Archivi categoria: visioni d’Europa

Visioni d’Europa: frammenti a Odino (per un omaggio a Eugenio Barba)

Nei primi mesi di quest’anno Eugenio Barba ha annunciato con una bellissima lettera che il 31 dicembre 2020 lascerà la direzione dell’Odin Teatret. Sono nati così, d’impeto, questi miei “Frammenti a Odino” che desiderano celebrare il Maestro, il suo Teatro e una certa idea di convivenza e di curiosità verso il cosiddetto “altro”.

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Visioni d’Europa: “Mouvements de terrain – Artaud avec Warburg” di Sylvain Tanquerel

mnemosyneMi raggiunge, grazie all’amichevole, sempre troppo generoso adoprarsi di Yves Bergeret, un libriccino stampato in proprio e rilegato in pochissime, preziose ed eleganti copie, dall’autore stesso: Mouvements de terrain – sottotitolo: Artaud avec Warburg – di Sylvain Tanquerel, autore e studioso, mi spiega Yves, di grande valore e uomo estremamente schivo.
Ne scrivo qui perché l’opera, breve e densa, merita d’essere conosciuta e appropriatamente entra a far parte di una biblioteca ideale che cerca di sottoporre a critica l’idea di una cultura eurocentrica e suprematista, mentre l’Europa dovrebbe avere la serietà etica di confrontarsi con il suo lungo passato colonialista e razzista.

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Visioni d’Europa: Domenico Brancale per Matera 2019

“MaTerre, Cantiere Cinepoetico Euromediterraneo” è un progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 co-prodotto da Rete Cinema Basilicata e Fondazione Matera Basilicata 2019 con il cofinanziamento della Fondazione Lucana Film Commision e il partenariato di Meditalents (Francia), Albanian National Film Center (Albania), Balkan Film Market (Albania), Rattapallax (USA), CIRCE/Università di Torino (Italia), DAMS/Università della Calabria (Italia), Universosud (Italia), Fabrique Entertainment (Italia), Noeltan Film Studio (Italia) Official sponsor Banca BCC Basilicata, Banca Etica Con il patrocinio di CNA, Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Impresa e Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo – Università degli Studi della Basilicata

#Matera2019 #OpenFuture #CoMatera2019
#MaTerre2019 #OpenCinema #ReteCinema

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Visioni d’Europa: il “Seme d’arancia” di Emilio Isgrò

Scrive Emilio Isgrò:

Il millennio stava per finire e io cercavo un seme da piantare da qualche parte per quella mia smania di considerare l’arte una semina, un continuo crescere di energia e di vita. L’occasione me la diede il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, Francesco Speciale, che mi aveva scritto una lettera per coinvolgermi in un progetto di rinascita della nostra città, martellata ogni giorno da una criminalità mafiosa sempre più dura e sfrontata.
Allora mi venne in mente che Barcellona un tempo si era distinta in Italia e in Europa per la incontenibile attività dei produttori e commercianti di agrumi, i quali, oltre ai frutti veri e propri, erano in grado di produrre le inebrianti essenze d’arancia e di limone che poi venivano vendute ai profumieri di Londra e di Parigi.

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Visioni d’Europa: lo Studio di Ólafur Elíasson a Berlino

Caparbiamente, proprio mentre da più parti esplicitamente ci si scaglia contro l’idea d’Europa, mi dedico a cercare realtà nelle quali e tramite le quali tale idea (ma alta, progressista, in qualche modo anche visionaria) riesce a esplicarsi. Mi si obietterà che gli esempi ai quali farò riferimento hanno scarso o nessun impatto sulle “masse” e sulla vita quotidiana delle persone – rispondo che, se da un lato è legittimo dubitare che tali obiezioni corrispondano al vero in quanto sono spesso frutto di pregiudizio, di luoghi comuni e di semplificazioni eccessive o di comodo, dall’altro in tutta la storia dell’umanità azioni apparentemente invisibili o altrettanto apparentemente lontane dal vissuto quotidiano sono state lievito e spinta per cambiamenti di vasta portata.
Vittime più o meno consapevoli della mentalità economicistica imperante, dominati dalla retorica del “a che serve?” e dal triste e grigio “senso pratico” così pronto a dileggiare gli slanci ideali e i progetti che appaiono utopistici, ci allineiamo ad alimentare una triste e insipida routine che imprigiona e impoverisce le nostre vite massificandole a un livello di volgarità, vuoto psicologico e culturale, assenza di visioni ampie.
L’arte irrompe allora a mostrare sia la necessità che la possibilità d’innalzare il livello spirituale del nostro vivere la quotidianità.

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