Archivi categoria: testo a fronte

I semi della parola

“cosa sarebbero la vita, il mare, il cielo,
il campo e la roccia, la casa e il cortile
senza i semi della parola?”

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Poema a due voci

Antonio Devicienti
Yves Bergeret

Del caffè di Châtillon-en-Diois
e di altri luoghi

Il barista ex-clown ex-trapezista
saprebbe raccontare centinaia di storie
se l’avventore, entrato per un caffè,
glielo chiedesse.

Chi guarda i muri foderati di sbiadito legno,
i tavoli degli Anni Cinquanta,
le fotografie in cornice da un circo
ormai dismesso
potrebbe intuire che quell’uomo sta, in realtà,
sulla soglia del poema.

S’intravede alle sue spalle,
tra la teca delle brioches e l’orologio a muro,
il tempo pendolare della scrittura.

C’è un torrente che irrompe
impetuoso da una gola rocciosa
come fa talvolta la scrittura
dopo lunghi tempi di secca e d’attesa
e il tempo si riapre in tempi
e i tempi fitti s’intrecciano,
vannerie della parola.

[…]

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Il fratello della tigre

Yves Bergeret

Il fratello della tigre

La piena ha sradicato gli alberi,
li ha distesi sui cumuli di ciottoli bianchi
ma lui, fratello minore della tigre,
risale il corso del torrente.

Fiotti di grida confuse, laggiù a valle.
Grida stridule che il vento
macina, rimescola.
Si tratta soltanto di bambini?
Si chinano su qualche vortice,
raccolgono nei loro berretti
un poco d’acqua che pure grida,
la trasportano, la versano sull’argilla del tratto in secca,
il vento gonfia le camicie aperte.

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Il paese di fronte

«Comme tous les arts, la poésie est essentiellement un mystère. Chaque tentative pour définir leur magie, se termine par un fiasco parfois ridicule, parfois brutal. L’explication d’un poème, c’est le poème lui-même, et il est indissolublement lié avec elle. Je ne me laisserai pas entraîner à essayer d’éclaircir certains vers, dont je ne sais pas moi-même exactement pourquoi je les ai écrits et où je l’ai lu.»

«Come tutte le arti, la poesia è essenzialmente un mistero. Ogni tentativo di definirne il fascino, si risolve in un fallimento, a volte ridicolo, altre cocente. La spiegazione di una poesia è la poesia stessa, alla quale è indissolubilmente legata. Non mi lascio coinvolgere dalla pretesa di chiarire certi versi, dei quali nemmeno io so esattamente perché li ho scritti o dove li ho letti.» (Jan Skácel)

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Luce lontana

Lorand Gaspar

Lumière de loin

Je voudrais t’insuffler la fraîcheur
capillaire par capillaire
que t’enfantent le glissement de l’air
et le resserrement
des papilles          te faire des mots verts
au matin des mots
que tu aies envie de toucher de broyer
t’écrire avec les ongles dans l’âge paresseux
des roches
dans les yeux –
te convaincre de la terre.

Luce lontana

Vorrei soffiarti dentro la freschezza
capillare per capillare
partorita per te dallo scivolare dell’aria
e dal restringimento
delle papille       crearti delle parole verdi
nel mattino delle parole
che tu abbia desiderio di toccare di frantumare
scriverti con le unghie nell’età indolente
delle rocce
negli occhi –
convincerti della terra.

Quaderni di Traduzioni (XLIV)

Quaderni di Traduzioni
XLIV. Maggio 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
XIII. Pensée et usage de l’espace à Koyo (2010, 2018)

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Ridare vita alla parola

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Quaderni di Traduzioni (XLIII)

Quaderni di Traduzioni
XLIII. Maggio 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
IX. Remarques sur le treizième séjour (2010, 2018)
X. En Europe (2010, 2018)

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Quaderni di Traduzioni (XLII)

Quaderni di Traduzioni
XLII. Aprile 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
XI. Contrejour (2010, 2018)

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Il canto di Ogo Ban

La montagna respira allungata sul dorso.
Il cielo si inginocchia vicino a lei,
si rotola su di lei, si distende sopra di lei.

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Quaderni di Traduzioni (XLI)

Quaderni di Traduzioni
XLI. Aprile 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
VI. La parole de la pente (2010, 2018)

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