Il segno che rimane – Luigi DI RUSCIO

più degli assolutismi preferisco i miei relativismi
più di tutto il credere amo il mio dubitare
più della crocefissione d’Iddio amo la sua resurrezione
più delle concentrazioni amo le mie distrazioni

al papa mitrato preferisco un pippo scappellato
più della ritualità amo la creatività
più del sonno preferisco la veglia
più delle radici preferisco il radicalismo
all’occupazione preferisco la liberazione
degli occupanti preferisco chi lotta contro l’occupazione
non pregate
Iddio conosce tutto quello di cui abbiamo bisogno
e tutto ci sarà dato e ci è stato dato
senza chiedere niente

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Calendario oltre il tempo (Vol. II) – Luca ARIANO

Da: Calendario oltre il tempo (volume II)
[Il Vol. I è leggibile su www.lulu.com]

La poesia di Luca Ariano è vera, come vero è Luca. Ciò che scrive è, senza artifici, senza ricercare effetti speciali, senza rifarsi ai canoni imperanti. Riconoscibile, quindi, il suo tratto, la sua necessità di mantenere viva una memoria, una identità, in quel piacere che solo il ‘civile’ o il tuffo nel passato può arrecare a un giovane autore che nulla rinnega di quel che è stato, affrontando il presente con grande coraggio ed enorme senso critico, quindi proponendosi per un futuro che sappiamo fin troppo incerto. Continua a leggere Calendario oltre il tempo (Vol. II) – Luca ARIANO

DANTE nella traduzione di Jacqueline RISSET

Dante Alighieri

Traducendo Dante – di Jacqueline Risset

    Leggere Dante nel testo originale vuol dire fare l’esperienza di una sorpresa continua e stratificata, legata alla ricchezza costantemente imprevedibile del tessuto poetico, alla forza della sua formulazione: si ha l’impressione di circolare in un insieme di iscrizioni, simili ai messaggi misteriosi che il visitatore dei tre regni di quando in quando decifra sulle pareti, lapidarie, essenziali, portatrici dell’evidenza delle parole ascoltate in sogno; ma con un elemento che sfugge al sogno, un elemento che ne è fuori in modo radicale: la continuità attiva e affascinante, effetto della terza rima e della sua poderosa orditura, che lega il discorso e lo sospinge in avanti.
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Un poemetto inedito di Cristina ANNINO

maximilian capa
(Immagine di Maximilian Capa)

DUE CIVETTE SUL COMO’

BELLO BU, giovane poeta laico, “politicamente impegnato” lui dice.
GEGE’, vecchio poeta di scuola tradizionale. “Ho un piede nel Nobel” dice lui.
OSPITE, anonimo lettore di poesia.

(Di notte sempre la stessa lagna! Due civette sul comò; anche al buio le vedo, sul serio. Grido dal letto:” Bello Bu, Gegè, vade retro! “ Lì stanno, invece, togliendomi il sonno, di coccio grigio, o vetro, coi corpi fosforescenti. Si spengono solo all’alba. Che c’entro, io, con loro? e come fanno, dopo, a volare via?)

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Corpi sotto assedio


(Vignetta di Mauro Biani)

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,
ora basta!

L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere. Continua a leggere Corpi sotto assedio

Da un’eternità passeggera (II)

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(Immagine di Michele Guyot Bourg)

Da un’eternità passeggera (1998 – 2003)

II. Nelle rapide in secca dell’autunno

notti assediate di luna
alla curva di parabole
che dal corpo scivolano
in lampi di vele,
voci raccolte
in quell’unica sosta
tra le sabbie
che accese il foglio d’astri
e la lingua, franata
in voluttà di oasi
e di tende: –
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“Art Poétique” di Roger CAILLOIS nella traduzione di Adriano MARCHETTI

Roger Caillois, ART POÉTIQUE /ARTE POETICA, Traduzione italiana con testo a fronte a cura di Adriano Marchetti, Rimini, Panozzo Editore “Episodi, 14”, 2008.

Preambolo

   

Roger Caillois appartiene a quella linea di pensiero del Novecento francese che si è mantenuta in un’estrema indipendenza sul piano intellettuale e artistico.
Nato a Reims il 3 marzo 1913, Caillois compie gli studi secondari nel liceo della città natale, frequentando anche Roger Gilbert-Lecomte e il gruppo del Grand Jeu. Gli anni di formazione rivelano un temperamento brillante e avido di conoscere. Si nutre fin dalla prima adolescenza di letture classiche o più segrete che lo iniziano al lato notturno della natura: Lautréamont, Sade e i romantici tedeschi. Continua a leggere “Art Poétique” di Roger CAILLOIS nella traduzione di Adriano MARCHETTI

Marginalità esposte – Fabiano ALBORGHETTI

(Jean-Michel Basquiat, Untitled, 1981)

Da: Verso Buda (LietoColle, 2004)

Di nascosto, col rumore capace dei bambini
compaiono in massa, in numero da tre a sette:
un drappello in sudore disperato

a dar la caccia al cane, al giorno lungo ancora.
Tutti figli di zona a scattare tra gli sterpi
urlando nomi, azioni anche: un’evidenza di energia
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La seconda natura – Alessandra PALMIGIANO

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(Immagine di Annamaria Palmigiano)

[Da: Alessandra Palmigiano, La Seconda Natura, traduzione di Nick Manho, Faloppio (CO), Lietocolle Libri, 2008. Opera vincitrice del premio “Lietocolle – Opera Prima”, 2006.]

Sniper:
Una vita nel massimo riparo
e nel costante pensiero della guerra
viene la morte a guardia della vita:
presidia le derive dei fotoni, i bagliori
della retina, della falce delle unghie: Continua a leggere La seconda natura – Alessandra PALMIGIANO

Sergio Angeletti, in arte ANGESE

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Sergio Angeletti (Roma 1952 – Perugia 11 Febbraio 2008)

E’ morto Angese, Sergio Angeletti per l’anagrafe. Un grande amico. Un grande artista. Sergio è morto. Stroncato da una malattia che non aveva lasciato speranze. Ma potremmo dire che è stato abbattuto mentre caricava a cavallo le trincee fortificate dei demoni. Sergio è stato un grande combattente per la libertà. Uno che ha sempre messo la sua dignità di fronte alle convenienze. Uno dei più grandi disegnatori italiani, giornalista e vignettista acuto, originale e geniale, al quale questo sistema di merda ha negato la possibilità di lavorare. Le grandi testate per le quali disegnava lo hanno via via cacciato perché non riusciva proprio ad arruolarsi nel manierismo leccaculo dominante. Dentro di me io piango il fratello che mi ha lasciato, ma sento che sia giusto innanzi tutto ricordare che era un combattente della libertà di pensiero, armato di un pennello sublime. E credo sia giusto dire che molto nella sua malattia ha pesato l’essere cacciato, esiliato, lasciato per anni senza lavoro. […]

(Jacopo Fo)

[Continua a leggere qui.]

Il fruscio dell’Essere – Tiziano SALARI

kandinsky
(Wassily Kandinsky, Composition X, 1939)

Testi tratti da: Tiziano Salari, Il fruscio dell’Essere, con un saggio di Mario Fresa, Salerno, Cooperativa Sociale Nuova Frontiera, “Il Vulcano e la Rosa”, 2007.

Il fruscio dell’essere

1

dentro è tutto regolare
nel senso delle finestre e delle porte
quando abbassi le maniglie
le resistenze dell’aria svaniscono
racchiuso in una bottiglia il passato
scrivi: “il saccheggio bianco del mattino”,
uno sventagliare di piume
attraverso le brecce dei monti Continua a leggere Il fruscio dell’Essere – Tiziano SALARI

Voci di un canto ostinato (III) – Stelvio DI SPIGNO

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(Elio Copetti, We need high ceilings for the ghosts
to copulate against
, 2007)

[La prima parte è leggibile qui. La seconda qui.]

Da Fine, inediti 2006-2007.

Panavision

Alma. Carver. Noia. Ottone I e la notte d’Europa.
Trascrivi pure, bella pupa, si pronuncia sempre Leopardi
(Giacomo conte di -) il penzolare della scatola
cranica, da Recanati in giù, fino alla cabala cartesiana –
poi la notte dei sensi in Roma città aperta:
Rossellini e Papa Borgia che ti amano
come Machiavelli i mercenari al soldo.
Continua a leggere Voci di un canto ostinato (III) – Stelvio DI SPIGNO

Horcynus Orca di Stefano D’ARRIGO nella lettura di Giorgio MORALE (I)

Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Milano, Mondadori, 1975.

… ripigliò a muoversi scuroscuro all’orbisca e inaspettatamente, fatti pochi passi, trovò finalmente uno sbocco sulla marina: sentì sulla faccia una leggerezza d’aria, l’oscurità davanti sgombra di case, e il respiro del grande animatone gli soffiò all’orecchio e gli si girò intorno come un filo sottile, in giri e giri di fili di bava che si pietrificava, come filamenti di una conchiglia che andavano e venivano con gli echi della sua animazione misteriosa e immensa. Se lo immaginò così, lo scill’e cariddi, con una sensazione fisica strana di disorientamento, come non lo ricordasse più come e dove era o come non fosse più, a causa di qualche nuovo, nuovo e ogni volta sempre peggio, terremoto, o più precisamente terremaremoto, dove e come lui lo ricordava, un animatone sgomentevole che col suo squasso di respiro occupava ogni tenebre, passaggio, apertura o spiraglio, tra lì e l’isola. Continua a leggere Horcynus Orca di Stefano D’ARRIGO nella lettura di Giorgio MORALE (I)

Il tema umano della quiete – Enzo FERRARI

n. cilia
(Nicolà Cilia, Lo sguardo sospeso, 2006)

Da Nuvole d’estate in Liguria, Genova, De Ferrari Editore, 2007.

La rugiada e il miele

Sono gli anni che mi portano in giro
come i segnavia sui sentieri di montagna,
bianchi e rossi riquadri.
La luce traccia una striscia,
il colore si disvela,
agli angoli di invitanti crocicchi. Continua a leggere Il tema umano della quiete – Enzo FERRARI

La convalescenza – Augusto AMABILI

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Augusto Amabili, La convalescenza, prefazione di Davide Nota, Rimini, Fara Editore, 2008

Testi

ci si piega alla lentezza del senso
al compatto del tasto violato,
quanta letizia in una mente non lucida
quanta sozzura inveisce
al dipartito sorriso
bianco, ordinario, postumo.
lo strofinio scoraggiato è indicibile impotenza
ferisce l’estro il significato, l’umano.

Continua a leggere La convalescenza – Augusto AMABILI

Intervista a Aharon SHABTAI

Intervista al poeta Aharon Shabtai – di Michelangelo Cocco
(Il Manifesto, 5 febbraio 2008)

Per le sue traduzioni dei Tragici, dal greco classico all’ebraico moderno, gli fu attribuito nel 1993 il Premio del primo ministro israeliano. Era il periodo del processo di pace di Oslo e Aharon Shabtai credeva che il governo fosse intenzionato a fare la pace con i palestinesi. Accettò l’ambìto riconoscimento. Qualche settimana fa invece il poeta, uno dei più famosi nello Stato ebraico, ha declinato l’invito rivoltogli a partecipare al Salone del libro di Parigi. Nato nel 1939 a Tel Aviv, autore di una ventina di raccolte di poesie e conosciuto all’estero soprattutto per «J’accuse» – in cui si scaglia contro il governo e la società del suo paese – è uno dei più radicali nella pattuglia di intellettuali «dissidenti». Secondo Shabtai, che ha risposto al telefono alle domande del manifesto, lo Stato ebraico sarebbe in preda a una deriva di destra che potrebbe essere arginata solo da un intervento dell’Europa, il Continente dei Lumi che dovrebbe aiutare «l’apartheid israeliana» a compiere una svolta come quella impressa al Sudafrica dall’ex presidente De Klerk.
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La tomba di Antigone – di María ZAMBRANO

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[Da: Maria Zambrano, La tomba di Antigone / Diotima di Mantinea, traduzione e introduzione di Carlo Ferrucci, con un saggio di Rosella Prezzo, Milano, La Tartaruga Edizioni, 1995, pag. 69-74 (La tumba de Antìgona e Diotima de Mantinea, 1983)]

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Il lascito che vince la morte (II)

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(Verona, Ottobre 2003, premiazione della XVII edizione del premio Lorenzo Montano)

Rifugiati nelle cose che restano
dopo di te e contro la tua morte:
vegliano la tua vita e ne sono
del tutto estranee. Non ti sanno
e per questo ti conserveranno.

***

Il campo, il territorio, poco prima,
ma prima di morire, tu guardi
dove sei stato, in quale
mai parte della terra e se,
ti chiedi, hai un senso in essa
come l’albero e il sasso
e se in essa rimani
come un atto della natura.

[Sul blog di Georgia trovate una pregevole rassegna stampa, con numerosi rimandi, dedicata alla figura e all’opera di Michele Ranchetti. Una bella selezione di testi e una interessantissima intervista sul blog di Giorgio Di Costanzo. Il tutto in corso di continuo aggiornamento. Da parte mia, solo “grazie” ad entrambi.]

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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