Archivi categoria: teatro

Luca

Luca De Filippo Antonio Scavone

     Presentandolo al pubblico del Teatro Odeon a Milano nel lontano 1955, Eduardo disse che il figlio Luca, allora settenne, rinnovava col suo esordio sulla scena la tradizione della famiglia Scarpetta-De Filippo di far interpretare il ruolo di Peppeniello (in “Miseria e nobiltà”) al più piccolo degli eredi di quella progenie teatrale. Eduardo aggiunse che Luca si era preparato scrupolosamente per quella parte ma che era, comunque, un bambino come gli altri e non era certo un bambino-prodigio. Luca cominciò a calcare le scene a quella tenera età, tra gioco e impegno, scoprendo le magìe e i trucchi del fare teatro, l’odore e il “gelo” delle quinte, dei fondali, dei praticabili e intraprese, come per un destino a lui superiore, il mestiere di attore. Ma il mestiere di attore con un “direttore” come Eduardo non era facile: se il legittimo orgoglio di un padre correggeva con puntiglio l’interpretazione del figlio, ci voleva poi ben altro per stare correttamente sulla scena, rispettare i tempi delle battute, dominare distrazioni e vuoti di memoria. Continua a leggere Luca

Poetica del basso continuo

Ida Travi, Poetica del basso continuo Ida Travi

Il vincolo

Come un bambino la parola nasce e non è sola. Nasce da un essere umano, ma non nasce una volta sola. Nasce continuamente, muore continuamente, per questo il mondo non le apparterrà mai. Per questo il mondo non avrà mai una parola definitiva.

La parola esce dalle labbra in stato d’emergenza. E’ un movimento d’uscita, sì – va verso il fuori, venendo da dentro. Coincide col movimento del ritorno e dell’addio. E più la parola è poetica – cioè più autenticamente politica -, più stretta è la porta da cui riesce a passare. Stretto è il passaggio da cui esce la parola, stretta è la parola finché qualcuno non la spalanca in chiacchiera.

La parola non nasce libera, viene al mondo in un vincolo, e sì, la vita della parola è il movimento di liberazione da quel vincolo. Come il primo respiro, come quando la testa esce dall’acqua e incontra un volto, la terra: fuori!… qui si nasce! Qui si afferma un distacco: movimento di liberazione dal chiuso, dalle cose come stanno, dalla insopportabile oscurità del più luminoso pensiero. (pag. 47)

Ida Travi
Poetica del basso continuo
La scrittura, la voce, le immagini

Bergamo, Moretti & Vitali Editori
“Le forme dell’immaginario”, 2015

Calibano

W. Hogart, Caliban, from The Tempest of William Shakespeare Antonio Scavone

Calibano

      L’attuale web-editor della Dimora, alter ego di Francesco Marotta, ha scelto un nick-name di effetto, uno di quei nomi che restano nella memoria e ritornano in mente quando non sai perché e a cosa o a chi vogliono alludere. Questo nome è quello famoso di un personaggio de “La Tempesta”, che Shakespeare scrisse nel 1611: è il nome di uno schiavo selvaggio e deforme, è il nome di Calibano. Figlio della strega Sicorace, Calibano è rozzo, incolto, lentigginoso, credulone. Il ruolo che svolge nella commedia è quasi ininfluente: non risolve conflitti ma semmai li tenta, non pregiudica la storia anche se si illude di modificarla e infine accetta brontolando la sua condizione di schiavo perché, per il suo singolare modo d’essere, non può fare altro. E allora a che serve nell’economia della commedia?
     Serve a se stesso, alla completezza inafferrabile del suo personaggio, di un personaggio che fa da contrappunto – con la sua sincera rozzezza o con la sua sciocca presunzione – alle trame del mago Prospero che si è insediato nella sua isola esautorandolo, riducendolo in schiavitù, sbeffeggiandolo come un disabile, un inetto, un mostro ripugnante. Ma è davvero ripugnante il cencioso Calibano? Continua a leggere Calibano

Do not remake Eduardo

Eduardo De Filippo

Antonio Scavone

Do not remake Eduardo

     A trent’anni dalla morte Eduardo De Filippo è stato opportunamente celebrato in Senato (era senatore a vita) ed è stato ovviamente ricordato dal figlio Luca, dal nipote Luigi figlio di Peppino, da attori, registi, critici, cineasti, fotografi, memorialisti del teatro italiano (napoletano e no). Era un omaggio dovuto, un ossequio necessario, sincero e spontaneo com’è nella consuetudine di conservare con la stima e il rispetto il contributo di un drammaturgo schietto e scontroso alle sorti del teatro italiano del secondo dopoguerra. Continua a leggere Do not remake Eduardo

Brush up your Shakespeare

Kiss me Kate, 1953

Antonio Scavone

“Brush up your Shakespeare”
(Sindrome del “di… da…”)

     Gli sgherri di una bisca clandestina, Lippy (Keenan Wynn) e Slug (James Whitmore), provano a recuperare dall’incolpevole regista Fred Graham (Howard Keel) un debito di gioco che un ballerino della compagnia ha contratto falsificando in un pagherò la firma del suo capocomico-regista.
     Lilli Vanessi (Katryn Grayson), ex-moglie di Fred e protagonista della commedia, minaccia di abbandonare la compagnia e di vanificare così l’incasso dello spettacolo. Con le “buone maniere” Lippy e Slug costringono la bizzosa Lilli a continuare la recita ma quando percepiscono, al di là del filo del telefono, che il loro capobanda è stato eliminato, ritengono ormai superato il debito di Fred Graham e, congedandosi, perché ormai anche loro senza lavoro, consolano l’afflitto Fred a riprendersi dalla delusione e dall’amarezza consigliandogli di rispolverare per l’occasione il buon vecchio e sempre valido Shakespeare in una rinnovata rilettura delle opere del Bardo di Stratford-on-Avon.
     Brush up your Shakespeare (rinfresca, ripassa il tuo Shakespare) è il formidabile duetto cantato e ballato da Lippy e Slug, davanti a un rinfrancato Fred, nel film “Baciami, Kate!” di George Sidney del 1953, con la partitura di Cole Porter e le coreografie di Hermes Pan, per una famosa edizione musicale de “La bisbetica domata” (The Taming Of The Shrew).

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Ponts suspendus

Ponti sospesi

Marco Ercolani

Per Ponts suspendus

     Ponts suspendus, prodotto da Le Merlan, Scène National à Marseille e Cia. SIC. 12, rappresentato a Marsiglia il 13 marzo e a Genova al Teatro dell’Archivolto il 18 marzo 2014, è un evento concepito da Gustavo Giacosa e dalla sua compagnia, composta da Lucia Della Ferrera, Fausto Ferraiuolo, Gustavo Giacosa, Akira Inumaru, Marion Bottollier, Francesca Zaccaria. Le musiche dal vivo sono opera dello stesso Ferraiuolo. Continua a leggere Ponts suspendus

All my sons

Arthur Miller

Antonio Scavone

Arthur Miller

“All my sons”
(Arthur Miller)

         In una cittadina della provincia americana, nel giardino posteriore della sua casa, l’industriale Joe Keller, un uomo robusto sulla sessantina, si gode la domenica mattina con i suoi vicini, il dottor Jim Bayliss e il merciaio Frank Lubey. Parlano di un po’ di tutto, i tre uomini: di un albero che il vento della notte ha spezzato, degli annunci economici che incuriosiscono Frank, delle petulanti richieste di visite mediche per il dottor Jim Bayliss. Ma parlano anche di Ann, una stupenda ragazza che è venuta a passare il week-end in casa Keller e che era, fino a tre anni prima, la fidanzata di Larry, il figlio di Joe morto in una missione di guerra. Continua a leggere All my sons

I Giganti a teatro

I giganti della montagna

Antonio Scavone

I Giganti a teatro
(Luigi Pirandello)

      In una villa alle falde di una montagna vivono gli Scalognati: chi sono? Sono uomini e donne respinti dalla società, vivono di tutto e niente, animati da un ineffabile disincanto e da strambe premonizioni ma vigili e custodi della loro integrità, del loro essere quello che vogliono essere. Il nano Quaquèo, il dispettoso Doccia, l’eccentrico Milordino, la muta e sensuale Maddalena, Mara detta la Scozzese e la fervida Sgricia si affidano al loro capo, al loro demiurgo, il mago Cotrone che si presenta bardato da turco, col fez, perché i cristiani non l’hanno capito. Continua a leggere I Giganti a teatro

Le donne nel teatro napoletano

Antonio Scavone

Le donne nel teatro napoletano
(Excursus)

     Nella storia del teatro napoletano sono pressoché infiniti i personaggi femminili che animano la scena da protagoniste, ma, di fatto, sono pochi quelli dotati di uno spiccato rilievo drammaturgico. Nato da farse e pochade francesi, opportunamente rielaborate, il repertorio femminile del teatro napoletano dell’Ottocento è per lo più ancorato ai tipi e ai caratteri classici della tradizione muliebre, in una rappresentazione quasi sempre caricaturale, secondo i canoni di una verosimiglianza convenzionale e di una ripetitiva introspezione di maniera, a tal punto esteriore al personaggio femminile da farlo decadere spesso nell’ovvietà e nella mistificazione scenica e storica. Continua a leggere Le donne nel teatro napoletano