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Grafemi (II)

Tàpies, Autoritratto, 1950 Giuseppe Zuccarino

“Il frammento sembra tessere i propri fili con l’intento di imbozzolarsi in essi, «quasi animal di sua seta fasciato». Tuttavia l’impressione è erronea, perché molti di questi fili non chiudono né coprono, bensì restano interrotti, penzolano nel vuoto.”

“A chi facesse notare che i frammenti, a differenza degli aforismi, tendono a cadere nella ripetizione, talora estenuante, degli stessi concetti, senza neppure approdare a delle certezze, si dovrebbe dar ragione, ma nel contempo torto. Egli infatti mostrerebbe di ignorare che l’uno e l’altro aspetto sono caratteristici di questa forma di scrittura. Come rileva Blanchot, «ogni parola di frammento, ogni riflessione frammentaria esigono ciò: una reiterazione e una pluralità infinite».”

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Materia d’infinito

Antoni Tàpies

Il testo di J.-M. Baron, Campins, le 26 juillet 1990, è compreso nel catalogo Tàpies. Œuvre gravé, Paris, Maeght, 1991, pp. 37-42. La presente traduzione è già apparsa in «Arca», 6, 2000, pp. 127-131. Le signe ou l’attente du sens si legge in J. Dupin, Matière d’infini (Antoni Tàpies), Tours, Farrago, 2005, pp. 27-46.

[Giuseppe Zuccarino]

 

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