesicht
in fiebrig kummervollen Zügen neu zusammenfügt –
ich spüre seine Augen Risse am Horizont schließen
und meine Stimme, einen schwachen Gruß flüsternd,
in tränenloses Erstaunen zurückfallen,
Kadenz aus Seufzern, Klangknäuel
das gnadenlos am Wegrand strandet
seiner Jahre, so kurz an Tagen – Continua a leggere Vom Haus der ausgesetzten Zeit