Giustizia per Federico ALDROVANDI

All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente, un autolesionista, un violento. Nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra. In Parlamento l’ex ministro Giovanardi ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione. Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati. Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.

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Lacio Drom – Libero come il vento che scuote il bosco

archivio alberto melis

Raccolgo e rilancio un’idea di Moni Ovadia: quella di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai popoli Rom e Sinti. L’atto non cancellerebbe mai angherie di secoli, tanto meno la rimozione della memoria degli internamenti e dei genocidi nei lager, ma potrebbe rappresentare un argine al dilagante, osceno, criminale razzismo verso le genti nomadi e i migranti in genere, nei confronti dei quali il nostro paese, soprattutto negli ultimi tempi, ha deciso di dare il peggio di sé: mostrare quello che, purtroppo, sta diventando il suo vero, autentico volto.

Notizie sulla storia, la cultura, gli usi e i costumi di questi popoli, li potete trovare, ad esempio, qui e qui.

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Non potrà accadermi la morte – Poesie di Michele RANCHETTI

Non da ieri il nome di Michele Ranchetti si inscrive nel ristretto novero dei protagonisti della nostra poesia: in ciò confortato, come sappiamo, da un’autorità di pensatore e di studioso di raro peso: che fa tutt’uno con la sua opera creativa e ne suggella la forte, inconfondibile impronta. Continua a leggere Non potrà accadermi la morte – Poesie di Michele RANCHETTI

Tre poesie inedite di Antonella PIZZO


(Elio Copetti, Getsemani)

Da: Antonella Pizzo, Alter Christus (2007, inedito)

IV

Dietro la curva il mare è una sorpresa
dopo un torrente schizzato la pianura
ricomincia poi l’arrampicata. E’ sale, bianco, velo
un breve tratto e confusione di linee e di colori
fino a dove
si capovolgono le radici al cielo Continua a leggere Tre poesie inedite di Antonella PIZZO

Notizie dall’esilio – di Mariella MEHR

Mariella Mehr, Notizie dall'esilio

A me è rimasto un cantare,
una manciata di speranza alla vista
della verità, che conosce soltanto me e
non può essere la verità di nessun altro.
Un girasole forse, un regalo
alla vita del quale nessuna morte si avvicina
e nessun paese non scritto.

Un poeta che scrive una cosa simile va abbracciato quasi con passionale ferocia. Io la amo, questa donna.
Franz Krauspenhaar
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Essere terra è il nostro risultato – poesie di Maria Grazia CALANDRONE

s.anna di stazzema

[…] E’ mia profonda convinzione, come appassionato e lettore attento di poesia italiana contemporanea, per quello che la mia opinione può valere, che le pagine più belle, più autenticamente colme di anticipazioni, di spunti seminali, di tracce di futuro, guardando in modo particolare agli ultimi decenni, siano state prodotte da voci femminili: dalla Rosselli alla Vicinelli, fino ad arrivare ad esempi più vicini e recenti. Maria Grazia Calandrone è una di queste voci.”
(Reb Stein, da una mail datata gennaio 2006)

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Risonanze III – Fabrizio CENTOFANTI

*

Osip

si compie il volo
dentro questa polvere che prega sempre,
mentre non c’è traccia
di carne incisa, chiusa nello scritto.
ritorna l’ansia, il patto di finire, l’insufficienza
quasi mai conclusa dei cinque sensi. Continua a leggere Risonanze III – Fabrizio CENTOFANTI

Per non dimenticare SABRA E CHATILA

Venticinque anni fa, dal 16 al 18 settembre del 1982, più di duemila abitanti palestinesi e libanesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, donne, vecchi e bambini, venivano massacrati dai miliziani delle forze filo-israeliane, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito di Tel Aviv che aveva occupato da poche ore Beirut ovest. Pochi giorni prima le forze multinazionali che avrebbero dovuto difendere i campi profughi dopo la partenza da Beirut dei fedayin palestinesi e far rispettare l’impegno israeliano a non entrare nella parte occidentale della città assediata dal giugno precedente, si erano prematuramente ritirate.

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Risonanze II – Paolo FICHERA

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Su Innesti di Paolo Fichera, Genova, Cantarena, 2007

Dalla cenere di un risorto miraggio

“la struttura è finitudine
vento specie di un luogo”

La parola non è che passaggio di senso. Di voce in voce. Crescita, per sottrazione di spazi al vuoto, da un’unica radice. Il respiro che riconduce alla parola tutto ciò che tace, non è che rivelazione. Orizzonte, soglia. Continua a leggere Risonanze II – Paolo FICHERA

Il volo di Volodja

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IL VOLO DI VOLODJA – 15 CANZONI PER VLADIMIR VYSOTSKIJ

Etichetta: Ala Bianca Group
Web site: http://www.alabianca.it
Codice: CD – cod. DDCT128553894-2

*

Il bagno alla bianca
(trad. di Sergio Secondiano Sacchi)

Proprio qui, proprio qui…

Riscaldatemi bene la sauna
perché un bagno alla bianca farò
proprio qui, sulla panca, tra un attimo,
la mia anima stanca cadrà. Continua a leggere Il volo di Volodja

Il dubbio dell’acrobata – di Marina PIZZI

picasso

Da: Marina Pizzi, L’Acciuga della sera i fuochi della tara, introduzione di Luciano Pagano, postfazione di Stefano Donno, Lecce, Luca Pensa Editore, 2006.

“… un’anima tra le più belle della poesia italiana contemporanea”
(Stefano Donno)

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Bevendo il tè con i morti – di Livia CANDIANI

emilio merlina

Livia Candiani, Bevendo il tè con i morti, Prefazione di Vivian Lamarque, Milano, Viennepierre Edizioni, 2007.

Bevendo il tè con i morti

Un morto con una risma di fogli in mano
invita il vecchio ciliegio del giardino
a muovere i primi passi
fuori dalle radici Continua a leggere Bevendo il tè con i morti – di Livia CANDIANI

Tutti i poeti sono in esilio – di Antonio PRETE

(Relazione di Antonio Prete al Convegno di studi, tenutosi a Roma dal 10 al 12 marzo 2005, presso l’Università “La Sapienza”, sul “Tema dell’esilio, della migrazione e del “dispatrio“, organizzato da Silvia Tatti e Franca Sinopoli in collaborazione con il Dipartimento di Letteratura italiana.)

Tratto da www.zibaldoni.it – II serie, 4 aprile 2005

Tutti i poeti sono in esilio

Per la poesia l’esilio non è un tema, e spesso non è neppure una condizione del poeta, è il nesso tra esistenza e lingua, è quel che porta la lontananza a farsi parola, la separazione ritmo. Ospitalità del perduto, e dell’irreversibile, nella lingua. La terra da cui il poeta è in esilio può avere l’abbagliante trasparenza della luce – alla quale “gli uomini preferirono piuttosto le tenebre” – o la fuggitiva inconsistenza delle nuvole, cioè della forma in continua metamorfosi. Continua a leggere Tutti i poeti sono in esilio – di Antonio PRETE

La Gru ritorna a volare

gru in volo

Ecco l’inizio dell’editoriale di Davide Nota col quale La Gru – Portale di Poesia e Realtà apre la sua nuova stagione. Alla redazione e ai collaboratori l’augurio più grande che il suo tempo sia lungo e ricco di raccolti.

Una nuova militanza?

L’arte è sempre legata a una determinata cultura o civiltà, e, lottando per riformare la cultura, si lavora a creare una nuova arte, perché si modifica tutto l’uomo» (Antonio Gramsci, Letteratura e vita nazionale). In un momento di tabula rasa della nostra storia e cultura nazionali, sarà senza dubbio importante cercare una via d’uscita da questa fase di permanente imbarazzo intellettuale, tornando, con senso di responsabilità ma non privi di un certo orgoglio sentimentale, sopra le due tradizioni che sono risultate sconfitte dal processo storico che chiamiamo post-moderno e che non è altro che la schiacciante vittoria delle alienazioni dello spettacolo neo-liberista sopra la popolazione mondiale (cfr. Guy Debord, La società dello spettacolo). Le due tradizioni sopra cui torneremo saranno la tradizione platonico-cristiana e la tradizione umanistico-marxiana (valga per l’Italia il compendio Gramsci-Pasolini).

(…)

“Dolore della casa” di Sebastiano AGLIECO nella lettura di Stefano GUGLIELMIN

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Stefano Gugliemin

Sebastiano Aglieco, Dolore della casa, Il Ponte del Sale, Rovigo 2006

Ci sono autori, e Aglieco è fra questi, la cui opera fonda il proprio centro poematico sin dapprincipio, mettendo sempre più a fuoco – di libro in libro – le ossessioni che la abitano: il sogno di un abbraccio fraterno delle genti, la Storia quale luogo dell’inautenticità, la lontananza dall’origine, il senso d’inadeguatezza personale, e, prima fra tutte, gli affetti familiari, che, con la casa e il paesaggio, costituiscono il nucleo di un presepe che ha nella madre (e, come vedremo, nel padre) il suo fulcro. Continua a leggere “Dolore della casa” di Sebastiano AGLIECO nella lettura di Stefano GUGLIELMIN

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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