Archivi categoria: testimonianze

Il sogno di Alaye e le voci notturne

In memoria di EMMANUEL CHIDI NAMDI

Bambini migranti annegati

– Tu sei un fuscello per quale nido, Ankindé?
– Tu sei un fuscello contro quale morte, Alaye?

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Una notte sul Monte Stella

Milano, Via Broletto 39 prima e dopo i bombardamenti del 15-16 agosto 1943.

Milano, Via Broletto 39
prima e dopo i bombardamenti del 15-16 agosto 1943.

Orsola Puecher

Negli anni sessanta una bambina per mano al suo papà andava ogni tanto sul Monte Stella. Si fermavano un poco prima di prendere l’Autostrada dei Laghi verso Casnate, dov’era una casa di vacanza, in affitto, con un grande parco inselvatichito. Scendevano dalla Flaminia coupé, grigio metallizzato, usata, e, inerpicandosi per i gradoni spogli, con qualche stecchiolino striminzito di albero rachitico qui e là, salivano sulla strana collina, che, arrivati in cima, a quella bambina sembrava altissima. Anche l’aria era diversa, più fresca, più ventilata. Sotto le case rimpicciolite, le auto lontane, la planimetria della città che si stendeva remota nella foschia, con qualche cuspide in lontananza, il Pirellone, la Torre Velasca, la Madonnina, d’oro sulla sua guglia, come fossero un altrove lontano e rarefatto. Qualche volta se il cielo era limpido si vedevano i picchi innevati delle Alpi a corona. Il Monte Rosa.

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Jewish survivors condemn the massacre of Palestinians in Gaza

Genocidio di Gaza     As Jewish survivors and descendents of survivors of the Nazi genocide we unequivocally condemn the massacre of Palestinians in Gaza and the ongoing occupation and colonization of historic Palestine. We further condemn the United States for providing Israel with the funding to carry out the attack, and Western states more generally for using their diplomatic muscle to protect Israel from condemnation. Genocide begins with the silence of the world.

We are alarmed by the extreme, racist dehumanization of Palestinians in Israeli society, which has reached a fever-pitch. In Israel, politicians and pundits in The Times of Israel and The Jerusalem Post have called openly for genocide of Palestinians and right-wing Israelis are adopting Neo-Nazi insignia.

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Lettere dall’Ucraina

Ucraina, da World Riots 24 h

Lettere dall’Ucraina

Buongiorno,

Sono A. e vivo da più di due anni a Lugansk, capoluogo dell’omonima regione, la più orientale dell’Ucraina, popolazione prevalentemente russofona. Lavoro nel settore gioielleria, libero professionista. Non sono ufficialmente residente in Ucraina, da quasi tre anni il cittadino europeo può soggiornare liberamente per un periodo massimo di 90 giorni su 180 sul territorio ucraino. Io mi fermo per periodi più lunghi pagando ogni volta una penale. Non posso rinunciare all’anonimato, almeno finché vivo qui, per motivi di sicurezza personale.

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Il laboratorio Maraini

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Alessandro Agostinelli

C’è un documentario in cui alcuni amici di Fosco Maraini raccontano esempi e suggestioni della sua vita. Buona parte del filmato è stata girata in montagna, all’Alpe di Sant’Antonio, in un luogo che si chiama Pasquigliora, dove molti anni fa lo scrittore decise di comprare casa insieme alla seconda moglie, Mieko Namiki Maraini. Lì scrisse quasi tutta la sua autobiografia Case, amori, universi, seduto su una sedia vicino alla finestra.

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La fabbrica della cattiveria

Rogo al campo nomadi

Sergio Baratto

La fabbrica della cattiveria, come ogni impresa che si rispetti, ha dirigenti, quadri intermedi, lavoratori dipendenti. A diversi livelli della gerarchia, tutti lavorano al funzionamento della fabbrica. È ridicolo prendersela con il consiglio d’amministrazione e dimenticare la rete capillare di amministratori locali, militanti, semplici elettori, cittadini senz’altra specifica che come tanti ingranaggi hanno partecipato al movimento generale della macchina. Ogni atto, piccolo o grande, può contribuire a perpetuare o a fermare quel movimento. E, come in tutti gli stabilimenti, esiste pur sempre la – dolorosa – possibilità di tirarsi fuori. Di licenziarsi o, quanto meno, di sabotare il lavoro della fabbrica della cattiveria. In altre parole, non sto affatto parlando della tragedia di una nazione oppressa da un’oligarchia politica nemmeno tanto abilmente celata dietro la foglia di fico della democrazia. Sto parlando della catastrofe di una collettività che a quell’oligarchia empia (uso la parola che più mi sembra conforme alla sua natura) dà il proprio consenso. Di più: sto parlando di un «popolo» che è consustanziale alla propria «casta».

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Parole
Atti
Lo sgombero del campo nomadi di Opera
Fuori gli stranieri
Lo sgombero della baraccopoli di Via Rubattino

Nelson Mandela: la battaglia per la memoria

Nelson Mandela e Fidel Castro

Gennaro Carotenuto

[…] I quotidiani che oggi lo celebrano hanno difeso per decenni l’apartheid. I politici che lo onorano avevano giustificato quel sistema concentrazionario, che aveva assassinato decine di migliaia di militanti, privato milioni di una vita degna e levato a Madiba molti dei suoi anni migliori, come una triste necessità causata da due fenomeni nei quali il Sud Africa razzista faceva da anello di congiunzione tra XX e XXI secolo: la guerra fredda e le migrazioni.

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Don’t forget to remember, Memory

In fondo bastava poco, veramente poco. Ad esempio, che una delle figurine mascherate passasse di qua e dicesse che si era trattato di uno spiacevole equivoco, di una dabbenaggine dovuta unicamente alla fretta o all’imperizia, ma che non c’era nessuna malafede, tanto meno l’intenzione di attribuirsi un lavoro fatto da altri. Oppure, ancora più semplicemente, bastava che l’autore sbadato rettificasse il tiro, aggiungendo nel suo post il link all’articolo originale e il nome del traduttore. Avremmo fatto buon viso a cattivo gioco, in ogni caso. Nessuno infatti pretendeva delle scuse, per le quali c’è bisogno non di una presunta e pataccara aristocrazia delle anime ma di cultura ed etica allo stato nascente, di umiltà e coraggio insieme: tutte doti e qualità che è impossibile trovare in chi ha bisogno di camuffarsi e di recitare la sua effimera parte nell’esangue farsa corale che è diventata la comunicazione in rete, ben nascosto dietro la rassicurante, e illusoria, protezione di una maschera: di chi, alla resa dei conti, non si accorge nemmeno di fingere solo ed esclusivamente con se stesso e con i suoi fantasmi. Non meraviglia affatto, dunque, la scelta della strada più prevedibile, e più vile: cancellare tutto, sbarrare le porte e negare ogni accesso agli estranei: per continuare il gioco al riparo da occhi indiscreti, per conservare e rimirare nello specchio in frantumi di un’unica, inesorabile inesistenza da adepti del nulla, le sedute auto-masturbatorie e auto-assolutorie di una “Society” in tutto omologa ai parametri che definiscono il perfetto esemplare dell’homo zuckerbergiensis. Bene, continuate pure a giocare se ciò contribuisce in qualche modo a farvi sentire ancora in vita: ma non dimenticate di ricordare che non potrete contare su di noi né ora né mai, perché noi siamo da sempre fuori da sti ppagliacciate da replicanti e simulacri senza libertà e senza decoro: noi siamo persone serie, noi appartenimmo â morte.

Don’t forget to remember, Memory

Take the post, then shut the door

Cloaca maxima

Per Natale regalatevi un blog
DI QUALITA’“.

E’ alla portata di tutti: dovete semplicemente
APPROPRIARVI DEL LAVORO
DEGLI ALTRI.

Potrete così coronare il vostro sogno:
entrare a far parte della
SOUL SOCIETY.

Poche, elementari mosse, ed è fatta:

1) scegliere l’oggetto dei desideri

2) individuare il bersaglio

3) scaricare con moderazione

N. B.
Nel caso apparisse un commento (una soul sister nei paraggi c’è sempre, e prima di intervenire si sarà di certo ben documentata), allora scaricate tutto il resto in risposta e fatele vedere quanto ce l’avete lungo…

Eccheccazzo! Siamo o non siamo il “paese delle libertà“?

L’autoconservazione

Cloaca maxima

Antonio Scavone

L’autoconservazione

     L’omeostasi è la proprietà che un sistema (fisico, chimico) ha di riprodursi e di mantenersi in equilibrio per evitare – e realisticamente annullare – processi di disgregazione della sua unità e delle sue risorse originali. Continua a leggere L’autoconservazione

Fantasmi

Edna Lieberman

Roberto Bolaño
Edna Lieberman

“Empecé a leer los libros de Bolaño gracias a “una casualidad”, más bien lo llamaría destino. Hacia enero de 2006, paseando dentro de una librería en el Distrito Federal, me topé con la portada del libro homenaje que le dedica Jorge Herralde a Roberto. Al ver la fotografía de Bolaño, la presión se me fue al suelo, porque no había visto dicha imagen en casi 30 años.

Edna Lieberman, Cartas a mi fantasma
Como un paréntesis, Roberto y yo fuimos pareja en Barcelona hacia 1979, no por mucho tiempo, pero sí una relación muy intensa y pasional. A lo largo de los años me llegaban comentarios de que Roberto publicaba y ganaba premios, sin embargo nunca me surgió el interés por leer su literatura. En pocas palabras: lo había enterrado en el oscuro cajón del no recuerdo. En el 2003 fui enterada del fallecimiento de Roberto, lloré esa noche y volví a olvidarme del asunto.

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Santiago del Cile, 11 settembre 1973

“La historia no se detiene
ni con la represión ni con el crimen.”

Salvador Allende

9:10 A.M. RADIO MAGALLANES

Habla el Presidente de la República desde el Palacio de La Moneda.

[…] Seguramente, ésta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las antenas de Radio Magallanes. Mis palabras no tienen amargura sino decepción. Que sean ellas un castigo moral para quienes han traicionado su juramento: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el almirante Merino, que se ha autodesignado comandante de la Armada, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado Director General de carabineros. Continua a leggere Santiago del Cile, 11 settembre 1973

La mafia è una montagna di merda

SOLIDARIETA’ A GIULIO CAVALLI

Il silenzio è mafia

LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA

La mafia è chi tace. La mafia è chi si gira dall’altra parte. La mafia è chi abbassa la voce. La mafia è chi scende a patti col potere. La mafia è chi si vende. La mafia è chi compra chi si è venduto. La mafia è chi minaccia. La mafia è chi non denuncia la minaccia…

(da qui…)

Fantasmi africani

Gianni Celati

Luigi Sasso

Fantasmi africani

Avventure in Africa è un libro scritto da Gianni Celati e pubblicato nel 1998. Si compone di nove taccuini, nei quali l’autore ha annotato impressioni e riflessioni del suo viaggio, diari presentati «come li ho scritti per strada», si legge nella Notizia che li precede e che serve anche a introdurre i limiti temporali (il gennaio del 1997) e spaziali (dal Mali al Senegal alla Mauritania) del percorso. Celati era accompagnato da Jean Tolon. Scopo dell’iniziativa: la realizzazione di un documentario sui metodi di guarigione dei Dogon. Ma tutto si colloca già dall’inizio in una disposizione un po’ ironica e fiabesca, all’ombra di una citazione dall’Orlando Furioso, che ricorda il vagabondaggio di Astolfo in groppa all’ippogrifo dal mar dell’Atlante ai termini d’Egitto, da un capo all’altro del continente, insomma. Anche il paesaggio che, dai finestrini di un pullman o di qualche auto semiscassata, si rivela agli occhi dei due viaggiatori ha un’ apparenza un po’ stralunata, suggerisce una dimensione di smarrimento: «Ogni casetta o baracca con l’aria di anima persa nella savana, ognuna col suo lumicino da fiaba, tubo al neon di luce smorta o polverosa». Continua a leggere Fantasmi africani

Una forma di resistenza

L'Intervista

“να γράφεις είναι μια μοίρα που τρέφεται από τον ίσκιο των ωρών
το ερωτικό αγκάθι όποιου δεν αφήνει τίποτα πίσω του
για να ʼναι στάχτη, στοιχείο του ανέμου
είναι χαραγμένο πάντα με γράμματα φωτιάς
μες στις ίριδες των σημαδιών που σέρνει”

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