Jaroslav SEIFERT tradotto da Sergio CORDUAS

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Mozart a Praga
Tredici rondò su Praga

(Mozart v Praze. Třináct rondeaux o Praze, 1951)

I

Kdybych na flétnu umě hrát,
tak jako umím verše s rýmy!
[…]

Ah, se il flauto io sapessi suonare
come so fare i versi in rima!
La parola? Che vuoi che esprima
per colei che ha voglia di danzare
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Lettera aperta di Sante BERNARDI al Ministro della Salute Livia Turco

QUESTO BLOG E’ VICINO A SANTE BERNARDI NELLA SUA LOTTA CONTRO LA SLA E CONTRO UN SISTEMA OTTUSO E BESTIALE CHE NEGA LE PIU’ ELEMENTARI LIBERTA’ ALLA PERSONA, AD INIZIARE DA QUELLA DI CURARSI E DI VIVERE.

PER IL DIRITTO INALIENABILE DI OGNI ESSERE UMANO AD AVERE LIBERO ACCESSO, SE LO DESIDERA, AGLI ULTIMI RITROVATI DELLA SCIENZA.

PER IL DIRITTO DI TUTTI DI POTER VIVERE DIGNITOSAMENTE NON SOLO LA PROPRIA ESISTENZA, MA ANCHE UNA EVENTUALE MALATTIA E LA PROPRIA MORTE.

FORZA, SANTE.

Il libro di Egon – di Stefano ZANGRANDO

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Egon Ventura atterrò a Berlino il 29 ottobre 2000, nel tardo pomeriggio. Aveva alle spalle venticinque anni di vita vissuta tra virgolette all’ombra di un monumento fascista, in tasca un’inutile laurea in lettere brillantemente conseguita quattro mesi prima e in banca un gruzzolo di proporzioni assai modeste, frutto di un’estate d’intenso lavoro come inserviente aggiunto in un autogrill dell’autostrada del Brennero. Uscì dall’aeroporto di Tegel trascinando il suo pesante bagaglio e salì sull’autobus 128, il quale, secondo le indicazioni della mappa contenuta nella sua nuovissima guida turistica, lo avrebbe portato alla più vicina fermata della metropolitana U6, quella il cui percorso era indicato dalla linea viola. Fiducioso, richiuse il libretto. L’autobus chiuse le porte e partì. Continua a leggere Il libro di Egon – di Stefano ZANGRANDO

Lascia che parli il respiro – Caterina ACCARDO

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(Giuseppe Santomaso, Ricordo verde)

*

Da Guanciali di terra, Empoli, Ibiskos Editrice, 2004

IL MONDO PIÙ VERO

 

Hai vissuto così intensamente da stare male.

L’arcobaleno iridante che hai avuto davanti

ti ha fatto svolazzare da un colore all’altro

per poi ripiombare nel nero più nero.

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Canti dalle rovine – Rossano ASTREMO

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(Edvard Munch, Night in Saint Cloud)

Da Corpo poetico irrisolto (Besa, 2003)

La notte ha perso le sue ore di acidi e vomiti
e tu sei qui, accanto a me,
con la tua carne nuda che mi solletica e satura,
sei qui, con i tuoi occhi che mangiano
profumi di illusioni e catene, Continua a leggere Canti dalle rovine – Rossano ASTREMO

Coltivare macerie sul volto (Parte seconda) – Enrico CERQUIGLINI

[La prima parte si può leggere qui.]

Da Tra nebbia e fango, Campanotto, Udine, 2007

Elegia di fine anno/secolo/millennio
(Arbeit macht frei)

reloj, detén tu camino…
se cade in piedi
vedi l’elasticità del corpo
…haz que esta noche sea perpetua… Continua a leggere Coltivare macerie sul volto (Parte seconda) – Enrico CERQUIGLINI

De requie et natura – Biagio CEPOLLARO

biagio cepollaro - insieme

Dalla Trilogia De requie et natura (1985-1997)

Con un saggio di Giuliano Mesa

*

Da Scribeide (1985-1989), Piero Manni Ed., 1993

www.cepollaro.it/Scribeide.pdf

Da Sintagma sperso

*

donna in te se duplica la vurticanza

e più te mòvi e più chiara la viulenza Continua a leggere De requie et natura – Biagio CEPOLLARO

Nell’ora che traduce fine alla fine – Marina PIZZI

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(Marilde Magni, Una casa alla fine del tempo, 2006)

*

Da Marina Pizzi, Ricette del sottopiatto, 2007, inedito.

2.
ho pianto sul salario dell’alba
sul bavero scosceso, alzato, fatto frotta
sul gelo e la calura della postazione
informatica. ti dico dio per dirti un fratello
scalcinato, nato solo.

Continua a leggere Nell’ora che traduce fine alla fine – Marina PIZZI

Postludium II

(Da: Postludium, nota critica di Giuliano Gramigna, con un disegno di Giovanna Fra, Verona, Anterem Edizioni, “La Ricerca Letteraria – Collezione del Premio Lorenzo Montano”, 2003)

Nati dalle ceneri di un volo
osserviamo transiti di aurore
dalle grate vocali di giardini murati.

Portiamo in bocca
le nostre candele accese.

Nelle mani ali recise senza cielo.

Continua a leggere Postludium II

Affreschi sul palmo della mano – Franco ARMINIO

Franco Arminio

Da Affreschi sul palmo della mano

1977-2007

Nota d’avvio

Ho scritto una quantità imprecisata e imprecisabile di versi. Più che a libri o plaquette nel mio caso l’unità di misura più appropriata è il metro cubo: cinque, sei metri, senza considerare quello che non è mai arrivato alla carta, i versi che vivono nelle cantine del computer.

Di tutta questa produzione estraggo qui una sorta di campionatura annuale, il dna, il cimelio di una disfatta dell’anima e delle sue ossessioni.

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Per quanta memoria si perderà – di Massimo SANNELLI

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(Manfred Schnell, Engel, 2001)

*

Fa pietà Grünewald, non Warhol. Fa pietà Van Gogh, non Bacon. Fa pietà il caso ostentato (e il cazzo teso del poeta A. è rispettato: piange di desiderio). Si ammirano le parole di four letters, perché sono allegre; e queste parole si voltano in italiano. Ma l’italiano è il bel canto, sempre: nessuno l’ha mai, veramente, parlato.

Continua a leggere Per quanta memoria si perderà – di Massimo SANNELLI

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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