Impossibile essere felici di esserlo

Francesca Marica

Impossibile essere felici di esserlo (Impossible d’être heureux de l‘être) è il titolo dell’elegante plaquette uscita nel dicembre 2020 in trentasette copie numerate per le edizioni Prova d’Artista, Galerie Bordas, curate dal poeta Domenico Brancale – da anni, instancabile scopritore e dispensatore di talenti e meraviglie. La plaquette, impreziosita dai disegni di Luca Mengoni, contiene una selezione di Note tratte dal primo volume di Papiers Collés, pubblicato da Gallimard nel 1960. La curatela e la traduzione sono di Mauro Leone che di Perros deve essere considerato un fratello minore, un parente di elezione. Lo dico subito e senza ipocrisie: Perros, per il suo debutto italiano, non avrebbe potuto desiderare un curatore e un traduttore più attento e devoto. Mauro Leone ne ha studiato scrupolosamente non solo l’opera ma anche la biografia e la geografia. Ne ha respirato i luoghi, le suggestioni, i tormenti, i fantasmi.

………………………………(Continua a leggere su Imperfetta Ellisse)

Sponsored Post Learn from the experts: Create a successful blog with our brand new courseThe WordPress.com Blog

WordPress.com is excited to announce our newest offering: a course just for beginning bloggers where you’ll learn everything you need to know about blogging from the most trusted experts in the industry. We have helped millions of blogs get up and running, we know what works, and we want you to to know everything we know. This course provides all the fundamental skills and inspiration you need to get your blog started, an interactive community forum, and content updated annually.

Scrivere il viaggio

………..Elisabetta Brizio

…..SCRIVERE IL VIAGGIO
………Su Le cose del mondo
…………di Paolo Ruffilli

Leggendo Le cose del mondo di Paolo Ruffilli si sarebbe portati a credere che egli pensi, con Whitman in Song of Myself: «Very well then I contradict myself, / (I am large, I contain multitudes)». «Multànime», avrebbe detto D’Annunzio. Il poeta non può aggiogare la propria interiorità proteiforme agli schemi della logica ordinaria. E infatti «perlustrare il concreto mondo in cui si è venuta muovendo la mia esperienza, in un gioco di continui rimandi e rispondenze tra io e realtà esterna attraverso la pratica del linguaggio» (come Ruffilli scrive nel breve prologo) richiede un certo magistero poetico, un dispiegamento di strumenti espressivi complessi che rendano il senso dell’unità delle voci contrarie, che convoglino le sollecitazioni di una pressante configurazione musicale – «una ossessione mentale di tipo musicale mi trascina materializzando le parole come note in una partitura», dichiarava in una intervista. E se ci rimettiamo all’explicit della traduzione italiana del Contre Sainte-Beuve (astraendo dalle idee proustiane sul talento) le cose sembrano ulteriormente complicarsi: «nessuno conoscerà mai, nemmeno chi la sente, l’aria che ci perseguitava col suo ritmo inafferrabile e incantevole».

Continua a leggere Scrivere il viaggio

Tutti pron(t)i alla parata

Per festeggiare la creatura appena partorita (clicca su un sacco
a scelta per vederne l’imago pulchra et nova), il PCF (cfr. tag) ha organizzato in suo onore una prodigiosa sarabanda carnascialesca
al luna park leopolda. Ecco i colori dei carri per la sfilata:
rosa frou-frou, giallo grullo, verde orrido, azzurro cupola, nero fogna.
Buon divertimento!

Sacrifici e simulacri (una breve nota)

Giuseppe Zuccarino ha appena pubblicato presso Mimesis Edizioni il libro Sacrifici e simulacri. Bataille, Klossowski (Milano-Udine, gennaio 2021) che segue Il farsi della scrittura (2012), Prospezioni. Foucault e Derrida (2016), Immagini sfuggenti. Saggi su Blanchot (2018), Interscambi. Filosofia, letteratura, pittura (2019) per ricordare soltanto i titoli usciti sempre con Mimesis, ché le pubblicazioni dello studioso ligure sono molteplici come ben sanno i lettori più attenti della Dimora che ha avuto molto spesso il privilegio di pubblicarne gli studi prima che questi venissero raccolti di volta in volta in volume.
Così è di quattro degli otto saggi che compongono Sacrifici e simulacri: Aprire gli occhi, Sovranità e sacrificio, L’esperienza di “Acéphale”, Klossowski fra Nietzsche e Bataille. Continua a leggere Sacrifici e simulacri (una breve nota)

L’odore dell’agonia

“Ovunque avanzi il potere, agisca il prestigio, si affermi l’autorità, si spande il tanfo di decomposizione dei piaceri angosciati e della felicità colpevole. Voi conoscete questo tanfo delle budella che si torcono e si rilasciano, questi sudori di odio, di disprezzo, di esami, di malattia, di ufficio di direzione, di commissariato, di chiesa e di prigione. E’ l’odore dell’agonia, l’odore della sopravvivenza.” (Raoul Vaneigem)

Iris

“Grazie di essere, senza romperti mai, iris, mio fiore di gravità. Tu sollevi al bordo delle acque affetti miracolosi, tu non pesi sui morenti che vegli, tu spegni piaghe sulle quali il tempo non ha azione, tu non conduci a una casa costernante, tu permetti che tutte le finestre riflesse non facciano che un solo volto di passione, tu accompagni il ritorno del giorno sui verdi viali liberi.”

…………………………….(da René Char, Lettera amorosa, 1952, 1963
…………………………….Illustrazioni di Jean Arp e George Braque
…………………………………………..Traduzione di Anna Ruchat
……………………………………….Milano, Archinto Editore, 2008)

Il silenzio dei morti

(Impronte sull’acqua)

……………………..(da qui)

è la mente che
numera il silenzio
dei morti, e la conta
è un dolore che vive e
ramifica in chiazze di
nuvole sulla pelle, a volte
è sabbia, un tramonto
un fiore di neve
a distendersi fino al
le pupille, a
riempire la bocca
con la sua lingua colma
di ricordi, con i resti
vaganti di un
incendio, con la sua
veste di orme, di voci
di capelli, con la
rappresa, impura
verità del gelo

Scritto 55

«Nel progetto per l’ingresso nello IUAV che gli era stato affidato negli anni sessanta dal consiglio dell’Università e per il quale gli era stato chiesto di utilizzare una porta di pietra d’Istria ritrovata durante i lavori di restauro del Convento dei Tolentini, Carlo Scarpa decise di adagiare la porta al suolo e di immergerla nell’acqua. Ed è così che chi entra nell’ex-convento dal campazzo omonimo la può oggi vedere – non senza stupore – nell’esecuzione postuma del progetto realizzata venti anni dopo da Sergio Los. La collocazione orizzontale di una struttura per essenza verticale qual è una porta non può non essere stata attentamente meditata. […] La porta adagiata non è una porta-serramento e l’acqua che la ricopre significa che essa non potrà mai essere chiusa. (Del resto Venezia – di cui la porta di Scarpa è, forse, qualcosa come un’invocazione – non ha bisogno di porte: per entrarvi occorre attraversare una soglia, che è l’acqua della laguna, così come, per accedere alla porta sommersa, occorrerebbe mettere i piedi nell’acqua). Ma non è neppure una porta-soglia, dal momento che la collocazione orizzontale sembra esibire l’impossibilità di attraversarla. In modo simile, nella decorazione di palazzo Abatellis, Scarpa aveva sospeso un portale gotico di pietra a mezz’aria su una parete, dove nessun accesso era possibile. Se la porta non è un luogo, ma il passaggio e l’adito fra due luoghi, qui sembra diventare essa stessa un luogo – forse il luogo per eccellenza, il cui possibile uso non è, però, ancora chiaro. In ogni caso, la porta adagiata delimita ora uno spazio in cui sarebbe possibile camminare, soffermarsi a meditare, esitare, forse perfino abitare – ma non chiuderla né semplicemente attraversarla. L’adito è diventato un ambito: il varco da un luogo a un altro, espresso dalla preposizione ad, cede il posto al percorso – espresso dalla particella ambi – che fa il giro di un certo territorio, ne segue pazientemente il contorno» – Giorgio Agamben, Quando la casa brucia, Giometti & Antonello, Macerata 2020, pp. 23, 24 e 27, 28. Continua a leggere Scritto 55

La Porta

Yves Bergeret

La porta malandata dà sulla notte
ma tu la superi dalla parte opposta ed entri
sulla scena tutta illuminata
dove noi, i tuoi figli, ti aspettiamo.
Ti basta una sillaba per dare inizio
al grande ballo, duro e spigoloso,
in cui la voce delle madri è forse più forte
delle grida dei maschi stamattina.
Poi ti sposti sul proscenio, di lato,
e lasci che la danza prosegua da sola, nell’aria
sibilano dei pugnali, un metronomo oscilla
al di sopra delle teste. Una pioggia
di luce e di gioia rimbalza sulle tavole
del palco dove il fondale della tua voce,
come una porta aperta, risuona.

………………………………………………………(La Porte, da qui)
……………………………………Traduzione di Francesco Marotta

Écrire des silences

Elisabetta Brizio

……Écrire des silences

Luogo del poetico è spesso il suo stesso giustificarsi e porsi come problema: qual è il suo senso quando la poesia non si appaga nel tradurre l’emozione di un’ora? Non sappiamo quanto ultimativa possa essere la conclusione cui perviene Matteo Veronesi in Tempus tacendi (alla chiara fonte, Lugano 2017), nel cui esordio disegna una situazione quasi di scoramento che accomuna i poeti, per poi polarizzare l’attenzione su di sé. L’uso anaforico, lievemente ridondante, nel Prologo, di un «noi» più amicale e consociativo che  maiestatico concorre a rendere l’effettiva impasse della stirpe dei «poeti perduti». Continua a leggere Écrire des silences

Passo d’addio

Cristina Campo

Ora non resta che vegliare sola
col salmista, coi vecchi di Colono;
il mento in mano alla tavola nuda
vegliare sola: come da bambina
col califfo e il visir per le vie di Bassora.

Non resta che protendere la mano
tutta quanta la notte; e divezzare
l’attesa dalla sua consolazione,
seno antico che non ha più latte.

Vivere finalmente quelle vie
– dedalo di falò, spezie, sospiri
da manti di smeraldo ventilato –
col mendicante livido, acquattato

tra gli orli di una ferita.

Continua a leggere Passo d’addio

Kaiserpanorama: Lecce, scantinati

Es war ein großer Reiz der Reisebilder, die man im Kaiserpanorama fand, dass gleichviel galt, bei welchem man die Runde anfing. Denn weil die Schauwand mit den Sitzgelegenheiten davor im Kreis verlief, passierte jedes sämtliche Stationen, von denen man durch je ein Fensterpaar in seine schwachgetönte Ferne sah. […] Denn dies war an den Reisen sonderbar: dass ihre ferne Welt nicht immer fremd und dass die Sehnsucht, die sie in mir weckte, nicht immer eine lockende ins Unbekannte, vielmehr bisweilen jene lindere nach einer Rückkehr ins Zuhause war. […] Im Jahre 1822 hatte Daguerre sein Panorama in Paris eröffnet. Seitdem sind diese klaren, schimmernden Kassetten, die Aquarien der Ferne und Vergangenheit, auf allen modischen Korsos und Promenaden heimisch.

Era una grande attrattiva delle vedute che si potevano trovare nel Kaiserpanorama il fatto che fosse indifferente con quale di quelle immagini cominciasse il loro carosello. Infatti, poiché il congegno dinanzi ai sedili si spostava circolarmente, ciascuna veduta scorreva davanti a tutte le postazioni dalle quali, attraverso un doppio finestrino, se ne poteva vedere la sbiadita lontananza. […] Ché questo avevano di particolare i viaggi: che non sempre il loro mondo lontano mi era estraneo e che la nostalgia che essi risvegliavano in me non mi seduceva verso l’ignoto, piuttosto essa era talvolta quella più mite di un ritorno a casa mia. […] Nel 1822 Daguerre aveva aperto il suo Panorama a Parigi. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e i viali alla moda.

Walter Benjamin, dal capitolo Kaiserpanorama in Berliner Kindheit um 1900. Continua a leggere Kaiserpanorama: Lecce, scantinati

(La Disseminazione)

Jacques Derrida

………………(Dedica dell’autore trovata in
…………..un esemplare di La Dissémination.
………Traduzione di Domenico Brancale
……………………..Da “Anterem” n. 100)

………..« al centro
………..« del poema
………..« la pietra

LA DISSEMINAZIONE « sparsa e lui

« come una raffica di pietre
« ripercuotendosi
« d’altro luogo
« in lui
« attraversata
« la pietra

« invertita la pietra

« la pietra dura
« la pietra tenera

« insieme anche il cammino

« l’
« ala
« cade
« anonima
« della pietra

« rosa
« amara
« semenza

« lo specchio in pena ……….« LA DIFFERENZA STESSA »

La Biblioteca di RebStein (LXXXI)

La Biblioteca di RebStein
LXXXI. Gennaio 2021

etretatlibraryyq7

(a cura di Stefanie Golisch)

______________________________
Lettere di Cristina Campo a Alejandra Pizarnik
______________________________

“piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Cristiano Poletti pubblica nelle edizioni curate da Domenico Brancale Prova d’Artista un “quaderno” contenente 14 testi e due sue immagini intitolato Risposte dei quadri appesi; mi auguro che questo splendido librino sia una sorta di anticipazione o un nucleo di un libro futuro più ampio – anche se trovo altrettanto significativo e importante il fatto che molti poeti di vaglia preferiscano continuare a pubblicare in edizioni limitate o fuori commercio, come a voler intessere e proseguire un dialogo con le persone che certamente leggeranno con partecipazione e cognizione di causa; indubbiamente (e in particolare in un settore come quello della poesia) spiccata è la differenza tra un “pubblico” ampio e uno più ristretto (e, lo sappiamo molto bene, la poesia ha già di per sé molto pochi lettori) – andare con silenziosa discrezione o per interposta persona a cercare uno per uno i propri lettori trovo sia già di per sé poesia in atto, dal momento che in tal modo la scrittura non ostenta sé stessa, non cerca né megafoni né applausi, ma, appartata e laboriosa, raggiunge chi desidera esserne raggiunto, accompagna i raccolti, preziosi momenti della giornata dedicati al pensiero e alla lettura. Continua a leggere “piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

Blog su WordPress.com.