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Il centro dell’ombra e il fondo d’inchiostro: su “La forza prigioniera” di Anna Ruchat

envol_1974Stando all’ammonizione contenuta nella Nota di Domenico Brancale al libro di Anna Ruchat La forza prigioniera (Passigli Editore, Bagno a Ripoli 2021) – «Quando il poema è finito conviene tacere. Tutto ciò che si capisce è destinato a svanire. Anzi forse non è mai esistito. La poesia non è fatta per essere capita» (p. 85) – dovrei limitarmi a segnalare la pubblicazione del volume, magari raccomandandone caldamente la lettura; in effetti Domenico mi pone innanzi al legittimo e ineludibile dilemma nel quale mi dibatto ogni volta che decido di scrivere di un libro in poesia e che non sono mai capace di risolvere, dal momento che anch’io sono convinto che la poesia vada accolta, ascoltata, portata con sé (dentro di sé), mai sottoposta a luttuose autopsie o a frettolose recensioni (respingo il termine e il concetto stesso di “recensione”); d’altro canto mi succede talvolta di aver bisogno di scrivere di un libro in poesia, di rendere altre persone partecipi di quelli che da anni chiamo attraversamenti dei libri che studio e di cui poi scrivo; ebbene, spero non sia un banale escamotage linguistico questo mio parlare di un attraversamento del libro di Anna Ruchat, ché attraversare un libro in poesia significa sospendere il tempo banausico che opprime e affligge, indugiare nei e fra i testi, lasciarsi invadere dalla memoria di altri testi, di altri libri, stupirsi, soffermarsi a meditare su di un’immagine o su di un verso, osservare e ripercorrere la struttura del libro, provarsi a scorgerne scaturigini e motivazioni… M’illudo allora che anche attraversare in questo modo il libro di Anna Ruchat sia una maniera possibile di tacere, anche perché, afferma Domenico Brancale poco oltre, «se sapessimo veramente il significato di ciò che diciamo, non potremmo più scrivere».  Continua a leggere Il centro dell’ombra e il fondo d’inchiostro: su “La forza prigioniera” di Anna Ruchat

Quaderni delle Officine (CIV)

Quaderni delle Officine
CIV. Marzo 2021

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Leggendo Stefan Hyner
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Leggendo Stefan Hyner

“È indubbio merito di Anna Ruchat e di Domenico Brancale la forte determinazione con la quale i due poeti e traduttori cercano di far conoscere anche in Italia l’opera e la figura di Stefan Hyner (nato a Mannheim nel 1954) di cui erano apparsi in italiano Sfrenata quiete (Porto dei Santi 2001) e Il ballo della scimmia (Scheiwiller 2004) – la passione e la cura di Ruchat e di Brancale permettono ora di leggere Hyner in due edizioni per diverse ragioni pregevolissime: Cuore vince. Poesie 2006-2015 / Herz ist Trumpf. Gedichte 2006-2015 (FT-Finis Terrae di Ibis Edizioni, Pavia-Como 2020) e I diari perduti di Romy Schneider / Das verlorene Tagebuch der Romy Schneider (Prova d’Artista / Galerie Bordas, Venezia 2021).” […]

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Iris

“Grazie di essere, senza romperti mai, iris, mio fiore di gravità. Tu sollevi al bordo delle acque affetti miracolosi, tu non pesi sui morenti che vegli, tu spegni piaghe sulle quali il tempo non ha azione, tu non conduci a una casa costernante, tu permetti che tutte le finestre riflesse non facciano che un solo volto di passione, tu accompagni il ritorno del giorno sui verdi viali liberi.”

…………………………….(da René Char, Lettera amorosa, 1952, 1963
…………………………….Illustrazioni di Jean Arp e George Braque
…………………………………………..Traduzione di Anna Ruchat
……………………………………….Milano, Archinto Editore, 2008)

Tracce (2)

S’infittisce la presenza della poesia e più in generale della scrittura di Paul Celan nell’opera di diversi autori italiani di questi anni; mi è gradito, per esempio, accennare ai seguenti versi:

Lenz non aveva visto più nessuno.
Qualcuno lo aveva abbandonato.

Fuori ci si spartisce il secolo
e con mute furibonde scavalcheremo
l’anno, ognuno dalla sua parte
ognuno con il suo pezzo di bene nella bocca.

“Fuori fa freddo ed è gennaio”

e tutti ci cerchiamo con le mani
come ciechi, come assassini.

Da lì non avremo più il coraggio
di uccidere nessuno.

Si fanno larghe le pozze tra la neve
come i perdoni tra le impronte

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Quando la luna cade nei laghi

Helga M. Novak

QUANDO LA LUNA CADE NEI LAGHI
tra il calamo aromatico e il ratto d’acqua
anch’io cado

quando il nocciolo si china
greve sopra muschio e letti di aghi di pino
anch’io mi inginocchio

quando il capriolo dallo zoccolo dorato
sprizza scintille sui ciottoli di ghiaia
mi levo in piedi

quando l’azzurro piumaggio si disperde
su larici e corone di pini
mi alzo in volo

(da qui)
(Effigie Edizioni)

Post-Kult, 1

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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Ognuno incatenato alla sua ora

Mariella Mehr

Ancora ti prospera il fogliame intorno
al cuore]
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo.

Di me nessuno vuol sapere,
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.

Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli.

Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare,

e scorre via il resto di ogni ora.

E’ uscito in questi giorni nella Collana bianca dell’Einaudi Ognuno incatenato alla sua ora, antologia poetica tratta da alcune raccolte di Mariella Mehr, forte, straziante e alta poetessa zingara di etnia Jenisch, per la traduzione e la cura di Anna Ruchat. La sua è una poesia piena di violenza e dolcezza, drammatica, sghemba, esplosiva, pagata fino all’ultima goccia. Leggetela, amatela.

(Antonio Moresco
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Notizie dall’esilio – di Mariella MEHR

Mariella Mehr, Notizie dall'esilio

A me è rimasto un cantare,
una manciata di speranza alla vista
della verità, che conosce soltanto me e
non può essere la verità di nessun altro.
Un girasole forse, un regalo
alla vita del quale nessuna morte si avvicina
e nessun paese non scritto.

Un poeta che scrive una cosa simile va abbracciato quasi con passionale ferocia. Io la amo, questa donna.
Franz Krauspenhaar
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