Archivi categoria: stéphane mallarmé

Agamben e Mallarmé

Giuseppe Zuccarino

Il luogo ateologico della poesia.
Agamben e Mallarmé

Giorgio Agamben ha talvolta dedicato dei saggi ai simbolisti francesi dell’Ottocento, benché mai, specificamente, a Mallarmé. Questo non significa che il filosofo attribuisca al poeta una minore importanza, anzi i frequenti e significativi rimandi agli scritti mallarmeani che si incontrano nei suoi libri dimostrano l’esatto contrario. Tuttavia, dato che si tratta di passaggi brevi e allusivi, per poterli comprendere in maniera adeguata occorrerà cercare di contestualizzarli meglio e, per così dire, sciogliere le abbreviazioni.
Già in uno dei primi volumi di Agamben, Stanze, emerge il ruolo determinante che egli assegna a Mallarmé nello sviluppo della poesia moderna. Quest’ultima viene posta a confronto non con la produzione degli antichi, ma con la lirica medioevale. A giudizio del filosofo, nella poesia amorosa in lingua d’oc e d’oïl, così come nei testi dei siciliani e degli stilnovisti, si realizza qualcosa di raro e ammirevole: «Il vincolo pneumatico, che unisce il fantasma, la parola e il desiderio, apre infatti uno spazio in cui il segno poetico appare come l’unico asilo offerto al compimento dell’amore e il desiderio amoroso come il fondamento e il senso della poesia». In tale perfetta circolarità, la lirica amorosa del Medioevo «celebra, forse per l’ultima volta nella storia della poesia occidentale, il suo gioioso e inesausto “unimento spirituale” col proprio oggetto d’amore». […]

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Due nuovi esercizi su Mallarmé

Manet, Portrait of Stéphane Mallarmé

Matteo Veronesi

Riprendo e per ora concludo, qui, il discorso interpretativo già avviato con i Cinque esercizi inclusi nella miscellanea Hexapla (Nuova Provincia, Imola 2014), il cui testo è disponibile anche in rete.
Discorso, peraltro, virtualmente inesauribile: come inesauribile, e virtuale, ossia eminentemente immateriale, volatile, fluente, è la parola stessa della poesia moderna più consapevole di sé, quella appunto che, per larga parte, in Mallarmé vede il proprio maestro e il proprio autore.

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Quaderni delle Officine (XXVII)

Quaderni delle Officine
XXVII. Luglio 2012

quaderno part_ b_n

Giuseppe Zuccarino

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Il Libro, il mimo, il dono (2012)
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Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé

Giuseppe Zuccarino

Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé

     1. Una delle prime opere del filosofo Jacques Derrida, L’écriture et la différence, si apre con una singolare epigrafe virgolettata: «le tout sans nouveauté qu’un espacement de la lecture»(1). Non viene indicata la paternità della formula, bensì soltanto il testo da cui è tratta, vale a dire la prefazione a Un coup de dés, il che basta a far riconoscere l’autore, il poeta ottocentesco Stéphane Mallarmé. Per capire il senso del segmento frastico prelevato da Derrida, occorre risalire al contesto originario. Continua a leggere Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé