Con la residua pietà dell’occhio – Andrea INGLESE

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(Federico Federici, Lo sguardo dietro, 2007)

Testi tratti da: Andrea Inglese, Quello che si vede, Milano, Arcipelago Edizioni, Collana ChapBook, 2006.

Je ne vois personne, je ne vois rien, je n’ai jamais rien vu.
Plus j’y réfléchis, moins je vois des choses, et moins je vois
des choses, plus elles me font frémir.

Ghérasim Luca

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Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (I)

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L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens

Nota di traduzione

    Scegliere delle poesie dal vasto corpus di un poeta «grande» come Stevens non può che giustificarsi come l’insano gesto di una folle passione. La passione si ferma, sappiamo, su dei «tratti»: niente di più fazioso, e cieco, di uno sguardo d’amore e di passione che in un tratto, in quel tratto, ritrova la totalità dell’essere amato – nel mentre che ne celebra forse il tradimento supremo. Continua a leggere Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (I)

Creature di rogo (I)

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Creature di rogo
(già parzialmente pubblicato in Anterem, XXV, n. 60, 2000; e in una prima versione, col titolo “Geoglifi“, nell’antologia della seconda edizione del premio “Città di Ceprano”, con 16 illustrazioni dell’autore e una nota ai testi a cura di Alfonso Cardamone, Frosinone, 1995)

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La scrittura delle pietre – Roger CAILLOIS


(Pietra paesina)

L’immagine nella pietra

    In ogni tempo, l’uomo ha cercato non solo le pietre preziose, ma anche le pietre insolite, strane, quelle che attirano l’attenzione per qualche irregolarità della forma o per una certa significativa bizzarria di disegno o di colore. Quasi sempre, è una somiglianza inattesa, improbabile e tuttavia naturale, che le rende affascinanti. Le pietre, in ogni caso, posseggono un non so che di solenne, di immutabile e di estremo, di imperituro o già finito. Sono seducenti per un’intima bellezza, infallibile, immediata, che non deve niente a nessuno: necessariamente perfetta, esclude però l’idea della perfezione, proprio per non permettere approssimazioni, errori o eccessi. In tal senso, questa naturale, genuina beltà anticipa e supera il concetto stesso di bellezza, ne offre insieme garanzia e sostegno. Continua a leggere La scrittura delle pietre – Roger CAILLOIS

Zibaldoni e altre meraviglie

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Compie cinque anni (dic. 2002 – dic. 2007) “Zibaldoni e altre meraviglie“, a mio parere la più bella rivista letteraria (e non solo) dell’intera rete. A Enrico De Vivo e a tutti i collaboratori vanno i miei auguri e il ringraziamento più sentito per il lavoro prezioso che hanno svolto e che continueranno a svolgere e a regalarci.

Ho il piacere di ripubblicare qui il primo scritto del primo numero (gennaio 2003), che porta la firma di uno dei nostri più grandi scrittori di sempre.

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Dormirai con la speranza di sognarmi – Antonella PIZZO


(Paola Pluchino, A Nord e a Sud, 2007)

[I testi sono tratti da: Antonella Pizzo, In stasi irregolare, prefazione di Gregorio Scalise, postfazione di Ivan Fedeli, fotografie di Paola Pluchino, Sasso Marconi, Le Voci della Luna, 2007. L’opera è risultata vincitrice della XIII edizione del Premio Internazionale di Poesia “Renato Giorgi”.]

“bastione degli infetti
costato disossato
per ogni tre bambine processione
per ogni morte
un requiem e un campo santo
sono la madre di Cecilia dissi
e l’accompagno”

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Incisi per un dialogo augurale

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Quarantamila visite e più di centomila pagine lette…

Ho pensato di pubblicare (in rigoroso ordine alfabetico) una lista dei venti post più letti in questi quattro mesi.

Non è una classifica o uno dei soliti (inutili) inventari di fine stagione: solo un modo, il primo che mi è venuto in mente, per ringraziare tutti gli ospiti e, soprattutto, tutti i lettori del blog: vi devo più di quello che possiate anche lontanamente immaginare.

Grazie. E l’augurio di ogni bene. Con gli occhi sempre vigili, per fare argine alla maceria che ci sovrasta e che rischia di cancellare ogni traccia di umano, ogni seme di futuro.

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Per quanti dentro di noi urlano

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Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

(don Tonino Bello – Preghiera di Natale)

Osteria flegrea – di Alfonso GATTO

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(P. Mondrian, L’albero rosso, 1908)

[Testi tratti da: Alfonso Gatto, Osteria flegrea, introduzione di Carlo Bo, con una nota dell’autore, Milano, Mondadori, “Lo Specchio”, 1962]

Finale

Se a voltarmi più non ti vedo
chi di noi due manca,
chi dal suo pensiero un fatto
ha visto correre sì veloce
da spingersi oltre le nebbie
dei morti che guardano indietro?
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Riti di passaggio (I) – Lorenzo CARLUCCI

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(Lorenzo Carlucci, Large figure, 2001)
    

Ancora oggi il mio orizzonte è quasi perfettamente descritto da questa citazione, che lessi in uno dei volumi de “I mistici  dell’Occidente” di Elémire Zolla (poi perduto, o regalato). Mi pare fosse attribuita a tale Abba Agueras.

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Tra fiamma e gelo – Yves BONNEFOY

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(Alberto Baumann, Decomposizione, 1986)

Yves Bonnefoy – La voce dell’ombra tra fiamma e gelo

“Douve même morte
sera lumière encore n’étant rien.”

Se il compito della scrittura poetica è quello di “rovinare le sacre verità” (come afferma Harold Bloom) e poi esplorare il lampo del “mondo sprofondato nell’oscurità“, Douve (1) è la stessa oscurità in cui il mondo si immerge: un intero alfabeto condensato nell’ombra, completamente raccolto nel fuoco di una intuizione che non si fa parola se non per testimoniare l’irriducibile ineffabilità dell’atto: se il verso è un “ragionare poetico“, la sua esistenza si giustifica solo come un tentativo di descrivere una materia indicibile, un mondo senza orientamento, forse “un territorio dell’inconscio, nel quale la simmetria è totale, ma i cui valori sono rovesciati” (Matte Blanco).
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Una buona azione

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DI CHE COLORE E’ LA DISCREZIONALITA’?

«Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate. Sempre nella discrezionalità e nell’accoglienza e soprattutto senza battaglie ideologiche».

(Da un articolo-intervista letto su Repubblica)

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Tra el lusch e’l brusch di Francesco PISCITELLO nella lettura di Adele DESIDERI

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(Alice Czech, Dämmerung, 2001)

Francesco Piscitello, Tra el lusch e’l brusch, Edizioni Nuove Scritture, Abbiategrasso (MI), 2007.

“Io son solo poeta di silenzi.//” (“mì son domà poètta de silenzi.//”, pag. 15), scrive Francesco Piscitello in questa sua nuova raccolta di poesie. E da poeta sa accostarsi al non detto con il giusto tatto. Nell’incavo della coscienza crepuscolare, tra il lusco e il brusco, mentre il giorno muore ed il suo sguardo visionario abbandona la razionalità per immergersi nel dormiveglia, egli transita nel crocevia creativo, magico, della rêverie. Allude, musica il senso, fa tacere la volgarità della parola quotidiana e permette alla metafora di volare alto.
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Ora e sempre: NO DAL MOLIN

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Classe politica, tutta, a novanta gradi e di schiena nei confronti del capitale; società civile testardamente convinta che la POLIS sia cosa di tutti, per il bene di tutti. E così, c’era un sacco di gente, ieri, alla manfestazione contro la base. Ma a contare davvero è il fatto che, padri e madri e figli testimoniano quanto la decisione politica sia prassi, non teoria: e allora eccoli tutti a presidiare i dintorni della base, tutti i giorni e tutte le notti. Fuori è sotto zero, il palazzo scalda i forzieri, e loro se ne stanno là, al freddo e al gelo, come gesubambini, in attesa che l’impero dia peso alla loro parola. Intanto, hanno aperto un sito, dove possiamo leggere e vedere e ascoltare il gran rumore che fa la gente per bene quando si accorge di aver delegato una classe politica che è la copia di quella precedente, ossia sostanzialmente democristiana.

Vi invito dunque a visitare il sito del NODALMOLIN, così che il Veneto non sia ricordato solo per le uscite fasciste di consiglieri comunali e sindaci sparsi sul territorio.

Stefano Guglielmin

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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