Archivi categoria: stefano agosti

Guido Ballo: l’alfabeto delle origini

guido+ballo

Guido Ballo

[…] Diciamo anzitutto che nella ricerca di Ballo si danno due modalità di lavoro sull’ètimo (o di lavoro dell’ètimo). Una modalità di tipo, per così dire, espansivo o accumulativo, ove il vocabolo, nel corso del componimento, si moltiplica e si rifrange lungo la propria storia, che è quella dei suoi occorrimenti linguistici anteriori o strettamente collaterali. In questo caso, ciò che testualmente si attua è una sorta di proliferazione sinonimica plurilingue all’interno di una rigorosa monosemia. È la modalità che contrassegna componimenti come Acre, Angoscia o, anche, Consumare, ove però il processo di espansione-accumulo del significato su di sé appare sintomaticamente interrotto (non essendo condotto sino al più arretrato “summa”), al fine di indicare, precisamente, quell’ellissi dell’origine che costituisce – come vedremo soprattutto per l’altra modalità – il fulcro dell’operazione; e come del resto è detto a tutte lettere nella poesia intitolata, appunto, Origine: “origine-ellissi dove il punto primo è sommerso”. Risultato di questa prima modalità operativa sarà infatti meno di assidere il vocabolo sul suo significato di base che di disperderne il valore e, in definitiva, comprometterne la possibilità stessa di identificazione (di differenziazione come unità del discorso), attraverso il lavoro delle sovrimpressioni linguistiche che si effettuano nel testo. Il quale finisce per costituirsi esso stesso per accumulo, vale a dire per attribuzioni e predicazioni – e non per articolazioni verbali, o per progressioni del senso –, attuando una sorta di grandiosa cassa di risonanza fono-semantica, ove il “significato” appare sottoposto a effetti abnormi di dilatazione (di ingrandimento) e, per ciò stesso, di dispersione-dissipazione entro la sua stessa immobilità. Continua a leggere Guido Ballo: l’alfabeto delle origini

Annunci

Corona

Cesare Greppi

“Concentratissima, misteriosa, segreta e splendente a un tempo, [questa poesia] si fonda sul rifiuto dell’ordine dei significati: vale a dire delle strutture canoniche del discorso e delle procedure acquisite di designazione delle cose. Rifiuto di cui attestano, nella «lucida caverna» dello spazio mentale – che è lo spazio stesso della poesia – le gocce-bacche dei «no»: sillabe essenziali poste a designarne la volontà di separazione, per urgenza e vocazione di unicità, ma anche di fedeltà a quel reale cui il Soggetto riserva la sua sorvegliatissima, solitaria, gelosa auscultazione.” (Stefano Agosti)

Continua a leggere Corona