Archivi categoria: yves bergeret

La Biblioteca di RebStein (LXVIII)

La Biblioteca di RebStein
LXVIII. Agosto 2017

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Yves Bergeret

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La parola che costruisce legami
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Colui che passa

Yves Bergeret

Colui che passa

Piazza Armerina, 7 agosto 2017

E’ arrivato che era notte fonda.
Le foreste di eucalipti in fiamme
avevano ingoiato la luna piena e la città.

Avrebbe potuto essere una foglia carbonizzata
portata dal vento di mezzanotte.
La sua nervatura centrale: la sua affilata libertà.

E’ il vento
a ricordare la necessità di scegliere
e che non ci si può rintanare nel suo versante nascosto.

Parla poco,
saluta, piange, pianta il suo remo e il suo canto
nel cuore della nuvola,
in pieno viso al mostro,
saluta, ascolta e se ne va
dopo aver rialzato la collina degli uomini.

(Traduzione di Francesco Marotta)

Che cos’è Carène / Carena

“Sto parlando di stranieri dal cuore tenace e grande
che usciti dal mare verdeggiante di annegati
scalano il pendio
nella direzione opposta al possesso”.

[Presentiamo la parte iniziale del saggio di Antonio Devicienti su “Carène” di Yves Bergeret. Il lavoro sarà pubblicato domani in “Quaderni delle Officine”. Ve ne consigliamo vivamente la lettura. gem-rebstein]

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Lézard / Lucertola

“Poème, joyeux lézard, donne-nous tes écailles,
elles seront nos sceaux pour nous reconnaître.
Triste lézard, viens manger dans ma paume.”

“Poema, gioiosa lucertola, donaci le tue scaglie,
saranno i nostri sigilli per riconoscerci.
Triste lucertola, vieni a mangiare nel mio palmo.”

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Frontaliere

“si spazza via la frontiera
come si fa con le briciole secche,
passando sulla tavola il palmo della mano”


Le piume dei quattro uccelli afgani
dispensano il loro blu alle montagne in lontananza,
il verde ai boschi dei dintorni.
Otto zampe incrociate, otto tratti bruni,
otto colpi di tamburo sul fondo del rustico vaso.
Gli uccelli dipinti sulla misteriosa ceramica di Kabul
hanno varcato cento confini
e sono venuti a sorreggere il moto
delle tre montagne che migrano lente
verso la frontiera a nord, a sostenere il lavoro di aratura
dei venti d’alta quota che rovesciano nell’altro senso
l’altissimo velo di brume.

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Aube / Alba

Montagna e aria si avvinghiano come giovani amanti
per fondersi nelle corde vocali del poeta,
per diventare insieme il suono che trascorre,
che entra e si allontana, passa e prosegue
modellando le valli nel cammino.

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L’etranger à Auxerre

Yves Bergeret

Les mots avancent sur les lignes des rides,
à pas alternés, sur les crêtes de la montagne
où l’on se salue, vifs, calmes, clairs.

Le parole avanzano sul filo delle rughe,
a passi alterni, sulle creste della montagna
dove ci si saluta, vivi, sereni, chiari.

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L’immagine sul muro

Ici se lève l’aube de l’écriture
qui est mouvement de la pensée vers le silence.

Qui spunta l’alba della scrittura,
che è movimento del pensiero verso il silenzio.

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Quaderni di Traduzioni (XXXII)

Quaderni di Traduzioni
XXXII. Marzo 2017

Yves Bergeret
Francesco Marotta

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L’Eau / L’Acqua (2016-2017)
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