Voynich – di Massimo ORGIAZZI

[I testi di “Voynich” sono apparsi sul n. 47 della rivista Atelier]

Geometrie inconsistenti dell’anno solare

Sto parlando di un sole finto
che conserva il senso
di attraversate in cresta
tra nuvole che incrociano di bianco
il genere delle giornate, di una festa.
Si tratta di parti di una geometria
fondata sugli assiomi precedenti minuscole tempeste
e dei pezzi di lune costruitesi da sole su orbite deflesse. Continua a leggere Voynich – di Massimo ORGIAZZI

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Anne SEXTON tradotta da Rosaria LO RUSSO

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(Joel Peter Witkin, Las meninas, 1987)

Traduzioni da Anne Sexton

Da Poesie d’amore, Firenze, Le Lettere, 1996

SONG FOR A RED NIGHTGOWN

No. Not really red,
but the color of a rose when it bleeds.
It’s a lost flamingo,
called somewhere Schiaparelli Pink
but not meaning pink, but blood and
those candy store cinnamon hearts.  Continua a leggere Anne SEXTON tradotta da Rosaria LO RUSSO

La lingua del primo stupore – Ida TRAVI

Ida Travi

Le ombre

C’è una realtà che si manifesta ai sensi nudi. E’ una realtà a misura di quello che gli esseri umani sono, in natura e senza mezzi. E’ modellata sulle loro qualità. Dura, indomabile. E’ una catastrofe permanente.
Un essere povero e nudo nell’impatto con il reale viene gettato in alto, nel movimento contrario alla spinta che, nel nascere, lo gettò in basso, e fuori. Dal punto alto in cui viene lanciato con spinta contraria a quella di nascita, in controluce, l’essere povero e nudo proietta sul mondo la sua stessa ombra. E attraverso l’ombra riattrae il mondo a sé. Lo solleva, lo sospende, lo raddoppia.
Nel mondo doppio, sospeso, l’essere povero e nudo vive impermanente, ombra tra le ombre, in quell’ombra di realtà – impermanente – che confina in ogni punto con l’immaginario.

Continua a leggere La lingua del primo stupore – Ida TRAVI

La pozza del mendico – di Miguel Ángel ASTURIAS

[Miguel Ángel Asturias, La pozza del mendico, traduzione di Emilia Mancuso, Roma, Veutro Editore, 1966 (El Alhajadito, Buenos Aires, Editorial Goyanarte, 1961)]

Parte seconda (pag. 133-138)

E’ necessario andare molto lontano. Un luogo che non raggiungono né la vista, né il mare. Andammo là. Sotto le stelle che paragonate ai granelli di sabbia della spiaggia si vedevano grandi, parlò il Parroco. La sera, conclusa la predica, il viso gli rimase come una roccia. Chiamavano Parroco quell’uomo, un miscuglio di uccello e di uomo, perché era stato nominato dal Vescovo a dirigere la parrocchia dalla quale uscimmo verso questa spiaggia che non raggiungono né la vista, né il mare. Continua a leggere La pozza del mendico – di Miguel Ángel ASTURIAS

Perché un ordine antico è sconvolto – Gianmario LUCINI

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(Michele Guyot Bourg)

Testi inediti di Gianmario Lucini

Io sono Giobbe e parlo dal passato.
Icona e mito,
àfono
chiamo per nome la Giustizia.
Troppi uomini saggi hanno svuotato gli oceani
e non abbiamo che baratri. Continua a leggere Perché un ordine antico è sconvolto – Gianmario LUCINI

Miklós Radnóti: alla radice del cielo – di Katia Paoletti

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Miklós Radnóti: alla radice del cielo di Katia Paoletti
(tratto dal numero 10 della rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera”)

[…] Penso tanta letteratura centroeuropea e/o europeista e perdo il senso dell’orientamento. La terra come patria, rifugio, casa. Poeti, drammaturghi, narratori italiani, ungheresi, turchi: la rivolta estenuante, la lotta, la primavera dei popoli. Un triangolo nato per gioco, per simmetrie e affinità ma anche per quel chiaroscuro tra i cui veli prende forma una sensibilità lirica lontanamente bucolica che, nella maturità, si trasforma in sentimenti umani di rabbia e vendetta con forme espressionistiche crude che del fonema assumono sembianza. E dai labirinti del paradosso alle estremità corpose del non senso, per le deviazioni e le contraddizioni crudeli di ogni forma da natura umana toccata, si risale per i cunicoli fangosi nell’altro cielo che, per rotazione, torna nel primo: quello pastorale del canto, del ricordo, dell’infanzia. In tal senso, l’intera opera del poeta ungherese Miklós Radnóti proietta il ciclo evocato con una radice tragica e chiaramente esistenziale:

Le poesie saranno compiute con la morte. L’opera strutturata nel corso della vita con la morte diventa completa. La composizione, il messaggio poetico, che è stato svelato dalla vita superficiale, dal corpo, col cadere del corpo nella fossa della tomba diventa visibile, l’opera s’innalza e comincia a dare luce.

[Continua a leggere qui.]

Mai scenda il silenzio

“La memoria costruisce templi contro la morte.
Dio non è che materia filata dai ricordi.”

(In memoria di M.M. e A.M.)

    Il ghetto di Terezin durante la seconda guerra mondiale fu il maggiore campo di concentramento sul territorio della Cecoslovacchia. Fu costruito come campo di passaggio per tutti gli ebrei del cosiddetto “Protettorato di Boemia e Moravia”, istituito dai nazisti dopo l’occupazione della Cecoslovacchia, prima che gli stessi venissero deportati nei campi di sterminio nei territori orientali. Più tardi vi furono deportati anche gli ebrei della Germania, Austria, Olanda e Danimarca. Nel periodo in cui durò il ghetto – dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione avvenuta l’8 maggio 1945 – passarono per lo stesso 140.000 prigionieri. Proprio a Terezin perirono circa 35.000 detenuti. Degli 87.000 prigionieri deportati a Est, dopo la guerra fecero ritorno solo 3.097 persone.
Continua a leggere Mai scenda il silenzio

Non possiamo abituarci a morire – di Luigi DI RUSCIO

Da Non possiamo abituarci a morire
(Milano, Schwarz Editore, 1953)

1

Raccolgono la neve
con le mani coperte di sangue guasto
la mettono sulla bocca
per tutti i gelati
che quest’estate non hanno avuto
montano su pezzi di legno
e scivolano per tutti i sogni che non hanno fatto Continua a leggere Non possiamo abituarci a morire – di Luigi DI RUSCIO

Paesaggi in attesa di sguardo – Pierluigi LANFRANCHI

mondrian
(Piet Mondrian, Mill in Sunlight, 1908)

SETTE SONETTI PER UNA CITTÀ
a Kees Verheul

I.

La pioggia fa da terza dimensione
a questo paesaggio altrimenti
del tutto piano, una composizione
monocroma di linee e gradienti
Continua a leggere Paesaggi in attesa di sguardo – Pierluigi LANFRANCHI

Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (II)

L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens

(La prima parte della Nota di traduzione di Nadia Fusini si può leggere qui)

[…]

    Esattamente al culmine di questa volontà annichilente il linguaggio e l’immaginazione, Stevens trionfa della poesia nella poesia, e scrive «la profonda poesia» di chi, povero all’estremo, fissa, con il poco che ha, «l’icona» che è «l’uomo».
    Abbandonata ogni altra idea di poesia «ierofante», Stevens procede piuttosto verso un linguaggio che muove per apofasi: e si fa sommamente «astratto», nel senso particolare che Stevens dà a questa parola: nel senso cioè in cui ogni apofasi è astratta, perché lì il dire è insidiato (e misurato) da una sottrazione (apo, ab). La parola umana per Stevens è segnata in radice da quella preposizione sottrattiva: che toglie la base su cui il discorso umano potrebbe (vorrebbe) trovar fondamento. Continua a leggere Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (II)

Il Copernico: dialogo – di Giacomo LEOPARDI

IL COPERNICO: DIALOGO

Scena prima.

L’Ora prima e il Sole

Ora prima.     Buon giorno, Eccellenza.
Sole.     Sì: anzi buona notte.
Ora prima.     I cavalli sono in ordine.
Sole.     Bene.
Ora prima.     La diana è venuta fuori da un pezzo.
Sole.     Bene: venga o vada a suo agio.
Ora prima.     Che intende di dire vostra Eccellenza? Continua a leggere Il Copernico: dialogo – di Giacomo LEOPARDI

Il bavaglio e l’immor(t)alità dell’anima

Si è discusso molto ultimamente, soprattutto in relazione alla “mancata” visita del papa all’università di Roma (con annessa lectio magistralis, totalmente ignorata dalla stampa e da tutti gli organi di informazione nei giorni successivi!), del clima di intollerante ostracismo e di totale negazione del diritto di parola (sic!) che in questo paese è riservato alla chiesa e ai suoi rappresentanti.

E, in effetti, le cose stanno proprio così. Anzi, a ben riflettere, la realtà è ancora più cupa di quello che all’apparenza, già di per sé inquietante, può sembrare!

E’ quanto ci attestano, inequivocabilmente, i dati pubblicati in una conferenza stampa del 19 gennaio scorso dal partito radicale.
Proviamo a guardarli da vicino…

Continua a leggere Il bavaglio e l’immor(t)alità dell’anima

L’attimo che si fa durata – Silvia MONTI

Da Più primavera che paranoia, Lietocolle Edizioni, 2006

death or glory

Non c’è gloria, è solo un’altra storia.
La solita storia di triste vergogna, paura strisciante
e disordinata. La solita gloria civile
di rassegnazione e silenzi. Una madre che sale le scale di casa, si volta]
e sorride a nessuno. Una madre che resta in silenzio
e continua a salire.

Una madre che finge, una donna che mente, una figlia che scappa.
Continua a leggere L’attimo che si fa durata – Silvia MONTI

Dimettetevi! Siate onorevoli e non complici!

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Lettera aperta di Benny Calasanzio ai parlamentari siciliani di opposizione.

Al capogruppo
Rita Borsellino

Ai deputati dell’Assemblea Siciliana
del Partito Democratico

Gentili deputati,

i fatti di questi giorni impongono una vostra presa di posizione forte e senza precedenti, per far sì che il Presidente Cuffaro rassegni le dimissioni da una carica che ormai indegnamente ricopre. Noi, la società civile, ci mobiliteremo in tutti i modi e in tutte le sedi. Ma voi, che rappresentate l’opposizione politica al progetto di Cuffaro, dovete stare dalla nostra parte, credo sia un obbligo morale. Con i fatti e non con le dichiarazioni. […]

Continua a leggere qui.

Nasce “Scritture in attesa”

klimt - l'albero della vita

Chi si occupa di giovani, bambini e adulti sul versante dell’espressività e della pedagogia, sa benissimo che ogni protagonismo personale va bandito; che la questione riguarda la crescita delle persone, vuoi per dono disinteressato, vuoi perché, attraverso la crescita degli altri, rimane qualche briciola anche per la nostra maturazione. Le graduatorie e le classifiche, in un contesto del genere, lasciano molti dubbi. Altra cosa è una Comunità, un luogo cioè dove le persone, grandi e piccole, anche nel riconoscimento dell’altrui grandezza, possano stare insieme, scambiarsi parole. Per far circolare idee, emozioni, affetti; per tenere a freno il narcisismo forzato che genera mostri. […]

(Dall’editoriale di presentazione di Sebastiano Aglieco)

[Continua a leggere su Scritture in attesa]

Chiusi in combinazioni di respiri – Alessandro GHIGNOLI

Da Fabulosi parlari, Firenze, Gazebo Libri, 2006

fosse somma cosa il fabulare fabuloso insieme de come li poeti
deono parlare de l’amistade de i viaggi andati si todo fuera la
vita vera del dire sfinita e todavía in questa curva via ancora
scriventi ancora cercando una sola una palabra mia
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Segni del perturbante (II) – Flavio ERMINI

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(Gottfried Ecker, o. T., 2001)

Segni del perturbante

[Tratto da Flavio Ermini, Antiterra, premessa di Marco Ercolani, Novi Ligure, “I Libri dell’Arca”, 2006, pag. 65–67; già in Anterem, XXVIII, n. 66, Giugno 2003. // Qui è possibile leggere “Il perturbante” (I)]

Mi addosso alla sua ombra
raccolgo il suo silenzio tra le mani.

                               JACCOTTET

    Ogni processo approfondito di conoscenza non porta che alla scansione di strati sempre più profondi e abissali d’incomprensibilità.
    Nei suoi sforzi cognitivi, l’uomo segue un itinerario paradossale e contraddittorio nel corso del quale l’attività della mente si manifesta nel sentire e nel pensare contro, giungendo a volgere ogni emozione e concetto nel loro contrario, fino alla sperimentazione dell’indifferenziato. I segni del perturbante ne sono una testimonianza.
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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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