La carezza di un moto per saperci – Danilo DOLCI

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(Paolo Domeniconi, Illustrazioni ispirate all’opera di Danilo Dolci)

Ricercari

« In un momento di saggezza, verso i venticinque anni, ho bruciato tutto, millecinquecento versi, allora li contavo. Ho tenuto solo le voci dei Ricercari, che – appuntate nel ’49-’50 nella silenziosa pianura dello Scrivia -, pur ancora letterarie, pervenivano ad un nodo essenziale: la coscienza che nella vita ciascuno è – può, deve essere – ostia agli altri. Mangiare è un dramma: cosmico. Accetto di mangiare per poter farmi mangiare. »

(Dalla premessa dell’autore a “Poema umano“, Einaudi 1974)

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Oralità Poesia Scrittura (II) – Lello VOCE


(Lello Voce e Michael Gross)

Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Quello che è certo è che non si tratta di ’poesia lineare’, scritta, nè di ’poesia sonora’, almeno non nell’accezione che si dà a questa definizione quando si pensa ai prodotti delle Avanguardie e delle Neo-Avanguardie. E’ un ibrido strano, che si fa sul palco, davanti alla gente, per la comunità. E’ fatta di respiri e sudore, di fiato e di quei pochi pensieri che riesco a mettere insieme, mentre vengo, come voi, centrifugato in quest’enorme frullatore che chiamiamo società postmoderna globalizzata.
Lello Voce
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Fiori di memoria I – di Anselmo F. BERARDI

Pinelli

Fiori di memoria
(Milano, 16 dicembre 1969)

[Tratto da: www.georgiamada.splinder.com del 26 marzo 2006. La revisione del testo è opera dell’autore.]

I

L’adolescente che in quella freddissima mattinata del 16 dicembre 1969 vedeva Milano per la prima volta, non poteva mai immaginare che in quella città avrebbe trascorso molti dei futuri anni della sua vita. Una città che avrebbe sempre amato, con la tenerezza e la rabbia con cui si guarda la ferita mai cicatrizzata di una passione tradita, il taglio che invano si cerca di medicare ogni volta che nel pensiero riprende a sanguinare. Continua a leggere Fiori di memoria I – di Anselmo F. BERARDI

La parete di luce – Antonio MORESCO

[…]

“Perché sono contro la parola “realismo”? Prima di tutto perché – come ho cominciato a pensare molti anni fa mentre ancora scrivevo Lettere a nessuno – la realtà non è affatto “realistica”. Ciò che è stato chiamato “realistico” deriva solo dall’avere selezionato alcuni elementi della realtà e solo questi, dall’averli messi insieme e dall’avere poi ritenuto di stabilire: questa e solo questa è la realtà. Il resto no. Tutto quello che sta fuori da questa piccola rete orizzontale è finzione, inganno. Invece, se la letteratura non riesce a sbaragliare sul proprio stesso corpo questa lobotomizzazione, se non riesce a compiere questo drammatico movimento all’indietro e in avanti, se non riesce a rovesciare questa mancanza di proporzionalità non solo con il mondo e la vita ma persino con le conoscenze su di essi che sono emerse nella nostra epoca, è fuori gioco, non avrà futuro.”

Dal testo dell’intervento di Antonio Moresco al Seminario Internazionale sul Romanzo, coordinato da Massimo Rizzante, che si è tenuto all’Università di Trento nel corso del 2007, e che uscirà in volume, assieme agli altri interventi, nel 2008.

Una riflessione “indispensabile” su letteratura, pensiero, realtà e dintorni. Il resto qui oppure qui.

La sabbia e l’angelo – Margherita GUIDACCI

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(Andrea Stella, I cercatori del silenzio)

[Tratto da Poesia italiana contemporanea (1909 – 1959), a cura di Giacinto Spagnoletti, Parma, Casa Editrice Ugo Guanda, Collezione Fenice, 1959, pag. 801 – 803]

I

Non occorrevano i templi in rovina sul limitare dei deserti,
Con le colonne mozze e le gradinate che in nessun luogo conducono;
Né i relitti insabbiati, le ossa biancheggianti lungo il mare;
E nemmeno la violenza del fuoco contro i nostri campi e le case. Continua a leggere La sabbia e l’angelo – Margherita GUIDACCI

Apprendimento di cose utili (II) – Gennaro GRIECO

(Volker Klein, Terra lucana)

[Testi tratti da Gennaro Grieco, Apprendimento di cose utili, prefazione di Sandro Gros-Pietro, Torino, Genesi Editrice, 2007. La prima parte è leggibile qui.]

RIVUS NIGER

I

Quando d’Inverno dai picchi imbiancati
dell’avvoltoio¹ adagiato in stanchezza
dei millenni il riverbero veniva
nel chiuso delle incatenate² stanze
vedevo mia madre ancora più bella
nel tragitto dei vetri che di lena
sua giovane specchiavano movenze; Continua a leggere Apprendimento di cose utili (II) – Gennaro GRIECO

La vita semplice – Franco ARMINIO

     Ormai vivo murato in casa. Esco solo per depositare il sacchetto con l’immondizia e già mi pare un viaggio. Sono una trentina di metri. Tanto basta per tornare a casa disgustato. Non sopporto le ragazzine col telefonino. Non sopporto i ragazzi che girano con la macchina perché non hanno niente da fare. Ma dove cazzo li prendono i soldi per la benzina? Io ho fatto l’insegnante e adesso sono in pensione. Ho sempre la stessa macchina da vent’anni. E anche gli stessi libri. La mia giornata passa quasi tutta tra la casa e la campagna. Prendo una strada che non passa per il paese. A me la piazza del mio paese fa schifo. Continua a leggere La vita semplice – Franco ARMINIO

Testo a fronte V – Andrew ZAWACKI/Andrea RAOS

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(Paola Rago, L’incontro tra acqua e fuoco, 2006)

(Tratto da Andrew Zawacki, Anabranch, Wesleyan University Press, 2004; traduzione di Andrea Raos)

Credo

You say wind is only wind
and carries nothing nervous

in its teeth. I do not believe it.
I have seen leaves desist from moving
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Omicidi legalizzati

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ANTONIO SCHIAVONE E ROBERTO SCOLA
ANGELO LAURINO E BRUNO SANTINO

ASSASSINATI.

CON LA COMPLICITA’ DELLO STATO E DELLE SUE LEGGI ASSERVITE ALLE LOGICHE DEL CAPITALE E DEL PROFITTO.

GIUSTIZIATI INSIEME A MIGLIAIA DI ALTRI LAVORATORI, SOLO NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI, PERCHE’ COLPEVOLI DI UN UNICO ORRENDO CRIMINE COLLETTIVO: ESSERE OPERAI.

LA MERDA IPOCRITA CHE RAPPRESENTA LE ISTITUZIONI A QUALSIASI LIVELLO, CI RISPARMI, ALMENO STAVOLTA, LA SUA VOMITEVOLE RETORICA DI CIRCOSTANZA E CI LASCI PIANGERE IN SILENZIO I NOSTRI MORTI.

PAGHERETE TUTTO, COMUNQUE.

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Doni e devastazioni – Massimo PALME

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(Jackson Pollock, Untitled (Green Silver), 1949 ca.)

DONI E DEVASTAZIONI

“…è che la poesia scorre libera. Non si rinchiude in forme. Non si disciplina, e forse neppure si studia. Non si seziona e non si esamina. Per quanto mi riguarda non è altro che la mia autobiografia. No, di più, è il mio testamento spirituale. Doni e devastazioni, in questo senso, rappresenta il meglio della mia vita tra il dicembre 2002 e l’aprile 2004. Nada más.”

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Testo a fronte IV – I. BACHMANN/D. RACCA

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(Giorgio De Chirico, L’enigma dell’oracolo, 1910)

Ingeborg Bachmann nella traduzione di Davide Racca

 

ENIGMA

(Für Hans Werner Henze aus der Zeit der Ariosi)

Nichts mehr wird kommen.

Frühling wird nicht mehr werden.
Tausendjährige Kalender sagen es jedem voraus.

Aber auch Sommer und weiterhin, was so gute Namen
wie “sommerlich” hat –
es wird nichts mehr kommen.

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Secrets of beehive di David SYLVIAN

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David Sylvian, Secrets Of The Beehive (1987)
Recensione di Fabio Michieli.

“Quando i poeti sognavano degli angeli, cosa vedevano?”

Probabilmente vedevano la musica delle parole; il ritmo di ciò che discendeva in loro dopo averli ispirati. Probabilmente sentivano prima ancora di vedere. Probabilmente cantavano; come cantò Orfeo la sua Euridice viva e come continuò a cantarla una volta rapitagli da una serpe. Continua a leggere Secrets of beehive di David SYLVIAN

Pedro Páramo – di Juan RULFO


(Diego Rivera, The day of the dead, 1923-24)

[Juan Rulfo, Pedro Páramo, traduzione di Emilia Mancuso, Milano, Feltrinelli, “Le Comete”, 1960, pag. 5-10 (Pedro Páramo, México, Fondo de Cultura Económica, 1955)]

*

Venni a Comala perché mi avevano detto che qui viveva mio padre, un certo Pedro Páramo. Fu mia madre a dirmelo. E io le promisi che, dopo la sua morte, sarei andato a trovarlo. Le strinsi le mani per confermarle la mia promessa; stava per morire, e io, in quel momento, avrei fatto qualunque cosa. “Va a trovarlo, ti prego, non te ne dimenticare,” mi raccomandò. “Si chiama così e così. Sono certa che sarà contento di conoscerti.” Continua a leggere Pedro Páramo – di Juan RULFO

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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