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Breve saggio sulle torri (e sulla letteratura)

Fra le molte torri che svettano nel paesaggio della letteratura (ma dovrei più appropriatamente dire della scrittura) quella nella quale più volentieri m’intrattengo è la torre di Monsieur de Montaigne.

In un’incisione del 1498 (Das Meerwunder) Albrecht Dürer raffigura una fanciulla che viene rapita da un mostro marino; dell’opera mi hanno sempre affascinato le torri e le fortificazioni sullo sfondo: la postura della fanciulla (una ninfa?), l’atto violento del mostro marino, l’insenatura e il paesaggio hanno, per me, il proprio punctum in una delle torri (in tutte contemporaneamente, o in una in particolare, non importa) dalle cui feritoie senza dubbio alcuno uno scrittore poliglotta guarda, inorridito, la scena lontana.
Il rapimento della ninfa, che priva quelle acque della loro grazia, è l’accadere (orrido e violento) che strappa lo scrittore al suo mondo d’erudizione mettendolo di fronte alla distanza che intercorre tra lui e la fanciulla che non potrà essere salvata. Continua a leggere Breve saggio sulle torri (e sulla letteratura)

Albrecht Dürer si appresta al viaggio

( …ma potrebbe essere anche Gustav von Aschenbach o Dirk Bogarde… )

La felicità lo possiede quando (il calamo tra le dita e il foglio sul tavolo) disegna. Non copia ciò che vede: lo disegna.
La lepre, certo, e il rinoceronte e le mani della madre.

Mentre guardo il mondo l’occhio si prolunga braccio e mano e calamo e linea sul foglio: verranno poi l’acquerello oppure l’incisione o la pittura a olio.

La luce del Nord s’impiglia su cuspidi di torri e granai – e la memoria vede la luce dalmatica salire avvolgente le cupole di San Marco.
È tempo dunque di un altro viaggio. Lo sguardo si spinge fino a Venezia.

Breve saggio sulle mani (dedicato a Miles Davis)

Irving Penn fotografa Miles Davis nel 1986 per l’apparato iconografico dell’album Tutu: il fotografo vede sia la scultorea bellezza che la forza espressiva della mente musicale che si concentra nel volto e nelle mani.
Spiritualità delle mani, le prime facitrici.
Il pregiudizio platonico e poi cristiano che tende a separare lo “spirito” dal “corpo” commette un’ingiustizia d’incalcolabile portata nei confronti di quest’ultimo ogni volta che tende a privilegiare il primo sul secondo o ad affermarne in maniera più o meno esplicita la supremazia o la maggiore “nobiltà”.
E invece, a osservare queste fotografie, si riceve netta l’impressione che mente e corpo, pensiero creatore e mano facitrice siano tutt’uno.

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