Archivi categoria: valter binaghi

Nome al tavolo Blackjack

Valter Binaghi

Valter Binaghi

     Il romanzo che avete tra le mani è l’ultimo di Valter Binaghi. All’inizio dell’estate del 2013 fu lui stesso a dirmelo al telefono: «Questo sarà il mio ultimo libro». Era il suo modo di comunicarmi quanto si fosse aggravato.
     Avevamo da tempo fissato l’uscita in autunno. Avremmo dovuto lavorarci in estate, ma in realtà lo stavamo facendo dall’inizio dell’anno, sempre al telefono: Valter mi chiamava per chiedermi opinioni su possibili modifiche e ogni volta ribadiva che durante l’editing avrei dovuto essere inflessibile, senza limitarmi nelle critiche e nei suggerimenti. Non che fosse davvero perplesso. Gli piaceva discuterne e confrontarsi con me, ma secondo lui il romanzo era finito. La notizia della sua morte mi arrivò poche settimane dopo quella telefonata. Era il 12 luglio del 2013. Continua a leggere Nome al tavolo Blackjack

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Archeologia del fantastico

Valter Binaghi

Mundus Imaginalis

Prefazione

“…l’idea che la divinità possieda la potenza di immaginare, e che, immaginandolo, Dio abbia creato l’universo; che questo universo sia stato tratto da Dio dalle virtualità e dalle potenze eterne del suo proprio essere; che esista fra l’universo dello spirito puro e il mondo sensibile un mondo intermedio, mondo delle Idee-Immagini, mundus imaginalis…”
(Henry Corbin, L’immaginazione creatrice, 2005)

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Valter Binaghi, I custodi del talismano

Giorgio Morale

La storia inizia con l’alba di un nuovo giorno: “Stamani la valle è un soffice letto di nuvole che inizia già qui, dietro la capanna, e inghiotte tutto quanto è vita e colore fino al cielo. Solo qualche cima aguzza d’abete sporge dalla coltre vaporosa. Niente montagne, lassù: il mondo intero è nascosto dalla sostanza impalpabile eppure gonfia d’acqua”. Ci senti la natura che respira, la consistenza degli elementi. E c’è un risveglio in questa mattina nebbiosa, di un druido e del suo discepolo, e il lettore frastornato dall’oggi si domanda cosa c’entri questo con lui e con il tempo che vive. Domanda che alimenta il sospetto che si tratti di un revival mitologico quando legge di un tempo in cui “i Celti abitarono terre lontane e inaccessibili… e avevano nei druidi i fedeli custodi delle leggi, della profezia e del sacrificio…”.

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I custodi del talismano

Valter Binaghi

“E’ uno dei più problematici e complessificanti scrittori di questi anni, è un narratore che fa trapelare il teologico attraverso le storie, è un creatore di finzioni che ci mettono spalle al muro rispetto a verità storiche (collettive e personali) e ingaggi filosofici e metafisici.”

“Ciò che succede all’allegoria e al simbolo in questo romanzo mi è chiaro sin dalle prime pagine, e lo giudico un passo importante per il romanzo contemporaneo italiano. La lingua diviene secondaria a fronte dell’accerchiamento che Binaghi conduce in assedio al simbolico. Si tratta di un romanzo storico che ha a che spartire con certa narrazione erodotea ben più di un punto, tranne uno: qui è forte l’impulso verso lo svuotamento dell’introspezione, tutta giocata in senso tragico, per costruire una distanza che permetta la scena tragica.” (G. Genna)

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La sapienza del mondo

Valter Binaghi

Vieni con me,
come facciamo ogni anno,
in pellegrinaggio
a quel tempio vivente
che è il bosco d’autunno,
dove molte buone cose
accadono
e la sapienza del mondo
si rinnova…

Lì ogni volta impariamo
il segreto delle forme
che la terra gravida
rilascia,
e come dalla lotta
tra impulso e gravità
emerge la bella apparenza…

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Ucciderò Mefisto

Valter Binaghi

“Ho pensato a me e Margherita. Noi ci siamo riconosciuti, ma poi qualcosa ha spezzato il cerchio, e adesso la mia vita è finita. Per me non c’è rimedio, ma altri hanno ancora speranza, come quei due ragazzi. Domattina, al bar, forse sapranno incontrarsi. Ma bisogna togliere i veleni dal mondo, tutta la musica cattiva, quella che confonde le anime, e anch’io devo fare la mia parte. Ucciderò Mefisto, ho pensato, e questo è quanto.”

Valter Binaghi, Ucciderò Mefisto, Ozzano Dell’Emilia (BO), Perdisa Editore, “Babele Suite”, 2010.

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Devoti a Babele di Valter Binaghi nella lettura di Giuseppe Genna

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Valter Binaghi: DEVOTI A BABELE – di Giuseppe Genna

Perché la grande editoria non pubblica Valter Binaghi? E’ l’ennesima riprova di una cecità infantile: la grande editoria non vede, inciampa per caso semmai, e letteralmente non sa parlare. Ci sono alcune eccezioni importanti, questo va detto. Basterà semplicemente osservare cosa sta facendo Einaudi, e l’area torinese e la collana Stile Libero, per capire che comunque è garantito uno spazio. In questo spazio, a mio parere, Binaghi dovrebbe avere asilo e ciò che sto per scrivere intende dispiegare le ragioni per cui impegno il termine “asilo”. Continua a leggere Devoti a Babele di Valter Binaghi nella lettura di Giuseppe Genna

Devoti a Babele – di Valter BINAGHI

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E ti chiedi: se alla crocifissione ci fosse stata meno affluenza di pubblico del previsto, l’avrebbero rimessa in programma? E capisci che l’agente aveva ragione. Non hai mai visto un crocifisso in cui Gesù non fosse praticamente nudo. Non hai mai visto un Gesù grasso. O un Gesù pieno di peli. Da sempre. In ogni crocifisso Gesù potrebbe fare il modello a torso nudo dei jeans di marca o dei profumi da uomo. La vita è esattamente come ha detto l’agente. Capisci che se non c’è nessuno a guardarti, tanto vale restarsene a casa.
(Chuck Palahniuk, Survivor)

Valter Binaghi, Devoti a Babele, Ozzano Emilia (BO), Alberto Perdisa Editore, “WalkieTalkie”, 2008.

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