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Traviso

Alberto Cellotto, Traviso

Alberto Cellotto

Traviso è un tentativo di scrittura breve e intervallata dal protagonismo del numero che sta tutto nell’alveo di un’ossesione precisa, cioè quella per il volto dell’uomo, per quel pensiero che raduna le diverse combriccole dei volti, quando si percepisce che ogni viso è legato a ogni altro. Allo stesso tempo il travisare diventa un nascondimento necessario, forse per provare a uscire dal loop dell’ossessione.

Luigi Bosco

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Pertiche

Alberto Cellotto, Pertiche, 2012

Alberto Cellotto

Pare non cercare evocazioni né suggerire avventurose ipotesi Alberto Cellotto, intitolando «Pertiche» la sua nuova e densa raccolta di poesie. Eppure, al di là del più immediato rinvio, quella pertica su cui si fa esercizio in palestra, salendo per arrivare da nessuna parte, ovvero a niente altro che dover poi lasciarsi scivolare giù, leggendo questi versi viene da pensare ad altro, ricordandoci che nei luoghi dove vive Cellotto la pertica è un’unità di misura geometrica che riguarda gli appezzamenti di terra. Misura orizzontale, quindi, rasoterra, a cui si contrappone la verticalità di una pertica che invece sta infissa nella terra di quel tanto che occorre a sorreggersi e a reggere, a marcare un confine o stabilire un punto notevole dal quale traguardare altre distanze. Il sempre rinnovato punto di partenza di queste poesie credo sia proprio qui, e da qui detti il suo passo versuale e verbale: riconoscere, definire uno spazio, con questo singolare sistema di misurazione orizzontale/verticale, entro il quale catturare un tempo che moltiplica e confonde i suoi contorni. […]

(Gian Mario Villalta, dalla Prefazione)

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