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Il passo della pioggia

Il passo di Giacometti è quello delle sue ombre, le sue ombre sono materia scultorea – o l’avanzo, carbonizzato e irriducibile, di quello che il fuoco ha finito di bruciare e più non sa bruciare. Questa pioggia non estingue il fuoco, ma allarga il respiro, cade sulla testa e sulle spalle.

Il passo stretto di Giacometti sotto la pioggia è quello di ogni viandante che, per istinto, cerchi di bagnarsi il meno possibile o sia stato sorpreso dall’acquazzone. Sembra ben più sorpreso d’essere inquadrato dall’obiettivo dell’amico fotografo.

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Breve saggio sul volto (dedicato a Samuel Beckett)

 

L’unico film sceneggiato da Samuel Beckett è del 1964, si chiama Film e ha come attore protagonista Buster Keaton per la regia di Alan Schneider, fotografia di Boris Kaufman. È un cortometraggio di 22 minuti sul tema della percezione: partendo dall’affermazione di Berkeley “esse est percipi” Beckett scrive una sceneggiatura in base alla quale un uomo, inquadrato sempre di spalle, cerca di sfuggire lo sguardo altrui con il fine di riuscire a svanire nel momento in cui non venisse più, appunto, percepito: nella sceneggiatura lo sguardo che Continua a leggere Breve saggio sul volto (dedicato a Samuel Beckett)

Giacomettiana, 1

Alberto Giacometti
Alberto Giacometti

Marco Ercolani

La mia statua più bella? Quella che mi guarderà veramente. Quella che mi guarderà per ultima. E allora io, libero dal mio compito impossibile, mi reinventerò un’altra ossessione, per prepararmi meglio alla morte.

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Tre lettere a Isabel Nicholas

Alberto Giacometti
Maurice Blanchot

 

 

[N. d. T.] Le lettere sono tratte da Alberto Giacometti – Isabel Nicholas, Correspondances, Lyon, Fage Éditions, 2007, pp. 57-59, 81-82, 83-85. La pittrice inglese Isabel Nicholas (1912-1992) ha risieduto spesso a Parigi, e la sua conoscenza con Giacometti risale alla metà degli anni Trenta. Essendo anche modella, Isabel ha avuto il privilegio di essere ritratta da artisti importanti come Derain, Picasso, Giacometti e Bacon (gli estimatori di quest’ultimo la conoscono come Isabel Rawsthorne, dal cognome del terzo marito). La présence, prima sezione di Traces, si legge in M. Blanchot, L’Amitié, Paris, Gallimard, 1971, pp. 246-249; la traduzione del testo blanchotiano è già apparsa in «Arca», 7, 2001, pp. 68-70.

[Giuseppe Zuccarino]

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