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Il sogno di Giuseppe

Antonio Devicienti

Il sogno di Giuseppe di Stefano Raimondi,
ovvero di cisterne, di transiti, di profondità

Questo scritto prende avvio da un assunto semplicissimo: il personaggio biblico di Giuseppe che ispira il poema di Stefano Raimondi può essere direttamente ricondotto al mito di fondazione del popolo ebraico; escluderò subito gli aspetti strettamente religiosi e teologici che risulterebbero, invece, fuorvianti e non coerenti con una lettura che cercherà di cogliere i nessi del poema con il mito e con le sue metamorfosi o reviviscenze e risorgenze nel contemporaneo. Inoltre cercherò di dimostrare come il Giuseppe dell’opera raimondiana possegga tutte le caratteristiche della Pathosformel warburghiana in quanto figura archetipica che transita dall’essere quella di uno dei Patriarchi d’Israele e incarnazione della predilezione divina a figura capace di esprimere la condizione dell’uomo contemporaneo in quanto espatriato, migrante, escluso, in cerca di approdo; se da un lato il riferimento da parte di Raimondi al Giuseppe biblico è esplicito e pienamente consapevole, d’altro canto il ‘suo’ Giuseppe risulta essere anche una stratificazione plurimillenaria che il poeta milanese fa riemergere nel nostro presente, oltre che un’immagine dinamica in quanto inscindibile sia dalla storia della sua doppia prigionia sia dalla sua capacità d’interpretare i sogni, elementi questi che identificano in maniera univoca e del tutto priva di equivoci il Giuseppe veterotestamentario divenuto il centro del poema di Raimondi. […]

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L’Ulisse, n. 23, nov. 2020 (pg. 611-634).

Pietre focaie / messe sulle soglie (su “Il sogno di Giuseppe” di Stefano Raimondi)

Con quest’opera, poemetto articolato in una prima e in una seconda parte e costituito da 39 brevi testi in versi, Stefano Raimondi si confronta in maniera diretta e coraggiosa con la parola poetica, il suo farsi e il suo darsi all’ascolto e alla lettura.
Parlo di coraggio perché occorre essere coraggiosi per assumersi il rischio di tematizzare la poesia stessa e il linguaggio della poesia, bisogna possedere un profondissimo senso etico per volere domandarsi come la poesia nasca e quale ruolo essa abbia per chi la compone e per chi la legge o ascolta.
Non appaia però a senso unico questo mio attraversamento del libro Il sogno di Giuseppe (Amos Edizioni, 2019) il quale, in verità, si sviluppa anche secondo altre linee tematiche che cercherò di mettere in evidenza.

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Presidiare il luogo del silenzio: per Claudio Parmiggiani, per Stefano Raimondi

Claudio Parmiggiani: Altare e Ambone nella Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate, 2018

Stefano Raimondi: Portatori di silenzio, Mimesis / Accademia del Silenzio, Milano-Udine, 2012

Vorrei legare le riflessioni di Stefano Raimondi intorno al silenzio con l’Altare e l’Ambone di Claudio Parmiggiani perché guardando l’altare ho letteralmente visto il silenzio e mi sono sentito “a suo presidio”; l’Altare è portatore di silenzio perché la luce che gli è intrinseca nutre l’attenzione, l’ascolto, l’attesa, la postura, come direbbe Raimondi, del nostro creare traverso la scrittura, del nostro stare col silenzio, del nostro guardare e meditare, del nostro ascoltare il silenzio necessario al pensiero, suo (del pensiero) guscio accogliente e sua cartina di tornasole, suo necessitato luogo e suo contrappunto.

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