Archivi categoria: teatro

Frammenti di maestro

Sebastiano Aglieco

“voi imparate anche dalle parole che feriscono. oppure non ascoltate. avanzate, con la nettezza e la brutalità dell’aratro e seppellite i semi cattivi. sono forti, lo sapete, rispuntano sempre. oppure trasformate i modesti fiori di campo in bellissime modelle da sfilata. bellissime, ma vuote. innocue, dunque. neutralizzate i pensieri cattivi bendandovi gli occhi. ma non fermatevi. lasciate nel vostro cammino i drammatici solchi di un inseguimento. gli schizzi di fango. ali a brandelli”.

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Un’esperienza folgorante. Derrida e Artaud

Giuseppe Zuccarino

Un’esperienza folgorante. Derrida e Artaud

     L’attenzione di Derrida per Antonin Artaud si manifesta abbastanza presto, nel 1965, con la pubblicazione sulla rivista «Tel Quel» del saggio La parole soufflée. Il titolo è volutamente ambiguo, perché lo si può intendere sia come «la parola suggerita» che come «la parola sottratta». Il filosofo apre il suo testo discostandosi dal modo in cui di solito, a proposito di Artaud, si cerca di mettere in rapporto discorso critico e discorso clinico. Egli ritiene che, invece di trasformare lo scrittore in un caso (sia esso di tipo letterario o psichiatrico), occorra prestargli un ascolto del tutto diverso, «perché ciò che le sue urla ci promettono […] è, prima della follia e dell’opera, il senso di un’arte che non dà luogo a opere […], di una parola che è corpo, di un corpo che è un teatro, di un teatro che è un testo»(1). Continua a leggere Un’esperienza folgorante. Derrida e Artaud

J’essaie de me rappeler qui je suis

Massimo Rizzante

Per FERNANDO ARRABAL

[…] Ogni volta che leggo una sua pagina di romanzo, di teatro o una sua poesia mi domando se, di fronte all’opera di Arrabal, il mio mondo non abbia dimenticato per sempre il gusto per l’assurdo. Mi sento un erede senza eredi alla frontiera di due mondi: il mondo di Arrabal e il mio mondo, un mondo in cui, alla riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, si è aggiunta quella dell’uomo, senza che ciò turbasse gli ingegni che, nel loro procedere alla clonazione della realtà, si stanno condannando alla sterilità onirica. Contro la divina non serietà di Arrabal, il mio mondo oppone oggi soltanto il sorriso disincantato di un’arte che ricicla la sua storia: intravedendo la possibilità della sua fine, essa vuole vendicarsi di ciò che ha creato in passato e, per non soccombere, cerca di fare di questa vendetta un piacevole intrattenimento.

(Leggi l’intero articolo qui…)

Tu sei soltanto in allarme

Ida Travi

 

Guarda, c’è una finestra, un pianoforte aperto con un bicchiere d’acqua sul cofano. E c’è una poltrona. Vicino c’è un tavolino… una sedia di legno. Qualcuno ci ha gettato sopra un cencio, forse un golfino rosa. C’è qualcos’altro dietro la poltrona. C’è qualcosa, ma non vedo bene… C’è una ragazza in piedi, girata di schiena. E’ girata di schiena e guarda un piccolo quadro al muro.

Così inizia Tu sei soltanto in allarme, radiodramma di Ida Travi. Il testo fa parte di una raccolta di undici radiodrammi di prossima pubblicazione. E’ stato musicato in collaborazione con Nicola Meneghini, compositore e autore della tesi di laurea sull’autrice.

Su Anterem tutte le informazioni sull’opera.

Tutta una vita. Gli oggetti in Beckett

Giuseppe Zuccarino

Tutta una vita. Gli oggetti in Beckett

     Il termine «oggetto» si presta ad essere inteso in varie accezioni, e ciò vale ovviamente anche all’interno dell’opera beckettiana. Un primo e più generale significato attribuibile alla parola è quello filosofico, per cui si definisce oggetto tutto ciò che il soggetto conoscente considera come diverso da sé. È vero che Samuel Beckett non ha mai scritto testi che vogliano porsi come filosofici, tuttavia questo tipo di terminologia non gli è affatto estraneo. Lo dimostrano alcuni passi del suo giovanile libro su Proust, importanti perché pongono le basi di una problematica che egli avrà modo di affrontare, come vedremo, a livelli diversi. Continua a leggere Tutta una vita. Gli oggetti in Beckett

Il processo

Cristina Annino

Oggi, alle quindici in punto, ora locale, portando Wolfang sul prato (roba da pazzi, ha vomitato ancora!) ho visto un enorme cumulo di luce rotolarsi, è il caso di dire. Nel giorno del mio compleanno, ha tremato la terra. Odiio!, insomma, il giardino davanti casa. Così mi sono informato, ed ecco che si deduce. Ci sarà un processo mondiale –tenetevi forte- la terra ha chiamato il suo santo, capite?, protettore, dice. Che roba! E’ stanca, pare, delle cacche di cane. Wolfang ha riso come un lacchè. Allora, dài, tutti a vedere il processo, gente, corriamo!!!

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Filosofia dello scrivere (VI) – di Antonio Scavone

[ANTONIO SCAVONE]

Filosofia dello scrivere (6)

     Che cos’è la drammaturgia? Come si riconosce una drammaturgia? Comunque la si voglia intendere o definire (ideologia scenica, struttura polisemica, poetica dell’atto teatrale, etc. etc.), la drammaturgia (di un autore, principalmente, ma anche quella di un progetto registico) sfugge a qualsiasi schematizzazione che abbia la presunzione, come tutte le nomenclature, di essere esaustiva.
     La drammaturgia tiene conto e talvolta privilegia la personale costruzione di atti e dialoghi che un autore conferisce alle sue opere ma può capitare, anche, che quello stile singolare e riconoscibile venga sollecitato solo in parte dall’esigenza di strutturare atti e dialoghi. Continua a leggere Filosofia dello scrivere (VI) – di Antonio Scavone

Cassandra. Un monologo – di Massimo Sannelli

[MASSIMO SANNELLI]

AjaxCassandra“È solo la paura della cosa / che seguirà la morte, quella terra / da cui nessuno torna – è la paura / che preme sulla nostra volontà / e ci fa radicare nel presente / deforme e non volare all’altro tempo / ignoto? La coscienza, la coscienza / ci rende tutti vili: tutti. Ecco / come il colore della volontà / si stempera e rovina contro il buio, / e come può arenarsi un gesto audace, / perdendo il primo nome, che fu «azione».”

Questo monologo, come gli altri, non cerca, non insegue e non rinnega il nuovo. La ricerca del nuovo – che non esiste ancora – è inutile, se è slegata dall’intensità, che viene da corpi già esistenti. Sviluppare l’intensità, prima, potrebbe evocare il nuovo, dopo. Continua a leggere Cassandra. Un monologo – di Massimo Sannelli

Attilio Vecchiatto su Zibaldoni e altre meraviglie

[ZIBALDONI]

Da domani 3 giugno prende il via su “Zibaldoni e altre meraviglie” la pubblicazione di un progetto in memoria dell’attore Attilio Vecchiatto.

Insieme a una testimonianza diretta di Enrico De Vivo e a scritti inediti di Gianni Celati, saranno riproposti, in varie puntate, i “Sonetti del Badalucco”, nella versione a cui l’autore ha lavorato fino alla sua morte.

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Giulio Cavalli, il giullare con la scorta – di Gianni Biondillo

foto-do-ut-desC’è un giullare dalle parti di Lodi che si chiama Giulio Cavalli. Fa una cosa che non dovrebbe fare: teatro civile. Parla di Resistenza, di G8, parla del disastro aereo di Linate e da un po’ di tempo, soprattutto, parla di mafia e di mafie. Fa nomi e cognomi. A Teatro. Li fa a Milano, li fa a Gela.
Errore! I nomi non si fanno, non è elegante. Qualcuno poi si arrabbia e te la vuole far pagare. Così è: Giulio Cavalli ha subito minaccie mafiose e vive sotto un programma di protezione dallo scorso anno. Solo che lui è cocciuto e continua a fare i nomi e i cognomi. Ci dice cose che non vogliamo sentire: tipo che la ‘Ndragheta non è mica roba di montanari calabresi. È roba di gente che fa affari a Milano. Insieme ai casalesi e a tutta la solita cricca.
È che i politici milanesi non amano sentir parlare di mafia a Milano quando hai un Expo da organizzare. Ma Giulio insiste, giullare cocciuto.

(Continua qui…)

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Il sito di Giulio Cavalli (Contiene anche il link al suo blog).
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Manifesto per un teatro poetico – di Ida TRAVI


(Immagine fotografica di Marzia Poerio)

MANIFESTO
per un
TEATRO POETICO

teoria e forma d’un teatro trasparente

FARE POESIA La poesia si fa camminando, lavorando, mangiando, dormendo, sognando. Solo alla fine si può scrivere. La poesia di parola si fa vivendo in quel teatro naturale e trasparente ch’è il mondo visto dall’interno.

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