Nomothetes – di Flavio ERMINI

Nomothetes

Nel linguaggio non cerchiamo nulla, piuttosto
costruiamo qualcosa.

Wittgenstein

La scrittura è inseparabile dal divenire: scrivendo
si diventa nutrice, si diventa animale o vegetale,
si diventa molecola.

Deleuze

Ognuno dei passi che il poeta arrischia porta al vivo e originario soggiornare presso le cose, a cogliere la tonalità fondamentale della loro voce, a nominarla. Continua a leggere Nomothetes – di Flavio ERMINI

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Die Niemandsrose – Paul CELAN

sulamith

Paul Celan, Die Niemandsrose (1963)

*

ES WAR ERDE IN IHNEN, und
sie gruben.

Sie gruben und gruben, so ging
ihr Tag dahin, ihre Nacht. Und sie lobten nicht Gott,
der, so hörten sie, alles dies wollte,
der, so hörten sie, alles dies wußte. Continua a leggere Die Niemandsrose – Paul CELAN

La farfalla – di Pavel Friedman

Terezin

…Siamo abituati a piantarci su lunghe file alle sette del mattino, a mezzogiorno e alle sette di sera, con la gavetta in pugno, per un po’ di acqua tiepida dal sapore di sale o di caffè o, se va bene, per qualche patata. Ci siamo abituati a dormire senza letto, a salutare ogni uniforme scendendo dal marciapiede e risalendo poi sul marciapiede. Ci siamo abituati agli schiaffi senza motivo, alle botte e alle impiccagioni. Ci siamo abituati a vedere la gente morire nei propri escrementi, a vedere salire in alto la montagna delle casse da morto, a vedere i malati giacere nella loro sporcizia e i medici impotenti. Ci siamo abituati all’arrivo periodico di un migliaio d’infelici e alla corrispondente partenza di un altro migliaio di esseri ancora più infelici …

(Petr Fischl, nato a Praga il 9/9/1929, deportato a Terezin l’8/12/1943, morto ad Auschwitz l’8/10/1944)

*
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La devozione di stare – di Marina Pizzi

(Da: Marina Pizzi, La devozione di stare, nota critica di Giuliano Gramigna, Verona, Anterem Edizioni, 1994)

*

Campanile di salsedine

Murato soffio s’infilza la nascita
con scisso suono che sarà di grido
quale felice tonfo il ripetente
cuore parente d’altro corpo sfatto. Continua a leggere La devozione di stare – di Marina Pizzi

Vom Haus der ausgesetzten Zeit

Oasi

 

Vom Haus der ausgesetzten Zeit
(Dalla dimora del tempo sospeso)

 

I.

am Äußersten der Pupillen
wo das Zimmer in flachen Nebelschwaden verschwimmt
beobachtet ein Kind nachdenklich den Schattenschleier
der mein Gesicht
in fiebrig kummervollen Zügen neu zusammenfügt –
ich spüre seine Augen Risse am Horizont schließen
und meine Stimme, einen schwachen Gruß flüsternd,
in tränenloses Erstaunen zurückfallen,
Kadenz aus Seufzern, Klangknäuel
das gnadenlos am Wegrand strandet
seiner Jahre, so kurz an Tagen – Continua a leggere Vom Haus der ausgesetzten Zeit

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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