Archivi categoria: testo a fronte

Al vaglio della speranza

Continua a leggere Al vaglio della speranza

No images / Alcuna immagine

William Waring Cuney
(USA, 1906- 1976)

No images

She does not know
her beauty,
she thinks her brown body
has no glory.

If she could dance
naked
under palm trees
and see her image in the river,
she would know.


But there are no palm trees
on the street,
and dish water gives back
no images.

Continua a leggere No images / Alcuna immagine

L’arcano delle Torri Gemelle

Jack Hirschman

1.
Un lutto tale dal quale
potremmo svegliarci
(essendo stati risvegliati da una tale luce)
per vedere la luce
alla fine:

che noi siamo ora
non più
né meno ma siamo stati più di altri

una terra violenta

nei nostri mercati monetari
nella nostra “legge ed ordine”
nei nostri “Quotidiani” quotidiani
nei nostri letti

una vita violenta

Continua a leggere L’arcano delle Torri Gemelle

Poeti greci contemporanei XVI

Νίκος Ορφανίσης
Nìkos Orfanìdis

Cura e traduzione di
Crescenzio Sangiglio

Kithrea, Κυθρέα o Κυθραία, la cittadina d’origine del poeta adesso fa parte della zona turco-cipriota sotto occupazione dell’esercito turco dal 1974. Molti sono i morti e i dispersi tra i parenti, gli amici e i conoscenti del poeta, il loro ricordo rimane sempre come una fitta nell’anima, un impalpabile velo di morte che nessun trillo di uccello e nessun colore di fiori riesce a dissolvere in un oblio di pace.

Continua a leggere Poeti greci contemporanei XVI

Chant de l’encrier-plumier

Yves Bergeret

Questo è il canto del calamaio-portapenne da viaggio che Linette Guéron El Houssine mi mostra (di lei si legga “Violino-nascita”). Un pregevole oggetto in cuoio, venti centimetri di lunghezza, antico, almeno del XIX secolo. Un tempo nella sua famiglia ebrea, a Karaağaç, un sobborgo di Adrianopoli, alla frontiera tra la Turchia, la Bulgaria e la Grecia, lo si tramandava di generazione in generazione; Linette pensa che provenga invece dal ramo materno della sua famiglia, espulsa dalla Spagna alla fine del XV secolo, che si chiamava Cordova.

Continua a leggere Chant de l’encrier-plumier

Même étant arrivés nous sommes toujours loin

Dire tutto alle case
Interno poesia, 2021
Traduzione e cura di Mia Lecomte


Nel giugno scorso è uscito, edito da Interno Poesia, “Dire tutto alle case”, raccolta antologica dell’alto mestiere poetico di Thierry Metz. Traduzione e cura di Mia Lecomte, di cui qui pubblico la bella prefazione al volume e le traduzioni di 11 poesie di Metz.


In 76 clochards célestes ou presque (1) Thomas Vinau assembla una galleria di mini-ritratti di scrittori, poeti, artisti, musicisti décalés – Charles Bukowski, Billy Holiday, Blaise Cendrars, Albert Cossery, Nicolas Bouvier, Francis Bacon… – esistenze “estranee” e marginali, spesso di malattia e sofferenza, dotati del potere taumaturgico di guarire il mondo con i loro distillati di bellezza. Avventurieri “del minuscolo” (2), “feriti fedeli alle proprie ferite” (3), “inconsolati che consolano” (4) della cui famiglia fa parte anche Thierry Metz: “La sofferenza ha escluso Thierry Metz dalla vita. Non era uno debole. Prima di tutto era poeta. No, manovale. No, poeta. No, manovale. Prima di tutto era poeta e manovale. Scriveva con il piccone. Una volta evaporato il sudore, l’inchiostro diceva la pietra. E la mano. E il respiro. L’inchiostro diceva il niente. La bottiglia e la fatica. Il tempo che scava i lombi. Il collega. Il capo. Il muro. In altre parole, l’inchiostro diceva il tutto. Tutto di una vita piena. Il suo piccolo cielo. L’acqua e il cemento. Ad altezza d’uomo. E poi la tragedia ha fatto il suo lavoro. Una tragedia famigliare, come si suole dire. La peggiore”. (5)

Continua a leggere Même étant arrivés nous sommes toujours loin

Jimmy Santiago Baca (USA,1952)

When life

Is cut close, blades and bones,
And the stench of sewers is everywhere,
Blood-sloshed floors,
And guards count the dead
With the blink of an eyelid, then hurry home
To supper and love, what saves us
From going mad is to carry a vacant stare
And a quiet half-dead dream.

*

Quando la vita

si fa stretta, lama e ossa,
puzza di fogna dappertutto,
sangue per terra,
e i guardiani contano i morti
con un battito di ciglia, allora corri a casa
al cibo e all’amore, ciò che ci salva
dall’impazzire è quello spazio vuoto lasciato per uno sguardo
e un sogno silenzioso appena vivo.

Traduzione di Stefanie Golisch
Il quadro è di Aubrey Levinthal

Il mio primo corpo

“Il cielo è la mia pelle più estesa; il soffio del vento è l’annuncio della parola che mi accingo a dire, che sto per ascoltare. La terra s’inarca e si rigira su se stessa come in un sonno agitato; il suo spessore genera la mia corporatura e il mio scheletro, le mie ossa sono le dure rocce e le creste. Attraverso le mie vene l’acqua corre dal cielo alla terra e dalla cavità della roccia alle nuvole del cielo. Il cielo e la terra sono il mio primo corpo.”

NEL DESERTO DEL MALI