Niente paradiso per nessuno – di Francesco PECORARO

Robert Dodd, Mutiny Bounty

[Tratto da Tash-Blog del 10 e 14 dicembre 2006]

Niente paradiso per nessuno

     Ciclicamente ridanno in tv Gli ammutinati del Bounty, di Lewis Milestone, del 1962.
     Delle tre narrazioni cinematografiche della storia che conosco (L’ammutinamento del Bounty di Frank Lloyd, 1935 e The Bounty, di Roger Donaldson, 1984) tutte a mio parere ottime, questa è quella che preferisco.
     Non perché sia la migliore, ma perché quando la vidi la prima volta avevo diciassette anni e colpì la mia immaginazione in modo indelebile.
     Da allora sono ritornato più volte sul tema Bounty, approfondendolo un poco. Continua a leggere Niente paradiso per nessuno – di Francesco PECORARO

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La generazione cancellata (I) – Stefano MORETTI

Aquilone

Stefano Moretti è nato ad Alessandria nel 1952. Nel 1980 ha pubblicato presso Einaudi la raccolta di poesie Gattaccio randagio; su Prato pagano (n.3, aprile 1981) il racconto La nuova notte; su Linea d’Ombra (n. 19, luglio-agosto 1987) le liriche tratte da Il quaderno degli aquiloni.

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L’omaggio funebre del colombo – di Antonio MORESCO


(Paola Rago, Ricostruzione della memoria, 1997)

L’omaggio funebre del colombo
(Tratto da: Antonio Moresco, La rigenerazione)

     Qualche giorno fa mi è capitato di assistere a qualcosa che non avevo mai visto prima. Appena svoltato a un angolo, mi sono trovato di fronte il corpo di un colombo morto disteso sul marciapiede. Era un colombo ancora giovane e bello, dalle penne lucide. Succede spesso di vedere per terra un colombo stecchito. La cosa strana era un’altra. Continua a leggere L’omaggio funebre del colombo – di Antonio MORESCO

Cittadini d’Europa: i rom e l’abitare a Milano

Cittadini d’Europa: i rom e l’abitare a Milano
Sabato 19 Aprile 2008, dalle ore 10.00 alle ore 16, presso la Sala Guicciardini della Provincia di Milano, in Via Guicciardini 6, Milano

L’incontro pubblico Cittadini d’Europa: i rom e l’abitare a Milano, organizzato da Arci e Naga, è volto a una riflessione sul tema dell’abitare a Milano per i rom e i sinti. Attraverso il confronto fra diverse esperienze italiane, gli organizzatori auspicano di innescare un dibattito sulla possibilità di produrre politiche abitative specifiche, mirate ed efficaci.
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IQBAL MASIH – Il profumo della libertà

IL PROFUMO DELLA LIBERTA’

“Non ho paura del mio padrone;
ora è lui ad aver paura di me.”

Il 16 aprile 1995, a 12 anni, Iqbal viene ucciso, vittima di un colpo di fucile, sparato da un assassino rimasto ignoto. Il “sindacalista” dei bambini viene fermato, ma non la sua causa!! Quando fu ucciso correva in bicicletta: forse pensandosi libero di essere soltanto un bambino.

LEOPARDI e JABÈS (II) – di Alberto FOLIN

edmond-jabes

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

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Il biglietto da visita

IERI DALLA CAMERA, DOMANI DA…

“Oggi è una giornata memorabile, epocale: finalmente è stata spazzata via dal parlamento la FECCIA dei Caruso, dei Luxuria, dei Pecoraro. Era ora!”

*

La dichiarazione, di ieri, rilasciata dopo le prime proiezioni sui dati della Camera dei deputati, è opera di un futuro ministro della repubblica, da sempre additato come un “gentiluomo liberale” (sic!)…

E quando scenderanno in campo i “gentiluomini” (sic!) con piscio di maiale al seguito?…

Lavorare uccide – di Marco ROVELLI

[Dalla presentazione del libro, di imminente uscita: Marco Rovelli, Lavorare uccide, Milano, BUR, Futuropassato, 2008]

Articolo 35 della Costituzione della Repubblica italiana:

“La Repubblica tutela il lavoro
in tutte le sue forme e applicazioni”.

Negli ultimi anni le vittime per incidenti sul lavoro sono state più di quelle occidentali in Iraq. Peggio di una guerra. “Morti bianche”, senza voce, relegate a poche righe sui giornali, miseri loculi anagrafici. Per queste vittime del silenzio, della negligenza e della distrazione, Marco Rovelli intraprende un viaggio che tocca ogni angolo del Paese, in cui restituisce un volto e una dignità a chi è morto e una voce al dolore, alla rabbia, all’impotenza di chi è rimasto.
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Un paese di santi, di poeti, di eroi e di stallieri

Terezin

“Perché sia chiaro, ora e sempre: di quelle ali,
voi non riuscirete mai a far tacere il battito.
E’ memoria fatta della stessa sostanza del vento.
Che riprende a soffiare ogni volta che lo si crede spento.
Ed è quel respiro irriducibile che vi seppellirà”.

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Paul CELAN nella lettura di H.G. GADAMER

Tratto da: Hans Georg Gadamer, Chi sono io, chi sei tu. Su Paul Celan, cura e traduzione di Franco Camera, Genova, Casa Editrice Marietti, “Collana di Filosofia”, I ed., 1989.
[Titolo originale: Wer bin Ich und wer bist Du? Ein Kommentar zu Paul Celans Gedichtfolge “Atemkristall”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt a.M., 1986]

***

Weggebeizt vom
Strahlenwind deiner Sprache
das bunte Gerede des An-
erlebten – das hundert-
züngige Mein-
gedicht, das Genicht.
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LEOPARDI e JABÈS (I) – di Alberto FOLIN

LA FIGURA DEL SILENZIO NELL’IMMAGINARIO MODERNO: LEOPARDI E JABÈS

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

(Introduzione)

     Potrebbe sembrare strano che due scrittori così lontani tra loro nel tempo e nella formazione culturale, come Leopardi e Jabès, vengano posti a raffronto, in rapporto a una stessa «figura» ampiamente ricorrente nell’opera di ambedue, quale è quella del silenzio. Certo, un accostamento del genere è senz’altro indebito, qualora lo si intenda sul piano di una filiazione. Non esiste rapporto diretto tra l’opera di Jabès e quella di Leopardi, sia perché essi hanno attinto a fonti completamente diverse, sia perché – sul piano strettamente storiografico – essi vivono in aree differenti spazialmente e cronologicamente.
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Le streghe s’arrotano le dentiere – Luigi DI RUSCIO

Da: Luigi Di Ruscio, Le streghe s’arrotano le dentiere, introduzione di Salvatore Quasimodo, Marotta Editori, 1966 (integralmente ristampato in Poesia Italiana E-book, Biagio Cepollaro E-dizioni, Milano)

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Vicino alle nubi sulla montagna crollata

(Dalla prefazione di Luca Ariano e Enrico Cerquiglini)

Il mondo è non è più lo stesso che i nostri antenati hanno conosciuto. Un secolo di tecnologia ha cambiato il volto di ogni cosa: lavoro, cultura, economia, città, campagne. Questo cambiamento, così repentino e spietato, sta rimuovendo il Passato. Ne cancella con cura certosina ogni traccia che non può essere tradotta in denaro. Si salva solo ciò che può essere utilizzato per creare business e quindi nientificato nel suo essere. […]

(Continua a leggere qui, insieme a notizie sugli autori e le ragioni dell’opera.)

*

Leggere variazioni di rotta

E dove altro credi possibile la mia presenza
se anche la mia terra è contro? Non rimane niente altro
che la cancellazione ripeteva un dirsi presenti

anche senza il luogo. Adesso conta diceva
fai la somma dei rimasti. Sottratti gli urti i lampi
i sacchi senza nome o le cataste di arti e bocche colme
di vuoto avrai la misura del rimanere, l’innominata ampiezza.

(Fabiano Alborghetti)

*

Ogni ulteriore notizia sull’opera, sui curatori e gli autori, si può leggere su Liberinversi e su Blanc de ta nuque.

Un grazie riconoscente a FABRIZIO BIANCHI.

*

Nei giorni che mi condussero al confine – Antonella PIZZO

giovanni segantini
(Giovanni Segantini, L’angelo, 1894)

STRATI

La mia prima poesia
21-01-2003

Ragusa. L’intervento di una madre che ha perduto la giovanissima figlia a causa di un incidente.
«Tanti ”fiori di maggio” lungo quella strada».

Ragusa. «A due anni di distanza dalla morte di mia figlia Martina, a seguito di un incidente avvenuto lungo la strada per Marina di Ragusa, colpita profondamente dagli ultimi avvenimenti che hanno per l’ennesima volta insanguinato le nostre strade, e mi riferisco alla morte di Angelo Pannuzzo e delle due ragazze: Tiziana e Rosalba, ho deciso di scrivere alcune ”righe”, che non vogliono essere uno sfogo personale, ma semplicemente un mio piccolo contributo, un tentativo, per quanto misero, di risvegliare le coscienze di noi tutti….».

Continua a leggere Nei giorni che mi condussero al confine – Antonella PIZZO

Album Feriale di M.P. Quintavalla – di Luigi Metropoli

m.p.quintavalla

[…]

Un libro tormentato, dolente, prima di tutto. Il tormento non è un’esperienza astratta, ma nasce dal vissuto personale di un essere umano, è qualcosa che afferisce ad una vicenda privata, ad un viluppo di memorie e ad un percorso di vita.
Del resto, partendo dal titolo, si chiarisce immediatamente su quale clivaggio sta lavorando Maria Pia, con questo libro, o almeno sappiamo qual è il punto di partenza.
La parola “album”, nell’immaginario comune, si accosta ad una raccolta di fotografie e il confronto con le nostre foto e le foto dei nostri cari, dei luoghi della memoria, dell’infanzia, fa erigere puntualmente un singolare schermo di pudore, come a proteggere quanto di più intimo si ha e, nello stesso tempo, dispone a proteggersi dall’altro-da-sé che intuiamo come un “se stesso diverso”. È il confronto con il nostro mondo privato che ci attrae e che in parte, non riconoscendolo come veramente nostro, respingiamo. Questo, se vogliamo, è il primo azzardo di Maria Pia in questo libro: attrazione-repulsione della sfera privata in una lotta serrata con ciò che ha prodotto la storia della sua vicenda personale.

[Continua a leggere qui la prima e qui la seconda delle tre parti di questa nota critica.]

Horcynus Orca di Stefano D’ARRIGO nella lettura di Giorgio MORALE (III)

Da: Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Milano, Mondadori, 1975.

[…] “Oooh…oh… Oooh…oh…” gridava ‘Ndrja, spronando gli sbarbatelli e a Masino, lì davanti, gli gettava il fiato acceso sulla nuca.
Fu come se in tre, quattro vogate si mangiassero tutto il mare disponibile fra la banchina e la portaerei. Avevano pigliato una tale vogata, quei vogatori di mucco, una vogata d’una potenza tale, che aveva del misterioso, come se abbuiando alla lancia fosse spuntata un’anima, come una spina dorsale fra poppa e prua, un’anima, in forma di coda d’orcaferone, e spinta da questa, corresse sulle acque, via via che queste s’ottenebravano.
“Oooh…oh…” Continua a leggere Horcynus Orca di Stefano D’ARRIGO nella lettura di Giorgio MORALE (III)

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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