Per il decennale di RebStein, 4

Giuseppe Zuccarino

Tre note su Jabès

 

Per Francesco Marotta, alias Reb Stein

     L’arte di domandare

     Nel 1963, Edmond Jabès pubblica Le Livre des Questions, destinato a dare avvio al ciclo di sette volumi che reca lo stesso titolo, e che costituisce la sua opera principale[1]. Può sembrare strano il fatto di porre un lavoro così insolito per la forma di scrittura adottata (che mescola poesia, prosa, aforisma e dialogo) all’insegna delle questions, ossia delle domande. Ma esistono, per una tale scelta, diverse spiegazioni. La prima è di ordine generale, legata proprio al fatto che si tratta di un’opera letteraria. Contrariamente al luogo comune secondo cui gli scrittori forniscono risposte agli interrogativi di fondo che animano o inquietano l’esistenza umana, vale piuttosto l’inverso, ossia che essi tendono a formulare ipotesi e a porre domande. Diceva giustamente Roland Barthes che «si può accordare alla letteratura un valore essenzialmente interrogativo; la letteratura diviene allora il segno (e forse l’unico possibile segno) di quell’opacità storica in cui viviamo soggettivamente; […] la verità della letteratura è al tempo stesso l’impotenza a rispondere alle domande che il mondo si pone sulle sue disgrazie, e il potere di porre interrogativi reali, domande totali, la cui risposta non sia già presupposta, in un modo o nell’altro, nella forma stessa della domanda»[2]. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 4

Per il decennale di RebStein, 3

Angela Greco

 

per il decennale de
La dimora del tempo sospeso – RebStein

Dieci anni sono tanti, ma gli affanni non si sentono, ben celati dietro la home page, lì, tra tastiera e tempo sospeso nell’accezione più ampia possibile. Da blogger a blogger conosco bene quelle sottrazioni ad altro ed altri per l’ostinazione – e trascorso un certo numero di anni e consumati i primi entusiasmi, davvero si può parlare di testardaggine all’ennesima potenza – di divulgare quanto crediamo possa aggiungere valore ad un presente malato terminale d’egoismi e protagonismi, attaccato alla flebo della celebrazione dell’individualismo. Un presente, che bracca senza sosta la gratuità e la generosità, mordendo alla gola, mettendo all’angolo tutto un meccanismo virtuoso che potrebbe davvero farci riscoprire Persone. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 3

Per il decennale di RebStein, 2

Flavio Almerighi

Caserma Angelucci

Caserma Angelucci, sorriso di pianura sbagliato, nessuna deriva di rima, solo sbadigli di un’umanità fortemente compromessa col Piano Solo: un po’ come all’Hotel Cascino, vetri rotti e prese d’aria ovunque dentro una città paragonabile a Ravenna, e noi a portare lo stesso basco di panno tutte le stagioni. Si può andare? Dove. Quanto mi piaceva tua sorella, le mani andavano a nozze sotto la gonna, resta un tiglio maestoso coperto di nostalgia insana con queste temperature percepite. Il corpo di guardia veniva traghettato ogni sera e rientrava ogni mattina, salvo decisioni dell’ultima ora da parte dei PPG. Bastò una volta sola per fortuna fu l’anno dopo poco prima del terremoto, era il periodo in cui i Led Zeppelin giocavano coi rasta e i rasta giocano ancora con quattro reduci sciancati.

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Per il decennale di RebStein, 1

Marina Pizzi

Bivacchi e sodalizi il mio imbrunire
Bugiardo brevetto costumanza carbonica
Sotto i sottopassi luridi e blasfemi
Senza nemmeno un mito di racconto.
Qui resta la lumaca divelta…
Povera casa schiacciata dal passo
Senza timore passeggiare contro
Le ambivalenze del destino.
Qui è stato rotto chiunque io fossi
Sotto rotaie sanguigne e frettolose
Tradenti arrivi e partenze.
Voglio morire con la morte dolcissima
Vecchi ormai di sillabari vuoti
Grammatiche nefaste le leccornie di ieri.
Nessun funerale è ammasso alla mia morte
Solo un bidone della spazzatura
Dopo il falò. I pali delle luci debbono
Stare spenti sopra le biglie di giochi tradenti.
Menziona di me la perla nerissima
L’acclusa sbornia dell’ultima cena
Quando quaggiù fanno ancora i ragazzi.
Permettimi di volare prima sfortuna
Sfarzo di mareggiate più che potenti
I trilli di fantasmi che mi attendono.

Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 1

Il decennale: Precisazioni

Ci corre l’obbligo di qualche precisazione in merito a quanto scritto qui.
I testi che vorrete inviarci, se ne avete voglia, sono contributi personali liberi, nel senso che ogni autore tratterà il tema che preferisce, nella misura, nella quantità, nei modi e nelle forme espressive che predilige, corentemente col lavoro creativo o di studio che porta avanti più o meno sistematicamente. Ecco, vorremmo qualcosa che rappresenti chi scrive più che il destinatario dell’iniziativa.
Tutti i lavori pervenuti, nessuno escluso, saranno pubblicati su queste pagine, fermo restando che essi rimangono, com’è tradizione di questo sito, di “proprietà” unica ed esclusiva degli autori, anche nel caso in cui, come ci auguriamo, a fine settembre si possa realizzare un volume collettivo per la “Biblioteca di Rebstein“.
Coloro che ci hanno già fatto pervenire i loro testi possono, se lo ritengono opportuno, inviare al nostro indirizzo eventuali ulteriori apporti: verranno inseriti nel corpo del post, qualora fosse già stato pubblicato e, in ogni caso, utilizzati per il “Quaderno” conclusivo.

Il santo del mese

Un’icona rarissima e miracolosa di San Mario da Lotasso, patrono e protettore della Dimora del Tempo Sospeso. Tutti possono godere dei suoi benefici effetti: puntando il mouse sul fumo della pipa, vi sentirete avvolti da una fresca brezza che vi libererà dall’AFA per tutto il mese; cliccando sulla mano che scrive, sarete liberi per sempre dalla N.O.I.A. e dalle sue risorgenti, ecolaliche epifanie.

Che cos’è Carène / Carena

“Sto parlando di stranieri dal cuore tenace e grande
che usciti dal mare verdeggiante di annegati
scalano il pendio
nella direzione opposta al possesso”.

[Presentiamo la parte iniziale del saggio di Antonio Devicienti su “Carène” di Yves Bergeret. Il lavoro sarà pubblicato domani in “Quaderni delle Officine”. Ve ne consigliamo vivamente la lettura. gem-rebstein]

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Lézard / Lucertola

“Poème, joyeux lézard, donne-nous tes écailles,
elles seront nos sceaux pour nous reconnaître.
Triste lézard, viens manger dans ma paume.”

“Poema, gioiosa lucertola, donaci le tue scaglie,
saranno i nostri sigilli per riconoscerci.
Triste lucertola, vieni a mangiare nel mio palmo.”

Continua a leggere Lézard / Lucertola

Via degli occhi sporgenti

Massimo Sannelli

VIA DEGLI OCCHI SPORGENTI
Ai narratori di Pino Pelosi

     Questo non è un articolo su Pino Pelosi, vivo o morto. E nemmeno sul morto disadorno e sull’Ambiguo, l’amante di Pino. È un articolo su un meccanismo atroce: si tratta delle parole; e su un’impotenza generale: si tratta della ripetizione. Ed è rivolto ai narratori del primo e del secondo, come un testo polemico e non fraterno. Continua a leggere Via degli occhi sporgenti

Sulla poesia di D. Brancale

Federico Ferrari

Non so come si collochi la poesia di Domenico Brancale all’interno del panorama italiano. Non mi interesso più, ormai da molti anni, di “panorami”, perché vi vedo solo cliché da cartolina, immagini da tripadvisor della cultura o poco più. Detto altrimenti, non ho idea dello stato dell’arte di quella che la critica definisce la poesia italiana contemporanea e, di conseguenza, nemmeno dell’importanza o meno che sempre la critica attribuisca ai versi di Brancale (benché possa farmene un’idea… conoscendo la scarsa propensione del poeta lucano alle pubbliche relazioni, allo scambio di favori, alla comunella). A partire da questa dotta ignoranza, ho letto le pagine di Per diverse ragioni (Passigli, 2017). E c’è un verso che mi si è conficcato nella testa e che non riesco più a tirare fuori: “Qui dove stiamo vivi nella morte. / Noi gli increati. / Abbiamo ancora bisogno di candele”.

(Continua a leggere su Il Primo Amore)

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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