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Post d’autore, 10

Tiziano Salari

Nell’inferno della carne

Post d’Autore, 10

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Mareale

Alberto Burri, Bianco Plastica, 1966 Tiziano Salari
Silvano Martini

“Da sempre si è inteso, come un dato che s’impone, che il luogo proprio, naturale, della parola poetica è il silenzio. E così, la sua apparizione è un’ascensione dal silenzio in cui giace mai interamente inerte, il silenzio degli inferi dove si trova imprigionata come un “Essere” che chiede di manifestarsi al silenzio dall’alto, come è tipico della sua impari manifestazione, dove appare, spesso quasi asfissiata, l’ansia di prendere possesso della visibilità, il che implica l’ansia di assumere un corpo.”

(Maria Zambrano)

A volte il silenzio è una cavità rimbombante in cui le parole fanno gorgo e danno vita a un corpo in cui si mescolano stridori quasi a voler essere risonanza di un essere dissonante attraverso cui il reale ci assedia con tutte le sue implicazioni simultanee di tempi, di presenze, di rinvii in cui siamo gettati in un accumulo vertiginoso di casualità. Silvano Martini, in Mareale, sembra aver ceduto a una sonorità indistinta per cercare di attraversarla e ritrovare il senso perduto di quell’alterità rispetto a ciò che si dice, e cioè la cosa non detta o il silenzio nel quale, direbbe Lacan, “sentire se stesso” come eco o rinvio della parola poetica. Continua a leggere Mareale

Essere e abitare

Tiziano Salari

Tiziano Salari descrive un percorso che non indica un andare oltre, più lontano, né un tornare indietro sui propri passi.
Denuncia uno smarrimento.
Ciò che in Essere e abitare Salari indica è ciò che si sottrae.
Indica l’Holzweg, il sentiero che si smarrisce nel bosco.
Il cacciatore delle idee, osserva Giordano Bruno, deve perdersi nella selva. E lì additarla, mostrarla come un segno che nulla indica.

Nel tentare una nuova e inesplorata teoria della conoscenza, Salari si espone al rischio totale del fuori. Nell’accogliere nuove forme di pensiero mostra che l’idea di fondamento è tramontata. Continua a leggere Essere e abitare

Il poema della mente

Lucia Sollazzo

“E così tocca sorprendere se stessi in preda allo stupore davanti all’evidenza del segno naturale: la figura impressa nelle ali di una farfalla, nella foglia di una pianta, nel guscio di un insetto e persino nella pelle di quel qualcosa che si trascina fra tutti gli esseri viventi, giacché qui tutto il vivente in qualche modo si trascina o viene trascinato nella vita… Guidati soltanto nell’ottica di tale sentire, questi segni ci consegnano, o piuttosto ci riconsegnano, a una pace singolare, a una calma che proviene dall’aver fatto pace in quell’istante con l’universo, e che ci restituisce alla nostra primaria condizione di abitanti di un universo in atto di offrirci la sua presenza timidamente, adesso, come un ricordo di qualcosa ormai trascorso; il luogo nel quale si visse senza pretese di possesso”.

(Maria Zambrano, Chiari del bosco)

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Nell’inferno della carne (II)

9788877992666g

Tiziano Salari

È la «gabbia d’acciaio» della razionalità, secondo l’espressione di Max Weber, che stringe in una morsa la società moderna (il mondo globale), da cui la poesia cerca dei varchi per liberarsi, quando non è nelle droghe, nel sogno, nell’ebbrezza, nell’Olimpo della forma e dell’estetismo aristocratico. Da una parte l’estrema funzionalità della scienza e della tecnica, l’utilitarismo che cerca di asservire tutto, compreso l’arte e la letteratura, ai propri scopi, dall’altra l’interiorità, il senso del tragico, la ricerca poetica, sempre più emarginata, che non riesce a scalfire o a incidere in quelle che sono le tendenze dominanti, ma getta un fascio di luce nel nostro errare esistenziale.

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Nell’inferno della carne (I)

9788877992666g

Tiziano Salari

Diceva Baudelaire che la carogna sotto il sole restituiva al centuplo alla grande Natura ciò che essa aveva congiunto insieme e che da quel mondo in putrefazione saliva una strana musica, come un rumore di vento o di acqua corrente. Nel Malte, Rilke se ne ricorda parlando della musica di Beethoven, che avrebbe dovuto avvolgere il mondo, restituire all’universo ciò che solo l’universo sarebbe stato in grado di sopportare, scorrendo come acqua o vento tra le montagne e i deserti della Tebaide.

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Due interventi sulla poesia di Tiziano SALARI

[Alcuni testi tratti da Il fruscio dell’essere sono leggibili qui.]

Gaetano Chiappini
Tiziano Salari, Il fruscio dell’Essere, con un saggio di Mario Fresa, Salerno, Nuova Frontiera 2007.

Ho letto a lungo e doverosamente riletto questi testi bruniti e corruschi, collocati sulla flebile traccia di un capello ad ascoltare con amorosa fierezza il transito della natura. Tra visibile e invisibile, oltre i monti, Salari sta cogliendo l’antico messaggio della bottiglia cosmica. E ne viene questo cammino articolato – anche gli incipit sembrano riprendersi nell’indice come un unico cammino. Continua a leggere Due interventi sulla poesia di Tiziano SALARI

Il fruscio dell’Essere – Tiziano SALARI

kandinsky
(Wassily Kandinsky, Composition X, 1939)

Testi tratti da: Tiziano Salari, Il fruscio dell’Essere, con un saggio di Mario Fresa, Salerno, Cooperativa Sociale Nuova Frontiera, “Il Vulcano e la Rosa”, 2007.

Il fruscio dell’essere

1

dentro è tutto regolare
nel senso delle finestre e delle porte
quando abbassi le maniglie
le resistenze dell’aria svaniscono
racchiuso in una bottiglia il passato
scrivi: “il saccheggio bianco del mattino”,
uno sventagliare di piume
attraverso le brecce dei monti Continua a leggere Il fruscio dell’Essere – Tiziano SALARI

Il passo nomade della scrittura – Ranieri TETI

leonora carrington

Da: Il senso scritto, con una nota critica di Tiziano Salari, Verona, Anterem Edizioni, “Limina. Collezione di scritture”, 2001

Non possiamo vivere che nel frammezzo, esattamente
sulla linea ermetica di condivisione dell’ombra e della luce.
Ma siamo irresistibilmente gettati in avanti.

René Char

Pneuma

dimora nel lineamento dell’ombra

idolo della veglia in opera
ha per titolo aperti e chiavi
iniziali a darsi incipit d’incognita
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