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“Carena”: due letture


Il poema della parola che accoglie


Che cos’è “Carena”

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Le voci di “Carena”

Questo pomeriggio a Catania, alle ore 18.00,
presso la Libreria Catania Libri di Piazza Giovanni Verga 2,
Yves Bergeret parlerà del suo libro “Carena“.
Presentazione dell’editore Alfio Grasso.
Introduzione di Antonio Devicienti.
Leggeranno in francese l’autore, in italiano Francesco Gennaro,
in altre lingue Elma Bandiera e qualche ospite.

Poema a due voci

Antonio Devicienti
Yves Bergeret

Del caffè di Châtillon-en-Diois
e di altri luoghi

Il barista ex-clown ex-trapezista
saprebbe raccontare centinaia di storie
se l’avventore, entrato per un caffè,
glielo chiedesse.

Chi guarda i muri foderati di sbiadito legno,
i tavoli degli Anni Cinquanta,
le fotografie in cornice da un circo
ormai dismesso
potrebbe intuire che quell’uomo sta, in realtà,
sulla soglia del poema.

S’intravede alle sue spalle,
tra la teca delle brioches e l’orologio a muro,
il tempo pendolare della scrittura.

C’è un torrente che irrompe
impetuoso da una gola rocciosa
come fa talvolta la scrittura
dopo lunghi tempi di secca e d’attesa
e il tempo si riapre in tempi
e i tempi fitti s’intrecciano,
vannerie della parola.

[…]

(Continua a leggere qui)

Quaderni delle Officine (LXXXII)

Quaderni delle Officine
LXXXII. Luglio 2018

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Antonio Devicienti

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I luoghi e le scritture (2016)
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Chiaro di terra

Antonio Pibiri

La parola non sostituisce l’assassinio.
Il simbolico lo argina.
Dice Caino – non so scrivere
parlo poco
e incontrerò mio fratello
in fondo al campo e le pietre
per tradirlo.
Giungi in tempo parola!
che richiami i figli per nome…
o del come fosse
finzione il temporale e gioco la ferita.
– Un trucco di rosse bacche
mi inciderà la fronte.

[…] Nelle prime pagine di Chiaro di terra ci troviamo in una condizione di nuovo cominciamento, per cui non sorprende l’apparizione di Caino, colui che, assassinando il fratello, attua anche lo strappo definitivo dai genitori, l’ulteriore allontanamento dall’origine (la “fonte” di cui dice Hölderlin nel suo poema famoso, Andenken/ricordo); Antonio Pibiri costruisce un testo nel quale Caino, che incarna la violenza cieca e ignorante, si prepara all’assassinio proprio perché manca la parola che dirima la questione – “giungi in tempo parola!” – scrive il poeta perché nominare (chiamare i figli, ma anche le cose e i luoghi per nome) significa sottrarsi e sottrarre gli esseri umani alla violenza cieca, nata dall’incapacità di articolare il pensiero, quindi di capire e di dialogare. (Antonio Devicienti)

[Il saggio di Antonio Devicienti su “Chiaro di terra” di Antonio Pibiri
sarà leggibile in “Quaderni delle Officine“, LXXXII, luglio 2018]

La Biblioteca di RebStein (LXXIII)

Tegu dumno abada

La Biblioteca di RebStein
LXXIII. Giugno 2018

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Yves Bergeret

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Il tratto che nomina
Cap. VIII-XV
(2010, 2018)

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La Biblioteca di RebStein (LXXII)

Tegu dumno abada

La Biblioteca di RebStein
LXXII. Giugno 2018

etretatlibraryyq7

Yves Bergeret

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Il tratto che nomina
Cap. I-VII
(2010, 2018)

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Quaderni di Traduzioni (XXXV)

Quaderni di Traduzioni
XXXV. Marzo 2018

Yves Bergeret

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Le trait qui nomme
II. Trois jours (2010, 2018)

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Prima del diluvio, 19

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Antonio Devicienti

La volpe, che libera s’aggira nella foresta innevata,
suscita riprovazione e odio. Al margine
del villaggio un impresario di milonghe ha preso
in gestione il molto malmesso campo di volo
(ma disprezza i banchieri cui mai chiederà un prestito).
Raccoglie lacerti di scrittura dentro scatole
per le scarpe e s’accumula l’opera,
s’inabissa.
Quasi tutti i grandi poeti sono morti: i pochissimi
ancora in vita hanno capovolto il tempo, beffano la morte,
ignorano i nanerottoli scribacchini.
Per lente passeggiate l’impresario di milonghe porta con sé
l’ombrello (non solo per i giorni di pioggia),
l’appoggia al paracarro, scruta gli alberi della foresta, attende.

(Tratto da qui)

Suggestioni chariane

Antonio Devicienti

Inseguire il tema dell’ustione per scaldarmi e bruciarmi al magistero di chi sa additare una via alla parola; mi affido così a René Char poeta-fabbro, poeta-maniscalco, poeta dal grembiule di cuoio – ed ecco la scintilla esplosa fuori dalle braci che brucia e incenerisce quel cuoio. Siamo nelle  Vicinanze di Van Gogh, ove appunto “una scintilla ha bruciato il mio grembiule di cuoio. Che potevo farci? Cuoio e cenere” perché in Char la poesiaconoscenza si manifesta con l’esplosione del lampo e l’ustione del fuoco, perché l’approssimarsi al senso è intermittente e nell’intermittenza devasta, costringendolo a dire, chi ne viene toccato – è Orione degli Aromi cacciatori “pigmentato d’infinito e di sete terrestre” quando sceglie di abitare la terra e ha i tratti anneriti dalla sua attività di cacciatore-e-fabbro che riprofilava la punta delle sue frecce nella fucina ardente – è Orione innamorato della Stella Polare e che sa che i figli della terra appartengono al fulmine (qui Char dice éclair, lampo che illumina, che porta e apporta la luce), umani “pietra del fulmine” – umani scintille dall’origine sconosciuta e destinati a bruciare un po’ più in là del presente e cioè nel proprio futuro, umani la cui sofferenza è capace di rompere l’immane silenzio che li avvolge e sovrasta. “Come m’è venuta incontro la scrittura? Come piumaggio d’uccello sul vetro, in inverno. D’un sùbito si è levata nel focolare una rissa di tizzoni che, ancora adesso, non ha fine” (da La biblioteca è in fiamme).

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Per il decennale di RebStein, 14

Antonio Devicienti

L’ora contro: frammenti per un omaggio alla scrittura di Domenico Brancale

Percepisco la scrittura di Domenico Brancale quale presenza così potente per me e suggestionante e assoluta che non vorrò scrivere qui una nota di lettura, né un saggio critico, né porrò i testi del poeta lucano su di un tavolo operatorio per minuziosamente notomizzarli – ne scriverò, invece, in un andirivieni frammentato e frammentario (e, spero, commosso), perché ho qui accanto questi quattro libri (L’ossario del sole, Controre, incerti umani, Per diverse ragioni[1]) ed essi s’aprono alla mente che li cerca come sassi dentro cui si celano universi. Per chi proviene dal Sud d’Italia e da terre petrose il sasso, la pietra, la roccia effusiva o calcarea, la gravina e il calanco sono parti d’un paesaggio interiore ineludibile – e anche il linguaggio, forse, liberatosi dall’enfasi barocca cui lo indurrebbe un altro elemento (l’architettura di chiese e di palazzi delle città e dei paesi del Sud), anche il linguaggio si dispone in laconiche e densissime frasi, in violazioni del dire comune, si pone in cammino verso il senso e l’origine e attraversa per intero il rischio del fallimento o del non-approdo.

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