“Inquietarsi di bellezza” – Poesie di Paola LOVISOLO

paola lovisolo 

Presentazione – di Raffaele Ibba

Inquietarsi di bellezza.

Inquietarsi di bellezza.
Piccola sponda accanto a Paola.
Paola Lovisolo è una poeta. Lo è sempre stata.
Non è l’unica ma lei è diversa: ha un demone che la guida.
Non sapevo che fosse possibile avere ancora un demone guida. Continua a leggere “Inquietarsi di bellezza” – Poesie di Paola LOVISOLO

In memoria di Giacomo BERGAMINI

memoria

Giacomo Bergamini (1945 – 2004)

Giacomo Bergamini è uno dei poeti più significativi della seconda metà del Novecento. Lo testimoniano le raccolte di poesia Hiatus (1980), Il martello di Faust (1983), 8 poesie sulla paura (con Giorgio Guglielmino, 1996), La malattia delle parole (1997), oltre ai numerosi testi pubblicati, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, in riviste, antologie e quaderni collettivi.

Formatosi alla scuola di Adriano Spatola – in quella straordinaria officina poetica che è stata “Tam-Tam” -, Bergamini ha poi fatto parte per oltre vent’anni della redazione della nostra rivista, collaborandovi fino agli ultimi giorni di vita con una ricerca verbale dolorosa e personalissima, che lasciava affiorare il lato oscuro – maudit, se vogliamo – della poetica di “Anterem”. Continua a leggere In memoria di Giacomo BERGAMINI

Jude STEFAN tradotto da Sergio SOLMI

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Le liriche di Jude Stefan sono tratte da Libères, Paris, Gallimard, 1970; le traduzioni di Sergio Solmi da Quaderno di traduzioni II, Torino, Einaudi, “Collezione di Poesia”, 1977.

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Les feues églises

Chaque dimanche à l’heure morte où
parcourent les places en divaguant
les chiens quand on n’entend pas les
nuages que dorment les demeures et
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Trapassi – di Paolo FICHERA

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I testi di Paolo Fichera sono tratti dal suo blog http://www.cattedrale.wordpress.com

All’autore, un grande e commosso grazie.

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Trapasso #1

Il frammento disteso dei giorni

per Hairesis di Francesco Marotta
prima della lettura ora nel trapasso Continua a leggere Trapassi – di Paolo FICHERA

Prima che si proferissero le parole – di María ZAMBRANO

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Prima che si proferissero le parole – di María Zambrano

Prima dei tempi conosciuti, prima che si alzassero le cordigliere dei tempi storici, ci dovette essere un’epoca di pienezza che non dava luogo alla storia. E se la vita non si risolveva nella storia, a sua volta la parola non doveva risolversi nel linguaggio, nei fiumi del linguaggio necessariamente già diversi e persino divergenti. Continua a leggere Prima che si proferissero le parole – di María ZAMBRANO

¡Oh Hada Cibernética! – Carlos Germán BELLI

carlos g. belli

Carlos Germán Belli
(Lima, 1927)

¡Oh Hada Cibernética!
(1962)

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Por qué me han mudado

¿Por qué me han mudado
del claustro materno
al claustro terreno,
en vez de desovarme
en agua o aire o fuego?
Continua a leggere ¡Oh Hada Cibernética! – Carlos Germán BELLI

L’immaginazione e i suoi fantasmi – di Massimo Rizzante

immaginazione

L’immaginazione e i suoi fantasmi
(Pubblicato in http://www.zibaldoni.it – III serie – 10 settembre 2006)

Il fantasma di Kafka

Il 14 agosto 1912 Franz Kafka consegna all’editore Ernst Rowohlt una raccolta di diciotto brevi prose intitolata Betrachtung (Meditazione). Il 12 novembre del 1913 il piccolo libro – il suo primo libro – sarà pubblicato in ottocento esemplari numerati.
Il 29 dicembre dello stesso anno scrive a Felice Bauer: «[Nella raccolta] C’è un deplorevole disordine, o meglio, ci sono lampi di luce in un’infinita confusione ed è necessario guardare molto da vicino per vederci qualcosa».
Che cosa si scopre in queste brevi prose se le si guarda «molto da vicino»? Continua a leggere L’immaginazione e i suoi fantasmi – di Massimo Rizzante

Note per una Critica futura – di Biagio CEPOLLARO

Le Note per una Critica futura sono state pubblicate in http://www.cepollaro.splinder.com/archive/2006-04 nel mese di aprile 2006.

Il testo è ora disponibile anche in formato E-book presso http://www.cepollaro.it/NotCriTe.pdf

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Nota 1

Cosa vuol dire, leggendo della poesia, fare poi della critica? Cosa vuol dire oggi, in un tempo in cui il testo come entità semiologica, tende ad avere diverso statuto, incalzato dall’oralità secondaria della telematica e dall’utilizzo di altri media, diversi dal libro, con relative implicazioni? Continua a leggere Note per una Critica futura – di Biagio CEPOLLARO

Nomothetes – di Flavio ERMINI

Nomothetes

Nel linguaggio non cerchiamo nulla, piuttosto
costruiamo qualcosa.

Wittgenstein

La scrittura è inseparabile dal divenire: scrivendo
si diventa nutrice, si diventa animale o vegetale,
si diventa molecola.

Deleuze

Ognuno dei passi che il poeta arrischia porta al vivo e originario soggiornare presso le cose, a cogliere la tonalità fondamentale della loro voce, a nominarla. Continua a leggere Nomothetes – di Flavio ERMINI

La farfalla – di Pavel Friedman

Terezin

…Siamo abituati a piantarci su lunghe file alle sette del mattino, a mezzogiorno e alle sette di sera, con la gavetta in pugno, per un po’ di acqua tiepida dal sapore di sale o di caffè o, se va bene, per qualche patata. Ci siamo abituati a dormire senza letto, a salutare ogni uniforme scendendo dal marciapiede e risalendo poi sul marciapiede. Ci siamo abituati agli schiaffi senza motivo, alle botte e alle impiccagioni. Ci siamo abituati a vedere la gente morire nei propri escrementi, a vedere salire in alto la montagna delle casse da morto, a vedere i malati giacere nella loro sporcizia e i medici impotenti. Ci siamo abituati all’arrivo periodico di un migliaio d’infelici e alla corrispondente partenza di un altro migliaio di esseri ancora più infelici …

(Petr Fischl, nato a Praga il 9/9/1929, deportato a Terezin l’8/12/1943, morto ad Auschwitz l’8/10/1944)

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La devozione di stare – di Marina Pizzi

(Da: Marina Pizzi, La devozione di stare, nota critica di Giuliano Gramigna, Verona, Anterem Edizioni, 1994)

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Campanile di salsedine

Murato soffio s’infilza la nascita
con scisso suono che sarà di grido
quale felice tonfo il ripetente
cuore parente d’altro corpo sfatto. Continua a leggere La devozione di stare – di Marina Pizzi

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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