Riannodare i corpi alla terra – Corrado BENIGNI

Egon Schiele, Four Trees, 1917

Testi inediti di Corrado Benigni

L’essenza di una sintassi

Adesso conta le lettere del tuo nome
che il vento non ha disperso,
contale, oggi che tutto ti chiama da vicino
con la voce di un figlio e una promessa –
riscrivi questi colli
l’ombra larga dei platani
il suono dei passi
sui sassi ghiacciati di via Arena,
l’essenza di una sintassi. Continua a leggere Riannodare i corpi alla terra – Corrado BENIGNI

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Vladimir VYSOTSKY

Vladimir Vysotsky

Eugenio Finardi presenta Il cantante al microfono con Carlo Boccadoro
di Alessandro Sgritta

(Pubblicato il 10/03/2008 Musicalnews.com)

Martedì 11 marzo alla Feltrinelli di Roma, Eugenio Finardi e Carlo Boccadoro presentano in anteprima “Il cantante al microfono” (Velut Luna/Egea), un disco di “musica classica contemporanea per voce e sestetto” dedicato al poeta russo Vladimir Vysotsky con musiche eseguite dall’ensemble Sentieri selvaggi.

Continua a leggere Vladimir VYSOTSKY

Para el cumpleaños de nuestra soledad – Violeta PARRA


(Obra plastica de Violeta Parra)

Run Run se fue pa’l norte
(Texto y música de Violeta Parra)

En un carro de olvido,
antes del aclarar,
de una estación del tiempo
decidido a rodar,
Run Run se fue pa’l norte,
no sé cuándo vendrá;
vendrá para el cumpleaños
de nuestra soledad. Continua a leggere Para el cumpleaños de nuestra soledad – Violeta PARRA

Edmond JABÈS nella lettura di Antonio PRETE

L’esilio dal libro – di Antonio Prete

Passaggio al libro

La scrittura di Jabès è un’esegesi che muove non dal libro, ma dalla sua mancanza, non dal senso, ma dalla sua indecifrabilità, non dal volto di Dio, ma dalla sua assenza. Assenza che ha consegnato l’uomo alla lotta con il dolore, con la sparizione, con il vuoto.
    Scrittura come allegoresi di una speranza e di una ferita. Questa separazione e questa ferita aprono un varco tra la lettera e il senso. Il senso si allontana verso quel confine dove la sabbia, il silenzio, la cenere, sono le sole linee di un paesaggio traversato dal vento del nulla. E la lettera modula, nella sua metamorfosi, nel suo divenire, nel suo disperdersi, la possibilità che un nome, tra infiniti nomi, raccolga l’eco del primo Nome. Continua a leggere Edmond JABÈS nella lettura di Antonio PRETE

Da un’eternità passeggera (III)

Da un’eternità passeggera (1998 – 2003)

III. Su creste d’aria di un alfabeto nuovo

ci sono strade disegnate
dalla lingua di terra
che spira luce tra i sassi
e le conduce,
impollinate di voci,
ai mari del racconto,
sentieri fioriti su corpi
di parole
da leggere nel brivido
della sera varcata
a rovescio delle ombre: –
Continua a leggere Da un’eternità passeggera (III)

Rainer Maria RILKE nella traduzione di Dario BORSO

tomba di r. m. rilke
(La tomba di Rainer Maria Rilke a Raron, nel Cantone Vallese. I versi recitano: Rose, oh reiner Widerspruch, Lust,
Niemandes Schlaf zu sein unter soviel
Lidern.
)

Requiem für eine Freundin
(Geschrieben 31. 10. – 3. 11. 1908 in Paris.)

Ich habe Tote, und ich ließ sie hin
und war erstaunt, sie so getrost zu sehn,
so rasch zuhaus im Totsein, so gerecht,
so anders als ihr Ruf. Nur du, du kehrst
zurück; du streifst mich, du gehst um, du willst
an etwas stoßen, daß es klingt von dir
und dich verrät. O nimm mir nicht, was ich Continua a leggere Rainer Maria RILKE nella traduzione di Dario BORSO

Quella notte a Dolcedo – di Marino MAGLIANI

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[Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo, Milano, Longanesi Editore, “Biblioteca di Narratori”, 2008, pag. 7 – 10]

Primavera 1944, Oneglia

Seduto al tavolo ingombro di libri e di antiche mappe, il capitano Thomas Garser spiegò il foglietto, lasciandolo aperto davanti a sé. Poi si alzò e si diresse verso la finestra, lo sguardo basso perché arrivava troppa luce.
I soldati in cortile risalivano sul camion. Erano tornati dall’entroterra poche ore prima. Forse c’era stata un’altra segnalazione, un colpo di mano, era così ogni giorno, negli ultimi mesi: il nemico aveva ripreso coraggio. Continua a leggere Quella notte a Dolcedo – di Marino MAGLIANI

Esercizi di sopravvivenza – Andrea CIROLLA


(Gao XingjianLa fin du monde, 2006)

IO E QUEL MIO AMICO

Ho vissuto a lungo fingendomi morto

Fr. 1, parte I

Io e quel mio amico siamo andati nella casa dei vecchi papponi. I vecchi papponi vestono vestaglie rosse lisce di sera. Ci hanno lasciato nel salone. Un tavolo lungo e, sopra, una tovaglia corta ai quattro vertici. I vecchi papponi sono papponi di amiche lesbiche ammiccanti, alcune di nero vestite. Qualche vecchio pappone s’intrattiene con altri vecchi papponi e poi arriva e ammicca a me e al mio amico. Solo dopo porta un vassoio coperto di bicchieri, di cristallo perché luccicano così. Ma alcuni non sono bicchieri, hanno forme più nobili. Non ci dicono niente, a me e al mio amico, i vecchi papponi. Non ci è rimasto neanche il tempo di ammiccare verso qualche amica intrattenitrice nostra e delle sue amiche lesbiche. Ci sembra giusto principiare il pasto. E allora mangiamo i bicchieri perché il cristallo è zucchero lucente, fragrante e trasparente.

Continua a leggere Esercizi di sopravvivenza – Andrea CIROLLA

Strage senza fine

La Costituzione della Repubblica Italiana
PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…

Dall’inizio dell’anno a ieri, 3 marzo 2008, per lavoro, ci sono:

180 morti

180724 infortuni

4518 invalidi

Dal 2003 ad oggi: 8000 morti.

(Manca ancora l’aggiornamento del bollettino
degli omicidi legalizzati di oggi.)

Uno stato che non rende esecutive e vincolanti le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, è uno stato criminale: al pari dei padroni, di ogni ordine e grado, per i quali la vita umana ha meno valore della più miserabile delle merci prodotte.

E’ ORA DI DIRE BASTA! PER SEMPRE.

Anna Maria ORTESE – Orrore e poesia del reale

Si terrà domenica 9 marzo 2008 a Ischia il convegno

ANNA MARIA ORTESE
dieci anni dopo

Orrore e poesia del reale nell’ultima visionaria

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(clicca per ingrandire)

Curata da Giorgio Di Costanzo, la giornata di studio prevede, tra le altre iniziative, interventi di:

Luca Clerici
(Il lungo viaggio di Anna Maria Ortese)
Giorgio Di Costanzo
(“Mio fratello bambino” – Lettere a un giovane ischitano)
Goffredo Fofi
(Le voci inascoltate)
Franz Haas
(“Un solo libro ho scritto”: Anna Maria Ortese e il suo romanzo Il porto di Toledo)

[Ogni ulteriore informazione (sul convegno, sulla figura e l’opera di Anna Maria Ortese, e su parecchio d’altro) è disponibile sul blog In sonno e in veglia.
Cfr. in particolare qui, qui, e qui.]

Apokalypsis cum figuris – Reb Stein

Yves Tanguy, Dehors, 1929
(Yves Tanguy, Dehors, 1929)

Da: Quaderno 2005 (inedito)

I. Apokalypsis cum figuris

Percorriamo strade segnate
sulla pagina nuda di un grido.

(Meridiane)

Presagi di neve
trascorrono sui muri di meridiane spente.

Si ricompone come voce nell’onda
la stagione recisa confusa in pollini di luna

il tempo di una parola fatta grido
che sbarra il varco alla stella delle dune
e la piega ove si tacita la sete –

notturno intagliato nella sabbia delle labbra.
Continua a leggere Apokalypsis cum figuris – Reb Stein

Omaggio al “Meridiano” – Stefano GUGLIELMIN

paul klee
(Paul Klee, Angelus Novus, 1910)

Omaggio al Meridiano

Respiro, il che significa direzione e destino. Mi si chiede perché scrivo, ed io rispondo, con Celan: perché respiro. Dico: respiro, e scrivo. Scrivo del verso che si contrae e si dilata, del verso-mantice che dà fiato al mio “20 gennaio”. Così facendo, il verso lo traduce in canto, muta quel tragico giorno in direzione e destino. E tuttavia nel canto, nel mio canto, direzione è destino. Per me scrivere è andare incontro, andare verso, tornare. Verso, ossia volgere, girarsi, così che andare lungo la direzione sia, anche, tornare nei pressi di dov’ero già stato. E, da qui, parlare. Fato ha la medesima etimologia; phatos: detto, sentenza, oracolo. E sorte: annodare, legare insieme. Dico: respiro, e annodo la lingua al presente, indicando una direzione, facendo il verso alla direzione. Guardo indietro, come l’angelo di Klee. Riconosco nelle macerie il mio destino. Inorridisco, in loro vedo intero il mio 20 gennaio, la mia “soluzione finale”. Eppure destino è bifronte. Il futuro è già qui, aperto. Direzione è destino nell’aperto della lingua. […]

(Continua a leggere qui.)

Il silenzio impossibile – Joë BOUSQUET

Max Ernst
(Max Ernst, The eye of silence)

[Joë Bousquet, “Il silenzio impossibile”, cura e traduzione di Antonio Castronuovo, Pistoia, Via Del Vento Edizioni, Collezione “Ocra Gialla” – Testi inediti e rari del Novecento, 2007 (Le pays des armes rouillées (1946-1947), Limoges, Editions Rougerie, 1969)]

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Luce della parola insorta – René CHAR

Piegati soltanto per amore.
Se muori, continuerai ad amare.

Nota critica di Giorgio Caproni (1962)

“Perché ho tradotto, o cercato di tradurre nonostante i rischi, René Char? Quale simpatia irresistibile mi ha spinto al tentativo – il più delle volte disperato, almeno per i miei mezzi – d’un’imitazione italiana? Dico imitazione perché mi rendo conto che una restituzione perfetta rimane sempre, quando si tratta di poesia traslata, una chimera, non fosse che per l’inevitabile usura che le parole, come le monete, subiscono attraverso il cambio.

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Microracconti – di Bianca MADECCIA

Cinderella

Microracconti

La bambina utile

La bambina utile un giorno aprì alle bambine inutili.
Era da molto che premevano alla porta, così, le lasciò entrare.
In pochi minuti, le bambine inutili presero possesso della casa.
La loro prima azione fu bruciare pile di libri da cui divamparono storie ardenti.
La fiamma,
che mai prima aveva brillato tra quelle pagine, ora svettava incontrastata.
La cenere,
bianca e compatta, riposava a terra, cipria cocente di rare pagine avoriate di buona grammatura.

(Da “La bambina utile”, inedito)

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Cirque de la solitude – di Marco ROVELLI

Federico Bebber, Luna

CIRQUE DE LA SOLITUDE
una storia vera ed una fiaba

Tutti gli uomini profondi sono unanimi nel ritenere – ne prendono coscienza Lutero, Agostino, Paolo –
che la nostra moralità e i fatti di essa non coincidono con la nostra volontà consapevole.

Jacob Taubes

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Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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