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Alberto Folin
La figura del silenzio nell’immaginario moderno:
Leopardi e Jabès

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Il libro delle somiglianze

Edmond Jabès

Edmond Jabès è uno dei più importanti scrittori di lingua francese del Novecento. Nato al Cairo nel 1912, nel 1955, in seguito alle leggi antiebraiche promulgate da Nasser, si trasferisce a Parigi dove muore nel 1991. Continua a leggere Il libro delle somiglianze

LEOPARDI e JABÈS (III) – di Alberto FOLIN


(Pablo Picasso, Le repas de l’aveugle, 1903)

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

[La prima parte qui, la seconda qui.]

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LEOPARDI e JABÈS (II) – di Alberto FOLIN

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Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

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LEOPARDI e JABÈS (I) – di Alberto FOLIN

LA FIGURA DEL SILENZIO NELL’IMMAGINARIO MODERNO: LEOPARDI E JABÈS

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

(Introduzione)

     Potrebbe sembrare strano che due scrittori così lontani tra loro nel tempo e nella formazione culturale, come Leopardi e Jabès, vengano posti a raffronto, in rapporto a una stessa «figura» ampiamente ricorrente nell’opera di ambedue, quale è quella del silenzio. Certo, un accostamento del genere è senz’altro indebito, qualora lo si intenda sul piano di una filiazione. Non esiste rapporto diretto tra l’opera di Jabès e quella di Leopardi, sia perché essi hanno attinto a fonti completamente diverse, sia perché – sul piano strettamente storiografico – essi vivono in aree differenti spazialmente e cronologicamente.
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Fare i conti con la poesia – di Jean-Luc NANCY

Fare i conti con la poesia – di Jean-Luc Nancy

Da: Anterem, a. XXV, n. 60, giugno 2000 (pag. 23-27)

Se la poesia insiste e resiste – in qualche modo, essa resiste a tutto, ed è forse per questo che i poeti appaiono talora come “pittori della domenica”: l’insistenza della poesia giunge fino alle forme più umili, più povere, più indifese, fino a vere miserie letterarie, fino al gusto più sdolcinato o insulso per poltiglie a metà tra l’esoterico e il sentimentale (qualcosa come una sottoproletarizzazione), ma essa giunge a un punto così basso, proprio perché insiste, domanda qualcosa, e qualcosa che, lo credo davvero, non si può ridurre alle ricadute piccolo borghesi del peggiore romanticismo (del genere “poesia adolescenziale”, o anche, procedendo a ritroso, «smania di costruire rime» di cui si ride in Molière), qualcosa che non appartiene alla “sottocultura”, e neppure alla “cultura” tout court -, se la poesia insiste e resiste, dunque, ciò avviene al di là di queste manifestazioni ridicole, avviene per altre ragioni. Continua a leggere Fare i conti con la poesia – di Jean-Luc NANCY