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Zibaldoni e altre meraviglie
Zibaldoni
e altre meraviglie

Marco Ercolani

[…] Passeggiate con Robert Walser di Carl Seelig è stato il mio spunto iniziale. La tenerezza con cui il critico svizzero descrive Walser e riferisce le sue parole mi ha permesso di entrare nell’universo segreto ed elusivo dello scrittore. “Per molti anni – annota Massimo Barbaro nella prefazione – Carl Seelig ha incontrato l’amico scrittore rinchiuso in casa di cura, ma ancor più in se stesso, e lo ha accompagnato in lunghissime gite, a piedi, a volte in treno, nell’Appenzell, interrompendo la continuità della sua solitudine. Walser era un uomo che camminava; con ogni stagione, in ogni condizione di tempo. Con Seelig parlava di sé, del suo mondo, dei suoi piaceri, delle sue avversioni. Seelig si è preso cura di lui, ricavandone in cambio particolari dal vivo, spontanei, al punto tale che sembra anche a noi di passeggiare con Walser. Da Seelig abbiamo potuto sapere che a Walser piacevano le ragazze («dal petto di cigno»), il buon Pinot nero, che non la letteratura lo commuoveva, ma i boschi, l’acqua, gli odori, i colori. Walser morì camminando. Da solo. Sulla neve, il giorno di Natale. Incontrò due bambini che lo videro cadere e lo soccorsero. Riferirono che morì con un sorriso sulle labbra”. Io mi sono sempre sentito tanto pervaso da questa storia che ho dovuto immaginare delle passeggiate simili a quelle, ma con Walser in compagnia di uno psichiatra e non di un critico. […]

(da qui…)

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Il filo del racconto

Walter Nardon

Di cosa parla una storia che si conclude con un fallimento? Potremmo dire: della forma concreta di un’illusione. Di ciò che l’illusione è diventata, in mano ai personaggi, nello spazio e nel tempo: della sostanza di cui è fatta la loro vita. In altre parole, appunto, del loro “cimento”.

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Omaggio a Eric Rohmer (II)

Stefania Conte

Elemento essenziale della vita del Celta è l’avventura, come ricerca dell’ignoto, come corsa senza fine dietro l’oggetto sempre in fuga del desiderio. Questo sognava San Brandano al di là dei mari, questo domandava il cavaliere Owenn alle sue peregrinazioni sotterranee. Questa razza vuole l’infinito: ne è assetata, lo insegue a ogni costo, al di là della tomba, al di là dell’inferno. (E. Renan)

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Omaggio a Eric Rohmer (I)

Stefania Conte

“Gli eroi delle storie hanno sempre gli occhi bendati. Altrimenti non farebbero più niente. La storia finirebbe. Non è grave perché tutti abbiamo bende sugli occhi.” (Aurora in Le genou de Claire)

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Divagazioni stanziali – di Enrico De Vivo

DeVivo_DivagazioniStanziali_gDalla Premessa di Enrico De Vivo

“I testi raccolti in questo volume risalgono al tempo in cui – poco meno di dieci anni fa – me ne andavo in giro per i luoghi in cui sono nato e vivo, nei paraggi di Napoli, a prendere appunti su tutto: sulle insegne dei negozi, sui muri scrostati dei palazzi, sui cortili, sulle storie della mia famiglia, sui paesaggi e su altre cose che mi ispiravano. Avevo da poco fatto ritorno, dopo anni passati a studiare e lavorare fuori, e mi era sorto un interesse spontaneo per tutto quello che vedevo qui; ero attento alle minime apparenze del mondo esterno, perfino il modo in cui erano disposte le file degli alberi lungo una strada mi suscitava pensieri. Continua a leggere Divagazioni stanziali – di Enrico De Vivo

Attilio Vecchiatto su Zibaldoni e altre meraviglie

[ZIBALDONI]

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Da domani 3 giugno prende il via su “Zibaldoni e altre meraviglie” la pubblicazione di un progetto in memoria dell’attore Attilio Vecchiatto.

Insieme a una testimonianza diretta di Enrico De Vivo e a scritti inediti di Gianni Celati, saranno riproposti, in varie puntate, i “Sonetti del Badalucco”, nella versione a cui l’autore ha lavorato fino alla sua morte.

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Hermann Broch e il romanzo polistorico – di Stefano Zangrando

Zibaldoni

Stefano Zangrando – Hermann Broch e il romanzo polistorico
(Tratto da: Zibaldoni, Anno VII, Quarta Serie, del 7 novembre 2008)

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Fine di amore – di Emanuele COCCIA


(Turi Volanti, Eros e Thanatos, 1968)

[Pubblicato in www.zibaldoni.it – Anno V, Quarta serie, 29 novembre 2007]

Fine di amore – di Emanuele Coccia

    Amore non è il dio delle origini. Non sta all’inizio delle cose, ma sempre e solo alla loro fine. È il dio della rovina, non il nume tutelare della nascita o della genesi. Ogni rovina non è che lo stato di tutto ciò che è immagine. Perché immagine – è già l’etimologia latina del termine a indicarlo – non è che ciò che resta di una vita alla sua morte, quanto gli resiste, ciò che testimonia di una vita che è stata attraversata dalla morte. E questo, già per una semplice evidenza: ciò che resta di una vita alla sua morte è innanzitutto la possibilità di essere immaginata. In quanto immagine dunque, ogni cosa vive già ora dopo la sua morte. Continua a leggere Fine di amore – di Emanuele COCCIA

Zibaldoni e altre meraviglie

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Compie cinque anni (dic. 2002 – dic. 2007) “Zibaldoni e altre meraviglie“, a mio parere la più bella rivista letteraria (e non solo) dell’intera rete. A Enrico De Vivo e a tutti i collaboratori vanno i miei auguri e il ringraziamento più sentito per il lavoro prezioso che hanno svolto e che continueranno a svolgere e a regalarci.

Ho il piacere di ripubblicare qui il primo scritto del primo numero (gennaio 2003), che porta la firma di uno dei nostri più grandi scrittori di sempre.

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Tutti i poeti sono in esilio – di Antonio PRETE

(Relazione di Antonio Prete al Convegno di studi, tenutosi a Roma dal 10 al 12 marzo 2005, presso l’Università “La Sapienza”, sul “Tema dell’esilio, della migrazione e del “dispatrio“, organizzato da Silvia Tatti e Franca Sinopoli in collaborazione con il Dipartimento di Letteratura italiana.)

Tratto da www.zibaldoni.it – II serie, 4 aprile 2005

Tutti i poeti sono in esilio

Per la poesia l’esilio non è un tema, e spesso non è neppure una condizione del poeta, è il nesso tra esistenza e lingua, è quel che porta la lontananza a farsi parola, la separazione ritmo. Ospitalità del perduto, e dell’irreversibile, nella lingua. La terra da cui il poeta è in esilio può avere l’abbagliante trasparenza della luce – alla quale “gli uomini preferirono piuttosto le tenebre” – o la fuggitiva inconsistenza delle nuvole, cioè della forma in continua metamorfosi. Continua a leggere Tutti i poeti sono in esilio – di Antonio PRETE