Scaricatori

Yves Bergeret

(Venezia, Chiesa di
Santa Maria dei Frari,
base del Mausoleo
del Doge
Giovanni Pesaro)

Scaricatori

Metto giù un sacco di farina
per augurare giorni migliori
alle future generazioni.

Preferisco tenere sulla mia testa uno per uno
i sacchi del rancore
per meglio strigliarlo al sole.

Porto un sacco pieno di montagne
sulla nuca invisibile dell’isola.

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Nell’intimo del mondo

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Lucetta Frisa
Nell’intimo del mondo
Pasturana (AL), Puntoacapo Editrice, 2016

Lucetta Frisa non morirà senza voce, scrivevo nel 2001. Aggiungiamo che l’eccellente sua vita proseguirà sempre col favore della voce. Le sue testimonianze “dal vivo” distillano da decenni poetici (quelli della vita, in perpetua “giovinezza”, sono fermi da un pezzo), quintessenze di versi, conversazioni eleganti e aneddotiche, fibrillazioni esponenziali, consultazioni chimeriche, pungoli e staffilate, congegni leonardeschi, ruzzolamenti generazionali, pizzichi e attrazioni vocal-stagionali, insomma tutto quel che concerne grandi e piccoli classici. Donna in intimità con il mondo, se crediamo che il mondo ancora esista: ma su questa storia qualcosa di illuminante e di non concorrente con il diffuso stupidario lo dice Nell’intimo del mondo. Voilà l’antologia necessaria, l’attuale cargo impagina gran parte della poesia scritta dal 1970 in poi. Continua a leggere Nell’intimo del mondo

Quaderni di Traduzioni (XXXVI)

Quaderni di Traduzioni
XXXVI. Marzo 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
I. La main qui ouvre (2010, 2018)

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Ignoti

Flavio Almerighi

Il giorno in cui riceverò
la sospirata notizia
– hai smesso di respirare,
l’accoglierò senza gradire
e con un certo scetticismo,
finirò come quello
che da sempre
cerca di incontrarsi,
mancherò l’appuntamento
col sostituto di me stesso.
Le parole rimarranno
sulle gambe,
legnose e indegne
di chi le ha precedute,
– tu sei l’amore mio
dirò, badando
a non invecchiare troppo.
Alla fine vorrei essere
di nuovo quello della moto
incurante, bagnato
da fare tenerezza

(Clicca sull’immagine per scaricare il pdf)

Quaderni di Traduzioni (XXXV)

Quaderni di Traduzioni
XXXV. Marzo 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
II. Trois jours (2010, 2018)

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I destini minori

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Isacco Turina
I destini minori
Rovigo, Il ponte del sale, 2017

L’umanità iniettata da Isacco Turina, nella sua opera prima, s’incarna nel reale senza nessuna indulgenza. Ogni singola stanza è un osservatorio da cui si scrutano e spesso si disapprovano, in modo discorde, le scene e le fisionomie che accadono. Vi si studiano soprattutto gli interni, oltre i contorni più facili, della propria casa e delle dimore adiacenti, e fin dentro le figure umane che, appesantite, agiscono nell’isolamento. Con versi addetti a una precisione per nulla consueta, Turina avvicina le ustioni quotidiane con sguardo capace sia di acuta denuncia sia di provata discolpa (“Dormivamo, e le ustioni del giorno / erano pelle nuova al risveglio. // Ci è capitato di essere poeti, / ambulanze che portano / un carico di sangue estraneo.”). Dove avvicina la morte subito giunge un libro o un fiore capaci di respiri giudiziosi, come se perfino la cenere fosse necessaria alla vita. Continua a leggere I destini minori

Quaderni di Traduzioni (XXXIV)

Quaderni di Traduzioni
XXXIV. Marzo 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
VII. La peau, l’eau (2010, 2018)

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Tempo riflesso

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Corrado Benigni
Tempo riflesso
Novara, Interlinea, 2018

Cosa fa il poeta quando arriva da molto lontano su questo pianeta? Si mette in strada, segue i cammini, viaggia. Soprattutto avvia le sue giornate di scrutatore. Un pensiero fisso lo cattura, in un certo modo lo deterge dalle passate dimensioni. È il pensiero fisso del mondo. Questa condotta lo preserva dalle sciabolate della realtà, e da atteggiamenti scostanti, contrari alle cose che gli consentono di percepire, di dare un nome. Corrado Benigni accoglie l’impresa di consegnare un nome a ogni poesia, alle poesie di Tempo riflesso. Così che i propri occhi non perdano la distanza, e risolvano a ogni chiusura la verità di un verso. Poiché sappiamo come il verso sia compiuto se scortato da uno scatto improvviso, sospeso fra il ritmo e le tonalità di quanto lo precede e lo segue. Continua a leggere Tempo riflesso

Il tratto che nomina (VII, 3)

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Traducendo Quevedo

Chiara Adezati
Massimo Sannelli

CON L’ESEMPIO DEL FUOCO
INSEGNA AD ALESSI,
PASTORE, COME RESISTERE
ALL’AMORE CHE PRINCIPIA

    Non sai? Piramidale e senza calma
    nella candela arde inquieta fiamma,
    e breve soffio tutta la trasforma
    in salma di una luce, in fumo cieco.

    Non sai? Sonoro ed animoso il fuoco
    arde vorace l’uno e l’altro ramo,
    e quando è poderoso il soffio l’arma,
    che alla fiammetta diede morte or ora.

    Cosí l’amore piccolo, l’implume
    con poca resistenza cade, Alessi:
    già lo fredda un oblio, già un’assenza;

    ma se l’attacco nella vena è un fiume
    vince con quello che prima lo vinse,
    e volge in alimento la veemenza.

(Clicca sull’immagine per scaricare il pdf)

Il tratto che nomina (VII, 1)

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Il moto delle cose

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Giancarlo Pontiggia
Il moto delle cose
Lo specchio Mondadori, Milano 2017

Terza raccolta di poesie per Giancarlo Pontiggia in venti anni. Il rigore del tempo è dalla sua almeno quanto la cesellata formazione dei versi. Che non s’intenda come sviamento o ostruzioni delle attitudini percettive. Il suo rapporto, e l’intrattenimento, con la lingua non ammette interruzioni, ma legami di cui ci si nutre attraverso il punto di vista della verità. Assunta come scelta decisiva verso un mistero, o una visione improvvisa che sorga dal vuoto, da indagare (“È notte, sei / tra le cose del mondo, le cose / solide, vaganti, che si sfanno / in altre cose: cose / su cose…”). È un fatto che i suoi versi indaghino il pensiero che arriva dal profondo, e quasi sempre da un nodo temporale agguantato: notte, sera, ora albale o crepuscolare. Queste sono zone dove l’arcano comincia a distinguersi sull’orizzonte. E verso quel luogo lo sguardo di Pontiggia si rivolge, attento poi a dirigere la propria voce all’ascoltatore giusto. Continua a leggere Il moto delle cose

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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